antonio caliendo

“INVENTAI GLI AGENTI PERÒ A MARADONA HO PREFERITO DIRE NO” - IL RE DEI PROCURATORI ANTONIO CALIENDO, OGGI INDAGATO PER EVASIONE FISCALE E AUTORICICLAGGIO, RIVELA CHE E’ IN CANTIERE UNA DOCUSERIE SULLA SUA VITA: “PER INTERPRETARMI, LA PRODUZIONE VORREBBE UN ATTORE AMERICANO. SI PARLA DI AL PACINO...” - "IL MIO CAPOLAVORO FU IL TRASFERIMENTO DI BAGGIO ALLA JUVE - IL DOCUFILM DI NETFLIX SU ROBERTO DELUDENTE E INCOMPLETO". RAIOLA E DONNARUMMA. MENDES E CR7. LA DRITTA A LOTITO…

Giorgio Gandola per "la Verità"

 

«Qui di milionario c'è solo un sequestro preventivo».

 

caliendo 27

Sorride amaro Antonio Caliendo, il capostipite dei procuratori di calcio, re del mercato negli anni d'oro di Roberto Baggio e Diego Maradona, nel mirino della Procura di Modena che ad agosto ha chiesto il congelamento di 6,7 milioni di euro e lo indaga per evasione fiscale e autoriciclaggio in triangolazioni fra Italia e Montecarlo dove ha la residenza.

 

Napoletano di 77 anni con una vita avventurosa da self-made man (da giovane fu facchino, benzinaio, venditore di libri porta a porta, editore di diari scolastici) mezzo secolo fa Caliendo inventò la professione di agente sportivo, andando al massimo nell'era di Vasco Rossi prima maniera.

 

Dopo una vita all'attacco è arrivato il momento di difendersi.

«Una situazione paradossale perché ho sempre pagato le tasse dove ho prodotto redditi, compresi molti milioni in ritenute d'acconto. Dopo avere versato centinaia di milioni in Italia, oggi ho una pensione di 147 euro al mese. Ho subìto un sequestro preventivo, inchieste lunghissime, ma non è stato trovato niente a mio carico. La mia famiglia era umile e onestissima».

 

caliendo maradona 19

La Procura sta anche indagando sul fallimento del Modena Calcio.

«Ma io con i soldi del club non ho preso neppure un caffè, anzi ne ho persi tanti e ci ho rimesso un centro sportivo. Mi sento un po' perseguitato; passa il tempo e gli investigatori aggiungono sempre qualcosa. Da 21 anni abito all'estero dove ho avuto attività, case, uffici, dipendenti. Però vengo equiparato a un cittadino che lavora in Italia. Ho due sentenze a mio favore ma non è mai finita».

 

Qual è il prossimo passaggio giudiziario?

«Francamente non lo so. Attendo da cinque anni la chiusura indagini e non posso accedere agli atti. Io dico: se sono un delinquente accusatemi e vengo in tribunale a difendermi. Così invece mi trovo in un limbo; chiedo solo di potermi difendere e farmi interrogare. Ho fiducia nella giustizia ma vorrei che la giustizia avesse fiducia in me».

 

Nel frattempo fa da supervisore a una docuserie sulla sua vita.

caliendo maradona

«I procuratori di calcio sono sotto accusa e in molti si chiedono come sia nata questa figura. Così un pool di autori, guidati dal giovane regista Davide Lomma, ha deciso di realizzare una serie su di me in cinque puntate. Partecipo alla sceneggiatura. In Spagna e in Argentina ho recuperato filmati sulle trattative per portare Maradona al Barcellona e poi al Napoli, negli archivi Rai c'è molto materiale. Per interpretarmi, la produzione vorrebbe un attore americano. Si parla perfino di Al Pacino...».

 

Come nacque l'idea dell'agente dei calciatori?

«Negli anni Settanta mancava una figura che rappresentasse i campioni e li sostituisse in tutte le incombenze quotidiane. Loro avrebbero dovuto preoccuparsi solo di giocare. Oggi in molti mi dovrebbero ringraziare».

 

Firenze città del destino. Primo giocatore sotto contratto Giancarlo Antognoni. Colpo della vita Baggio.

«Ancora oggi quando Roberto ed io ci incontriamo, ci abbracciamo, però a qualcuno la nostra amicizia non sta bene. Il docufilm Il Divin Codino prodotto da Netflix è stato deludente, incompleto.

 

totti antognoni caliendo

Non c'era nulla dell'estate 1990, decisiva per il passaggio dalla Fiorentina alla Juventus, con il corteo dei 40.000 tifosi e Firenze in rivolta. Il mio nome è scomparso dal film, come voler sbianchettare la storia. Eppure lui è stato il primo vincitore del mio Golden Foot a Montecarlo: l'impronta del suo piede è lì, imperitura, fra quelle degli altri grandi».

