gigi riva

UN ROMBO DI TUONO: GIGGIRRIVA! - MENTRE UN DOCUFILM LO CELEBRA, IL PIU’ GRANDE ATTACCANTE ITALIANO PARLA DI POLITICA, AMICI, CANZONI, BANDITI E DEPRESSIONI -  “NEL CALCIO HO TROVATO QUELLO CHE LA VITA NON MI AVEVA DATO. HO PERSO MIO PADRE, MIA SORELLA E MIA MADRE. IL CALCIO DI OGGI NON LO GUARDO, È TROPPO LENTO - CON DE ANDRÉ RIMANEMMO UN’ORA ZITTI - IL BANDITO MESINA? ME LO RITROVAI IN MACCHINA, NON VOLEVA CHE LASCIASSI CAGLIARI. IO HO SEMPRE DECISO DA SOLO. FIGURIAMOCI SE POI ME LO DICEVA MESINA…” - "SODDISFATTO DI MELONI PREMIER? PER NIENTE. IO LA PENSO DIVERSAMENTE” - VIDEO

Marco Madoni per “il Venerdì – la Repubblica”

 

gigi riva nella sua casa

A righe e a quadretti. Per Gigi Riva non faceva differenza. Anzi, forse meglio a quadretti; potevano ricordare la rete della porta dei campi di calcio. Nei primi anni Settanta, in Sardegna, il volto in multicolor alla Warhol dell’idolo del Cagliari e della Nazionale conquistava addirittura le copertine dei quaderni Pigna per i bambini delle elementari. Persino di chi, continentale, tifava Juventus. Poco importa, Riva era Riva.

 

Anzi Giggirriva, tutto raddoppiato, all’isolana, e tutto attaccato, miticamente, come conviene a quei pochi, pochissimi che dall’iperuranio riflettono la propria immagine in carne e ossa al centro degli stadi.

 

gigi riva gol in rovesciata contro il vicenza

Questo soltanto per ricordare di chi parliamo; se mai qualcuno lo avesse dimenticato o se i più giovani non avessero idea del più grande attaccante del calcio italiano, 35 gol in azzurro su 42 partite, media pazzesca, un record che resiste da quasi cinquant’anni. E chissà per quanto tempo ancora.

 

Vallo a fermare, Giggirriva. Ci hanno provato in parecchi sui campi, invano. Ci ha provato la vita, i tanti lutti in gioventù, il collegio, gli infortuni, la depressione, le crisi. Piegato ma mai spezzato. Come giunco deleddiano al vento. Lo sguardo triste in tutti i ritratti. La mascella forte. La maglia azzurra e quella bianca del Cagliari, con i bordi rossoblù e le quattro asole perforate dal filo a tenerla stretta. E sul petto, prima e dopo l’unico scudetto della storia, lo stemma sardo dei quattro mori. Allora con gli occhi bendati. Ossimoro esemplare per lui, Riva, che invece ci ha sempre visto benissimo. Soprattutto se doveva mirare alla rete avversaria.

gigi riva cover

 

Poterci parlare, oggi come ieri, è impresa ardua. Riva ha perpetuamente blindato il suo privato, dribblato i giornalisti e i fotografi. Detto pochissimo. E ha fatto del rigore etico il tratto distintivo della sua esistenza. Un perfetto hombre vertical, o homine balente per dirla alla sarda. I suoi no sono da collezione: ai grandi club che lo avrebbero coperto di soldi, agli sponsor pubblicitari, al cinema, agli inviti, alle apparizioni pubbliche. Oggi vive all’ultimo piano in un condominio cagliaritano, mentre la maggior parte dei giocatori della Serie A contemporanea, viene da pensare, abita ville con non meno di cinque bagni.

