gioconda

MONNA LISA DE’ NOANTRI - TROVATA LA 'GIOCONDA ITALIANA': FACEVA PARTE DELLA COLLEZIONE TORLONIA - DIMENTICATA PER ANNI ALLA CAMERA, ORA TORNA RESTAURATA PER LA MOSTRA 'LEONARDO A ROMA' - CHI L'HA FATTA COPIAVA DIRETTAMENTE DAL MAESTRO. MA SUL FATTO CHE CI ABBIA MESSO MANO ANCHE DA VINCI SI PUO’ DISCUTERE. D'ALTRONDE DOVE C'E' UN LEONARDO, C'E' UN MISTERO...

Dario Pappalardo per la Repubblica

 

gioconda e gioconda torlonia

D' accordo, il sorriso non è proprio lo stesso e il pallore dell' incarnato forse non si addice alle riproduzioni sui gadget. Ma la posa è quella, così come il paesaggio sullo sfondo, e persino le misure. A Roma c' è una Gioconda. Il mistero, però, è capire perché sia stata nascosta al pubblico, dimenticata tra le sale della Camera dei deputati. Dal 1925, l' anno in cui fu lasciata in deposito dalla Galleria nazionale d' arte antica di Palazzo Barberini, se ne erano perse le tracce.

 

Ora Monna Lisa romana torna restaurata per la mostra Leonardo a Roma. Influenze ed eredità all' Accademia dei Lincei (4 ottobre - 12 gennaio 2020), realizzata sotto l' alto patronato del presidente della Repubblica, a cura di Roberto Antonelli e Antonio Forcellino.

 

gioconda

Qui, nella Villa Farnesina affrescata da Raffaello, si cercherà di approfondire il passaggio del genio di Vinci nella città dei papi, che avviene tra il 1513 e il 1517, prima dell' ultimo, definitivo trasloco in Francia, dove l' artista muore 500 anni fa. «Tutto fa pensare che la Gioconda di Roma sia uscita dallo stesso atelier di Leonardo», dice Cinzia Pasquali, la restauratrice ufficiale dei capolavori leonardeschi del Louvre, che la scorsa estate ha lavorato anche su questo quadro mai visto. «L' opera, molto tempo dopo la sua esecuzione, è stata trasportata dal legno, su cui Leonardo lavorava, alla tela e questo per noi è un elemento importante.

 

la gioconda leonardo da vinci

La resa resta impressionante, nonostante l' impoverimento e i danni subiti. Il materiale con cui è stata eseguita e le dimensioni sono compatibili con il dipinto del Louvre: sembra del XVI secolo. Non solo: la superficie inferiore abrasa mostra pentimenti abbastanza simili all' esemplare di Parigi». Guardando le riflettografie, i ripensamenti sulla posizione delle dita della mano sinistra sono gli stessi. «È un oggetto molto bello, ma non è Leonardo. Però può aiutarci a capire qualcosa di più su di lui», puntualizza Pasquali.

 

leonardo da vinci

Riavvolgiamo il nastro della storia, allora. Leonardo, tra il 1513 e il '17 è a Roma con la Gioconda numero 1: continua a modificarla e con lui un allievo non identificato della bottega allestita al Belvedere, in Vaticano, la copia e la aggiorna seguendo il maestro. Proprio come accade con un' altra Monna Lisa, quella del Prado di Madrid, restaurata nel 2010 e attribuita di volta in volta a Francesco Melzi o al Salaì, eredi del genio rinascimentale. Di certo, sin dal principio, quello della Gioconda non è un ritratto come tanti, se l' artista lascia che si replichi quasi "in diretta" e finisca poi per portarlo con sé in Francia, senza consegnarlo mai a un ipotetico committente.

leonardo da vinci

 

Ma qual è l' origine della Gioconda romana? A recuperarla per la mostra dei Lincei è stato il curatore Antonio Forcellino. «Se ne erano dimenticati tutti - spiega - Si trovava nella sala del questore della Camera, dentro una cornice ottocentesca. Era considerata una crosta, evidentemente. Eppure, nel commento all' edizione delle Vite di Vasari stampato da Felice Lemmonier nel 1851, si fa riferimento a questa come a un' eccellente copia ». In quel momento, a metà Ottocento, il quadro è nella collezione Torlonia; la famiglia lo dona allo Stato italiano nel 1892. Ma, risalendo all' indietro nel tempo, l' inglese Jonathan Richardson, già nel 1721, descrive una Gioconda nel romano Palazzo Dal Pozzo, addirittura come opera dello stesso Leonardo. Sul telaio c' è ancora incollato un foglio scritto in francese in grafia settecentesca che fa riferimento al trasporto della pittura dalla tavola alla tela.