 

Cosa ricorda dell'epoca d'oro?

«Sono stato procuratore di Passarella, Batistuta, Schillaci, Dunga, Aldair, Ruben Diaz, Maicon. Ma il mio capolavoro fu proprio il trasferimento di Baggio alla Juventus, quando ho dovuto affrontare le personalità di Gianni Agnelli, Silvio Berlusconi e dei conti Pontello. Il primo accordo fu con il Cavaliere e Galliani, poi subentrò l'Avvocato che voleva il calciatore sopra ogni altra cosa. Per lui era un quadro d'autore, lo aveva soprannominato Raffaello. In più, Baggio non voleva lasciare Firenze».

antonio caliendo alessandra canale

 

Come si sbloccò la faccenda?

«Con un incontro fra Agnelli, Romiti, Berlusconi e Galliani. In piena tempesta Mondadori, il Cavaliere capì che con la Fiat bisognava andare d'accordo. Quelle decisioni passarono sulla testa di molti, compresa la mia».

 

Alla Juventus era stimato anche come talent scout.

«Agnelli si fidava del mio fiuto, del resto gli avevo portato Zibì Boniek e David Trezeguet. Ricordo l'ultima volta che vidi insieme i due fratelli Gianni e Umberto. Mi chiesero cosa ci fosse in giro di buono e io risposi: "Poco o niente, tranne un ragazzo di 17 anni che gioca nell'Ajax". Era Zlatan Ibrahimovic».

 

Oggi i procuratori vengono definiti il male del calcio.

«Il mio mondo è cambiato. Noi ci occupavamo anche dell'aspetto umano del ragazzo, oggi conta solo l'aspetto economico. Lo avevo previsto negli anni Ottanta, già allora il lavoro dell'agente si stava esaurendo, assorbito dalle grandi organizzazioni finanziarie. Oggi una scuderia gestisce anche 500 calciatori e l'umanità non fa più parte del vocabolario».

 

Cosa pensa della partenza di Gianluigi Donnarumma?

«Non mi ha sorpreso perché conosco come ragiona il suo agente Mino Raiola. Gigio era il re di Milano ed è andato al Psg a fare panchina. Ne valeva la pena per qualche dollaro in più?»

 

Cristiano Ronaldo è andato dalla Juventus al Manchester United per qualche dollaro in meno...

ANTONIO CALIENDO 5

«Anche qui il procuratore Jorge Mendes ha avuto un peso notevole. È lo stesso che ha costretto Rino Gattuso a rimanere in mezzo al guado tra Firenze e Londra, sponda Tottenham, con un imbarazzante calo di immagine. Eppure Rino è un bravissimo ragazzo e un ottimo allenatore».

 

 

Torniamo a CR7

«Capisco la scelta bianconera. Ronaldo è un fuoriclasse che offre un contributo minimo all'organizzazione della squadra, è il classico campione che cannibalizza tutto. Doveva andare al Psg, lo si sapeva da inizio estate. Poi a Parigi è arrivato Leo Messi e lui si è trovato fuori da quel progetto e pure dal Manchester City. Per fortuna ha ottime relazioni con lo United, ma ci è arrivato riducendosi l'ingaggio. Gli agenti spericolati sono un problema anche per i fenomeni».

 

Perché lei non fu mai procuratore di Maradona?

alessandra canale antonio caliendo foto di bacco

«Mi corteggiò ma gli dissi di no. Eravamo amicissimi e mi prendeva in giro: i migliori li hai tutti, però ti manca la ciliegina. Avrebbe avuto bisogno di un manager che lo supportasse 24 ore al giorno vivendo, mangiando, dormendo con lui. Non potevo farlo e non potevo neppure mettergli al fianco altri; con la sua personalità li avrebbe sovrastati. Diego è stato la più completa espressione di libertà individuale che il calcio abbia avuto».

 

Oggi vive di ricordi?

«Per fortuna no. Mi chiamano per consulenze internazionali, suggerisco qualche buon giocatore. Raul Mora è fortissimo e Claudio Lotito ha fatto bene a prenderlo».