 

Eppure, per dire, lui ha disputato una finale mondiale con avversari Pelè e Rivelino, vinto quattro giorni prima la partita del secolo (scorso, ma forse non solo) contro la Germania, conquistato il titolo europeo con la Nazionale, messo in bacheca tre trofei di capocannoniere. Oltre al campionato del ‘70, chiaro. E, soprattutto, nessuno come lui in Italia aveva in dote un sinistro tanto esplosivo. La palla colpita quasi sempre di collo pieno, il piede a sfiorare appena il terreno, una dinamica perfetta. E la porta centrata nove volte su dieci. Vedi un po’.

trofei in casa di gigi riva

 

Se oggi ci è possibile suonare al suo citofono lo dobbiamo al regista Riccardo Milani, autore di commedie di successo, che ha appena firmato un docufilm sulla vita e le gesta di Riva, Nel nostro cielo un rombo di tuono, con un titolo che riprende l’attributo cucito addosso al campione da Gianni Brera, e che uscirà nei prossimi giorni nelle sale. Ha fatto un’impresa, Milani, se vogliamo anche soltanto nel riuscire a tenere una telecamera accesa davanti a Riva. Ma è diventato prima di tutto suo amico. E per il lombardo Gigi, sardo di adozione, senza retorica, per carità, la detesta, l’amicizia è sempre valsa più di un gol. Roba non da poco.

 

GIGI RIVA 16

E’ proprio Milani che ci apre la porta, presentandoci anche agli amici che fanno da compagnia a Riva in questa intervista in cui si parlerà di calcio e politica, di Draghi e Meloni, di De André e Zeffirelli, di Lo Bello e Rivera. E di un incontro segreto e finora mai rivelato con il bandito Graziano Mesina.

 

Sul divano siedono anche il libero del Cagliari di allora, Giuseppe Tomasini, pronto a integrare i racconti dell’ex compagno divenuto praticamente un fratello, e l’amico Sandro Camba, dirigente della Federcalcio. Intorno, si muovono i due figli di Riva, Nicola e Mauro, che lo seguono amorevolmente, lo stimolano,

considerando che il papà, il 7 novembre 78 anni, da un po’ di mesi si rifiuta di uscire, prediligendo alle strade del capoluogo sardo che lo osanna, al ristorante quotidiano di Giacomo Deiana, ma anche alla spiaggia del Poetto, la sua poltrona bianca e le sigarette.

 

Beh, Riva, almeno si godrà qualche partita in tv. In chi si rivede oggi: Benzema, Mbappé, Vlahovic?

“Non so”. Pausa. Segue lieve, timido imbarazzo. Poi l’affondo: “Io non vedo alcuna partita”.

 

Lei non segue il calcio? E perché?

“Perché il calcio di oggi mi annoia. E’ così monotono, si passano la palla da una parte all’altra del campo, aspettando soltanto che si apra un varco. Troppo lento. Noi eravamo più rapidi, andavamo presto in verticale. E via a cercare il gol”.

GIGI RIVA 16

 

Il gol, appunto, così importante per lei. Quell’esultanza con le braccia alzate, tese, i pugni chiusi, un gesto quasi adolescenziale, come se giocasse ancora nell’oratorio di Leggiuno da don Piero...

Anche qui si ferma un momento, sembra fissare il vuoto. Finché: “Per me il gol era la liberazione, voleva dire passare poi una settimana tranquilla, aver fatto bene il mio lavoro. Se per di più si trattava di una rete decisiva, allora ero ancor più contento per i compagni”.

 

Eppure, per carità, per uno che era solito trasmettere emozioni zero, quel momento sembrava anche voler dire qualcosa in più, una specie di momentanea liberazione.

“Certo, era la rabbia che esplodeva. Nel calcio ho trovato quello che la vita non mi aveva dato. Non ho avuto un’infanzia facile, ho perso mio padre, mia sorella e mia madre, dimenticavo tutto per un momento soltanto quando giocavo a pallone. E a Cagliari ho avuto un po’ di serenità, un minimo, anche grazie ai miei compagni che mi hanno sempre aiutato. E grazie alla Sardegna che ha sempre manifestato grande affetto”.

