palazzo madama

IL SUK DI PALAZZO MADAMA FA TREMARE CONTE: IL GOVERNO RISCHIA DI NON AVERE I NUMERI - VINCENZO CARBONE, UOMO DI FIDUCIA DEL SENATORE LUIGI CESARO DETTO GIGGINO 'A PURPETTA, LASCIA FORZA ITALIA E PASSA CON RENZI. ALTRI DUE FORZISTI A UN PASSO DALL'ISCRIVERSI A ITALIA VIVA. IN QUESTO MODO AUMENTA IL POTERE D'INTERDIZIONE DI RENZI SUL GOVERNO. LE VOCI SUI FORZISTI E SUI 5 STELLE PRONTI A ENTRARE NEL CARROCCIO - MARCUCCI (CAPOGRUPPO PD) AVVERTE: "EVITEREI DI VOTARE LO SCOSTAMENTO DI BILANCIO A FINE MESE"

FABRIZIO RONCONE per il Corriere della Sera

 

GIUSEPPE CONTE IN SENATO

Ecco di cosa parliamo, stavolta. Al Senato, da qualche giorno, è ricominciato il solito mercato dei senatori. Niente di nuovo, direte. Forse, può darsi. Ma un tempo la scena almeno era più chiara: ti mettevi nel salone Garibaldi e aspettavi che magari il potente e temuto Denis Verdini comparisse in fondo al corridoio dei busti con la sua criniera bianca, con le scarpette di velluto come quelle di Briatore e al polso l'orologione d'oro massiccio,

 

e se non si fermava perché non aveva tempo per te, allora lo seguivi fuori, tanto stavano lì a brigare senza ritegno seduti ai tavolini del bar Ciampini, mandorle salate e promesse, Antonio Razzi raccontò di essere riuscito a pagare il mutuo grazie al Cavaliere. Adesso, però, a Palazzo Grazioli ci sono gli scatoloni del trasloco.

BELLANOVA E RENZI IN SENATO

 

E quanto a Verdini: oltre a dover risolvere qualche guaio giudiziario, deve fare pure il suocero di Matteo Salvini (la vita sa essere crudele). Lo scenario politico è radicalmente mutato e così anche il mercato dei senatori ne rispecchia certe atmosfere mediorientali. Confusione. Inganni. Affari che non capisci.

 

matteo renzi in senato

Per dire: Vincenzo Carbone lascia Forza Italia e passa con Matteo Renzi. Così, di botto. Questo Carbone era e resta però un uomo di fiducia del senatore Luigi Cesaro detto Giggino 'a Purpetta, ras di Sant' Antimo, Napoli, finito sui giornali tre settimane fa perché indagato dalla Procura antimafia in un'inchiesta su infiltrazioni della camorra nel mondo politico (i suoi fratelli, tutti e tre arrestati).

 

matteo renzi in senato

L'arrivo di Carbone è comunque salutato con euforia da Italia Viva, che così passa da 17 a 18 senatori. Non solo: gira voce che addirittura altri due forzisti sarebbero ad un passo dall'iscriversi al partito di Renzi. Che nei sondaggi però continua a restare inchiodato al 3% - qualche volta scivola persino sotto - e allora verrebbe da chiedere a questo Carbone: scusa, ma chi te l'ha fatto fare?

 

Carbone cincischia, risponde da statista, la spiega con una mezza crisi di coscienza, dice che non se la sentiva più «di stare al fianco dei sovranisti». L'operazione, intanto, si presta ad almeno due letture: in teoria dovrebbe rafforzare Giuseppe Conte, in realtà aumenta il potere d'interdizione di Renzi sul governo. Del resto è chiaro che con un esecutivo così traballante, rischiamo di dover stare qui con il pallottoliere per tutta l'estate.

 

SENATO CASELLATI MASCHERINE

Potenzialmente, l'aula di Palazzo Madama potrebbe infatti essere chiamata a una serie di voti assai complicati: prima il «decreto rilancio», poi il «decreto semplificazione», di certo il 15 luglio Conte sarà qui per la relazione che precede ogni Consiglio europeo (e il rischio, dicono, è che Emma Bonino decida di piazzargli una risoluzione a favore del Mes), infine c'è il problemone del voto sul cosiddetto «scostamento di bilancio».

 

Annusata l'aria del suk, Andrea Marcucci, capogruppo Pd, avverte: «Eviterei di votare lo scostamento di bilancio a fine mese. Statisticamente, è il periodo dell'anno con più malattie di stagione, qui al Senato».

 

Tradotto: rischiamo di non avere i numeri. Federico D'Incà, il ministro per i Rapporti con il Parlamento, fa quello sicuro: «Abbiamo una maggioranza ben superiore ai 161 voti necessari». Conta pure i 6 senatori a vita (ma tre non votano quasi mai), i 6 di Autonomie, e i 14 del gruppo Misto-Leu (dove però siedono anche tipi dal comportamento imprevedibile, come Tommaso Cerno, passato dal Pd a IV, e poi da lì venuto via urlando). Pier Ferdinando Casini (già perfettamente abbronzato):

 

GIUSEPPE CONTE IN SENATO

«Che noia, questi numeri. Tanto uno entra, uno esce». Intanto è già uscita, per entrare nella Lega, la grillina Alessandra Riccardi. E sarebbero pronte a seguirla in due: Marinella Pacifico e Tiziana Drago (Mattia Crucioli verso il Misto). Salvini, del resto, l'aveva detto: «Ho la fila». «È così: molti chiedono di venire con noi», racconta Gian Marco Centinaio, ex capogruppo, ex ministro, uno di quei politici che, se dice una cosa, ci si può fidare.

matteo renzi al senato

 

Sono tutti grillini? «In gran parte, sì. Ma non mancano i forzisti». I grillini sono quelli con più guai. «Beh: molti sono alla seconda legislatura, e la terza gli è vietata. Poi tutti sanno che a settembre ci sarà il referendum sul taglio dei parlamentari, una sfoltita importante, in un partito che è arrivato qui, alle ultime politiche, con il 32 %, e che oggi, se va bene, sta alla metà».

