ahmed e cherif

IUS SOLDI: CON I PETRO-DOLLARI SI PUÒ COMPRARE VERAMENTE DI TUTTO, ANCHE LE MEDAGLIE OLIMPICHE. ALCUNI STATI DEL GOLFO, IN PARTICOLARE BAHREIN E QATAR, DAVANTI ALLA MANCANZA DI CAMPIONI AUTOCTONI HANNO DECISO DI “IMPORTARLI”. BASTA PAGARLI PROFUMATAMENTE - PER IL QATAR ALLE ULTIME OLIMPIADI CONCORREVANO 23 ATLETI NATI FUORI DAI CONFINI NAZIONALI SU 39: A TOKYO NEL BEACH VOLLEY IL DIRETTORE TECNICO MODENESE ROBERTO REGGIANI HA CREATO LA COPPIA DA PODIO AHMED E CHERIF…

Da ilrestodelcarlino.it

 

Ce lo aveva raccontato qualche giorno fa Roberto Reggiani "Ahmed e Cherif sono da podio". E per ora il campo di gara dello Shiokaze Park gli sta dando ragione. Il duo del Qatar, messo insieme dal direttore tecnico modenese (che non è a Tokyo per il contingentamento delle delegazioni) ha fatto man bassa di risultati nel girone preliminare, quello in cui erano presenti anche gli azzurri Carambula e Rossi, la Pool C. "Cinque anni fa nessuno credeva che avremmo potuto costruire una coppia interamente del Qatar, e invece ci siamo riusciti tenendoli inizialmente divisi. Avevano bisogno di giocare coi brasiliani naturalizzati, più tecnici e abituati, per crescere.

 

QATAR BEACH VOLLEY

Quando è stato il momento li abbiamo messi insieme e ora si vedono i risultati". Risultati sbalorditivi: un primo posto e due secondi posti nelle ultime tre tappe del World Tour alle quali Ahmed e Cherif hanno partecipato e ora le Olimpiadi. Ieri hanno dominato 2-0 la sfida con la coppia statunitense Gibb-Bourne (21-18 21-17), nelle giornate precedenti avevano sconfitto gli azzurri Rossi-Carambula sempre 2-0 (24-22 21-13) e nel match di esordio avevano sconfitto sempre 2-0 la quotata coppia svizzera Heidrich-Gerson (21-17 21-16). E ora i quatarioti ‘creati’ da Reggiani spaventano tutti.

 

 

CON I PETRO-DOLLARI SI PUÒ COMPRARE DI TUTTO

Luca Manes per ilmanifesto.it

yusuf jamal

 

Con i petro-dollari si può comprare veramente di tutto, anche le medaglie olimpiche. Alcuni stati del Golfo, in particolare Bahrein e Qatar, lo hanno capito fin troppo bene, come testimoniano i risultati delle ultime edizioni dei Giochi moderni. Se mancano i campioni autoctoni, come è il caso di questi paesi, dove la tradizione sportiva lascia parecchio a desiderare, «conviene» importarli. Basta pagarli profumatamente e nel caso degli stati del Golfo questo è proprio l’ultimo dei problemi. Ma, come vedremo più avanti, ormai questa abitudine è stata acquisita anche in altri angoli di mondo.

 

JAMAL

La prima medaglia d’oro della storia del Bahrein e di un Paese del Golfo, nelle Olimpiadi di Londra del 2012, fu vinta nei 1.500 della mezzofondista etiope Maryam Yusuf Jamal. In realtà la Jamal si vide consegnare il riconoscimento solo nel 2017, quando le due atlete che l’avevano preceduta sulla pista dello stadio inglese furono squalificate per doping, per cui il record di prima campionessa olimpica del Bahrein poi tecnicamente passato a lei fu detenuto per un anno da Ruth Jebet, che nell’edizione brasiliana dei Giochi (2016) si impose nei 3mila siepi.