 

GIGI RIVA 14

Affetto che lei ha ripagato rinunciando ai grandi club del Nord, che la volevano a tutti i costi.

“Nella vita ero passato da un pianto all’altro. Qui tutto mi sembrava meno doloroso. Per forza ho rifiutato tre trasferimenti”.

 

Tanto dolore, tanta gloria inframezzata da lunghi infortuni, poi le scarpette appese. Quindi, ci permettiamo di parlarne perché lo ha già fatto una volta anche lei pubblicamente, l’avvento della depressione.

“Parliamone pure, è una parola grossa, ma va detta. La porto addosso, ci sono abbonato. Ci sono cascato dentro quando ho smesso di giocare. Mi schiacciava. Ma ora sto meglio”. E la palla passa a Nicola: “Finalmente ha appeso l’abito di Giggirriva, è tornato a essere soltanto Luigi e si gode la famiglia”. Riprendiamo.

GIGI RIVA

 

Se non ama le partite, vediamo però che non si perde i tg.

“Ma c’è troppa politica, venti minuti su mezz’ora. Un’esagerazione, la gente è stanca e poi ecco che cosa succede”.

 

Che cosa succede?

“Che votano in questo modo”.

 

Cioè? Lei ha votato?

“Io no, perché sapevamo tutti come sarebbe andata a finire”.

 

Non è quindi soddisfatto di Meloni premier?

“Per niente. Io la penso diversamente”.

 

Ci scusi sempre, visto però che siamo in argomento: quando in passato ha votato, lo ha fatto a sinistra?

“Più al centro”. “Io invece a sinistra”, interviene deciso Tomasini, “mio padre era partigiano, ho sempre scelto così. E la situazione attuale proprio non mi piace”.

 

manlio scopigno e gigi riva

E Draghi? Lei, Riva, così autorevole, capace, apprezzato in tutto il mondo, potrebbe anche essere considerato, se vogliamo, il Draghi del calcio. In fondo per molti anni ha ricoperto il ruolo di dirigente della Nazionale.

“Draghi mi piace, è bravo, in quest’Italia che fatica…”.

 

Chi non le piace, invece, guardando anche all’estero?

“Putin. Andrebbe fermato, ha sbagliato tutto invadendo un altro Paese libero”.

 

E i No Vax?

“Mi hanno contestato perché ho scelto il vaccino, ma sono loro che dovrebbero stare zitti, non io”.

 

Abbiamo parlato di sinistra, centro, destra. E stavolta è la politica che può darci una mano per tornare al calcio: secondo la definizione della Treccani, lei era un “centravanti”. Eppure indossava rigorosamente la maglia numero undici che allora contraddistingueva l’ala sinistra. Come si definirebbe?

manlio scopigno e gigi riva 3

“Un attaccante, semplicemente. Sebbene abbia sempre preferito giocare in mezzo”.

 

In mezzo ma comunque lontano dai riflettori. Anche da quelli del cinema: il regista Zeffirelli la voleva in Fratello sole, sorella luna. E anche lì doveva interpretare, se ci è concesso, il ruolo di “prima punta”, San Francesco. Ha rifiutato rinunciando ad un cachet di quattrocento milioni. Si è mai pentito?

“Mai, volevo soltanto giocare al calcio”.

 

Semmai le piacevano più le canzoni e in particolare quelle di De André. Si favoleggia di un suo lungo incontro con il cantautore. Animatissimo…

“Per carità, dopo esserci detti ‘ciao’ siamo stati per un’ora quasi in silenzio. D’altronde, con i nostri caratteri… . Poi tra una sigaretta e un whisky si è sciolto un po’ il ghiaccio. E alla fine, passate ore, lui mi ha regalato la sua chitarra e io la mia maglia”.

 

Dove vi siete visti?