 

Cosa vi dicono? «L'altro giorno una mi fa: vorrei proprio passare con voi, ma se avete intenzione di andare a votare, resto nel Movimento. Sono sincera: io voterei la fiducia a Conte e anche a Stalin, pur di farmi altri tre anni di Parlamento». Questi li scartate. «Non siamo l'Arca di Noè. Ma, soprattutto, chi arriva da noi deve avere un passato cristallino».

 

CARBONE

E' un'allusione a Carbone, amico della famiglia Cesaro? «È un'allusione. Ma a chi, non glielo dico». Dalla buvette, a questo punto, viene fuori un senatore che sa sempre un mucchio di cose. Di solito ci mette la faccia: oggi però preferisce ritagliarsi il ruolo di «fonte», ora sta andando a una colazione di lavoro, più tardi è disposto a spiegare cosa sta succedendo nel partito del Cavaliere.

 

Succo della telefonata di tre ore dopo: «Il mercato di FI ha tre banchi. Quello della Ronzulli: che ha promesso a pochi fedelissimi un paracadute leghista. Poi c'è chi aspetta che alle regionali il partito imploda, per cercare di costruire una nuova forza di centro. Nel mezzo, c'è una folla di gente che non sa che fine farà. Il Cavaliere, intanto, osserva. Lui ha solo una preoccupazione: garantire pubblicità alle sue reti televisive». E' sempre una pena venire qui a Palazzo Madama, in questo luogo sacro della Repubblica, della democrazia, e trovarlo ridotto così.

matteo renzi con andrea marcucci 2andrea marcucci matteo renzi 1Alessandra RiccardiTIZIANA DRAGOMarinella Pacifico

Ultimi Dagoreport

antonio angelucci tommaso cerno alessandro sallusti

FLASH – UCCI UCCI, QUANTI SCAZZI NEL “GIORNALE” DEGLI ANGELUCCI! NON SI PLACA L’IRA DELLA REDAZIONE CONTRO L’EDITORE E I POCHI COLLEGHI CHE VENERDÌ SI SONO ZERBINATI ALL'AZIENDA, LAVORANDO NONOSTANTE LO SCIOPERO CONTRO IL MANCATO RINNOVO DEL CONTRATTO NAZIONALE E PER CHIEDERE ADEGUAMENTI DEGLI STIPENDI (ANCHE I LORO). DOPO LO SCAMBIO DI MAIL INFUOCATE TRA CDR E PROPRIETÀ, C’È UN CLIMA DA GUERRA CIVILE. L’ULTIMO CADEAU DI ALESSANDRO SALLUSTI, IN USCITA COATTA (OGGI È IL SUO ULTIMO GIORNO A CAPO DEL QUOTIDIANO). AL NUOVO DIRETTORE, TOMMASO CERNO, CONVIENE PRESENTARSI CON L'ELMETTO DOMANI MATTINA...

elly schlein giuseppe conte giorgia meloni rocco casalino

DAGOREPORT - QUESTA VOLTA, ROCCO CASALINO HA RAGIONE: ELLY SCHLEIN SULLA QUESTIONE ATREJU “HA SBAGLIATO TUTTO” - LA GRUPPETTARA DEL NAZARENO, CHIEDENDO UN FACCIA A FACCIA CON GIORGIA MELONI, HA DIMOSTRATO DI ESSERE ANCORA UNA VOLTA UN’ABUSIVA DELLA POLITICA. HA SERVITO SUL PIATTO D’ARGENTO ALLA DUCETTA L’OCCASIONE DI FREGARLA, INVITANDO ANCHE GIUSEPPE CONTE PER UN “THREESOME” IN CUI LA PREMIER AVREBBE SPADRONEGGIATO – IN UN CONFRONTO A TRE, CON ELLY E PEPPINIELLO CHE SI SFANCULANO SULLA POLITICA INTERNAZIONALE, DAL RIARMO ALL’UCRAINA, E FANNO A GARA A CHI SPARA LA “PUTINATA” O LA “GAZATA” PIÙ GROSSA, LA DUCETTA AVREBBE VINTO A MANI BASSE – QUEL FURBACCHIONE DI CONTE NON SI TIRA INDIETRO: NONOSTANTE LA DEM SI SIA SFILATA, LUI CONFERMA LA SUA PRESENZA AL DIBATTITO: "MI DISPIACE DEL FORFAIT DI ELLY, PER ME È IMPORTANTE CHE CI SIA UN CONFRONTO E POTEVAMO FARLO ANCHE INSIEME. POTEVAMO INCALZARE LA PREMIER..."

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)