maurizio galimberti

"MY POLAROID PAPARAZZO" – COSÌ LADY GAGA HA BATTEZZATO MAURIZIO GALIMBERTI DOPO CHE L’HA FATTA A PEZZI - FAMOSO IN TUTTO IL MONDO COME IL MAGO DELLE COMPOSIZIONI ISTANTANEE, MOSAICO DI POLAROID, GRIGLIE CUBISTE IN CUI LA REALTÀ (UN PAESAGGIO, UN VOLTO, UN'ALTRA IMMAGINE) ESPLODE IN SCHEGGE CHE LO SPETTATORE DEVE FARE LO SFORZO DI RIMETTERE ASSIEME IN UNA IMMAGINE COERENTE, COME IL SOLUTORE DI UN PUZZLE...

Maurizio Galimberti

Michele Smargiassi per “il Venerdì di Repubblica”

 

Eppure l'uomo che ha fatto a pezzi Johnny Depp è un grande gigante gentile che da quarant' anni cerca di rimettere assieme i pezzi del mondo, e anche di se stesso, con una macchinetta che sembra un giocattolo e una visione che sembra un caleidoscopio. Si chiama Maurizio Galimberti ma gli amici lo chiamano Galimba, anzi Kalimba come una canzonetta dell'estate di tanti anni fa.

 

Le sue opere più famose si riconoscono a colpo d'occhio, sono alveari di quadratini, collage di fotografie Polaroid, griglie cubiste in cui la realtà (un paesaggio, un volto, un'altra immagine) esplode in schegge che lo spettatore interdetto, ma sorpreso e stimolato, deve fare lo sforzo di rimettere assieme in una immagine coerente, come il solutore di un puzzle.

 

Maurizio Galimberti - Lady Gaga

Che poi è quello che ha dovuto fare lui stesso, fin da bambino. «In orfanotrofio, le finestre avevano le inferriate. Nell'azienda edile di mio padre, dovevo contare i ponteggi delle impalcature. Io ho sempre visto il mondo a scacchi».

 

Sì, cominciò in salita, sessantasei anni fa, l'esistenza del Galimba, "nato due volte", abbandonato alla nascita, cresciuto dalle suore, adottato a cinque anni da una famiglia milanese, bambino robusto e fragile, «ho ancora paura del buio, e non ho mai smesso l'abitudine dell'orfanotrofio di rifarmi il letto appena alzato, lo faccio anche in albergo». Ma poi è stata una bella salita.

 

Maurizio Galimberti - Lady Gaga

Oggi è conosciuto in tutto il mondo come il mago delle composizioni istantanee, le sue opere sono in grandi musei, riceve commissioni commerciali e artistiche, ha ritratto celebrità e potenti, Lady Gaga lo ha battezzato "my Polaroid paparazzo". Valeva la pena raccontarla, questa vita, e lui l'ha fatto con l'aiuto di un amico gran conoscitore di fotografia, Denis Curti, in un libro quasi senza immagini (Il mosaico del mondo, Marsilio editore) e del tutto senza retorica, come è lui del resto.

 

johnny depp alla mostra di venezia nel 2003, visto da maurizio galimberti

Anche la storia di Depp, che lo proiettò sulla scena internazionale, la racconta così, come un film: quel giorno del 2003 al Festival del cinema di Venezia, la star annoiata e frettolosa, lui emozionato e impacciato, il set sbagliato (la terrazza di un albergone), la macchina che fa cilecca, il suo modello che gli lancia l'occhiata più gelida da capitano Sparrow, lui che suda freddo ma continua a scattare, click-zzzz, click-zzzz, le fotine sputate fuori come una linguaccia dalla macchina, lo sconcerto irritato dello staff del divo, ma poi il miracolo:

 

maurizio galimberti il mosaico del mondo

Galimberti che smazza quei quadratini di cartone, come un prestigiatore li dispone sul pavimento in file ordinate, si forma l'immagine una e trina dell'attore, che intanto guarda incuriosito, si entusiasma, comincia a dire "I love it!" sempre più forte, e quando il mosaico è finito lo indossa, letteralmente, e fa a piedi la strada dal Des Bains al Casinò brandendolo come una maschera, fra i fotografi che scattano all'impazzata. Quel ritratto finirà sulla copertina del Times Magazine. È fatta.

 

OLTRE ANDY

agata buzek 2000 by maurizio galimberti

Ora, c'è chi dice che in fondo non ha inventato nulla, che i mosaici fotografici li facevano già David Hockney e Andy Warhol, e lui mica lo nega. «Bruno Munari mi disse: guarda, se nessuno ha fatto una certa cosa prima di te, lascia perdere, probabilmente era una cagata». Chuck Close, al termine della seduta di posa, gli disse: «Warhol si sarebbe arrabbiato vedendo uno che usa le Polaroid meglio di lui».

 

Nel libro, del resto, Galimberti paga tutti i suoi debiti, con ammirazione e riconoscenza; ma, giustamente, si tiene la sua parte. E qual è? Be', questa sua storia d'amore con la Polaroid. La fotografia fatta e sfornata che precedette di decenni l'ansia di rivedersi subito che il digitale ha placato; quella tecnica ha qualcosa di unico, è una passione quasi fisica, «io le mie fotografie me le mangerei», ne apprezza perfino l'odore, quel sentor d'acidi e di plastica, adora toccarle, maneggiarle.

robert de niro, tribeca film festival 2010 by maurizio galimberti

 

Gli piace quella tecnica che lo riporta all'infanzia, quando un mosaico con San Giorgio e il drago lo lasciò senza fiato; ma anche agli albori della fotografia, perché le Polaroid sono oggetti unici come i dagherrotipi. Gli piace l'idea, questa tutta sua, che la frantumazione delle sue inquadrature possa essere ricondotta all'ordine, un ordine superiore, dalla griglia cartesiana delle sue composizioni. Il cuore del gioco è qui: ordine e disordine, frammentazione e ricomposizione. C'è arte e c'è psicanalisi. «Prendo pezzi di mondo e li rimetto assieme cercando un altro ritmo: più che ai dipinti credo che le mie cose somiglino a spartiti musicali».