“A Genova, in casa sua, dopo una partita. Conoscendo la mia passione, aveva organizzato tutto a sorpresa un mio ex compagno che era andato a giocare nella Sampdoria”.

 

Conosceva anche lui la sua passione?

manlio scopigno e gigi riva 2

“Beh, quando con la squadra salivamo sul pullman io avevo conquistato il privilegio di sedermi accanto all’autista. E insieme la gestione dei nastri musicali. Mettevo sempre Bocca di rosa e La canzone di Marinella. Anche se la mia preferita era Preghiera in gennaio“.

 

E i suoi compagni, cantavano?

“Macché, mi tiravano di tutto, ma non mollavo. De André mi ha insegnato tanto, che se dicessi non saprei esattamente neanche che cosa. Forse ho ammirato il suo comportamento”.

 

A proposito di buona condotta, di quella vicinanza ai più umili tanto cara a De André: lei ha aperto nel 1976 una scuola calcio particolare, nel quartiere di Sant’Elia, gratuita per i bambini provenienti dalle famiglie disagiate.

gigi riva

“Ne vado fiero. E’ stata la prima in Italia. E lì, tra gli altri, è cresciuto Nicolò Barella, ex Cagliari, ora dell’Inter e della Nazionale”.

 

Gli azzurri, quindi: da giocatore e poi team manager, qual è stata secondo lei la squadra più forte? Quella di Valcareggi, di Bearzot, di Sacchi, di Lippi?

“La mia con dentro Baggio”.

 

E chi avrebbe tolto?

“Non so, ma la lui doveva starci per forza, era bravissimo”.

 

C’era Rivera. Andava d’accordo con lui?

“Ero obbligato: doveva passarmi la palla… Quando l’aveva tra i piedi, io scattavo, sapevo che da lì a poco mi sarebbe arrivata, precisa”.

 

E con Boninsegna? Qualcuno ha parlato di dissapori.

“Favole, dormivamo anche insieme in foresteria. Magari se uno aveva segnato e l’altro no c’era qualche muso durante la settimana. Tutto qua”.

 

Possiamo dire però che la sua spalla preferita era Gori.

“Perfetto, faceva spazio, creava gioco. Il mio ideale”.

 

Chi soffriva di più come difensore?

“Burgnich. Era fatto di filo e di ferro”.

 

Filu ’e ferru?

gigi riva

Risata. “Era di legno e di acciaio. Aveva un fisico spaventoso. E io non mi tiravo mai indietro. Eravamo simili. Mi metteva giù e diceva che non voleva, con l’espressione del viso un po’ falsa. Faceva parte del gioco: voleva eccome”.

 

E Scopigno, allenatore del Cagliari campione?

“Un fuoriclasse, competente, sempre pronto a capire le situazioni. Un giorno con alcuni compagni ci eravamo chiusi in camera per non farci vedere, avevamo acceso così tante sigarette che il fumo si tagliava a quadretti. Lui bussa, a sorpresa: ‘C’è qualcuno che ha da accendere?’ “.

 

Con gli arbitri come si trovava? Si parla di un diverbio con Lo Bello in un celebre Juve-Cagliari.

“C’è stato, ma con Lo Bello non vi erano problemi, semmai stima reciproca. D’altronde in campo lui era molto sicuro, competente. Aveva i suoi personalismi, però capiva di calcio. E non disdegnava di parlare con i giocatori. Era il migliore”.

gigi riva

 

Nel film di Milani si ascoltano molti giocatori di ieri e di oggi parlare di lei. Buffon la chiama “Gigione”.

“Con lui ho un grande rapporto, ma posso dire lo stesso con tutti i giocatori anche quando sono stato dirigente della Nazionale. In fin dei conti avevo mangiato lo stesso pane”.

