pele'

“QUANDO PRENDE IL PALLONE, PELE’ È COME SE CACCIASSE VIA DA SÉ UN POPOLANO IGNORANTE E PIENO DI PIDOCCHI” – DOTTO: "IL FUORICLASSE DELL’ASSOLUTO MUORE A SAN PAOLO IN UNA STANZA DELL’OSPEDALE EINSTEIN, IL FUORICLASSE DELLA RELATIVITÀ. DUE GENI, ENTRAMBI ASSOCIABILI A UN’EQUAZIONE: PELÉ UGUALE AL PALLONE MOLTIPLICATO PER LUCE E MOVIMENTO" - DA LADRO DI NOCCIOLINE A CAVALIERE DECORATO DALLA REGINA, DA “PARASSITA” CHE SI MIMETIZZAVA NEL GRANO A MINISTRO DI STATO - “LO STRAORDINARIO NON È FARE MILLE GOL COME PELÉ. È FARNE UNO COME PELÉ” – IL VIDEO DEL PIU’ BEL GOL SBAGLIATO DI SEMPRE

 

Giancarlo Dotto per La Gazzetta dello Sport

 

pelè

“Se chiedete a qualunque zebra dello zoo di San Paolo chi è stato il più grande giocatore della storia, tutte le zebre risponderanno in coro: Pelé”, amava dire il giornalista pernambucano Nelson Rodrigues, uno dei suoi più ispirati cantori. Zebre, uomini e donne da Salvador a Porto Alegre, da Manaus a Rio de Janeiro, fino a Belo Horizonte, possono ora fare i conti con un lutto tanto atteso e temuto. Ora che, dopo aver raccontato la sua indicibile grandezza, il mito Pelé raccontava la sua insopportabile vulnerabilità.

 

Bella e crudele la sovrapposizione. Nel tempo di un soffio, il soffio della vita, due geni del pallone all’unisono: uno siglava la sua epica e l’altro la sfiniva. Di qua il verso di esultanza di Leo Messi, di là i rantoli terminali di Pelé. La timida pulce autistica che a 35 anni diventa finalmente profeta della sua terra e il più incantevole animale da calcio mai apparso nel pianeta, che profeta della sua terra lo è stato da sempre. Certo, da quel Brasile-Svezia, finale mondiale del’58 a Stoccolma. Il giorno in cui, non ancora diciottenne, Pelé diventa re.

veglia nello stadio del santos per pele 9

 

Strano e buffo il caso. Il fuoriclasse dell’assoluto muore a San Paolo in una stanza dell’ospedale Albert Einstein, il fuoriclasse della relatività. Due geni, entrambi associabili a un’equazione che, nel caso del ragazzo mineiro, è la più semplice di sempre: Pelé uguale al pallone moltiplicato per luce e movimento. Il cancro ha finito per divorare e spegnere ciò che era comprensibile di lui, il suo corpo stremato, le sue spoglie mortali, non ha intaccato di un’unghia il suo mistero illeggibile.

 

Ci voleva la morte di Pelé per andare oltre quella di Senna, nello schianto sentimentale di una nazione intera. L’ultima immagine che ha fatto il giro del mondo, la figlia Kely al capezzale del leggendario padre, stretta a lui, come a proteggerlo e a cercare protezione nello stesso abbraccio. “Ancora una notte insieme”. A sussurrarlo con lei, una ragazza di 23 anni, era una nazione intera, i ricchi, i senza casa e i senza terra, la borghesia agiata paulista, i diseredati delle favelas, i contadini delle fazendas, gli indigeni della foresta. Un unico, immane abbraccio che più struggente non si può.

PELE E LE DONNE

 

Mentre il respiro diventava rantolo, di un tempo sospeso per tutto il Brasile, e le centinaia e poi migliaia che si radunavano alle porte dell’ospedale. Insieme a Kely e gli altri figli, che si davano il turno a stringere la mano di quel mitico padre che dormiva in attesa di svanire. Aspettando la notizia che tutti, medici, stregoni, giornalisti, hanno provato a differire il più possibile.

