renoir cezanne ferrario

"MILANO? E’ DIVENTATA UNA PICCOLA PARIGI" - RACHELE FERRARIO: "ALTRO CHE LA BOUTADE DI ZEMMOUR CHE VORREBBE ANNETTERSI LOMBARDIA E PIEMONTE, A PALAZZO REALE, L’ARTE PARLA  FRANCESE CON 3 MOSTRE CHE RACCONTANO QUANDO PARIGI ERA IL CUORE IN CUI STAVA PER NASCERE LA MODERNITÀ. E COSÌ TORNANO CÉZANNE E RENOIR A CELEBRARE I 150 ANNI DELLA NASCITA DELL’IMPRESSIONISMO – E POI L’UNGHERESE GYULA HALÁSZ, IN ARTE BRASSAÏ, CHE RACCONTA LA VITA ALL’EPOCA "BELLE ÉPOQUE". INFINE, DA NON PERDERE LA MOSTRA SU GIUSEPPE DE NITTIS CHE..."

Rachele Ferrario per Dagospia

 

RACHELE FERRARIO

Parigi è a Milano. Anzi no. Milano a tratti pare essere diventata una piccola Parigi. Nulla a che fare con la boutade di Zemmour che vorrebbe annettersi Lombardia e Piemonte.

 

Si tratta di una particolare energia che attraversa la città e i suoi spazi espositivi dall’Hangar Bicocca alla Fondazione Prada (dove a breve ci sarà una mostra su Pino Pascali), dalla Triennale – il nostro piccolo Pompidou ora anche con un archivio aperto al pubblico, dove i giovani durante il fine settimana si mettono in coda per entrare – alle iniziative come la settimana dell’arte o il grande hub dello Spazio Farini: è un proliferare di idee e appuntamenti dedicati all’arte, al teatro, alla musica, alla poesia.

 

In attesa del Miart, la fiera d’arte contemporanea, l’unica davvero internazionale in Italia e del Salone del Mobile che quest’anno – tra le polemiche – si contende il calendario con l’apertura della Biennale di Venezia.

 

CEZANNE RENOIR

Milano è una città dalla mappa concentrica. Nel suo epicentro, al Poldi Pezzoli, il nostro Jacquemart André, si sono ricongiunte le tavole che un tempo formavano il Politico di Sant’Agostino di Piero della Francesca, oggi sparse tra New York, Washington e Lisbona, dove è conservata la pala con il santo. Quest’ultima da sola vale la visita per l’imponenza e la potenza del racconto dipinto sugli abiti sacri di sant’Agostino: Piero li ha trasformati in piccoli dispositivi scenici con la storia di Gesù come fosse una serie. Alessandra Quarto per il momento riempie il vuoto della Pinacoteca di Brera ancora in fase di riallestimento.

paul cezanne

 

Non distante alle Gallerie d’Italia una bella mostra di Giovanni Battista Moroni, protagonista di un rinascimento lombardo in cui il racconto psicologico dei personaggi prevale sulla staticità con cui un tempo si leggevano le sue opere.

 

Attraversata la Galleria, il salotto dei milanesi un tempo sede di piccole botteghe in affitto e oggi conteso dalle griffe del lusso che se non altro portano denaro alla città, la piazza Duomo amata da Boccioni e Marinetti e dove avevano casa Turati e Anna Kuliscioff, con l’Arengario sede del museo del Novecento: la vetrata con il neon di Lucio Fontana basterebbe da sola, ma oltre alla bella collezione il museo da quasi un anno è anche le sede di una delle raccolte più importanti di maestri futuristi, grazie al prestito a lungo termine degli eredi di Gianni Mattioli. Il direttore Gianfranco Maraniello sta riallestendo le sale del museo, restaurando le opere e aprendo ulteriormente il museo alla piazza.

 

A Palazzo Reale, invece, l’arte parla proprio francese con tre mostre concepite per catturare il pubblico e raccontare un pezzo del nostro passato, quando l’Europa e in particolare Parigi erano il cuore in cui stava per nascere la modernità. E così tornano Cézanne e Renoir a celebrare i 150 della nascita dell’Impressionismo con i dipinti della collezione dell’Orangerie e del Musée d’Orsay: Monet, Sisley, Pissarro, Bazille, Cassat, Morisot... Cézanne e Renoir sono due pittori “fuori generazione”.

MOSTRA CEZANNE RENOIR PALAZZO REALE

 

Cézanne è un precursore consapevole di lasciare un’eredità che sarebbe stata colta da pittori più giovani.  Si apre con Kees Van Dongen e il ritratto che fece di Paul Guillaume, il critico e mercante del famoso ritratto di Modigliani, e si chiude con Picasso, il meteco che rivoluziona l’arte agli inizi del novecento.