 

 

JEBET

Ahmed e Cherif

Anche la Jebet è di origini africane, per la precisione è nata e cresciuta in Kenya, ma è stata «adocchiata» e poi «cooptata» in giovane età dai tecnici del Bahrein. Se la Jamal si è ritirata da qualche tempo, la Jebet non potrà difendere il titolo olimpico perché squalificata per doping. Per completare il tris d’assi dell’atletica bahraina, non va dimenticata la maratoneta di Nairobi Eunice Kirwa, un argento a Rio 2016. L’importanza di un podio olimpico prevale anche sulle convinzioni della fascia più conservatrice della società del Bahrein, che non apprezzava le tenute fin troppo succinte delle atlete, senza però riuscire nell’intento di «coprire» i corpi di mezzofondiste e maratonete.

 

QATAR

Ma non sono solo le stelle a essere «importate», tanti atleti e atlete di medio e basso livello ingrossano le fila delle squadre anche di altri paesi del Golfo. Per il Qatar alle ultime Olimpiadi concorrevano 23 atleti nati fuori dai confini nazionali su 39: corridori del Sudan, pugili tedeschi, giocatori di beach volley brasiliani e pallamanisti slavi.

 

 

jebet

Una tendenza che non si sta certo ridimensionando, come dimostreranno le travagliate Olimpiadi di Tokyo. Ai numerosi osservatori e addetti ai lavori che storcono il naso, fanno da contraltare le tante istituzioni sportive che fanno orecchie da mercante e rimangono fin troppo di manica larga nell’avallare i cambi di nazionalità, anche quando l’atleta ha iniziato l’attività per la sua nazione d’origine. Poi ci sono i governi e quel sepolcro imbiancato che risponde al nome di sport washing, ovvero l’opera di cosmesi molto estesa della propria immagine nascondendo sotto al tappeto violazioni dei diritti umani e altre brutture assortite. Una prerogativa dei paesi del Golfo, ma non solo.

 

Un altro Stato ricco di combustibili fossili come l’Azerbaigian – dal quale l’Italia importa circa il 15 per cento del petrolio e da dove arriva il gas del contestato TAP – sta accreditando la sua capitale Baku come nuovo hub sulle sponde del Mar Caspio. Dai Giochi Europei nel 2015, alle partite di Euro 2020 fino all’appuntamento ormai fisso dal 2017 (con pausa pandemia nel 2020) del Gran Premio di Formula Uno. Quello del circus automobilistico è un forte punto di contatto che l’Azerbaigian ha con vari paesi del Golfo, dagli Emirati Arabi al Bahrein.

 

LILY ABDULLAYEVA

Sempre per l’Azerbaigian guidato con metodi fin troppo autoritari dalla famiglia Aliyev dagli anni Novanta gareggiava Lily Abdullayeva, nativa di Addis Abeba, che in un’intervista rilasciata al quotidiano britannico Guardian nel 2017 è stata una delle prime a squarciare il velo sulla «compravendita» di atleti. Un fenomeno che purtroppo si sta diffondendo anche in altri paesi i cui governi, spesso non così democratici, sono disposti a tutto per una medaglia olimpica in più.

Lily Abdullayeva

 

La Abdullayeva ha spiegato che per le sportive di medio profilo, come era il suo caso, alle promesse troppo spesso non facevano seguito i fatti, ovvero i salari da favola e le case esclusive garantite dalle federazioni dei paesi a caccia di talenti stranieri si rivelavano poi solo un miraggio. Anzi, è arrivata a paragonare il trattamento riservato a lei e alle sue colleghe e colleghi a una forma di schiavitù, con emolumenti negati, passaporti confiscati e inganni di ogni tipo per far assumere sostanze illecite atte a migliorare le prestazioni sportive.

 

Una schiavitù ancora più palese è quella riservata ai lavoratori impegnati per la costruzione degli stadi dei Mondiali di calcio del 2022, il colpo grosso centrato dal Qatar, forse il vero porta bandiera dello sport washing. Se la «crescita» della squadra di calcio, infarcita di stranieri, è stata ostacolata dalla FIFA, che ha imposto regole più rigide sull’eleggibilità dei giocatori provenienti da altre federazioni, negli sport olimpici anche il Qatar prende a mani basse dall’Africa, ma non disdegna un salto nel Vecchio Continente. Nel 2000 l’intera squadra di sollevamento pesi era composta da bulgari naturalizzati.