 

Pelé. Un suono storpiato che diventò un nome senza senso, il più musicale di sempre. Quattro lettere, un bisillabo, che hanno racchiuso e raccontato un’enormità. Il resto, Edson Arantes do Nascimento, superfluo. Anche se lui, il moccioso funambolo, detestava essere chiamato Pelé perché gli sembrava una canzonatura, mentre lui si sentiva Edson e basta, Edison, colui che inventò la lampada. Quando giocava per le strade terrose di Bauru con un pallone di calzini  e lustrava scarpe dove capitava per aiutare papà Dondinho e mamma Donna Celeste. Non sapendo nulla, o forse sì, del suo destino, che avrebbe giocato partite epiche negli stadi più glamour del mondo, da ladro di noccioline a cavaliere decorato dalla Regina, da “parassita” che si mimetizzava nel grano a ministro di Stato. Da uomo a leggenda e poi ancora uomo, senza aver mai smesso di essere leggenda. Il suo scopritore, Waldemar de Brito, fu preso per un profeta da bar quando disse: “Questo ragazzino di 11 anni diventerà il più forte calciatore del mondo”.

pelè italia brasile 1970

 

Troppo piena di atti celestiali la sua storia di calciatore. Libri, film e documentari, lo testimoniano in qualunque lingua. Una miniera. Ognuno poi estrae la sua pepita. Partendo dall’inizio, dove la storia di Pelé inizia davvero. Otto anni dopo lo choc del 16 luglio 1950, lo stupro uruguagio del Maracanà, la bola che diventa in tutta la nazione oggetto di una rimozione totale, indispensabile per sopravvivere alla nausea e all’umiliazione. In Brasile non si giocò a calcio per due anni. Un gigante collassato su stesso, sull’argilla di un talento che doveva vincere per diritto divino e per questo immenso ma fragile.

 

pele'

Risalire dall’abisso della disistima, un percorso lungo e dolente. Fu un ragazzino di 17 anni a fare il miracolo, restituire orgoglio e dignità alla “ragazza inferma”, scaraventando in cantina il fantasma del Maracanazo. Quel giorno in cui, all’ombra del magnetico Didì, il totem della squadra, il Brasile dispiega l’inaudito talento del ragazzino Pelé e quello folle del selvaggio Garrincha. Garrincha spaventò gli svedesi, Liedholm e compagni, Pelé li finì. Cercarono di abbatterlo in tutti modi il ragazzino, quel bisillabo venuto dal nulla, ma lui è un miraggio inafferrabile, materia di un sogno incarnato. Sempre prodigiosamente equilibrato e centrato, qualunque decisione e direzione prenda.

 

Appena affacciatosi in classe, Pelé è definitivamente fuori della classe. Lo tirano su da terra i compagni e provano a spiegargli il concetto: “Sei campione del mondo”. Lui non capisce, ma si rende conto. Che è una cosa grande e scoppia a piangere tra le braccia di Garrincha, che capisce meno di lui. Il pianto di un bambino. E tutta una nazione che lo adotta e lo consola per quella cosa enorme che gli era capitata.

 

italia brasile 1970 pele

Si scatena quel giorno di prodezze e lacrime l’identificazione più impressionante che si sia mai vista tra un popolo intero e il suo eroe sportivo. Quel bambino non è solo il riscatto di un Paese, è il prodigio entusiasmante di un re spuntato dal nulla, destinato a dispensare felicità a un Paese che non si fa troppe domande e preferisce cantare con la voce di Tom Jobim “muita calma pra pensar e ter tempo pra sohnar”.

 

La gente s’innamora perdutamente di questo ragazzo, l’emanazione di un sogno, che vincerà tutto, segnerà più di chiunque altro e piangerà sempre di meno. La cui corona è un’appendice naturale della testa e viceversa. È lui per primo, Pelé, a sentirsi re dalla testa ai piedi quando sta in campo. È ancora Nelson Rodrigues a delirare il giusto quando scopre, e gli prende un colpo, che ha 17 anni e “non può entrare al cinema a vedere un film di Brigitte Bardot”. Scrive l’8 marzo del ’58, su Manchete Esportiva “Quando prende il pallone è come se cacciasse via da sé un popolano ignorante e pieno di pidocchi”.

