LA RESISTENZA DELL’ACQUA – MAGNINI ASSOLTO DA OGNI ACCUSA DI DOPING DOPO 2 ANNI VUOTA IL SACCO IN UN LIBRO: “LA GIUSTIZIA SPORTIVA NON PUÒ GIOCARE CON LA VITA DELLE PERSONE – PORCELLINI, IL MEDICO AL CENTRO DELL’INDAGINE, NON MI HA MAI PROPOSTO SOSTANZE VIETATE E IO NON LE HO MAI CHIESTE. MI ERA STATO PRESENTATO DA…" - "IL MOMENTO PIU’ DIFFICILE? QUANDO L'ACCUSA ASSERIVA CHE IL PROBLEMA ONCOLOGICO DI MIO NIPOTE ERA UNA FALSITÀ”

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Marco Bonarrigo per il “Corriere della Sera”

 

magnini palmas magnini palmas

Due titoli mondiali sui 100 metri stile libero (nessun italiano mai, prima), due fidanzate da copertina (Federica Pellegrini e Giorgia Palmas), il doppio ruolo di atleta e ambasciatore dello sport pulito.

 

Svegliandosi la mattina del 1° giugno 2017, Filippo Magnini scopre di essere sulle prime pagine di tutti i quotidiani perché indagato dalla Procura del Coni, accusato di doping sulla base di intercettazioni, senza essere mai risultato positivo o trovato in possesso di sostanze proibite. In 48 mesi, subisce due processi e due squalifiche di quattro anni, il massimo della pena. Poi, il 26 febbraio scorso, l' incubo svanisce: la suprema corte del Tribunale dello Sport di Losanna capovolge la sentenza italiana e assolve Magnini da ogni colpa.

 

Filippo, come e dove vive questi giorni drammatici?

«A Milano, con grande senso di responsabilità: la situazione è grave e tutti dobbiamo attenerci alle regole per uscirne presto. Sono con Giorgia, Sofia e i nostri cagnolini. Passo le giornate in famiglia».

 

L' ultima nuotata?

«A metà febbraio. Poi sono riuscito a ordinare online degli attrezzi da palestra per allenarmi a casa».

magnini cover magnini cover

 

Giugno 2017: lei passa dal palcoscenico sportivo-mediatico alla cronaca.

«Mi sveglio e mi trovo sulle prima pagine dei giornali. Mi crolla il mondo addosso, non ne comprendo il motivo. Sono incredulo».

 

Si parla di doping: la giustizia ordinaria la considera un testimone. Quella sportiva, la processa e condanna due volte. Accanimento?

«Vista l' assoluzione non è giusto parlare di accanimento».

 

Il processo sportivo italiano ha avuto momenti di grande tensione. I suoi giudici prima o poi ammetteranno il loro errore?

«Il processo è stato subito difficile: più andavo avanti meno ne capivo il meccanismo. Non mi interessa che ammettano l' errore: il mondo l' ha già compreso. Mi interessa siano venute fuori la verità e la mia innocenza».

 

Perché questa storia è finita in un tribunale sportivo?

giorgia palmas e filippo magnini si sposano giorgia palmas e filippo magnini si sposano

«Perché chi doveva giudicarmi non conosce lo sport, non si intende di integrazione, fisioterapia, alimentazione. Però ha pieno e libero potere di giudicare. Ne sono uscito grazie all' avvocato Maria Laura Guardamagna: mi è stata vicina sul piano difensivo ma anche su quello umano».

 

Lei non ha mai rinnegato Guido Porcellini, il medico al centro dell' indagine?

«Ho sempre detto la verità: Porcellini non mi ha mai proposto sostanze vietate e io non le ho mai chieste. Seguiva molti grandi atleti e anche con loro si è sempre comportato correttamente: è stato infatti scagionato dall' accusa di spaccio nei confronti di sportivi. Se poi nella vita privata agiva in modo diverso con altre persone, io non potevo saperlo. Porcellini mi era stato presentato da mio cugino Matteo Giunta, attuale allenatore federale del nuoto. Era un oncologo e ha seguito la malattia di mio nipote».

 

Lei ha parlato di grande difficoltà nello spiegare la sua innocenza.

MAGNINI PALMAS MAGNINI PALMAS

«In Italia è più facile distruggere che costruire. Parlare male di qualcuno ha più ritorno mediatico che parlarne bene. Mi sono ritrovato su tutte le prime pagine a processo sportivo non ancora iniziato. Dopo l' assoluzione, poche testate mi hanno dato gli stessi spazi che mi avevano riservato per accusarmi. Per questo ho deciso di raccontare la storia in un libro: "La Resistenza dell' Acqua"».

 

Qual è stato il momento più difficile?

«Fatico a sceglierne uno. Sono stati tanti e ognuno così pesante e mortificante che a ripensarci mi viene un peso allo stomaco. Penso a quando l' accusa asseriva che il problema oncologico di mio nipote era una falsità e mi tornano alla mente i pianti miei e della mia famiglia quando abbiamo scoperto la malattia. Mi ricordo dei tanti ospedali, da Milano alla Francia, che abbiamo girato per trovare una soluzione. Mi fa rabbia sentire che una persona - che non ha davanti un terrorista o uno stupratore ma un atleta - affermi una cosa del genere solo per dar manforte alla sua teoria accusatoria».

filippo magnini filippo magnini

 

C' è qualcosa di cui si è pentito?

«No, la vicenda è emersa esclusivamente dalla convinzione di colpevolezza nella testa di chi mi accusava a prescindere dalla lettura delle prove».

 

Che cosa prova verso chi l' ha trascinata in giudizio e per due volte l' ha giudicata colpevole?

«Lei cosa proverebbe? Sono stato accusato e condannato ingiustamente ma ora che ho vinto la mia energia è proiettata solo sul futuro».

 

Quella di Losanna è l' unica sconfitta nella storia della giustizia sportiva italiana. Che lezione trarne?

«Che non si gioca con la vita delle persone. Non sono un giurista, non ho le competenze tecniche per dire cosa debba cambiare. Ma so che una decisione del Tribunale Antidoping può distruggere sia dal punto di vista sportivo che umano. Per un atleta di alto livello lo sport è lavoro, è vita. Ogni sentenza che possa comportare la sua esclusione deve essere presa con cautela o le conseguenze possono essere devastanti».

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Cautela in che senso?

«Serve essere più possibilisti su una valutazione di innocenza rispetto a una di colpevolezza. Chi giudica deve conoscere la materia sportiva, la vita di chi lavora sui centesimi di secondo e segue un programma di integrazione alimentare studiato sui suoi parametri. E sapere che lo staff di un atleta è composto da professionisti che operano per farlo star bene. Tutto questo non può essere messo in mano a chi non sa di cosa si sta parlando. Io non discuterei mai di ingegneria aerospaziale perché non ne capisco niente».

 

Il Cio ha appena rinviato i Giochi di Tokyo.

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«Giusto. Quello che sta capitando è più grande di qualunque gara sportiva».

 

Che cosa direbbe a chi in questi giorni si allena senza sapere quando potrà gareggiare?

«Di non mollare. Nessuna sfida è troppo grande da non poter essere vinta».

Sta per pubblicare un libro. Il suo lettore ideale?

«Chiunque voglia conoscere la mia storia e capire come si reagisce ad una grossa ingiustizia. Chiunque ami lo sport, desideri comprendere la bellezza e le difficoltà di essere un campione. È dedicato a chi lotta per i propri sogni e ama la vita».

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