zaniolo mourinho

LA LETTERA APERTA DI DOTTO A NICOLO’ ZANIOLO: “STA A TE NEL NON FARLA DERAGLIARE, LA TUA STORIA, PER CUI NON BASTERÀ MAI ESSERE O DIVENTARE UN GRANDISSIMO BIPEDE CALCIANTE. ESSERE UOMO È QUELLO CHE CONTA. HAI GIÀ, ACCANTO A TE, L’UOMO GIUSTO PER PARLARTI CON LE PAROLE GIUSTE. PROPRIO LUI. JOSÉ MOURINHO..." - MA CONTRO LA TRIESTINA LA LITE DI ZANIOLO CON UN CALCIATORE DELLA TRIESTINA NON E’ PIACIUTA A MOU. PERCHE' L’ALLENATORE GIALLOROSSO E' L’UOMO CHE PUO’ FARGLI FARE IL SALTO DI CARRIERA…

Da corrieredellosport.it

 

ZANIOLO TRIESTINA ROMA

Un incidente di percorso, un episodio di gioco che quasi certamente rientrerà presto se non è già rientrato. Però Mourinho il disappunto per il comportamento di Nicolò Zaniolo lo ha espresso eccome, pubblicamente in tempo reale e poi probabilmente anche in privato con il ragazzo. Tutto è avvenuto nel corso del primo tempo del test della Roma contro la Triestina: il talento giallorosso non ha trovato particolarmente simpatico il terzino sinistro della squadra avversaria, Walter Lopez.

 

 

Zaniolo litiga in campo, interviene Pellegrini. E Mou...

Dopo essersi beccati per tutta la prima frazione di gioco, il nervosismo tra Nicolò Zaniolo e Walter Lopez stava sfociando in una rissa sedata all'istante dall'intervento decisivo di Lorenzo Pellegrini, alla prima partita giocata dopo l’infortunio che gli è costato gli Europei. Il centrocampista si è comportato da vero capitano, calmando gli animi del compagno di squadra e del difensore uruguaiano della Triestina. Mourinho ha osservato tutto e non ha per nulla gradito quanto successo in campo.

zaniolo mourinho

 

LETTERA A ZANIOLO

Giancarlo Dotto per il Corriere dello Sport

 

Nicolò, a noi. Ti scrivo non perché sono padre di due figli e devo dunque darti lezioni da padre, ma perché mi chiedono di farlo e perché mi pagano per farlo. È l’unico, vero motivo per cui ti puoi fidare ciecamente di me. Da leale mercenario della tastiera ho sempre rispettato i contratti e chi li firma.

 

Se qualcuno è disposto a pagarmi, non c’è verso, non ho scampo, devo dare il meglio di me. Il versamento di denaro è sempre la testimonianza di un atto d’amore o comunque di rispetto. Non posso disertare, nemmeno sotto tortura. Scriverò a testa in giù come un pipistrello e gambe chiodate a una parete, usando la dettatura automatica, alias il dittatore, se necessario, se ho la schiena a pezzi o i crampi alle dita.

 

zaniolo 1

Premessa indispensabile per dirti che non starò qui a rifilarti il facile pistolotto moralistico, la censura bacchettona a buon mercato. Sono un’anima bella che non ha bisogno di bei gesti o prosa edificante per manifestarsi. Non sono qui per attaccarti o per difenderti. Me ne frego di giudicarti e mi sentirei un imbecille a farlo. Voglio solo spartire con te due o tre riflessioni, ma se vuoi chiamale emozioni. Un sasso nella palude. Se smuovono qualcosa significa che siamo vivi.

 

ZANIOLO 11

Sono padre di due figli e almeno una volta a settimana chiedo loro scusa di averli messi al mondo con la complicità di una donna amata.

 

Di averli cioè gettati in un’avventura priva di senso, il cui senso sta solo nel tentativo di attribuirgliene uno. Un’assurda, folle partita dal risultato già scritto. Tu Nicolò, tu come me, tu come tutti noi, padri naturali e putativi o padri immaginari come Geppetto, padri responsabili d’averli messi al mondo, dobbiamo comunque attrezzarli come possiamo perché vadano più forti che possono alla battaglia. Una battaglia già persa. C’è qualcosa di più grandioso, di più assurdo e dunque più bello?

