niki lauda ferrari

"ROSSA" DA INCANTO - LA FERRARI 312T CON CUI NIKI LAUDA VINSE NEL 1975 IL SUO PRIMO TITOLO MONDIALE NEL ’75 VA ALL’ASTA IN CALIFORNIA – PREZZO STIMATO DAI 6 AGLI 8 MILIONI DI DOLLARI - UNA MACCHINA BILANCIATISSIMA CHE, COME RACCONTAVA IL PILOTA AUSTRIACO "SI GUIDAVA COME UNA BICICLETTA". LA VETTURA AVREBBE POTUTO ESSERE NELLA COLLEZIONE PRIVATA DI LAUDA SE NON FOSSE STATO PER UN MALINTESO CON ENZO FERRARI…

SAVINA CONFALONI per Libero Quotidiano

 

niki lauda ferrari

Che le Ferrari più importanti della nostra storia automobilistica se le siano tutte accaparrate gli stranieri è cosa nota. E agli italiani rimane la magra consolazione di guardare le monoposto di Maranello sul piccolo schermo sperando nel miracolo ad ogni sorpasso, mentre americani, inglesi, svizzeri si godono in garage, qualcuno in salotto, i modelli milionari che i Gran Premi una volta li vincevano veramente. È già dall' altra parte del mondo, affacciata sul Pacifico, uno dei simboli degli anni d' oro del Cavallino, la Ferrari 312T con cui Niki Lauda vinse nel 1975 il suo primo titolo mondiale. Vettura che aprì un lungo ed emozionante periodo di supremazia tecnica della Rossa.

 

L' auto già nelle mani di un collezionista americano dal 2008, verrà venduta dalla casa d' aste americana Gooding & Co. nella Car Week di Monterey in California il 16 agosto con un prezzo di stima dai sei agli otto milioni di dollari. Una cifra allineata alle quotazioni di queste monoposto, considerando che la Ferrari F1 con cui Michael Schumacher vinse il GP di Monaco del 2001 è stata battuta all' asta due anni fa a 6,4 milioni di euro.

 

niki lauda ferrari

IL 12 CILINDRI 3.0 La 312T fu fondamentale non solo per il primo titolo mondiale di Niki Lauda ma soprattutto per quello vinto dalla Casa di Maranello, che non conquistava il titolo costruttori dal 1964 con John Surtees e Lorenzo Bandini.

 

L' auto è quella contraddistinta dal telaio 022, con il celebre 12 cilindri 3.0 creato dall' ingegnere Mauro Forghieri, nata per sostituire la vecchia 312 B3/74. "T" stava ad indicare la trasmissione trasversale, un capolavoro di ingegneria per quei tempi (la 312T rappresenta la "rivoluzione trasversale" di Forghieri) con un cambio costruito in fusione di magnesio collocato in basso davanti all' asse posteriore, che oltre a migliorare la distribuzione dei pesi e le prestazioni in curva, e a preservare le gomme dall' usura, garantiva interventi di manutenzione più veloci.

niki lauda ferrari

 

Il propulsore restava il 12 cilindri piatto 015 da 495cv, che all' epoca risultava essere il più potente dell' intera F1, con aggiornamenti più che altro votati al miglioramento nell' erogazione, mentre la carrozzeria era più stretta della 312 B3/74 così da incanalare meglio i flussi d' aria verso i radiatori. Una macchina bilanciatissima che, come raccontava Lauda, «si guidava come una bicicletta».

 

Erano gli anni di un giovanissimo Luca di Montezemolo direttore sportivo della scuderia e della scalata del manager in carriera anche grazie ai trionfi della 312T, che in tutte le sue varianti regalò alla Ferrari 3 campionati mondiali piloti, 4 campionati costruttori e 27 vittorie.

 

niki lauda ferrari

BELGIO E SUDAFRICA Sempre la monoposto telaio 022 venne guidata da Clay Regazzoni nel 1975 al Gran Premio del Belgio - quinto posto assoluto - e nel 1976 in Sud Africa, dove dovette ritirarsi per un problema al motore. Negli anni '80, la 312T fu acquistata dal collezionista francese Jacques Setton, che rimase in possesso dell' auto per quasi vent' anni, prima di venderla a John Bosch nei Paesi Bassi. Custodita in ultima battuta in una importante collezione americana arriva all' asta di Gooding & Co restaurata in ogni dettaglio e riportata alla sua originale livrea Rosso Corsa.