 

Resta un mistero, si chiama Grazianeddu, Mesina, il bandito sardo per eccellenza. Andava allo stadio camuffandosi e le scriveva dalla latitanza quando si ipotizzava un suo passaggio al Milan o alla Juventus: le chiedeva di non muoversi. Gli ha mai risposto?

“Mai”. Silenzio. “Però…”. Altro silenzio.

 

Però?

“Un giorno, a Cagliari, me lo sono trovato in auto”.

 

E che cosa voleva? Anche stavolta che restasse in Sardegna?

gigi riva 1

“Sì”.

 

E lei mica avrà poi deciso così per via di Mesina?

Sorride. “Certo che no, io ho sempre deciso da solo. Figuriamoci se poi me lo diceva Mesina…”.

 

Sempre in auto, ma infilati sotto il tergicristallo, si narra che lei trovasse spesso biglietti di ammiratrici.

“Qualcuno. Inviavo le foto a chi le chiedeva”. E riecco Tomasini: “Qualcuno? Se noi ne ricevevamo due a settimana, lui cento”.

 

Riva, scusi, ma come è possibile che dopo tanti anni a Cagliari non parli ancora con il minimo accento sardo?

“Ho imparato soltanto le parolacce”. Nel salotto altra risata. Stavolta liberatoria. Anche perché per Riva la tortura, pardon l’intervista è finita.

gigi riva

 

Usciti, sotto il palazzo, sentiamo le voci di un gruppo di bambini. C’è un oratorio. Un campo da calcio. Si gioca. Ma la maglia di tutti è rossonera, non la casalinga rossoblù. Dietro la divisa, come i calciatori professionisti di oggi, i piccoli atleti hanno già scritto il loro cognome. E viene da immaginarli, in caso di rete, esultare sull’esempio dei loro idoli, con i due pollici a indicare dietro le spalle. Altri tempi.

 

A voltare le spalle siamo però poco dopo noi, quando, improvviso, un tripudio dal campetto ci richiama. C’è un bambino di origini asiatiche che corre slalomeggiando tra i compagni, braccia alzate, pugni tesi: “Gol, gol…”. E ce n’è un altro che si affretta a complimentarsi con lui. A voce alta. Con naturalezza: “E chi sei, Giggirriva?”.

fabrizio de andre

 

Dall’oratorio, andiamo in pace.

gigi rivagraziano mesina. gigi rivadori ghezzi fabrizio de andre by guido harari gigi rivaGIGI RIVAGIGI RIVAgraziano mesina 18GRAZIANO MESINAgigi riva

Ultimi Dagoreport

bettini ruffini gabrielli schlein renzi conte onorato

DAGOREPORT – CON SALVINI ALLE CORDE, TAJANI ALLO SBANDO, VANNACCI IN AGGUATO, BASTEREBBE UNA SPINTARELLA TUTTI INSIEME E, PLUF!, L'ARMATA BRANCA-MELONI NON CI SAREBBE PIU' - INVECE, IL CAMPO LARGO E' SEMPRE AL PUNTO ZERO DEL "VAFFA": PRIMARIE SÌ O NO? SCHLEIN O CONTE? E COME TENERE INSIEME I GRILLINI CON L'INFIDO RENZI? - QUALCOSA NEI PROSSIMI GIORNI POTREBBE MUOVERSI: ERNESTO MARIA RUFFINI DOVREBBE FORMALIZZARE LA TRASFORMAZIONE DEL SUO MOVIMENTO “PIÙ UNO”, FORMATO DA UNA RETE DI GRUPPI CATTOLICI, IN UN PARTITO - AD AFFIANCARE RUFFINI, SAREBBE PRONTO FRANCO GABRIELLI, GIOVANILE DEMOCRISTIANA, COMPAGNO DI SCUOLA DI ENRICO LETTA, EX CAPO DELLA POLIZIA E DEI SERVIZI, GIA' SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DRAGHI - L’OBIETTIVO? DIVENTARE I FRONTMAN “ISTITUZIONALI” DI CASA RIFORMISTA, CON RENZI DEFILATO E IL VOLTO AUTOREVOLE E SECURITARIO DI GABRIELLI A GUIDARE IL CENTRONE - COME LA PRENDERA' IL ''CONTE TRAVAGLIO'' LA PRESENZA DEL DRAGHIANO GABRIELLI? E COME REAGIRA' LA DUCETTA DEL NAZARENO ALL'ANNUNCIO DELL'"ONORATO BETTINI DI PRESENTARSI ALLE PRIMARIE? AH, SAPERLO...