 

italia brasile 1970 pele

Gol raccontati, celebrati, idolatrati. Dribbling inventati e mai visti prima, come nella semifinale del ’70, la sua finta di corpo nei minuti di recupero e Ladislao Mazurkiewicz, il portiere uruguagio, guarda caso, che non ci capisce nulla. Un movimento irreale, pura sottrazione di corpi, palla che esce di un soffio. Il grande rammarico di Pelé ma non degli esteti e degli intellettuali. “Il gol avrebbe normalizzato l’impresa. Così invece resterà nei nostri occhi per sempre. La sua imperfezione ne garantisce l’immortalità”, scriveva Sergio Rodrigues, scrittore e giornalista mineiro. “Lo straordinario non è fare mille gol come Pelé. È farne uno come Pelé”, rilancia il poeta Carlos Drummond de Andrade.

 

Lasciò più volte il pallone. Incapaci di lasciarsi, lui e il pallone. Come tutti i fuori della classe sapeva oscuramente che smettere significava un po’ morire. In attesa un giorno di morire davvero. Pelé. La meraviglia. L’immortalità. Per sempre. 

 

 

pelè brasile uruguaypele beckenbauer PELE MONDIALE 1970 roberto d agostino giancarlo dotto foto di baccopele ronaldo PELEPELE SYLVESTER STALLONE PELE PELE MONDIALE 1958 PELEPELE MONDIALE 1958 pele usain bolt

 

Ultimi Dagoreport

marine le pen giorgia meloni vannacci

DAGOREPORT - GIORGIA D'ARABIA, PRIMA DI DECOLLARE PER IL SUO BLITZ IN KUWAIT (A CACCIA DI PETROLIO, GAS E INVESTIMENTI), AVREBBE ANNUNCIATO AI "FRATELLINI" DELLA FIAMMA: SI VOTA A MAGGIO! - RINGALLUZZITA DAI DECRETINI SICUREZZA E DAL PUGNO DI FERRO CONTRO I MARANZELLI IN RIVOLTA, RASSICURATA DAI SONDAGGISTI "AMICI" CHE DANNO FDI AL 29% E IMPANTANATA LA MARCIA SU ROMA DI ROBERTO VANNACCI, ALLA DUCETTA NON CONVIENE ASSOLUTAMENTE DI STARE TROPPO CON LE MANI IN MANO - IL VOTO IN ESTATE È ESCLUSO: CON LE VACANZE CHE DIVENTANO UN MIRAGGIO E IL PORTAFOGLI VUOTO, MEJO EVITARE - PEGGIO ANCORA LE URNE A OTTOBRE, CON UNA FINANZIARIA DAVANTI - INOLTRE, BISOGNA SCHIVARE CHE L'INTERNAZIONALE PUTINISTA BY LE PEN-AFD SI PRENDA L'EUROPA - LA NUOVA ATTITUDINE SECURITARIA CHE HA PORTATO MELONI A FARE L'ENDORSEMENT ALL'AMAZZONE LEGHISTA SILVIA SARDONE A MILANO... - VIDEO!

mentana cairo

FLASH – PRENDETE I POPCORN: IL 9 NOVEMBRE CI SARÀ LA RESA DEI CONTI FINALE TRA URBANO CAIRO E ENRICO MENTANA – IL PROPRIETARIO DI LA7 E IL COMPAGNO DI FRANCESCA FAGNANI TROVERANNO L’ACCORDO, COME FANNO OGNI ANNO DOPO IL SOLITO TEATRINO DI CHICCO, OPPURE QUESTA VOLTA SANCIRANNO IL LORO DIVORZIO UNA VOLTA PER TUTTE? MENTANA CI È ANDATO GIÙ DURO IN DIVERSE OCCASIONI, DOGLIANDOSI A DOGLIANI DEL RADICAL-SINISTRISMO DELLA RETE: “È UNA TV ANTI-MELONI”. NON AVENDO TROVATO UNA POLTRONA ALTERNATIVA, FINIRÀ ANCHE STAVOLTA A TARALLUCCI E VINO?