 

niki lauda enzo ferrari montezemolo

La vettura avrebbe potuto essere nella collezione privata del pilota austriaco recentemente scomparso se non fosse stato per un malinteso con Enzo Ferrari: Lauda raccontava che alla fine del mondiale del 1975 Ferrari gli disse che avrebbe potuto tenersi la vettura; lui andò a Maranello per prenderla ma non si trattava di un regalo, bensì di una concessione del "Vecchio", e per la sua monoposto avrebbe comunque dovuto pagare.

 

A quel punto Lauda, rendendosi conto della superiorità del modello che i meccanici stavano predisponendo per il campionato del '76, decise di non comprare l' auto ormai "obsoleta", e se ne pentì: come dichiarò alla rivista tedesca Auto Motor Sport qualche anno dopo «Hätte ich ihn nur gekauft, er wäre heute viel wert» (l' avessi comprata oggi varrebbe veramente molto). Non resta che aspettare di vedere quanto sarà disposto a sborsare il prossimo collezionista.

niki lauda 2niki lauda 15niki lauda 4

Ultimi Dagoreport

netanyahu bin salman donald trump ghalibaf iran xi jinping

DAGOREPORT – TRUMP HA DETTO UNA MEZZA VERITÀ NEL SOLITO MARE DI STRONZATE: UN NEGOZIATO CON L’IRAN C’È ED È BEN AVVIATO. IL GUAIO È CHE DOVEVA RIMANERE SEGRETO, COME SEMPRE QUANDO CI SONO TRATTATIVE COSÌ DELICATE – IL RUOLO DEL MEDIATORE SPETTA AL PAKISTAN, POTENZA NUCLEARE IN OTTIMI RAPPORTI CON L’ARABIA SAUDITA DI BIN SALMAN (CHE VUOLE ANNIENTARE IL REGIME IRANIANO) – IL TYCOON È PRONTO A SPEDIRE IL VICE JD VANCE: SAREBBE UN MESSAGGIO ALLA BASE CONTRARIA ALLA GUERRA (VANCE È UN’ISOLAZIONISTA) – NETANYAHU HA ABBASSATO LE PENNE DOPO CHE I MISSILI BALISTICI DEGLI AYATOLLAH HANNO BUCATO L’IRON DOME E SONO ARRIVATI A UN PASSO DALL’IMPIANTO NUCLEARE DI DIMONA, SU INDICAZIONE DELL’INTELLIGENCE CINESE …

putin trump orban zelensky droni ucraina

DAGOREPORT – IL MONDO È CONCENTRATO SULLE BOMBE DI TRUMP E NETANYAHU IN IRAN E SI È DIMENTICATO DEI POVERI UCRAINI: IERI PUTIN HA LANCIATO MILLE DRONI SU TUTTO IL PAESE, GLI USA CONTINUANO CON IL LORO PRESSING SU KIEV PER LA RESA E IL PRESTITO DA 90 MILIARDI DALL'UNIONE EUROPEA È BLOCCATO PER IL VETO DI ORBAN (IL 12 APRILE SI VOTA A BUDAPEST E FINO A QUEL GIORNO NON SE NE PARLA) – ZELENSKY SI SBATTE COME UN MOULINEX PER FAR CAPIRE AL TYCOON CHE IL FRONTE È UNICO (RUSSIA E IRAN SONO ALLEATI) MA QUELLO NON CI SENTE – L’ESERCITO UCRAINO IN QUATTRO ANNI DI GUERRA È DIVENTATO UNO DEI PIÙ AVANZATI AL MONDO: È L’UNICO CHE SA COME ABBATTERE I DRONI IRANIANI, E STA ADDESTRANDO I PAESI DEL GOLFO...

giorgia meloni tajani nordio salvini delmastro bartolozzi conte schlein santanche la russa

