corrado cagli

UN MARZIANI A ROMA - IL MUSEO DI PALAZZO CIPOLLA OSPITA LA MOSTRA “FOLGORAZIONI E MUTAZIONI” DEDICATA A CORRADO CAGLI - “ERA UN ARTISTA CHE ANDAVA PER CONTO PROPRIO, SEGUENDO UNA VEGGENZA D’INTUITO, UNA CONTROMOSSA AL CONFORMISMO CULTURALE; CHE NON VA CONFUSA CON PROVOCAZIONI E MANIERISMI, PERCHÉ  GIAMMAI RICADEVA NELLE FACILONERIE TRIVIALI, NEL GROTTESCO DALLE MOLTE ESCHE, NEL TONO ONIRICO SENZA VIRTÙ SURREALE

CORRADO CAGLI

Gianluca Marziani per Dagospia

 

A Roma le sorprese non finiscono mai e si annidano dietro titoloni a lettere cubitali, oltre le pagine emerse della cronaca e i tomi immersivi della Storia, sotto il rumore superficiale delle vie istituzionali. Per un alieno in missione Capitale, indagare il legame tra la città e le arti visive significa immergersi nei fondali delle zone controverse, sotto titoli e pagine note, laggiù dove si annida il glitch storiografico, quell’errore di valutazione che talvolta sottrae un raro talento dal podio degli eventi.

 

opera di corrado cagli 8

Corrado Cagli (nato ad Ancona nel 1910) scivolò da vivo in una retroguardia non consona, stilettato di striscio dai colpi incrociati degli idealismi crociani. Fu sottostimato e ambiguamente analizzato, escluso dal pathos accademico dei grandi capi, come fosse una riserva di buon tenore ma senza maglia da fuoriclasse.

 

La sua incolpevole colpa era l’eccesso d’estro, il suo porsi slittante tra i generi, rompendo la frittata ai sapienti di partito e partite. Solo dagli anni Sessanta, attraverso gli sguardi riparatori di Lorenza Trucchi, Enrico Crispolti e Francesco Poli, Cagli prese la giusta direzione focale. Morì nel 1976 dopo una vita colta e cosmopolita, un esilio negli Stati Uniti per via delle leggi razziali, un’esperienza da soldato nell’esercito americano, il ritorno definitivo in Italia nel 1948 e un gran numero di esperienze espositive.

 

opera di corrado cagli 9

Merito alla Fondazione Terzo Pilastro per aver supportato questo racconto antologico (“Folgorazioni e Mutazioni”, a cura di Bruno Corà, catalogo Silvana Editoriale), chiarendo l’architettura creativa di un artista prismatico, eclettico per metodo e soluzioni. Il Presidente Avv. Emmanuele F. M. Emanuele, infaticabile e unico nel suo mecenatismo multiforme, ribadisce il ruolo d’indagine della Fondazione su alcuni nodi irrisolti del Novecento, su autori da riposizionare, su vicende che erano state sporcate da derive ideologiche. In un momento che poco concede alle grandi monografiche, Palazzo Cipolla accoglie il pubblico dentro un’oliata macchina organizzativa, un museo in cui la parola “antologica” significa ampiezza visuale, definizione semantica, ordine cronistorico, nitore pedagogico, alto tenore installativo.   

 

Il vostro alieno da Capitale conosce svariati collezionisti che finora hanno ignorato le invenzioni di Cagli, forse spiazzati da quel suo varcare soglie sperimentali, da una facilità al cambiamento che è solo dei genietti insoddisfatti, dei giocatori che azzardano mentre ridefiniscono le regole. Ho girato tre volte nelle sale di Palazzo Cipolla e non potevo credere al succo limpido di un talento così lampante, così complesso e fuggevole, così minuzioso sui dettagli estetici, così ampio nei confini tematici e concettuali.

 

opera di corrado cagli

Difficile, oltretutto, limitarsi al grande pittore quando la mostra svela sculture, disegni, arazzi, bozzetti per costumi e scenografie teatrali, incrociati tra loro in una tessitura che varca le soglie temporali, i confini di una tendenza, le barriere di un metodo. La spiegazione del suo “insuccesso di fama” sta proprio nella fuga istintiva dal rituale d’appartenenza, da ogni gabbia univoca e troppo specifica. Cagli andava per conto proprio, seguendo una veggenza d’intuito, una contromossa al conformismo culturale; che non va confusa con provocazioni e manierismi, perché l’autore giammai ricadeva nelle facilonerie triviali, nel grottesco dalle molte esche, nel tono onirico senza virtù surreale.