conservative political action conference cpac donald trump giorgia meloni arianna francesco giubilei emanuele merlino sara kelany susanna ceccardi

AMERICÀ, FACCE TARZAN! – IL CONSERVATORISMO TRUMPIANO SBARCA A ROMA E DIVENTA SUBITO ROBA DA NANDO MERICONI INTERPRETATO DA SORDI – NEMMENO IL TEMPO DI APPARECCHIARE I TAVOLI DELLA CENA DELLA “CONSERVATIVE POLITICAL ACTION CONFERENCE” (CPAC), CHE SUBITO DEFLAGRANO GLI SCAZZI NELLA DESTRA CACIO E PEPE – CI SONO ARIANNA MELONI, SARA KELANY, LA LEGHISTA SUSANNA CECCARDI E IL PREZZEMOLINO FRANCESCO GIUBILEI. MA NON GLI ATTESI LUCA CIRIANI, ITALO BOCCHINO ED EMANUELE MERLINO – IL CLIMA È TESO SULLE TESTE DEI MAL-DESTRI DE' NOANTRI: TRUMP È CONSIDERATO POLITICAMENTE TOSSICO E IL CPAC “ITALIANO” DEL 2027 VIENE CONSIDERATO UN POTENZIALE INTRALCIO, FONTE DI POLEMICHE E IMBARAZZI NELL’ANNO DELLE ELEZIONI…

fagnani mentana corsini cairo

DAGOREPORT - DUE PERSONAGGI IN CERCA DI EDITORE. POTREBBERO ANCHE ESSERE SEI, PER CITARE PIRANDELLO, VISTO L'EGO TARANTOLATO DI CHICCO MENTANA, IL 71ENNE PENSIONATO MA CON NESSUNISSIMA VOGLIA DI RESTARE ‘’PRIGIONIERO DEI COMUNISTI DE LA7'', E DELLA 48ENNE “BELVA” FRANCESCA FAGNANI, IN ROTTA CON LA RAI – SE IL PROGETTO DEL MAGNATE GRECO KYRIAKOU A CUI LAVORAVA IL CHICCO MACINATO PER LA NASCITA DELLA "CNN ITALIANA" NON SI SA BENE DOVE SIA FINITO, HA PERSO QUOTA L'IPOTESI DI UN RITORNO A MEDIASET AL POSTO DEL CAPO SUPREMO DELL’INFORMAZIONE, MAURO CRIPPA. L’ULTIMA INDISCREZIONE È SKY ITALIA – SE MENTANA VUOL CHIUDERE CON CAIRO, LA FAGNANI VUOLE CHIUDERE "BELVE" PER MANCANZA DI “BELVE”: GLI OSPITI DI RICHIAMO SONO FINITI O PRETENDONO UNA MONTAGNA DI SOLDI - SI SONO ACCAVALLATE VOCI DI UNO SBARCO DELLA FAGNANI A MEDIASET, TIRANDO IN BALLO IL SUO BUON RAPPORTO CON MARIA DE FILIPPI. MA FINCHÉ LA DISCOLA DEL GOSSIP HA UN CONTRATTO CHE LA LEGA ALLA RAI FINO AL 2027, BUSSA ALLA PORTA LA MESSA IN ONDA DELLA NUOVA STAGIONE DI “BELVE”, IL 20 OTTOBRE - QUELLO CHE È CERTO È CHE SIA IL CHICCO CHE LA CHICCA SONO IN UN LIMBO, CON UN MERCATO SULLA CARTA ESISTENTE MA CON MILLE INCOGNITE REALI...