 

È una mostra concepita per un pubblico ampio e una buona didattica immersiva, che ripercorre la storia del movimento e mette in scena la nascita della società borghese, ma non sostituisce la visita al Musée d’Orsay e all’Orangerie, dove sono i capolavori degli impressionisti. 

 

rachele ferrario

Parlano francese anche se gli autori francesi non sono Brassaï e de Nittis. Parigi dalla seconda metà dell’Ottocento sarà il centro creativo del mondo, il luogo in cui tutti gli artisti vogliono stare. L’ungherese Gyula Halász, in arte Brassaï, racconta la vita di Parigi all’epoca Belle Époque ma porta le origini nel nome che ha scelto in onore di Brassó, la città dov’è nato.

 

L’occhio di Brassaï è moderno e segna un punto nella storia della fotografia. Amico di Picasso – celebri gli scatti nel suo studio – e dei surrealisti, che lo invitano a collaborare sulla rivista “Le Monitaure”. Lui li ritrae in scatti memorabili in cui ne svela il carattere. Il Brassaï più conosciuto è quello della notte parigina, in cui sacro e profano si fondono: le gargolles di Notre Dame (riuscì a farsi aprire la cattedrale di notte) e la Tour Eiffel, illuminata dalla luce elettrica, le ballerine del Moulin Rouge e Kiki de Montparnasse, i sobborghi e le prostitute: la più famosa Mome Bijou, un passato d’artista, il trucco pesante e gioielli finti a segnare il declino di un’epoca.

 

BRASSAI 23

Infine, da non perdere la mostra su Giuseppe de Nittis che finalmente viene riscoperto e riletto nella sua chiave più autentica. Un pittore autodidatta ma di grande talento che sintetizza pittura di luce e colore dell’Italia del sud con quella dei cieli parigini e londinesi.

 

Una mostra ricca di capolavori di un’artista dell’Ottocento italiano che non fu meno bravo di Giovanni Boldini, fu invitato da Degas e Monet alla prima mostra degli impressionisti nello studio di Nadar, ma non prese parte al gruppo, continuando a farsi notare nei Salon parigini, in cui vinse premi e la Legion d’onore. Le sue vedute hanno scorci fotografici, colgono l’attimo e il movimento. De Nittis ebbe la sfortuna di morire presto, a soli 38 anni. Le sue tele ci raccontano la vita di Parigi e la sua con una modella d’eccezione: Leontine, complice nella costruzione della sua carriera e musa ispiratrice.

BRASSAIDE NITTISDE NITTIS - PANDOLFINI FIRENZE

rachele ferrario

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni marina berlusconi antonio tajani

DAGOREPORT – A PALAZZO CHIGI ALEGGIA DAVVERO UN CLIMA DA FINE IMPERO - AL VERTICE DI MARTEDÌ SCORSO IL NERVOSISMO DI GIORGIA MELONI HA SUPERATO LA SOGLIA DI GUARDIA, ACCUSANDO PESANTEMENTE SALVINI E TAJANI DI “TRADIMENTO” SULLE PREFERENZE (SE L’EMENDAMENTO VENISSE BOCCIATO ANCHE AL SENATO, LA “SFI-DUCETTA” DELLA CAMERA DIVENTEREBBE UNA CATASTROFICA "SFI-DUCIONA") - IL LEGHISTA HA SUBITO SMOLLATO LA PATATONA BOLLENTE SU FORZA ITALIA. L’EX MONARCHICO DI FERENTINO, FINO A IERI FEDELE ‘’CAMERIERE’’ DELLA DUCETTA, HA RIFILATO IL SOLITO BLA BLA DI SUPERCAZZOLE CON SCAPPELLAMENTO AI “VALORI DEL BERLUSCONISMO DA DIFENDERE'' – LA VERITÀ È CHE NÉ SALVINI NÉ TAJANI RIESCONO A CONTROLLARE I LORO PARLAMENTARI, AL PUNTO CHE LA MELONI, DISPERATA, AVREBBE CHIAMATO MARINA BERLUSCONI - LIQUIDATA DALLA ''CAVALIERA'' CON “NON HO AUTORITÀ SULLE SCELTE DEL PARTITO”, “IO SO’ GIORGIA” AVREBBE CHIUSO CON UN MINACCIOSO: “ME LO RICORDERÒ…”