 

opera di corrado cagli 7

Sia chiaro, non gli mancarono successi e guadagni, conoscenze e occasioni eccellenti, anche se certi diktat ideologici pesavano eccome. Oggi, con la giusta distanza del nuovo millennio, scompare la nebbia e la costellazione torna limpida: il muralismo e la ceramica tra le prime passioni, le belle personali in gallerie e musei, diverse Biennali veneziane Triennali milanesi e Quadriennali romane, le collaborazioni con i grandi teatri d’opera, il successo in territorio statunitense, l’apprezzamento per i suoi scritti teorici, le commissioni e le consulenze, le opere pubbliche come il Memoriale di Gottinga, la creazione con Balanchine di The Ballet Society… piccoli e grandi tasselli di una narrazione avvincente e internazionale, un esperanto visivo che cuciva assieme il ritmo del giusto presente con il rito della necessaria memoria.

opera di corrado cagli 6

 

Negli anni Trenta lo scopriamo arcadico e mitologico, intriso di affreschi pompeiani e pitture parietali, dedito a un ordine formale che plasmava corpi erotici, tra grecità platoniche e arruolamenti omerici. Sono anni in cui sperimentava le prime nature morte, degne cugine del miglior Carrà ma proiettate in un personale teatro degli oggetti, tra echi scenografici e carni vive, metafisiche di metafora e virtù prosaiche.

 

opera di corrado cagli 4

Sempre nei Trenta reinventava le vedute romane con spirito alla Savinio ma facendo sua la magia del tempo mentale, creando un palcoscenico volante dentro le rovine già postmoderne dei Fori. Sembrava intuire il destino turistico della Roma odierna, il fondale archeologico come quinta da teatro mimetico, quasi a evocare la Transavanguardia che sarebbe giunta quarant’anni dopo. Se mi concedete una battuta, direi che Sandro Chia dovrebbe pagare qualche royalties simbolica a Cagli.

opera di corrado cagli 5

 

E non solo lui, vi basti guardare gli intrecci di linee nere che evocavano scheletri robotici, un’intuizione del 1949 in cui l’astrazione gestuale nascondeva un suo bozzolo da linguaggio binario, una coscienza digitale del prossimo futuro. Così anche i lavori somiglianti a carte stropicciate, un esercizio di concetto che ho ritrovato in Alighiero Boetti ieri e in Eddie Peake oggi. O ancora le pitture cellulari degli anni Settanta, sorta di fluorescenze random in bianconero, elaborate sullo schema ritmico degli alveari.

 

Del suo tenore anomalo se ne accorse nel 1951 il sommo Emilio Villa, sottolineando l’innovazione spontanea, la complessità oltre la metafisica, il suo essere fuori dal dilemma tra astratti e figurativi. Ripensiamo anche alle sculture del nostro: cosmiche e sfuggenti come la sua pittura, proiettate nello spazio d’accoglienza, forme mineralizzate che integravano la scienza dentro la coscienza ideativa, ambiziose nel loro ingigantirsi sui palcoscenici teatrali. Per tutti noi che amiamo la potenza arcaica di Antony Gormley, diciamo che il nostro Cagli aveva intuito alcune cose qualche decennio prima del britannico. Confrontare per credere.

opera di corrado cagli 10

 

Cagli sperimentò per filoni tematici, ribadendo un legame simbiotico tra lo strumento tecnologico e il contenuto figurativo. Per lui l’opera era una sfida linguistica, un sistema biodinamico che rileggeva i propri riferimenti culturali, i temi letterari, la cultura classica, le passioni intime. Qualcuno l’accusò di guardare troppo certi maestri, da Carrà a Morandi, da de Chirico a Oppo; in realtà, rivedendo l’arco della sua parabola, si trattava di brevi dialoghi ad alta frequenza visiva, una connessione tattile e tattica per definire il multiverso dell’arte, la sua natura prismatica e mai definitiva.

 

Cagli riconosceva ai maestri l’imprimatur ideativo ma, al contempo, agiva con l’attitudine che oggi chiamiamo fluida; in altre parole, stabiliva sintonie d’esercizio linguistico, applicando variazioni personali su archetipi altrui, cambiando parole visive dentro la frase iniziale, così da azionare la citazione e farla sua, a conferma di quanto complessa fosse la sua idea di mimesi e proliferazione.