 

ARABIA SAUDITA

Rimanendo nella penisola arabica, c’è invece un Paese che ha scatenato polemiche non per la sua politica di «arruolamento» fin troppo disinvolta, ma perché fino al 2012 negava in maniera risoluta la possibilità alle donne di partecipare ai Giochi: l’Arabia Saudita. In teoria avrebbe dovuto essere così anche per l’edizione londinese, ma una protesta globale fece sì che in extremis due atlete saudite potessero partecipare. Da allora qualche timido progresso è stato fatto: è da poco nato il campionato di calcio femminile e a fine 2020 si è svolto il primo torneo di golf per sole donne della storia. Ma certo è alquanto complesso parlare di neo-rinascimento arabo anche nello sport per un Paese in cui fa il bello e il cattivo tempo un personaggio come Mohammed bin Salman, mandante dell’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi.

Ultimi Dagoreport

RUGGIERI, TORNA COM’ERI! - DOPO AVER LETTO SU DAGOSPIA UN COMMENTO AI SUOI ELOGI A TRUMP, IL NIPOTE DI BRUNO VESPA RISPONDE CON UN VIDEO BILIOSO, DEFINENDO DAGOSPIA UN “SITARELLO” E PARLANDO DI “DELIRI STUPEFACENTI” - IL PARTY-GIANO RUGGIERI SI ADONTA PER COSÌ POCO? LO PREFERIVAMO GAUDENTE, TIPO BERLUSCONI IN SEDICESIMO, COME SVELATO DALLA SUA AMICA ANNALISA CHIRICO IN UN VIDEO DEL 6 GENNAIO. IN QUEL FILMATO, LA GIORNALISTA SVELÒ LE PASSIONCELLE DI RUGGIERI EVOCANDO “UN’AMICA MOLDAVA NON DICO CONOSCIUTA DOVE” - SORVOLIAMO SUI CONTENUTI POLITICI DEL VIDEO, DOVREMMO PRENDERLO SUL SERIO PER FARE UN CONTROCANTO. MA RUGGIERI, CHE ABBIAMO SEMPRE STIMATO PER LA SUA CAPACITÀ DI DRIBBLARE AGILMENTE IL LAVORO, È UN SIMPATICO BIGHELLONE DA TENNIS CLUB… - VIDEO!

donald trump peter thiel mark zuckerberg elon musk jordan bardella giorgia meloni nigel farage

DAGOREPORT – PER IL “T-REX” TRUMP (COPYRIGHT GAVIN NEWSOM) I SOVRANISTI EUROPEI SONO DINOSAURI VICINI ALL’ESTINZIONE. È LA MORTE DI QUELLA BANALE DIALETTICA CHE CI TRANQUILLIZZAVA (TIPO MELONI CONTRO SCHLEIN) A FAVORE DELLA POLITICA DEL CAOS: TU PRENDI L’UCRAINA, IO TOLGO MADURO DAL VENEZUELA, PRENDO LA GROENLANDIA E UN TERZO CONTINENTE A SCELTA – CON IL PRESIDENTE AMERICANO INTERESSATO SOLO AL BUSINESS E AGLI AFFARI (CHI INCASSERÀ I 20 MILIARDI “DONATI” DAGLI STATI PER L’ONU PRIVATA CHIAMATA “BOARD OF PEACE”?), E IN PROCINTO DI ANNETTERE LA GROENLANDIA, CON O SENZA ARMI, PURE CHI VEDEVA IN LUI UN CONDOTTIERO SI È DOVUTO RICREDERE. E COSÌ, DA BARDELLA A FARAGE, FINO ALLA MELONI CON I SUOI SUSSURRI IMBARAZZATI, I MAL-DESTRI EUROPEI HANNO CAPITO DI ESSERE SOLO PREDE PRONTE PER ESSERE DIVORATE DALLE FAUCI DEL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO

