pablo echaurren

ADOTTA UN ARTISTA E CONVINCILO A SMETTERE PER IL SUO BENE - PABLO ECHAURREN IN UN PAMPHLET SI SCAGLIA CONTRO LE FOLLIE DELL'ARTE CONTEMPORANEA - "I GIOVANI CHE GIOCANO A FARE DUCHAMP NON SANNO CHE DUCHAMP NON HA MAI VENDUTO UN'OPERA, SEMMAI LE REGALAVA. L'ARTE E’ STATA UCCISA E RESUSCITATA COME MERCE E COME SPETTACOLO. DA SACRA È DIVENTATA SAGRA. NON È PIÙ LO SPETTATORE CHE VA INCONTRO ALL'OPERA MA IL CONTRARIO…”

Luigi Mascheroni per "il Giornale"

 

echaurren

Pablo Echaurren è uomo di grande cultura, ma poche parole. Ha già scritto, detto e dato tanto, alla vita e all'arte, in tutte le sue forme. È pittore, fumettista, disegnatore, collezionista, scrittore, documentarista. Provocador. Ha 70 anni, ed è così di sinistra ha lavorato per riviste d'avanguardia, collaborato con Lotta continua, figlio d'arte e padre della celebre copertina Porci con le ali, ha fatto e disfatto il Sessantotto e il '77, Indiani metropolitani compresi da offrire il sospetto di essere, per alcune cose, un conservatore.

 

È, comunque, fortemente a disagio col proprio tempo: un mondo in cui nulla ha più valore, ma tutto ha un prezzo. L'importante è essere sempre contro: controcultura, controtempo, contrordine, (contro)rivoluzione. L'ultimo atto anarchico di Echaurren è un pamphlet surreale, surrealista, impietoso e per tanti versi tragicamente vero sull'arte contemporanea: Adotta un artista e convincilo a smettere per il suo bene (Kellerman). Obiettivo: mettere a nudo la grande truffa che consiste nel fare credere alla contemporaneità che l'arte sia quello che oggi le viene presentato come tale. Un j' accuse non da posizioni conservatrici, ma ancora più radicali...

 

echaurren 1

«Abbiamo perso il valore della creatività in nome della provocazione fine a se stessa. Il gesto di Duchamp che sta alla base dell'arte del '900 oggi viene imitato come atto formale, non come provocazione estetica e esistenziale. Io non condanno nessuno, sia chiaro. Solo mi rifiuto di sottomettermi alle logiche della produzione che hanno conquistato il sistema dell'arte».

 

Perché convincere gli artisti a smettere di creare?

«È una battuta. Dietro la quale c'è il Claude Monet che predicava di disincentivare i giovani. Cioè non spingerli su una strada che illudendoli con facili successi e facili guadagni porta al fallimento. I media sottolineano sempre i record alle aste d'arte contemporanea.

 

echaurren 1

Quella è la superficie, ma sotto ci sono delusioni, frustrazioni, fallimenti. Vedendo ciò che offre il mercato, tanti pensano si possa diventare artisti senza particolari doti, e quindi tutti ci tentano. In realtà esistono meccanismi di selezione elitari e complessi, strategie di mercato, operazioni di investimento... Il giovane artista che pensa basti una provocazione per sfondare è come chi s' inventa un caramellato con le bollicine e crede di fare concorrenza alla Coca-Cola».

 

Siamo tutti artisti...

«Certo. Lo vogliamo, lo possiamo. Perché no? Tutti artisti e tutti alla Biennale. Tutti geni compresi. O MoMa o morte!».

 

Cos' è l'art system?

«Quella cosa per cui un artista, credendo di essere un contropotere, un provocatore, un duchampiano, in realtà desidera fortemente fare parte del sistema. Aspira al consenso del mondo che vorrebbe capovolgere. Un paradosso da cui non si esce. I giovani che giocano a fare Duchamp non sanno che Duchamp non ha mai venduto un'opera, semmai le regalava. Che era indifferente al successo, anche se poi gli è arrivato addosso. Che disprezzava il denaro, anche se oggi le sue opere non hanno prezzo».

duchamp 9

 

L'arte è stata uccisa ed è resuscitata come merce.

«E come spettacolo. L'arte da sacra è diventata sagra. Non è più lo spettatore che va incontro all'opera ma il contrario. Una delle forme più evidenti oggi del dissenso è l'arte: è vista come lo strumento più forte della provocazione, mentre è pura spettacolarizzazione, dunque in senso situazionista anche falsificazione.