 

zaniolo

La prima volta non avevo 20 anni e non c’erano i social in cui stordirsi a ripetizione nella beanza del nulla e nel mare infinito delle cazzate, a simulare una vita accessoria. C’erano i cineclub, tutt’al più, in cui immaginare di diventare un eroe nel deserto. Sono diventato padre di una creatura, non avendo ancora trovato mio padre.

 

Mi sono trovato tra le mani un esserino di pochi chili che si abbandonava completamente a una specie di senza tetto, traboccante di una fiducia insensata e solo per questo meritevole di un amore infinito. Il suo abbandono a me, a noi, era più di un contratto firmato, mi obbligava alla dedizione assoluta. Non perché fosse mio figlio. Sangue del mio sangue.

 

Ma perché io, insieme alla donna che allora amavo, lo avevamo gettato nel mondo, e lui ora si abbandonava a noi. Si consegnava a noi. Senza riserve. Senza domande. Se non l’unica domanda di essere protetto. Da due ragazzi, a loro volta, quasi più sprotetti di lui. Il sentimento di colpa è un magnifico sentimento se non diventa tortura nevrotica, ma si trasforma in azione. E lo stupore. Cosa c’è di più stupefacente dello stupore? Di contemplare questa creatura nell’atto di affidarsi a due “estranei”, di crescere insieme a loro. Ancora. C’è qualcosa di più grandioso, di più assurdo, di più bello?

 

zaniolo

Sono abbastanza sicuro della inutilità di questa mia lettera. Uno perché non ti verrà voglia di leggerla. Troppo lunga e verbosa rispetto ai canoni di un tweet.

 

Due perché hai già, accanto a te, al di là dei tuoi genitori, l’uomo giusto per parlarti con le parole giuste. Proprio lui. José Mourinho. Un uomo che discende dai lombi di Magellano, un avventuriero come gli eroi omerici, ma che ha un sentimento ossessivo della famiglia e uno ancora più ossessivo della paternità. Toccagli i figli e, probabilmente, ti ucciderà. Lui parte ogni volta nelle sue spedizioni, ma non dimentica mai un secondo la responsabilità d’averli messi al mondo. Il suo primo e ultimo pensiero sarà sempre questo. Per loro e per la donna che li ha generati. Fidati dunque almeno delle sue parole, se non hai voglia di leggere le mie.

 

ZANIOLO

La tua, Nicolò, rischia di diventare una magnifica storia, ancora di più per i casini e gli incidenti che l’hanno funestata. Sta a te trasformare le sconfitte in vittorie (anche qui Mourinho è il miglior maestro possibile), sta a te nel non farla deragliare, la tua storia, per cui non basterà mai essere o diventare un grandissimo bipede calciante.

 

Essere uomo è quello che conta. Assumerti la responsabilità (e, se sei abbastanza generoso, la colpa) d’aver generato. Rispettare la donna che lo ha tenuto nella pancia per nove mesi. Non importa chi siate, le vostre eventuali storielle di amori concessi e poi negati, non importa se tu sei un calciatore famoso e lui non importa cosa. Che tu voglia o no, le cose succedono. E quando succedono non puoi far finta che non siano successe. O illuderti, tu, io, qualunque uomo fecondo di questa terra, che basti un riconoscimento legale o una pacca sulle spalle una tantum per farla franca. Assolversi dalle proprie azioni spetta solo a noi stessi, se siamo abbastanza onesti per farlo.

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Sarà il tuo un figlio maschio. Sulle implicazioni del rapporto padre-figlio c’è tanta di quella letteratura, non solo psicoanalitica, che mi bastano due righe, anzi una: è il rapporto mitologico su cui si fonda la stabilità di un uomo. Senza il quale, la frana è inevitabile. Si aggirano per il mondo, anche nel tuo mondo, figli di calciatori famosi che aspettano ancora una carezza dal padre. Non è il caso tuo, tu sei un bravo ragazzo, riconoscerai e accarezzerai tuo figlio. Ma sappi, Mourinho, se vorrà, te lo spiegherà, che non conta la carezza o quante carezze, ma la qualità della carezza.

 

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Diego Armando Maradona era una creatura abissale, in tutti i sensi possibili. Un uomo che ha sbagliato tutti gli sbagli possibili. Ma quando ha sentito che era arrivato il momento di accarezzare il suo figlio di Napoli lo ha fatto come un vero padre. E ha continuato a farlo fino a quando non gli è stato più possibile.

 

 

 

 

 

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