SERIE A IN STREAMING: GIRERA’ PIU’ LA ROTELLINA O IL PALLONE? – DIRITTI TV, DAZN E’ IN VANTAGGIO SU SKY MA C’E’ IL PROBLEMA BANDA LARGA - 7 PARTITE SU 10 POTREBBERO ANDARE A DAZN CHE DOVRA’ EVITARE IL DISASTRO DELLA PARTENZA DI 3 ANNI FA: PARTITE INTERROTTE E IMMAGINI SGRANATE PER PROBLEMI DI RETE. LA BANDA LARGA COPRE IL 60% DEL PAESE E QUINDI 4 ABITAZIONI SU DIECI NON POSSONO USUFRUIRE DEL SERVIZIO. E ANCHE I PRESIDENTI DI SERIE A SI SONO FATTI VENIRE QUALCHE DUBBIO... 

Giuliano Balestreri  per https://it.businessinsider.com/

 

DAZN

La Serie A è arrivata all’ennesimo bivio. Dopo aver messo in stand by l’offerta dei fondi d’investimento per rilevare il 10% della media company in modo tale da avere le mani libere per negoziare il miglior accordo possibile con le tv per la cessione dei diritti per il prossimo triennio.

 

Sul piatto, però, sono arrivate solo due offerte concrete: svanito l’interesse degli investitori internazionali è fallito anche l’obiettivo di raggiungere quota 1,15 miliardi di euro a stagione con la cessione di soli diritti domestici. Un epilogo in qualche modo prevedibile a causa delle pandemia, del crollo generalizzato dei consumi e dall’incubo di un nuovo lockdown. E d’altra parte tutte le grandi leghe europee hanno dovuto registrare un ridimensionamento del giro d’affari.

 

DAZN

Il bivio a cui si trova la Serie A, però, impone scelte drastiche. Da un lato, infatti c’è Dazn che offre 840 milioni di euro per 7 partite in esclusiva e tre in contemporanea con un altro operatore; dall’altro Sky che ha messo sul piatto 750 milioni per tutte le gare sul satellite, ma senza le esclusive online – vietate a Santa Giulia dall’Antitrust fino al 2022 in seguito all’operazione R2-Mediaset.

 

 

In caso di assegnazione a Dazn, Sky sarebbe disposta a comprare i diritti per le 3 restanti partite a circa 70 milioni di euro. Tradotto: in assenza di un rilancio – su cui sperano alcuni club – tra le due offerte ballano circa 160 milioni di euro l’anno, un cifra che però potrebbe essere coperta, almeno parzialmente, dal lancio del canale di Lega: con 1,3 milioni di abbonati a 10 euro al mese l’obiettivo sarebbe raggiunto. Per un canale con un prezzo di 29,9 al mese – come era nei piani di iniziali di Mediapro tre anni fa – “basterebbero” 460mila abbonati. Un obiettivo ambizioso, ma non impossibile da raggiungere.

sky dazn

 

 

Al di là del ritorno economico – a cui va aggiunto il risparmio di 60 milioni legato alla scadenza del contratto con l’advisor Infront -, i 20 club di Serie A sono chiamati a esprimersi su un progetto industriale diametralmente opposto. Da una parte c’è la possibilità di continuare come in passato, ma appoggiandosi a un player diverso; dall’altra l’ipotesi di proseguire un matrimonio iniziato nel 2003 con Sky, gettando le basi per un canale che alla fine del triennio potrebbe essere autonomo e in grado di camminare da solo senza dover chiedere aiuto a nessuno.

 

 

dazn

Sperando, nel frattempo, che la banda larga arrivi a coprire l’intero Paese. Rispetto al 2016 la situazione è migliorata in maniera sensibile: allora la penetrazione era ferma al 15%, oggi è arrivata al 60%, ma questo vuole dire che quattro abitazioni su dieci non possono ancora vedere Dazn. D’altra parte non si spiegherebbe altrimenti la decisione dell’Ott di stringere un accordo distributivo con Sky per essere presente anche sulla piattaforma satellitare.

 

Leonard Blavatnik

E il dubbio se lo sono fatti venire anche i presidenti di Serie A. In Italia ci sono 24 milioni di unità abitative e secondo l’ultimo Osservatorio Agcom le reti internet attive sono 19,43 milioni: di queste, 11,8 milioni sono a banda larga. Un dato che di fatto escluderebbe una famiglia su due dalla possibilità di seguire il campionato di calcio in pay tv.