 

Guy Debord, l'autore della Società dello spettacolo, diceva che Nel mondo realmente rovesciato, il vero è un momento del falso. Sia chiaro: non sono un reazionario che ha nostalgia del quadro ben dipinto, ma non mi faccio ingannare dal lanciatore di sampietrini da operetta. Dal gesto fintamente dissacratorio dentro il Cubo bianco, fatto per ricevere ammirazione e non per produrre un pensiero creativo».

 

Cosa manca?

Dago in the sky - Pablo Echaurren

«La tensione a rifiutare ogni forma di acquiescenza, di sottomissione. Alle mode, al mercato, al già detto e già visto».

 

Troppi artisti, troppe mostre, troppi soldi. Cosa fare?

«Prima cosa prenderne atto. Non dire che tutto va bene. Avere più spazi, più soldi, più opere, più esposizioni non è detto che sia meglio. La cultura americana della West Coast degli anni Sessanta non è mai entrata in un museo, eppure ha prodotto poster, musica, spettacoli, arte... Era una contro-cultura sincera. E ha lasciato un segno importante

 

CONIGLIO JEFF KOONS

Non ci sono veri artisti oggi? Artisti sinceri, onesti?

«Ce ne sono, sì. L'importante è che non si svendano. Che non cerchino riconoscimenti economici e sociali. Non sono mai i contemporanei a stabilire ciò che avrà valore, cioè durata nel futuro. L'opera d'arte è fatta per il 50% dall'autore e dal 50% dallo spettatore, anche di domani. Oggi si parla dei grandi artisti solo per via dei prezzi folli spuntati in asta. Ormai il valore di un'opera viene calcolato in base al prezzo che le si assegna, e non viceversa, come invece sarebbe logico».

 

Oggi il principio è: l'arte antica costa perché vale mentre l'arte contemporanea vale perché costa.

«Non solo. Oggi abbiamo la certezza di questo perché i contemporanei costano più degli antichi. La firma è più ammirata dell'opera stessa e il prezzo è ancora più ammirato della firma».

 

E così siamo arrivati a Jeff Koons e Damien Hirst...

«Non solo loro. In Cina e in India per fare due esempi ci sono campioni di cui noi ignoriamo il nome, o quasi, che spuntano cifre mostruose. L'arte diventa speculazione secondo il concetto che il denaro deve produrre altro denaro, e così si trasforma definitivamente in merce, incarnando un valore economico fittizio».

pablo echaurren soft wall 6

 

La nuova frontiera è fatta dai bitcoin, la blockchain, la Crypto Art, la smaterializzazione dell'opera...

«È l'ultimo passo. Ma fa sempre parte dello stesso gioco: nuovi tavoli su cui continuare a fare le stesse puntate. Un'altra illusione, l'ulteriore industrializzazione dell'arte. E invece si dovrebbe sviluppare un pensiero che si opponga a questo delirio merceologico e sostenere un'arte che sia incarnazione di un pensiero e non - come è pratica comune - la realizzazione di un brand».

 

E la critica, cosa fa?

«Ha ribaltato la superficialità in profondità».

 

damien hirst

Da poco hanno aperto la mostra di Damien Hirst alla Galleria Borghese di Roma, che porta il contemporaneo dentro l'arte classica, e quella di Maurizio Cattelan all'HangarBicocca a Milano.

«Non mi strapperanno mai un giudizio negativo su un artista contemporaneo. La mia è una critica a un meccanismo di autocompiacimento del mercato, dell'artista, dell'azienda che ci mette in fila per ammirare il prezzo incarnato a certi oggetti, che non siamo noi a scegliere.

 

Certe opere se non fossero incartate con un certo cartellino del prezzo perderebbero subito il loro fascino. La Gioconda non è il quadro più bello del mondo, affatto. Lo è diventato perché qualcuno lo ha detto. Prima che venisse rubato, a inizio del 900, non aveva il potere attrattivo che ha avuto dopo. Sono stati i media a trasformarlo nel quadro più bello e importante del mondo. La stessa cosa succede, moltiplicata, con l'arte contemporanea».

 

Ma l'arte non dovrebbe servire a cambiare le cose?

Dago in the sky - Pablo EchaurrenPABLO ECHAURREN

«Se fosse così sarebbe già stata dichiarata illegale e messa fuori legge».

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