 

opera di corrado cagli 2

Non dimentichiamo che alcuni artisti inventano dal punto zero, aprendo porte su strade inesplorate; mentre altri osservano la porta appena dischiusa, entrando subito dopo, guardando l’approccio dell’apripista, capendone pregi e difetti, movendo il motore semantico dentro l’archetipo. Qualche volta, lo insegna la Storia, coloro che sono giunti subito dopo hanno ampliato la qualità di un’epoca, aggiungendo lo spiazzante, l’inaspettato, la seconda origine. Sono loro gli artisti che reinventano l’invenzione, contribuendo con modi unici alla complessità granulare di un periodo storico.

opera di corrado cagli 3

Ultimi Dagoreport

xi jinping donald trump iran cina

DAGOREPORT – LA CINA ENTRA IN GUERRA? L’ORDINE DI TRUMP DI BLOCCARE "QUALSIASI NAVE CHE TENTI DI ENTRARE O USCIRE DALLO STRETTO DI HORMUZ E DAI PORTI IRANIANI" NON POTEVA NON FAR INCAZZARE IL DRAGONE, PRINCIPALE ACQUIRENTE DI GREGGIO IRANIANO – SE NON VIENE REVOCATO IL BLOCCO, PECHINO MINACCIA DI FAR SALTARE L’ATTESO INCONTRO AL VERTICE CON XI JINPING, IN AGENDA A MAGGIO A PECHINO - DI PIU': IL DRAGONE SI SENTIRÀ AUTORIZZATO A RIBATTERE CON RAPPRESAGLIE POLITICHE CHE POTREBBERO TRASFORMARSI IN RITORSIONI MILITARI - L'ARABIA SAUDITA IMPLORA TRUMP DI FINIRLA DI FARE IL VASSALLO DI ISRAELE E DI TORNARE AL TAVOLO DEI NEGOZIATI CON L'IRAN. RIAD TEME CHE TEHERAN POSSA SCHIERARE I SUOI ALLEATI HOUTHI IN YEMEN PER BLOCCARE LO STRETTO DI BAB AL-MANDEB, UN'ARTERIA VITALE CHE TRASPORTA IL 10% DEL COMMERCIO GLOBALE TRA L'ASIA E I MERCATI EUROPEI ATTRAVERSO IL CANALE DI SUEZ, DETTA "PORTA DELLE LACRIME"…

meloni orban trump netanyahu papa leone

DAGOREPORT - REFERENDUM, GUERRA DEL GOLFO, ORBAN, PAPA LEONE: UNA BATOSTA DOPO L'ALTRA. IL BLUFF DEL CAMALEONTE DELLA GARBATELLA È GIUNTO AL CAPOLINEA: MEJO PRENDERE LE DISTANZE DA TRUMP E NETANYAHU, DUE TIPINI CON GROSSI PROBLEMI DI SALUTE MENTALE, PRIMA DI ANDARE A FAR COMPAGNIA AI GIARDINETTI AL SUO AMICO ORBAN - SOLO L'EROSIONE DEI CONSENSI LE HA FATTO TROVARE IL CORAGGIO DI CONDANNARE,  DOPO UN TRAVAGLIO DI SETTE ORE, IL BLASFEMO ATTACCO DEL SUO "AMICO" DI WASHINGTON AL PONTIFICATO DI PAPA PREVOST (SUBITO BASTONATA DA TRUMP: "SU DI LEI MI SBAGLIAVO") - OGGI E' STATA COSTRETTA A PRENDERE LE DISTANZE DAL "BOMBARDIERE" NETANYAHU, ANNUNCIANDO LA SOSPENSIONE DEL RINNOVO DEL PATTO DI DIFESA CON ISRAELE (ARMI, TECNOLOGIA, INTELLIGENCE) – CHISSÀ SE IL RINCULO INTERNAZIONALE DELLA DUCETTA AZZOPPATA RIUSCIRA' ANCORA AD ABBINDOLARE GLI ITALIANI….

donald trump papa leone xiv marco rubio jd vance andrea riccardi

DAGOREPORT - È FINITA LA PRESIDENZA TRUMP, È INIZIATO IL PONTIFICATO DI LEONE! SI MUOVE LA “RETE” VATICANA LEGATA ALL’AMERICA LATINA PER “NEUTRALIZZARE” IL BIS-UNTO DEL SIGNORE - IL RUOLO DI MARCO RUBIO, CATTOLICO E FIGLIO DI ESULI CUBANI CHE, A DIFFERENZA DEL NEO-CONVERTITO JD VANCE CHE HA AGGIUNTO BENZINA AL DELIRIO BLASFEMO DI TRUMP ("IL PAPA SI ATTENGA AI VALORI MORALI"), È RIMASTO IN SILENZIO, IN ATTESA SULLA RIVA DEL FIUME DI VEDERE GALLEGGIARE A NOVEMBRE, ALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IL CIUFFO DEL TRUMPONE - IN CAMPO LA COMUNITA' DI SANT’EGIDIO CON LA SUA POTENTE RETE DI WELFARE E DIPLOMAZIA - IL PROSSIMO SCHIAFFO DI LEONE AL TRUMPISMO CRIMINALE: DOPO AVER DECLINATO L'INVITO A CELEBRARE IL 250° ANNIVERSARIO DELL'INDIPENDENZA AMERICANA ALLA CASA BIANCA, IL 4 LUGLIO DEL 2026 PREVOST VISITERÀ LAMPEDUSA. UN POSTO E UNA DATA DI SICURO NON SCELTI PER CASO...