DAGOREPORT - LA CADUTA DEI MELONI NEL VOTO (A PERDERE) - DOPO UNA SCONFITTA, PER UN LEADER SI APRONO DUE STRADE: O SI DIMETTE O RAFFORZA LA SUA LEADERSHIP - MELONI HA SCELTO DI RESTARE INCOLLATA ALLA POLTRONA DI PALAZZO CHIGI, MA ANZICHÉ GUARDARSI ALLO SPECCHIO E AMMETTERE L’ARROGANTE BULIMIA DI POTERE DOMESTICO E IL VASSALLAGGIO ESTERO-TRUMPIANO, HA DECISO DI FAR PIAZZA PULITA DEGLI INDAGATI BARTOLOZZI, DELMASTRO, SANTANCHE’ - E METTENDO AL MURO LA PANTERATA MINISTRA DEL TURISMO, IL BERSAGLIO NON PUÒ ESCLUDERE IL VOLTO MEFISTOFELICO DEL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA, NONCHE' BOSS DELLA PRIMA REGIONE ITALIANA PER PIL, IL SICULO-LOMBARDO LA RUSSA (CHI SCEGLIERÀ NEL ’27 IL CANDIDATO A SINDACO DI MILANO, ‘GNAZIO O GIORGIA?) - AL TEMPO STESSO, IL VOTO DI LUNEDÌ FA RIALZARE LA CRESTA AI DUE GALLETTI DEL “CAMPOLARGO”, SCHLEIN E CONTE, CHE S’ILLUDONO CHE I “NO” INCASSATI AL REFERENDUM SI POSSANO TRASFERIRE IN BLOCCO SUL CENTROSINISTRA - MA IL DRAMMA È UN ALTRO: 'STA ELLY CON ESKIMO È IN POSSESSO DELLE CAPACITÀ DI FARE LA PREMIER? E COME VIENE PERCEPITA DALL’OPINIONE PUBBLICA UNA CHE GRIDA SLOGAN CICLOSTILATI NEGLI ANNI ’70 INVECE DI PROPORRE L’IDEA DI UN “PAESE NORMALE”?

piperno stefanelli sala

DAGOREPORT: L’IRAN E LE ANIME BELLE DELLA SINISTRA - UN TEMPO C’ERANO I GRANDI MAÎTRE À PENSER FILOARABI E PRO RIVOLUZIONE ISLAMICA. CINQUANT’ANNI DOPO ABBIAMO LE VARIE ALESSIA PIPERNO, CECILIA SALA, BARBARA STEFANELLI CHE CI INONDANO SU “CORRIERE” E “FOGLIO” DI ARTICOLI, LIBRI, POST E PODCAST SULLE RIVOLUZIONARIE RAGAZZE IRANIANE OPPRESSE DAL VELO E DAL REGIME, PRONTE ALLA RIVOLUZIONE…  SCOPPIA LA GUERRA E IN PIAZZA, A TEHERAN, CI SONO SOLO DONNE VELATE CHE INNEGGIANO AI GUARDIANI DELLA RIVOLUZIONE, BRUCIANO BANDIERE USA E DI ISRAELE E INNEGGIANO AI MARTIRI DELL’ISLAM - MA LE RAGAZZE IRANIANE DOVE SONO?

edmondo cirielli marta schifone gennaro sangiuliano

DAGOREPORT – LA PIU’ GRANDE BATOSTA PER FRATELLI D’ITALIA AL REFERENDUM E’ ARRIVATA IN CAMPANIA, DOVE IL “NO” E’ ARRIVATO AL 65,2% - UNA REGIONE NON “ROSSA” (IL CENTRODESTRA HA VINTO CON RASTRELLI E CALDORO) DOVE SPADRONEGGIANO EDMONDO CIRIELLI E GENNARO SANGIULIANO – I DUE, CONSIDERATI INTOCCABILI NONOSTANTE LE SCARSE PERFORMANCE ELETTORALI, FANNO GIRARE I CABASISI ALLA DESTRA NAPOLETANA CHE LI VEDE COME CORPI ESTRANEI (E INFATTI NON VA A VOTARE) – AI DUE SI E’ AGGIUNTA MARTA SCHIFONE, CARA AD ARIANNA MELONI, DIVENUTA COMMISSARIO PROVINCIALE DEL PARTITO...