 

Certo, c’è chi – come Tim – scommette che la Serie A possa funzionare come volano nell’attivazione di nuove linee veloci, ma c’è anche chi teme un calo di visibilità che impatterebbe negativamente sulle sponsorizzazioni.  Dubbi che nel prossime ore dovranno essere sciolti dall’amministratore delegato Luigi De Siervo e dal presidente Paolo Dal Pino. E che – inevitabilmente – avranno una ripercussione sui negoziati con i fondi di private equity, a cui la Serie A ha dato appuntamento l’11 febbraio.

 

maximo ibarra 1

 

 

dal pinodal pinode siervo

 

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni elly schlein giuseppe conte antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT - LA LEGGE ELETTORALE BY MELONI-FAZZO È PRONTA E C’È UNA SORPRESA: SECONDO RUMORS RACCOLTI DA DAGOSPIA, LA RIFORMA NON PREVEDEREBBE IL NOME DEL PREMIER SUL SIMBOLO ELETTORALE, COME INVECE SOGNAVA LA SORA GIORGIA (AVENDO FALLITO IL PREMIERATO, “MADRE DI TUTTE LE RIFORME”, PROVAVA A INTRODURLO DI FATTO) – FORZA ITALIA E LEGA HANNO FATTO LE BARRICATE, E LA DUCETTA HA DOVUTO TROVARE UN COMPROMESSO - MA TUTTO CIO'  NON TOGLIE DALLA TESTA DI GIUSEPPE CONTE, DALL'ALTO DI ESSERE STATO DUE VOLTE PREMIER, LA FISSA DELLE PRIMARIE PER LA SCELTA DEL CANDIDATO PREMIER DEL CENTROSINISTRA UNITO - ALL'INTERNO DI UN PARTITO, LE PRIMARIE CI STANNO; PER LE COALIZIONI VIGE INVECE IL PRINCIPIO DEL PARTITO CHE OTTIENE PIU' VOTI (VALE A DIRE: IL PD GUIDATO DA ELLY SCHLEIN) - NEL "CAMPOLARGO" INVECE DI CIANCIARE DI PRIMARIE, PENSASSERO PIUTTOSTO A TROVARE I VOTI NECESSARI PER RISPEDIRE A CASA I “CAMERATI D'ITALIA” DELL’ARMATA BRANCA-MELONI…

giancarlo giorgetti - foto lapresse

FLASH! – UN “TESORO” DI RUMORS: I RAPPORTI TRA IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, GIANCARLO GIORGETTI, E IL SUO PARTITO, LA LEGA, SEMBRANO GIUNTI AL CAPOLINEA – IL “DON ABBONDIO DEL CARROCCIO”, QUALCHE GIORNO FA, PARLANDO DEL CASO VANNACCI, SI SAREBBE SFOGATO IN PARLAMENTO CON UN CAPANNELLO DI COLLEGHI LEGHISTI (TRA CUI ANCHE QUALCHE FRATELLINO D’ITALIA), MOSTRANDO TUTTA LA SUA DISILLUSIONE - LA SINTESI DEL SUO RAGIONAMENTO? “NON MI SENTO PIÙ DELLA LEGA, CONSIDERATEMI UN MINISTRO TECNICO…”

donald trump emmanuel macron charles kushner

DAGOREPORT – NEL SUO DELIRIO PSICHIATRICO, DONALD TRUMP STAREBBE PENSANDO DI NON PARTECIPARE AL G7 DI EVIAN, IN FRANCIA, A GIUGNO - SAREBBE UNA RITORSIONE PER L'''AMMONIMENTO'' DATO DAL DETESTATISSIMO MACRON ALL’AMBASCIATORE USA, CHARLES KUSHNER (CHE DEL TYCOON E' IL CONSUOCERO), CHE SE NE FREGA DI FORNIRE SPIEGAZIONI AL MINISTRO DEGLI ESTERI, BARROT, SUI COMMENTI FATTI DA WASHINGTON SULLA MORTE DEL MILITANTE DI DESTRA, QUENTIN DERANQUE - PER LO STESSO MOTIVO ANCHE GIORGIA MELONI, DIMENTICANDO CHE L'ITALIA E' NELL'UE E HA MOLTO DA PERDERE, HA IMBASTITO UNA GUERRA DIPLOMATICA CON MACRON - È UNA COINCIDENZA O C’È UNA STRATEGIA COMUNE TRA LA DUCETTA E TRUMP?