djokovic

“HO AVUTO IL COVID DUE VOLTE E NON SONO VACCINATO” – L’AMMISSIONE DI "NOVAX DJOKOVID" AL DOGANIERE DELL’AEROPORTO DI MELBOURNE – IL NUMERO 1 DEL MONDO HA ESIBITO UN CERTIFICATO IN SERBO CHE DIMOSTRA COME ABBIA AVUTO IL COVID IN DATA 16 DICEMBRE 2021 – “MI È STATO CONSEGNATO UN DOCUMENTO CON IL QUALE MI VENIVA ANNUNCIATA L’INTENZIONE DI ANNULLARE IL MIO VISTO. NON HO FIRMATO QUELLA COMUNICAZIONE PERCHÉ…”

Claudio Del Frate per corriere.it

 

 

DJOKOVIC19

Novak Djokovic ha ammesso di non essere vaccinato e di aver contratto il Covid non una ma due volte. Lo ha dovuto fare con l’addetto della dogana dell’aeroporto di Melbourne che lo ha successivamente trattenuto. Djokovic ha anche esibito un certificato (in serbo) che attesta la sua malattia. La decisione di vietare l’ingresso nel Paese al numero uno del tennis mondiale è stata poi annullata dal tribunale australiano.

 

Ecco la trascrizione del dialogo avvenuta tra il campione e il doganiere all’aeroporto (riportata sul sito della polizia di frontiera).

 

Intervistatore: «Grazie. Posso chiederle quali sono le ragioni del suo arrivo in Australia oggi?»

Djokovic: «Sono un giocatore professionista di tennis e la principale ragione del mio arrivo è la partecipazione all’Australian Open a Melbourne, Victoria»

I: «Grazie. Ora una domanda riguardante la sua vaccinazione. Lei è vaccinato...?»

D: «Non sono vaccinato...»

I: «...per il Covid 19? Non vaccinato?»

D: Non sono vaccinato»

I: «Grazie. Ha mai avuto il Covid?»

D: «Sì»

djokovic certificato

I: «Quando?»

D: «L’ho avuto due volte, ho avuto il Covid nel giugno del 2020 e ho avuto il Covid recentemente - sono stato testato positivo - il 16 dicembre 2021»

I: «Grazie. Qual è la data? 16 dicembre?»

D: «16 dicembre 2021. Ho i documenti che possono confermarlo, se vuole posso fornire - appena un...»

I: «Grazie. Faccio una fotocopia di questi documenti...»

D: «Sì, questo è il test molecolare - questo è- sì, poi questo è il test positivo molecolare del 16 dicembre»

 

Dopo questa conversazione Djokovic è rimasto a lungo trattenuto in un ufficio piantonato da due agenti e poi trasferito al Park Hotel, fino all’udienza con il tribunale, avvenuta da remoto. L’ingresso del tennista in Australia è stato poi concesso sulla base del fatto che Djokovic non avrebbe avuto modo di spiegare la situazione.

 

park hotel melbourne 5

Djokovic ha poi scritto di suo pugno un «affidavit», un esposto a sua volta pubblicato sul sito della polizia . Il campione serbo ripercorre le tappe del suo arrivo in Australia . «Martedì 4 gennaio sono partito dalla Spagna per arrivare a Melbourne, via Dubai...», specificando i documenti che aveva con sé.

 

 

A proposito del suo arrivo, ecco le parole messe nero su bianco dal tennista: «Il mio dialogo con l’addetto al controllo passaporti è durato solo pochi minuti. Ho capito che l’ufficiale non era soddisfatto dei miei documenti ...l’ufficiale mi ha accompagnato in una piccola stanza con un tavolo, due sedie e una videocamera. ...mi è stato detto che la conversazione sarebbe stata registrata...il dialogo si è interrotto 6 o 8 volte perché l’ufficiale mi diceva di dover parlare con un suo superiore. Mi è stato chiesto anche di spegnere il mio telefonino e di metterlo nella borsa...Poi mi è stato concesso di andare nel corridoio a riposare su un divano».

djokovic a dicembre senza mascherina 3

 

«Diverse ore dopo - prosegue il racconto di Djokovic - mi è stato consegnato un documento con il quale mi veniva annunciata l’intenzione di annullare il mio visto....Non ho firmato quella comunicazione perché ero confuso...non capivo cosa stesse accadendo, non capivo perché stessero annullando il mio visto. Ero contrariato e confuso. Erano le 4 del mattino e avevo bisogno di aiuto. Ho chiesto di parlare con i miei avvocati, mi è stato risposto che non era possibile...»

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