 

«Oggi la Gioconda Torlonia ci permette di leggere meglio quella del Louvre che è intoccabile - dice Forcellino - Vale soprattutto per il paesaggio. Se in quella del Prado appare semplificato, in questo caso è sovrapponibile al tipo di Parigi. E il restauro chiarisce che nella parte sinistra quello che al Louvre sembra un sentiero polveroso è in realtà un fiume che innaffia un terreno arido. La Gioconda, nata come un ritratto, alla fine diventa una grande allegoria della fertilità, è un' icona simbolo della natura».

salvator mundi

Forcellino si spinge a dire che la mano del maestro possa essere intervenuta anche sull' esemplare romano: «La tecnica pittorica con cui è realizzato l' incarnato è impalpabile. Non vedi le pennellate - continua - Non si conoscono altri pittori a cui possiamo attribuire una resa dello sfumato così. Sul fatto che l' abbia toccata Leonardo si può discutere.

LEONARDO DA VINCI

 

Questo è un quadro pubblico, non dove essere venduto sul mercato».

Il 29 e il 30 novembre gli studiosi leonardiani di tutto il mondo arriveranno ai Lincei per confrontarsi sull' argomento. Ma anche sul capitolo ancora tutto da scrivere degli anni romani di Leonardo, dove le influenze reciproche con Raffaello e Michelangelo sono da approfondire.

 

Secondo lo storico dell' arte tedesco Frank Zöllner, è qui che il maestro avrebbe concepito l' idea del San Giovanni e del Bacco del Louvre e di quel Salvator Mundi, il cui esemplare più noto e controverso è sparito lo scorso anno, dopo essere stato acquistato dal principe saudita Mohammed Bin Salman come l' opera più costosa del mondo: 450,3 milioni di dollari. Dove c' è un Leonardo c' è un mistero. Il sorriso di Monna Lisa conferma. Adesso anche dal Lungotevere.

leonardo da vinci

 

Ultimi Dagoreport

donald trump flavio briatore

CIAO “BULLONAIRE”, SONO DONALD! – TRUMP, CON TUTTI I CAZZI E I DAZI CHE GLI FRULLANO NELLA TESTA, ALMENO DUE VOLTE A SETTIMANA TROVA IL TEMPO PER CAZZEGGIARE AL TELEFONO CON IL SUO VECCHIO AMICO FLAVIO BRIATORE – DA QUANDO HA VENDUTO IL TWIGA, L’EX FIDANZATO DI NAOMI CAMBPELL E HEIDI KLUM E' UN PO' SPARITO: CENTELLINA LE SUE APPARIZIONI TV, UN TEMPO QUASI QUOTIDIANE - IN DUE MESI È APPARSO NEI SALOTTI TV SOLO UN PAIO DI VOLTE: UNA A DICEMBRE A "DRITTO E ROVESCIO" CHEZ DEL DEBBIO, L’ALTRA MERCOLEDÌ SCORSO A “REALPOLITIK” MA NESSUNO SE N’È ACCORTO (UN TEMPO BRIATORE FACEVA NOTIZIA)

donald trump giorgia meloni ixe sondaggio

DAGOREPORT - CHE COSA SI PROVA A DIVENTARE “GIORGIA CHI?”, DOPO ESSERE STATA CARAMELLATA DI SALAMELECCHI E LECCA-LECCA DA DONALD TRUMP, CHE LA INCORONÒ LEADER "ECCEZIONALE", "FANTASTICA", "PIENA DI ENERGIA’’ E ANCHE "BELLISSIMA"? - BRUTTO COLPO, VERO, SCOPRIRE CHE IL PRIMO DEMENTE AMERICANO SE NE FOTTE DELLA “PONTIERA” TRA USA E UE CHE SI È SBATTUTA COME MOULINEX CONTRO I LEADER EUROPEI IN DIFESA DEL TRUMPISMO, E ORA NON RACCATTA NEMMENO UN FACCIA A FACCIA DI CINQUE MINUTI, COME È SUCCESSO AL FORUM DI DAVOS? - CHISSÀ CHE EFFETTO HA FATTO IERI A PALAZZO CHIGI LEGGERE SUL QUEL “CORRIERE DELLA SERA” CHE HA SEMPRE PETTINATO LE BAMBOLE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI, IL DURISSIMO EDITORIALE DI UN CONSERVATORE DOC COME MARIO MONTI - CERTO, PER TOGLIERE LA MASCHERA ALL’INSOSTENIBILE GRANDE BLUFF DELLA “GIORGIA DEI DUE MONDI”, C’È VOLUTO UN ANNO DI ''CRIMINALITÀ'' DI TRUMP MA, SI SA, IL TEMPO È GALANTUOMO, I NODI ALLA FINE ARRIVANO AL PETTINE E LE CONSEGUENZE, A PARTIRE DAL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO, POTREBBERO ESSERE MOLTO AMARE TRASFORMANDO IL ''NO'' ALL'UNICA RIFORMA DEL GOVERNO IN UN "NO" AL LEGAME DI MELONI CON LA DERIVA FASCIO-AUTORITARIA DI TRUMP... 

tommaso cerno barbara d'urso durso d urso francesca chaouqui annamaria bernardini de pace