guerra russia ucraina vladimir putin volodymyr zelensky donald trump

DAGOREPORT – NON FATE LEGGERE A TRUMP L’ANALISI DELL’EX DIRETTORE DEI SERVIZI BRITANNICI, JOHN SAWERS, CHE SUL “FINANCIAL TIMES” SENTENZIA: “NON CI SARÀ NESSUNA TREGUA TRA MOSCA E KIEV FINO AL 2027”. IL TYCOON HA LE ORE CONTATE: DEVE TROVARE UN ACCORDO PURCHÉSSIA ENTRO NOVEMBRE, QUANDO I CITTADINI AMERICANI SARANNO CHIAMATI A VOTARE PER LE ELEZIONI DI METÀ MANDATO - UNA SCONFITTA DEL “DERAGLIATO MENTALE” DELLA CASA BIANCA È PRATICAMENTE CERTA. A MENO CHE NON RIESCA A CHIUDERE LA GUERRA IN EUROPA E FAR DIMENTICARE IL DISASTRO MILITARE AMERICANO IN IRAN – PUTIN NON CEDE AD ALCUN COMPROMESSO, E ZELENSKY LA VEDE “NERA” PER IL FUTURO…

attentato sigfrido ranucci bomba valter lavitola clesio gomes tavares pellegrino d’avino davino antonio passariello saverio mutone

DAGOREPORT- PECCATO CHE SIANO SCOMPARSI I POLIZIOTTESCHI DEGLI ANNI ’70, TIPO: “LA CAMORRA SFIDA, NAPOLI RISPONDE’’. DAVANTI AI COLPI DI SCENA DEL GASTRO-CRIMINAL-SHOW, STARRING LAVITOLA E RANUCCI, AVREBBERO SCODELLATO UN BEL FILMONE, INTITOLATO: “LA CAMORRA INDAGA, LA LEGGE RINGRAZIA” – QUANDO RANUCCI INDIRIZZA LE INDAGINI SULLA PISTA DELLA CAMORRA, IL CLAN CAVA, STORICA ORGANIZZAZIONE IRPINA DI QUINDICI, NON HA PRESO PER NIENTE BENE DI FINIRE SOTTO PRESSIONE PER IL LAVORO INVESTIGATIVO DEI CARABINIERI – INDAGANO E SCOPRONO CHE ANTONIO PASSARIELLO, L’UNICO LORO AFFILIATO DEL QUARTETTO BOMBAROLO (GLI ALTRI TRE NON ERANO ORGANICI AL CLAN), NON SI ERA PREOCCUPATO DI INFORMARE IL VERTICE DEL CLAN, NÉ DI RICEVERE IL VIA LIBERA PER COMPIERE L’ATTENTATO - I CAMORRISTI DECIDONO ALLORA DI INDIRIZZARE GLI INQUIRENTI SULLA PISTA GIUSTA, INVIANDO UNA MAIL AL PM: “SE CE LO AVREBBE DETTO NON GLIELO AVREMMO MAI PERMESSO PERCHÉ RANUCCI A NOI NON CI HA FATTO NIENTE E QUESTO SONO GUAI CHE NON VOGLIAMO, ALLORA PRIMA CHE SI MISCHIANO LE CARTE, LE COSE STANNO COSI…”. E GIÙ UN NUMERO DI TELEFONO INTESTATO A UN’ALTRA PERSONA MA UTILIZZATO DA PASSARIELLO, CHE GLI INVESTIGATORI NON AVEVANO ANCORA SCOPERTO. DA LÌ, INTERCETTANDO INTERCETTANDO, SI È FINITI A TAVARES E LAVITOLA… - VIDEO