djokovic

IL TRIONFO DI NOLE SOTTO LA MOLE - NOVAK DJOKOVIC BATTE CASPER RUUD A TORINO E VINCE IL SESTO TITOLO DELLE ATP FINALS, EGUAGLIANDO IL RECORD DI ROGER FEDERER E INCASSANDO UN MAXI PREMIO DA 4,7 MILIONI DI EURO - IL SERBO CHIUDE CON UN TRIONFO UNO DEGLI ANNI PIÙ DIFFICILI DELLA SUA CARRIERA, TRA LA "DETENZIONE" IN AUSTRALIA E L'ESCLUSIONE DA NEW YORK - DA JOHN ELKANN ALLA SANTANCHE': ECCO CHI ERA PRESENTE SUGLI SPALTI - FOTO BY MEZZELANI

 

Foto di Ferdinando Mezzelani per Dagospia

Stefano Semeraro per “la Stampa”

 

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E così Novak Djokovic è riuscito a fare quello che voleva: spaccarli tutti. Per ultimo in due set (7-5 6-3) Casper Ruud, il muro norvegese che il Djoker ha sgretolato con la sua forza che assomiglia a quella dell'acqua, fluida e inarrestabile. È campione per la sesta volta alle Atp Finals - record di Federer eguagliato - maestro più ricco (con maxi premio di 4,7 milioni di dollari) e più anziano di sempre a 35 anni e mezzo, numero 5 del mondo alla fine di un anno che più difficile, per lui oltre che per il mondo, non avrebbe potuto essere.

 

Iniziato con la «detenzione» in Australia, dove per una settimana è stato trattato da reietto, continuato fra mille polemiche con l'altra esclusione, quella da New York. In mezzo e alla fine, i due veri lampi: la vittoria numero 7 a Wimbledon e l'apoteosi di Torino. «Grazie a tutta la mia famiglia e al mio team per essermi stata vicina, solo noi sappiamo quello che abbiamo passato», ha detto, mentre Tara e Stefan, i suoi due figli, accompagnati dai due cuginetti, saltellavano a bordocampo.

 

 

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Vincere davanti a loro è una soddisfazione in più, forse la più grossa di una settimana in cui Nole era partito con le marce basse e le gambe «un po' pesanti», e che ha chiuso in gloria, dimostrando a tutti che quando trova la forma non ce n'è ancora per nessuno. Era il suo obiettivo, l'ha raggiunto, e quel numero 5 nel ranking mondiale ora suona un po' fasullo.

 

 

Con Nadal, vincitore in Australia e a Wimbledon, si è spartito quattro dei cinque tornei più importanti, alla Next Gen di Alcaraz ha dovuto lasciare gli Us Open (ma se fosse stato in campo, come sarebbe finita?) e alla fine gli è toccato consolare anche Ruud, alla terza grande finale persa dopo quelle di Parigi e New York. «Ma sei ancora giovane, avrai tempo per rifarti». Sottotesto: quando io non giocherò più.

 

 

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Poi c'è un'altra vittoria, la più inattesa, ed è quella del tifo. Abituato a recitare da cattivone e giocare con il pubblico sempre contro, da qualche tempo il vento gli sta girando a favore. Da Antipatico a Venerato Maestro, in tutti i sensi. La parabola è nota e nel suo caso strameritata. Perché di Djokovic possono piacere o meno le idee, ma è impossibile non riconoscergli qualità enormi, sportive ma non solo, e un primato nei risultati che ormai minaccia di diventare assoluto.

 

 

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A Torino, complice l'uscita precoce dell'altro idolo Nadal, ha stravinto l'Oscar del tifo, i dodicimila del Pala Alpitour rispettavano Ruud ma volevano lui. Amore ovviamente ricambiato, con l'aggiunta di un endorsement di peso, ora che per Torino e l'Italia inizia una partita importante, quella del rinnovo per altri cinque anni come sede delle Finals. «Mi fa piacere tornare in Italia, è un paese che da sempre sta vicino al mio cuore», ha detto in italiano, mentre Tara, incantevole, scuoteva le treccine.

 

«Già l'anno scorso a Torino era stato un successo, quest' anno ancora di più, da giovane papà spero di ispirare tanti giovani». Tornate a casa e regalate una racchetta ai vostri bambini, il messaggio ecumenico di un ragazzo cresciuto sotto le bombe e che vorrebbe finire la sua carriera in pace. E possibilmente amato.

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