FLASH – IERI SERA GRAN RADUNO DI PARTY-GIANI ALLA CASA MILANESE DI TOMMASO CERNO, PER CELEBRARE IL 51ESIMO COMPLEANNO DEL DIRETTORE DEL “GIORNALE” – NON SI SONO VISTI POLITICI, AD ECCEZIONE DI LICIA RONZULLI. IN COMPENSO ERANO PRESENTI L’AVVOCATESSA ANNAMARIA BERNARDINI DE PACE E L’EX “PAPESSA” FRANCESCA IMMACOLATA CHAOUQUI. A RUBARE LA SCENA A TUTTE, PERÒ C’HA PENSATO UNA SFAVILLANTE BARBARA D’URSO STRETTA IN UN ABITINO DI DOLCE E GABBANA: “BARBARELLA” AVREBBE DELIZIATO I PRESENTI ANNUNCIANDO CHE, DOPO FABRIZIO CORONA, ANCHE LEI TIRERÀ FUORI QUALCHE VECCHIA MAGAGNA…

giorgia meloni carlo calenda

FLASH – CARLO CALENDA UN GIORNO PENDE DI QUA, L’ALTRO DI LÀ. MA COSA PENSANO GLI ELETTORI DI “AZIONE” DI UN’EVENTUALE ALLEANZA CON LA MELONI? TUTTO IL MALE POSSIBILE: IL “TERMOMETRO” TRA GLI “AZIONISTI” NON APPREZZA L'IPOTESI. ANCHE PER QUESTO CARLETTO, ALL’EVENTO DI FORZA ITALIA DI DOMENICA, È ANDATO ALL’ATTACCO DI SALVINI: “NON POSSO STARE CON CHI RICEVE NAZISTI E COCAINOMANI” (RIFERIMENTO ALL’ESTREMISTA INGLESE TOMMY ROBINSON) – IL PRECEDENTE DELLE MARCHE: ALLE REGIONALI DI SETTEMBRE, CALENDA APRÌ A UN ACCORDO CON IL MAL-DESTRO ACQUAROLI, PER POI LASCIARE LIBERTÀ “D’AZIONE” AI SUOI CHE NON NE VOLEVANO SAPERE...

donald trump peter thiel mark zuckerberg sam altman ice minneapolis

DAGOREPORT – IL NERVOSISMO È ALLE STELLE TRA I CAPOCCIONI E I PAPERONI DI BIG TECH: MENTRE ASSISTONO INERMI ALLE VIOLENZE DI MINNEAPOLIS (SOLO SAM ALTMAN E POCHI ALTRI HANNO AVUTO LE PALLE DI PRENDERE POSIZIONE), SONO MOLTO PREOCCUPATI. A TEDIARE LE LORO GIORNATE NON È IL DESTINO DELL'AMERICA, MA QUELLO DEL LORO PORTAFOGLI. A IMPENSIERIRLI PIÙ DI TUTTO È LO SCAZZO TRA USA E UE E IL PROGRESSIVO ALLONTANAMENTO DELL'EUROPA, CHE ORMAI GUARDA ALLA CINA COME NUOVO "PADRONE" – CHE SUCCEDEREBBE SE L’UE DECIDESSE DI FAR PAGARE FINALMENTE LE TASSE AI VARI ZUCKERBERG, BEZOS, GOOGLE, IMPONENDO ALL’IRLANDA DI ADEGUARE LA PROPRIA POLITICA FISCALE A QUELLA DEGLI ALTRI PAESI UE? – COME AVRÀ PRESO DONALD TRUMP IL VIAGGIO DI PETER THIEL NELLA FRANCIA DEL “NEMICO” EMMANUEL MACRON? SPOILER: MALISSIMO…

viktor orban giorgia meloni santiago abascal matteo salvini

FLASH – GIORGIA MELONI SI SAREBBE MOLTO PENTITA DELLA SUA PARTECIPAZIONE ALL’IMBARAZZANTE SPOTTONE PER LA CAMPAGNA ELETTORALE DI VIKTOR ORBAN, INSIEME A UN’ALLEGRA BRIGATA DI POST-NAZISTI E PUZZONI DI TUTTA EUROPA – OLTRE AD ESSERSI BRUCIATA IN UN MINUTO MESI DI SFORZI PER SEMBRARE AFFIDABILE ED EUROPEISTA, LA SORA GIORGIA POTREBBE AVER FATTO MALE I CONTI: PER LA PRIMA VOLTA DA ANNI, I SONDAGGI PER IL “VIKTATOR” UNGHERESE NON SONO BUONI - IL PARTITO DEL SUO EX DELFINO, PETER MAGYAR, È IN VANTAGGIO (I GIOVANI UNGHERESI NON TOLLERANO PIÙ IL PUTINISMO DEL PREMIER, SEMPRE PIÙ IN MODALITÀ RAGAZZO PON-PON DEL CREMLINO)