meloni berlusconi tajani marina pier silvio barelli

DAGOREPORT – MELONI IN TILT CON IL SUO PRIMO "AIUTO-CAMERIERE" TAJANI RIDOTTO DAI BERLUSCONES A UNO ZOMBIE: LA DUCETTA HA BISOGNO PIU' CHE MAI DI AVERE A SUA DISPOSIZIONE FORZA ITALIA NELLA MAGGIORANZA MA "LA FAMIGLIA" NE HA PIENE LE SCATOLE DELL'AUTORITARISMO DEI "CAMERATI D'ITALIA", VUOLE UN PARTITO DAL VOLTO NUOVO, LIBERALE E MODERATO, CON BUONI RAPPORTI CON L'UE, AVVERSO SIA AL TRUMPISMO SIA AL PUTINISMO - GIA' AVVISATA LA "FIAMMA MAGICA" CHE MEDIASET NON SARA' PIU' DISPONIBILE A FARE IL MEGAFONO DEL MELONISMO AVARIATO - ORA TAJANI SARÀ MESSO ALLA PROVA SULLA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE CHE FAVORISCE SOLO FDI – LA “NUOVA” FORZA ITALIA NON ANDRA' A SINISTRA, RIMARRÀ NEL GOVERNO FINO AL 2027 MA, PRIMA DELLE ELEZIONI, SI DOVRÀ RIDISCUTERE IL PROGRAMMA DELLA COALIZIONE - SE NON SI TROVERA' LA QUADRA, FORZA ITALIA AVRA' LE MANI LIBERE: DEL RESTO, IL PPE (DI CUI GLI AZZURRI FANNO PARTE) IN EUROPA E IN GERMANIA, GOVERNA CON I SOCIALISTI....

matteo renzi silvia salis

DAGOREPORT: PRIMARIE SI’ O NO? - SE DECIDERA' DI RICORRERE AI GAZEBO, IL CAMPOLARGO CHIAMERÀ L’ADUNATA POPOLARE TRA GENNAIO E FEBBRAIO 2027. AL MOMENTO IN CAMPO CI SONO ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE (AMBEDUE CONTRARISSIMI AL "PAPA STRANIERO") - MATTEO RENZI, TUTOR DI SILVIA SALIS, SPINGE PERCHÉ LA SINDACA DI GENOVA SIA DELLA PARTITA, ACCETTANDO DI CONTARSI ALLE PRIMARIE, FONDAMENTALE PER AVERE L'INVESTITURA DI LEADER DELLA “CASA RIFORMISTA”, LA FORMAZIONE LIBERAL-CENTRISTA IN COSTRUZIONE CHE DEVE AFFIANCARE IL SINISTRISMO DEL PD-ELLY E IL "PROGRESSISMO" A 5STELLE DI CONTE - MA L'EX MARTELLISTA TENTENNA, NICCHIA, PRENDE TEMPO IN ATTESA DI SONDAGGI A LEI PIU' FAVOREVOLI...

viktor orban - giorgia meloni - 7

URBI ET ORBAN! IL TONFO DI VIKTOR NON DIVIDE SOLO LA MAGGIORANZA DI GOVERNO (FORZA ITALIA ESULTA): APRE UNA CREPA ANCHE DENTRO LA “FIAMMA MAGICA” DI PALAZZO CHIGI: UN ESPONENTE DI SPICCO E' RIMASTO DI STUCCO DI FRONTE AL MESSAGGIO DI CONFORTO E SOLIDARIETA' DI GIORGIA MELONI ALL''AMICO'' UNGHERESE USCITO SCONFITTO – MERCOLEDÌ ARRIVA A ROMA ZELENSKY A CACCIA DI SOLDI E DOVRÀ INDOSSARE LA MASCHERA DI ATTORE CONSUMATO PER DISSIMULARE L'IRRITAZIONE VERSO IL CAMALEONTE DELLA GARBATELLA CHE NON HA FATTO MAI MANCARE IL SUO SOSTEGNO AL TRUMPUTINIANO ORBAN, AUTORE DEL VETO AL FINANZIAMENTO EUROPEO DI 90 MILIARDI ALL'UCRAINA - PER NON PARLARE CHE LA MELONI PRO-UCRAINA (A PAROLE) MAI HA APERTO LA BOCCUCCIA QUANDO IL SUO "AMICO" TRUMP HA FATTO PRESSIONI (EUFEMISMO) SU ZELENSKY DI CALARE LE MUTANDE ALLE RICHIESTE DI PUTIN... - VIDEO