 

Il circo è ripartito con gli stadi ancora mezzi vuoti.

antonio caliendo foto di bacco

«Con l'istinto dico che lo spettacolo dei tifosi a macchia di leopardo fa piangere il cuore, ma purtroppo siamo in mano agli esperti sanitari. Oggi gli allenatori sono loro».

gianni rivera antonio caliendo e felice puliciAlessandra Canale Antonio Caliendo roberto baggioROBERTO BAGGIOroberto baggio Antonio Caliendo ANTONIO CALIENDO PRESIDENTE DEL MODENAcaliendo

Ultimi Dagoreport

nicole minetti giuseppe cipriani sigfrido ranucci carlo nordio giampaolo rossi francesco spadafora

DAGOREPORT – A TELE-MELONI HANNO TROVATO IL PRETESTO CHE CERCAVANO DA TEMPO PER METTERE IN GINOCCHIO SIGFRIDO RANUCCI E RAGGIUNGERE L’OBIETTIVO FINALE: ACCOMPAGNARLO ALL’USCITA DI VIALE MAZZINI – LA RAI GUIDATA DA GIAMPAOLO ROSSI HA INFATTI NEGATO LA TUTELA LEGALE AL CONDUTTORE DI "REPORT" PER LA QUERELA DA 2 MILIONI DI EURO DI GIUSEPPE CIPRIANI SUL CASO DELLA "GRAZIA" A NICOLE MINETTI - DURANTE UNA PUNTATA DI “È SEMPRE CARTABIANCA”, SU MEDIASET, SIGFRIDO SE N'E' USCITO CON L’IMPROVVIDA FRASE: “UNA FONTE CI HA DETTO DI AVER VISTO CARLO NORDIO IN URUGUAY NEL RANCH DI GIUSEPPE CIPRIANI. UNA PISTA CHE STIAMO VERIFICANDO” (FRASE DI CUI HA CHIESTO SCUSA A NORDIO) – LA MAIL DI FUOCO INVIATA DA RANUCCI A ROSSI: COME LA MELONI CON TRUMP, SCRIVE DI NON ESSERE “ABITUATO A IMPLORARE”, E CHE SI DIFENDERÀ DA SOLO, PRECISANDO CHE “I FATTI CHE MI VENGONO CONTESTATI, PUR DETTI IN ALTRA EMITTENTE, SONO STATI RIPORTATI NELLA MIA FUNZIONE DI CONDUTTORE DI ''REPORT''. E IN TALE FUNZIONE AVREI DIRITTO ALLA TUTELA LEGALE…” - VIDEO

elly schlein festa unita

DAGOREPORT - DRAG QUEEN, "POLPETTE DEMOCRATICHE" E IL PIPPARDONE SULL’ANTIFASCISMO: L'APPARIZIONE DI ELLY SCHLEIN ALLA FESTA DELL’UNITA’ DI ROMA E' UN ASSIST AI SUOI DETRATTORI -LA SEGRETARIA DEM RICICCIA I SOLITI TEMI MINORITARI E IDENTITARI (DIRITTI, ANTIFASCISMO E CONFORMISMI ASSORTITI): ANCHE STAVOLTA DIMENTICA ALCUN DEI TEMI CHE STANNO A PIÙ CUORE AGLI ITALIANI: LA SICUREZZA E IL CONTROLLO DELL'IMMIGRAZIONE - ELLY SI LAMENTA CHE UN PEZZO DI ESTABLISHMENT NON LA VUOLE A PALAZZO CHIGI MA SE CONTINUA COSI' SARA' L'INTERO PAESE A DARLE IL BENSERVITO - AVVISO AI NAVIGATI: DOPO TRE ANNI E MEZZO DI GESTIONE ELLY, IL PD NON SI SCHIODA DAL 21-22%...

giorgia meloni roberto vannacci pedro sanchez paolo mieli donald trump

DAGOREPORT - UNA VOLTA DIVENTATA “INAFFIDABILE”, AGLI OCCHI DI TRUMP A COSA PUÒ SERVIRE GIORGIA MELONI? A NIENTE, QUINDI PUÒ TORNARE A LEGGERE TOLKIEN AI GIARDINETTI DI COLLE OPPIO – PAOLINO MIELI A “OTTO E MEZZO” LANCIA LA BOMBA DOPO LO SCAZZO ROMA-WASHINGTON: “C’È UNA CERTEZZA DI VENDETTA. È QUALCOSA DI ANALOGO DEL SIGONELLA DI CRAXI. TRUMP SE LA LEGHERÀ AL DITO. A CRAXI LA FECERO PAGARE IN MANIERA DEFINITIVA. A MELONI VERRÀ PRESENTATO IL CONTO. FARANNO L’IMPOSSIBILE PER FARLE PERDERE LE ELEZIONI, PER SPUTTANARLA” – “USERANNO ANCHE VANNACCI. LO POSSONO ALIMENTARE, DA UNA PARTE GLI AMERICANI, DA UNA PARTE PUTIN. LO POSSONO GONFIARE, DANDOGLI AUTOREVOLEZZA” – COSA E QUANTO RISCHIA DAVVERO LA  SORA GIORGIA? PER CAPIRE QUANTO È “VENDI-CATTIVO” TRUMP, BASTA GUARDARE COSA È SUCCESSO A PEDRO SANCHEZ: PRIMA È SBUCATO UN DOSSIER PER CORRUZIONE SUL SUO “PADRINO” ZAPATERO. POI È ARRIVATO IL RINVIO A GIUDIZIO PER LA MOGLIE DEL PREMIER SPAGNOLO, BEGONA, A CUI È STATO RITIRATO ANCHE IL PASSAPORTO…

