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LO RICONOSCETE? – QUANDO GIOCAVA E' STATO COINVOLTO IN STORIE DI COCA, ALCOL E FESTINI, DOPO IL RITIRO È RINSAVITO, HA MESSO SU QUALCHE CHILO, E SI E' REINVENTATO “MEDICO” IN PATRIA – IN ITALIA È STATO CONSIDERATO UNO DI QUEI TALENTI CHE NON SONO MAI RIUSCITI A ESPRIMERE COMPLETAMENTE IL LORO POTENZIALE. OGGI, A 43 ANNI, E' AMATISSIMO NEL SUO PAESE ED E' SEMPRE IN BILICO FRA GLORIA E ABISSO. DI CHI SI TRATTA?

Lorenzo Nicolao per www.corriere.it

 

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Nei primi anni Duemila Adrian Mutu è stato uno dei talenti più promettenti del calcio romeno, ricoprendo un ruolo di primo piano anche in serie A, come attaccante di Parma, Juventus, Fiorentina e, prima fra tutte, l’Inter, che lo portò in Italia dalla Dinamo Bucarest. 

 

Come per tanti altri talenti dello sport però, anche Adrian Mutu si è lasciato condizionare dalla sua vita fuori dal campo, con scelte che ne hanno condizionato rendimento e carriera in generale. Oggi, a 43 anni, rimane una delle figure più controversi del calcio europeo, amatissimo in patria ma sempre in bilico fra gloria e abisso.

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Testimonial di un ospedale

In questi giorni Mutu è presente sui manifesti lungo le strade di Bucarest vestito da dottore: un modo per dare sostegno al terzo settore attraverso una pubblicità solidale, un progetto per salvare vite e sostenere la sanità nel suo Paese. È, più precisamente, l’esito di un contratto da testimonial stipulato con l’M Hospital, uno delle strutture mediche più all’avanguardia in Romania. 

 

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Non è la prima volta, del resto, che l’ex campione, capocannoniere assoluto della nazionale rumena con 35 gol in 77 presenze, viene coinvolto in iniziative del genere: in passato sono state campagne di donazione di farmaci o di mascherine per il Covid, o anche ingenti somme di denaro. «Se fosse stato un medico attivo, Mutu avrebbe sicuramente indossato il camice dell’M Hospital», è lo slogan scelto dall’ospedale che ha sede a Bucarest. 

 

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Non sono mancati però commenti ironici, in patria e in Italia, dettati dal suo passato burrascoso. Molti infatti lo ricordano, più che come un grande attaccante in campo, come ragazzo indisciplinato e inaffidabile fuori, un «bad boy» dal comportamento rivedibile che gli costò anche squalifiche, processi e pesanti multe.

 

Ascesa e declino da calciatore

Adrian Mutu appartiene infatti al club di tutti quei talenti che non sono mai riusciti a esprimere completamente il loro potenziale, non tanto per le opportunità avute, quanto per l’incostanza e il comportamento fuori dal campo. 

 

Arrivò in Italia a 20 anni, acquistato dall’Inter nel 2000, riuscendo poi a dare il proprio meglio con le maglie di Parma (31 presenze e 18 reti) e Fiorentina (112 presenze e 54 reti), ma nel pieno della sua carriera agonistica non sarà capace di fare il grande salto con il Chelsea in Premier League o con la Juventus in Serie A. Concluse la carriera da calciatore giocando per diverse squadre in patria, dopo aver militato al Cesena e all’Ajaccio per qualche anno. Il suo ritiro dal calcio giocato nel 2016.

 

Cocaina e doping

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Tra eccessi, alcool, un flirt con una pornostar e notti brave di colui che era stato soprannominato «Briliantul», diamante in rumeno, la pagina più nera fu però quella vissuta ai tempi del Chelsea del presidente russo Roman Abramovich, appena arrivato alla guida di Blues. Nel settembre 2004 Mutu venne infatti trovato positivo alla cocaina, dopo appena un paio di presenze.

 

Sospeso per sette mesi con quasi 24mila euro di multa da pagare, dopo che il club inglese aveva pagato il suo cartellino 17 milioni di euro. L’episodio diede vita anche a un lungo contenzioso, che si concluse solo nel 2018, con un lauto risarcimento a favore del Chelsea.

 

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Il naso rotto al cameriere

Non rimase un episodio unico. Quando giocava con la Fiorentina fu fermato per colpa della sibutramina, un dimagrante-lassativo che rientrava comunque tra le sostanze proibite. La madre disse che lo usava lei e che il figlio lo aveva preso per sbaglio. Beccato più di una volta nel 2010, venne squalificato per altri nove mesi. 

 

Proprio in quel periodo venne accusato di aver rotto il naso al cameriere di una discoteca di Firenze, un gesto per il quale venne condannato nel 2015 al pagamento di un risarcimento di 14mila euro.

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Le donne e le accuse di maltrattamenti

I suoi problemi non sono derivati solo dalle sostanze illegali. L’ex moglie Alexandra Dinu, dalla quale ha avuto un figlio, lo accusò di maltrattamenti, mentre per la seconda moglie Consuelo Matos Gómez, figlia dell’ambasciatore dominicano presso la Santa Sede, è rimasto coinvolto in una rissa, a causa di avances che le avevano rivolto (da lei ha poi avuto due figlie). Dopo il secondo divorzio, sposa nel 2017 l’ex miss Romania Sandra Bachici, dopo aver avuto da lei un altro figlio. Tra gli invitati a quelle nozze anche l’ex compagno di squadra Sebastian Frey.

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I flop da allenatore

Con la volontà di riscattarsi, grazie anche le lauree in Giurisprudenza e in Scienze dello Sport all’Università di Bucarest, Mutu si è avventurato nella carriera d’allenatore, prima la Voluntari e la squadra araba dell’Al-Wahda, poi con la nazionale romena Under 21 e il Craiova, squadra della massima serie romena. 

 

Non molto fortunato in nessuno di questi casi, le esperienze in panchina si sono concluse dopo poco. Nonostante i magri risultati come allenatore, è stato sempre acclamato dai suoi tifosi, anche dagli spalti, con i fan che hanno preferito applaudirlo piuttosto che fischiarlo per i suoi trascorsi.

 

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Il sogno Fiorentina

Adrian Mutu, nonostante le vicende avverse, anche da tecnico, non rinuncia però ai suoi sogni, e ha confessato più volte di voler un giorno diventare c.t. della nazionale maggiore rumena. Allo stesso tempo, ha raccontato che gli piacerebbe anche un ritorno in Italia, dove il più grande desiderio sarebbe quello di allenare la Fiorentina. 

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«I più bei ricordi sono quelli con Cesare Prandelli, il tecnico che mi ha ispirato di più — aveva detto nel 2020 —. Farò esperienza in Romania, per poi provare a tornare in Italia e dare finalmente il massimo». I buoni propositi di un uomo forse diverso, che ha detto di aver imparato dai suoi errori. L’approccio migliore per rimettersi in corsa, anche dopo averne viste (e fatte) tante.

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