RAPINOE E COMPANY POSSONO FINALMENTE ESULTARE: LA FEDERCALCIO AMERICANA HA ANNUNCIATO CHE LE GIOCATRICI DELLA NAZIONALE DI CALCIO FEMMINILE RICEVERANNO COMPENSI PARI AGLI ATLETI DELLA SQUADRA MASCHILE - LA US SOCCER DIVIDERÀ IN MODO UGUALE IL CONTRIBUTO CHE RICEVE DALLA FIFA PER I PROSSIMI 4 MONDIALI MASCHILI E FEMMINILI FINO AL 2028 - LA NAZIONALE FEMMINILE DEGLI USA COMBATTE DA TEMPO PER OTTENERE PAGHE UGUALI, MA PER MOVIMENTARE QUALCOSA C'È VOLUTA LA SPINTARELLA DEGLI SPONSOR…

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NAZIONALE FEMMINILE DI CALCIO USA NAZIONALE FEMMINILE DI CALCIO USA

Flavio Pompetti per “il Messaggero”

 

Sei anni di battaglia, di minacce di boicottaggio da parte degli sponsor e di serrate da parte delle atlete, ma alla fine giustizia è fatta. Le giocatrici della nazionale di calcio femminile negli Stati Uniti riceveranno compensi pari a quelli che la federazione paga ai loro colleghi della squadra maschile.

 

Megan Rapinoe e le sue compagne hanno vinto, e la vittoria non è uscita da un'aula di tribunale dove era iniziata, ma da un accordo a tre tra i rappresentanti delle due squadre e la U.S. Soccer, che è un invito alle altre federazioni internazionali perché spostino l'anacronistico muro che separa i sessi nello sport.

 

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Da oggi, e per la durata delle prossime quattro coppe del mondo di calcio maschile e femminile fino al 2028, la US Soccer dividerà in modo uguale il contributo che riceve dalla Fifa per le manifestazioni. Il 90% circa del contributo (più o meno 24 milioni di dollari), entrerà a far parte di una cassa comune, e sarà ripartito tra gli atleti e le atlete, con un pagamento individuale che una volta arricchito dagli sponsor raggiungerà la cifra di partenza di 50.000 dollari.

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Anche le partite di preparazione e le partecipazioni a tornei minori saranno compensate in modo paritetico: un minimo di 18.000 dollari per la partecipazione all'evento; fino a 24.000 dollari per le vittorie che segnano l'avanzamento nelle fasi successive di una competizione. Cifre che fanno delle squadre nazionali statunitensi le meglio pagate al mondo, specie per quanto riguarda la componente femminile. Il gettone di presenza è poi arricchito da compensi individuali per il rendimento.

 

L'accordo è la tappa più recente del lungo percorso di lotta delle donne per la parità di trattamento. Una cordata iniziata nel 1970 dalla tennista Billie Jean King, la quale denunciò che all'Open d'Italia la sua vittoria era pagata 600 dollari, contro i 2.900 toccati al vincitore del torneo maschile, il rumeno Ilie Nastase.

la nazionale femminile usa festeggia la vittoria in coppa del mondo la nazionale femminile usa festeggia la vittoria in coppa del mondo

 

IL PERCORSO

L'atleta-attivista due mesi dopo insieme ad altre otto colleghe diede vita ad un circuito alternativo di tennis femminile, che nel tempo è diventato la Wta. Dopo di lei la bandiera dell'equal pay è stata imbracciata da altre stelle dello sport a cominciare dal tennis, dove Serena Williams ha visto sancire l'uguaglianza nel 2017 tra i due circuiti dell'Atp e della Wta.

 

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L'ultima battaglia, questa volta nel calcio, è stata quella promossa nel 2016 dalla centrocampista della nazionale Usa Megan Rapinoe. La formazione nella quale la giocatrice ha militato fino a quest' anno (per la prima volta dal 2006 ha appena mancato la convocazione a febbraio), aveva promosso insieme alle sue colleghe una causa per discriminazione sul lavoro contro la federazione.

 

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La squadra pluridecorata, vincitrice di quattro coppe del mondo, domina da tre decenni la scena internazionale e l'attenzione del pubblico, ma ha ricevuto finora solo una frazione dei compensi spettanti ai colleghi maschi, mai arrivati oltre i quarti di finale in Coppa del mondo, e assenti per mancata qualificazione nell'edizione del 2018. La US soccer si era irrigidita in un fermo rifiuto davanti alla richiesta.

 

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Sono stati gli sponsor commerciali delle due squadre a farla riflettere, e a convincerla che solo una soluzione negoziale avrebbe rilanciato l'immagine della federazione, e la possibilità di continuare a generare introiti pubblicitari. In caso contrario Nike, Volkswagen, Visa e Anheuser Bush erano pronti a voltare le spalle, e respingere la popolarità del calcio negli Usa sotto la linea del galleggiamento dalla quale è uscita solo in tempi recenti.

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