carlo messina giorgia meloni

DAGOREPORT - GIORGIA MELONI NON SE LO ASPETTAVA DI FINIRE SBATTUTA COME UN UOVO DA CARLO MESSINA - DAVANTI ALLA RICHIESTA PER ULTERIORI 5 MILIARDI DI EURO A CARICO DEL SETTORE DEL CREDITO E ASSICURATIVO PER SOSTENERE LA MALCONCIA LEGGE DI BILANCIO 2027, IL CEO DI BANCA INTESA NON L’HA TOCCATA PIANO: “AVEVAMO UN ACCORDO TRIENNALE CON IL GOVERNO, IO CI HO CREDUTO” – LO SDENG DEL KAPPAO: "SE L’ESECUTIVO GIUDICA NECESSARIO RACCOGLIERE RISORSE AGGIUNTIVE PER LA MANOVRA, “ALLORA TUTTE LE AZIENDE CHE HANNO UTILI SUPERIORI A 500 MILIONI, POTRANNO CONTRIBUIRE” - BEN DETTO, CARLETTO: PERCHÉ PALAZZO CHIGI NON BATTE CASSA A ENEL, ENI, POSTE, FERRARI, LAMBORGHINI, LEONARDO, ETC.? INSOMMA, CARA GIORGIA, “DEVE ESSERCI RISPETTO RECIPROCO” - MICA È FINITA. MESSINA NON DEVE AVER DIMENTICATO NÉ TANTOMENO GRADITO L’INTERVENTO A PIEDI GIUNTI DELLA DUCETTA CONTRO LO SPEZZATINO DI MPS PROGETTATO DA INTESA - MA ORMAI L’UNICO OSTACOLO DI INTESA SI CHIAMA ANTITRUST. ANCHE SE MESSINA NON LA FINISCE DI SOTTOLINEARE CHE L’ACQUISIZIONE DELLA QUOTA DI GENERALI VA VISTA IN ‘’UN’OTTICA PURAMENTE FINANZIARIA’’, PRONTO ANCHE A DISFARSI DEL SUO 3,1% DEL LEONE, SARÀ L’ANTITRUST A DECIDERE SE INTESA, ANCHE COME ‘’SOCIO SILENTE” CHE STA FUORI DAL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE, CON LA SUA PRESENZA PUÒ ‘’CONDIZIONARE’’ O MENO IL SUO COMPETITOR NUMERO UNO DEL MERCATO ASSICURATIVO...

matteo salvini giorgia meloni autotrasportatori

QUANDO NON SANNO CHE FARE, A DESTRA LA BUTTANO IN CACIARA – IL GOVERNO HA SCELTO DI ATTACCARE GLI AUTOTRASPORTATORI CHE PROTESTANO AL SUD EVOCANDO LE INFILTRAZIONI DELLA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA, CON IL SOLITO TIC DI PREGIUDIZIO ANTI-MERIDIONALE - UNA PARABOLA RIDICOLA PER GIORGIA MELONI E MATTEO SALVINI, DUE PROFESSIONISTI DELLA PROTESTA, QUANDO ERANO ALL’OPPOSIZIONE. DUE PROTAGONISTI POLITICI CHE HANNO FATTO DELLA PROPAGANDA URLATALA LORO CIFRA POLITICA E DI COMUNICAZIONE, FINO A QUANDO SI SONO RITROVATI AL GOVERNO – LA DUCETTA AVREBBE FATTO MEGLIO AD ANDARE AL VOTO SUBITO: I NODI STANNO VENENDO AL PETTINE E SARÀ UN AUTUNNO DI FUOCO

meloni piantedosi crosetto militari droni

FLASH! - DOPO 4 ANNI DI GOVERNO, L'ARMATA BRANCA-MELONI SI RITROVA I MARANZA IN RIVOLTA E INVECE DI PENSARE A VANNACCIZZARSI E DI MILITARIZZARE LE STRADE DI MILANO CON 500-SOLDATI-500, TIPO STATO SUDAMERICANO, PERCHE' I CAPOCCIONI DI PALAZZO CHIGI NON PROVVEDONO A COPRIRE IL GRAVE DEFICIT DI ORGANICO NELLE FORZE DELL'ORDINE E ASSUMONO I 30MILA AGENTI CHE MANCANO ALL'APPELLO? - E POI, UNA MODESTA PROPOSTA: PERCHE' NON UTILIZZARE I DRONI, GIA' NELLA DISPONIBILITA' DEL MINISTERO DELLA DIFESA, PER MONITORARE LE CITTA' E CONTROLLARE L'ORDINE PUBBLICO? - INFINE, C'E' L'EXTREMA RATIO: DISCONNETTERE NELLA ZONA DELLA GUERRIGLIA I CELLULARI...