bernardino zapponi libro dino risi dario argento federico fellini tinto brass

IL LIBRO DEI GIUSTI: L’INEGUAGLIABILE ZAPPONI - LETTORE E SCRITTORE INSTANCABILE, CAPACE DI DARE UN SENSO, PROFONDO, A COSE MOLTO DISTANTI: DAI FUMETTI ALLA STAMPA EROTICA, DALLE SCENEGGIATURE PER FELLINI, RISI, ARGENTO, BRASS, MONICELLI, CORBUCCI, SORDI AGLI SKETCH PER “CAROSELLO” E VARIETÀ TV  IN LIBRERIA VI ASPETTA “CARISSIMO BERNARDINO…”, A CURA DI ROCCO MOCCAGATTA E ALBERTO PEZZOTTA, UN LIBRONE DI OLTRE 500 PAGINE CHE, IN QUESTO TEMPO DI FREGNACCE E CORIANDOLI, APPARE NON UN GIOCO INTELLETTUALE, MA UN MODO DI INTENDERE IL PENSIERO COME TESSITORE DI FILI E DI VOGLIA DI CONTAMINAZIONE, FIGLIA DI CURIOSITÀ E PERSINO UMILTÀ, TIPICA DI UN’ITALIA MERAVIGLIOSA CHE CHISSÀ DOVE SARÀ FINITA...

gender club degrado roma pina bausch matteo garrone

25 ANNI FA SPUNTÒ A ROMA UN CLUB IN MODALITÀ DARK-ROOM: AL "DEGRADO", IMMERSO NEL BUIO, SI FACEVA SESSO SENZA IL SENSO DEL PECCATO, IN MEZZO A TUTTI. UNO ‘’SBORRIFICIO” CHE NON HA AVUTO EGUALI E CHE DEMOLÌ I MURI DIVISORI TRA ETERO-BI-GAY-LESBO-TRANS-VATTELAPESCA - PER 9 ANNI, “CARNE ALLEGRA” PER TUTTI. OGNUNO VENIVA E SI FACEVA I CAZZI SUOI, E QUELLI DEGLI ALTRI. IL "DEGRADO'' POTEVA ESSERE RIASSUNTO IN UNA DOMANDA: CHI È NORMALE? - DAGO-INTERVISTA ALL’ARTEFICE DEL BORDELLO: “SCORTATA DA MATTEO GARRONE, UNA NOTTE È APPARSA PINA BAUSCH IMPEGNATA AL TEATRO ARGENTINA. SI ACCENDONO LE LUCI E UNA TRAVESTITA URLO': “AO' SPEGNETELE! IO STAVO A FA’ UN BOCCHINO. NUN ME NE FREGA ‘N CAZZO DE 'STA PINA!”

michele mari ciabatti d orrico

DAGOREPORT! MARI IN TEMPESTA! CI VOLEVA LO STREGA-GATE CON I PRESUNTI GIUDIZI, POI SMENTITI, SU MICHELA MURGIA (“ERA INTRANSIGENTE E VIOLENTA, PERCHÉ ERA BRUTTA E SFOGAVA COSÌ LA SUA RABBIA”) PER SCOPRIRE CHE MICHELE MARI HA UN CARATTERE FUMANTINO. NELLA SOCIETÀ LETTERARIA LA SUA IRACONDIA È UN SEGRETO DI PULCINELLA COME LA SUA IMPULSIVITÀ. LO SCRITTORE, CHE RIVENDICA UN CULTO PER GENE HACKMAN E PER GLI UOMINI “ANCHE UN PO’ CANAGLIE”, RESTA NEGLI ANNALI PER LA REAZIONE CHE EBBE DOPO UNA STRONCATURA RICEVUTA DAL CRITICO DI “SETTE”, ANTONIO D’ORRICO. MICHELE MARI ANDÒ NEGLI UFFICI DEL "CORRIERE". E TROVATOSI FACCIA A FACCIA CON IL RECENSORE, LO COLPÌ CON UNO SCHIAFFO. IL CRITICO NON REAGÌ. E MARI SI CONQUISTÒ LE STELLETTE DI VENDICATORE DEI SOPRUSI DEI CRITICI PREPOTENTI E ARROGANTI…