giampaolo rossi fiorello cucina

FLASH – È MAI POSSIBILE CHE FIORELLO SI METTA A CUCINARE NELLA SUA STANZA DI VIA ASIAGO, IN BARBA ALLE NORME DI SICUREZZA SUL LAVORO, E CHE I DIRIGENTI RAI NON PROFERISCANO PAROLA AL RIGUARDO? LA RAI È UNA TV PUBBLICA, E NESSUNO, NEMMENO FIORELLO, PUÒ FARE COME GLI PARE SENZA DARE LE DOVUTE SPIEGAZIONI - LA DOMANDA VERA, IN FONDO, È: CHI È IL VERO CIALTRONE? CHI CUCINA IN UFFICIO SENZA AUTORIZZAZIONE? I DIRIGENTI CHE SENZA AVERLO AUTORIZZATO TACCIONO? OPPURE, C’È QUALCHE CAPOCCIONE DELLA RAI CHE HA PERMESSO A FIORELLO DI SPADELLARE A VIA ASIAGO, ALLA FACCIA DELLE REGOLE DELLA TV PUBBLICA? DAGOSPIA ASPETTA RISPOSTE...

fiorello cucina

FOTO FLASH – MA FIORELLO IN RAI SI SENTE IL PADRONE DI CASA? SONO DUE GIORNI CHE CUCINA NELLA SUA STANZETTA DI VIA ASIAGO, ANCHE SE È VIETATO DALLE REGOLE AZIENDALI (SOPRATTUTTO IN QUESTO MOMENTO, CON ATTENZIONE ALLE STELLE ALLE MISURE DI SICUREZZA ANTI INCENDIO DOPO LA STRAGE DI CRANS MONTANA) – FIORELLO AVEVA ANCHE PUBBLICATO UNA STORIA SU INSTAGRAM MA POI L’HA RIMOSSA - FORSE QUALCUNO GLI HA FATTO NOTARE CHE NON PUO’ SPADRONEGGIARE COME GLI PARE, NONOSTANTE LA RAI CON LUI SIA SEMPRE APPECORONATA...

federico freni antonio tajani giorgia meloni francesco gaetano caltagirone

DAGOREPORT - DAVVERO BASTA UN MEZZO TAJANI PER BOCCIARE LA NOMINA ALLA GUIDA DELLA CONSOB DEL SOTTOSEGRETARIO ALL’ECONOMIA FEDERICO FRENI, IN QUOTA LEGA? - DAVVERO DOBBIAMO CREDERE CHE, DOPO QUATTRO ANNI DI IMPECCABILE SERVIZIO, IL “MAGGIORDOMO” DI CASA MELONI, CAMUFFATO DA LEADER DI FORZA ITALIA, SI TOGLIE IL TOVAGLIOLO DAL BRACCIO E SI TRASFORMA IN RAMBO? DAVVERO, IL "VAFFA" A FRENI E' ACCADUTO ALL’INSAPUTA DEI FRATELLINI DI MELONI? – IL GOVERNO HA MOTIVATO IL RINVIO CON UN SIBILLINO: “ULTERIORI APPROFONDIMENTI” - SCUSATE: DA PARTE DI CHI? FORSE QUELLI ATTESI DALLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGA SUL “CONCERTO” TRA I SOCI (LOVAGLIO, CALTAGIRONE, MILLERI) NELLA SCALATA A MEDIOBANCA-GENERALI ATTRAVERSO MPS? - FRENI, CHE PURE NON È INDAGATO, È COLUI CHE PER CONTO DEL GOVERNO HA SEGUITO IN PRIMA PERSONA LA SCALATA - MAGARI, PRIMA DI FAR TRASLOCARE FRENI DAL MEF ALLA CONSOB, E' PIU' SAGGIO ATTENDERE GLI ‘’ULTERIORI APPROFONDIMENTI’’ CHE NEI PROSSIMI MESI, CON GLI INTERROGATORI DELLE ‘’PERSONE INFORMATE DEI FATTI” E DEI TRE INDAGATI (LOVAGLIO-CALTAGIRONE-MILLERI), POTREBBERO EMERGERE DALLA PROCURA DI MILANO…