ministero della giustizia giusi bartolozzi

FLASH – LA “ZARINA” È SEMPRE DI CASA A VIA ARENULA! PARE CHE QUESTA MATTINA GIUSI BARTOLOZZI, EX CAPO DI GABINETTO DI CARLO NORDIO, GIUBILATA DA MELONI DOPO LA SCONFITTA AL REFERENDUM, SIA TORNATA A FAR VISITA AI SUOI EX COLLEGHI AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA. E NON SAREBBE LA PRIMA VOLTA, NELLE ULTIME SETTIMANE – LA BARTOLOZZI, A QUANTO SPIFFERANO GLI “ADDETTI AI LIVORI”, SI SAREBBE INTRATTENUTA CON IL VICE-CAPO DI GABINETTO DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, VITTORINO CORASANITI, E CON LA RESPONSABILE DEL DIPARTIMENTO DELL’ORGANIZZAZIONE GIUDIZIARIA, LINA DI DOMENICO. DI COSA DOVEVANO PARLARE I DUE FUNZIONARI CON L'EX CAPETTA DI VIA ARENULA?

guido crosetto giorgia meloni roberto vannacci marina berlusconi

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA DEL FENOMENO VANNACCI SARÀ LA PIETRA TOMBALE DEL MELONISMO? IMBARCARE LA “FECCIA” DI FUTURO NAZIONALE AVREBBE CONSEGUENZE CATASTROFICHE PER MELONI & CAMERATI – FORZA ITALIA, PER LA VOCE DI FRANCESCO PAOLO SISTO, GIÀ AVVOCATO DI SILVIO BERLUSCONI E ATTUALE VICEMINISTRO DELLA GIUSTIZIA, HA GIÀ INVITATO I DEPUTATI AZZURRI CHE SI SENTONO ATTRATTI DALLE POSIZIONI DI VANNACCI, A "PASSARE IL RUBICONE". CIOÈ A TOGLIERSI DAI PIEDI E ACCOMODARSI ALTROVE - ALLO STESSO TEMPO LA PRESENZA DEL GENERALISSIMO RISCHIA DI TRAFIGGERE IL VERTICE DI FRATELLI D’ITALIA. IL PRIMO AD ALZARE I TACCHI SAREBBE DI CERTO IL CO-FONDATORE DEL PARTITO E MINISTRO DELLA DIFESA, GUIDO CROSETTO…

gianni alemanno giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT – SENZA UN’ALLEANZA CON VANNACCI, GIORGIA MELONI RISCHIA DI PERDERE LE PROSSIME ELEZIONI – E ALLORA A VIA DELLA SCROFA HANNO PROVATO AD AMMANSIRE IL GENERALE PER TIRARE IN COALIZIONE ANCHE FUTURO NAZIONALE – PECCATO CHE L’EX PARA’ SIA PAPPA E CICCIA, IN EUROPA, CON I NEONAZISTI DI AFD, NEL GRUPPO “EUROPA DELLE NAZIONI SOVRANE” – PER RENDERSI “POTABILE” A UNA COALIZIONE DI GOVERNO, VANNACCI DOVREBBE “RIPULIRSI” PARECCHIO, FARE PARECCHIE ABIURE, PENA L’OSTILITA’ DI BRUXELLES E DEL PPE (CHE HA IN AFD IL SUO NEMICO) – MA AL GENERALE CONVIENE DILUIRSI IN UN CENTRODESTRA CHE ANNACQUEREBBE LA SUA FASCIO-RETORICA O RESTARE ALL’OPPOSIZIONE E INGROSSARE I CONSENSI? LA SECONDA CHE HAI DETTO…

politecnico di milano rettrice donatella sciuto big mama

DAGOREPORT - L’ULTIMA FRONTIERA DELLA PARITA’ DI GENERE? LE UNIVERSITA’ MILANESI, PASSATE NEGLI ULTIMI DIECI ANNI DA ZERO A SEI RETTRICI - ORA, SULL’ESEMPIO DI MANFREDI A NAPOLI, QUALCUNA PENSA AL “GRANDE SALTO”. E’ IL CASO DELLA RETTRICE DEL POLITECNICO, DONATELLA SCIUTO: IN UNA INTERVISTA AL “CORRIERE” DICHIARA DI NON VOLERSI CANDIDARE E INVITA A VOTARE UN SINDACO DEL PD - DEL RESTO, NEL SUO ATENEO C’E’ APPENA STATO UN CONCORSO CON UNA SOLA CANDIDATA (GUARDA CASO!): LA EX PARLAMENTARE PD, LEYLA CIAGA’ – LA LAUREA IN URBANISTICA A BIG MAMA, LA CUI CANZONE “LA RABBIA NON TI BASTA” E’ STATA DEDICATA DALLA SCHLEIN ALLA MELONI. INSOMMA UN POLITECNICO ROSSO DI RABBIA…