 

i mosaici di maurizio galimberti

Fare ritratti alla sua maniera non è per niente facile. Il soggetto si inquieta, si spaventa. L'imperativo di Galimberti è: il ritratto deve essere in scala uno a uno. Vale a dire, ogni dettaglio, un occhio, un naso, a grandezza naturale. Per riuscirci, deve usare un accessorio buffo, una scatola quadrata con lente addizionale, che ricopre la macchina, «un aggeggio nato per fotografare in macro le monete o i francobolli», che deve essere avvicinato al soggetto fino a toccarlo, a poggiarcisi addosso.

 

i mosaici di maurizio galimberti

«Qualcuno si sente aggredito, ho avuto qualche rifiuto. Pazienza, io non riesco mai ad essere arrabbiato con nessuno». Altri invece, come Robert De Niro, prima si inquietano, poi sbalordiscono: «Mi invitò a cena la sera stessa, a Tribeca, mi trovai di fianco una signora che mi sembrò di riconoscere, era Yoko Ono».

 

Insomma, possiamo immaginarci quale fu la reazione di Galimba quando nel 2008 arrivò la notizia shock: Polaroid cessa la produzione. «Fu come dire a Schumacher: guarda, nessuno fabbrica più pneumatici, se vuoi continuare a correre devi fare scorta». Lo fece, rastrellando a prezzi vertiginosi tutte le rimanenze che riuscì a trovare.

i mosaici di maurizio galimberti 6

 

Poi le cose andarono diversamente, ma non meno tormentate: la resurrezione delle pellicole istantanee con Impossible Project, un nuovo tracollo, la resurrezione parziale di Polaroid, l'affermazione crescente del sistema Fuji Instax, che ora Galimberti usa, e che consente di archiviare una matrice digitale della fotografia appena sfornata su carta.

«Ma a me la manipolazione al computer non piace: io continuo a lavorare con le mie tessere», le chiama così, come quelle del mosaico.

 

i mosaici di maurizio galimberti 5

OGNI TESSERA AL SUO POSTO

Negli ultimi anni, il suo metodo è diventato uno strumento di analisi meta-fotografica: scompone le grandi icone della storia delle immagini (lo ha fatto anche col Cenacolo di Leonardo: in grandezza naturale) per rinnovare la visione su quelle icone che diamo per scontate.

 

Nei suoi readymade (li chiama così in omaggio al suo mito Marcel Duchamp), la scansione apparentemente caotica del visibile ricalca la tecnica inconsapevole della nostra esplorazione oculare: quei movimenti saccadici, inconsci e incontrollabili, con cui la traiettoria della nostra pupilla mitraglia le zone di una immagine alla ricerca di elementi densi di senso, inviando poi tutto il pacchetto alla sartoria della mente, che ha il compito di ricucirli in una figura immateriale completa.

 

i mosaici di maurizio galimberti

Ma queste cose le dicono i critici. Lui le fa. Vederlo al lavoro è stupefacente: la lente che perlustra l'oggetto, il dito che scatta seguendo uno schema che Galimberti ha già chiaro nella mente: non ci sarà alla fine una tessera in più né una in meno, e tutte troveranno il loro luogo. «Ogni frammento deve trovare il posto giusto», dice, «nelle cose che ho davanti, come nelle cose che ho dentro».

i mosaici di maurizio galimberti i mosaici di maurizio galimberti i mosaici di maurizio galimberti 3

Ultimi Dagoreport

isola di kharg trump netanyahu hegseth rubio vance

DAGOREPORT – IL MONDO È SULL'ORLO DEL PRECIPIZIO: QUEI DUE GENI DEL MALE NETANYAHU E PETE HEGSETH VOGLIONO SPINGERE TRUMP A BOMBARDARE L'ISOLOTTO DI KHARG, NELLO STRETTO DI HORMUZ, DOVE PASSA IL 90% DEL PETROLIO IRANIANO – SAREBBE UN COLPO FATALE PER L'ECONOMIA DELLA CINA, PRINCIPALE ACQUIRENTE DEL GREGGIO DEGLI AYATOLLAH: IN CASO DI ATTACCO, PECHINO NON POTREBBE NON REAGIRE, SCHIERANDO IL SUO ENORME ARSENALE A FIANCO DI TEHERAN (FINORA XI JINPING HA FORNITO COMPONENTI PER MISSILI, SOLDI E INTELLIGENCE) – SPACCATURA TOTALE ALLA CASA BIANCA SULL'ATTACCO: TRUMP È IN STATO CONFUSIONALE SULLA POSSIBILE OFFENSIVA SULLO STRETTO DI HORMUZ, IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO, FA LA SOLITA COLOMBA, MENTRE JD VANCE E' AFFETTO DA MUTISMO, IN QUANTO VOLTO DELL’ISOLAZIONISMO “MAGA”, IL VICEPRESIDENTE È CONTRARIO ALLE GUERRE TRUMPIANE - NUOVO ATTACCO DEI PASDARAN IN IRAQ: COLPITA UNA BASE BRITANNICA CON UNO SCIAME DI DRONI...

leonardo maria del vecchio milleri marisa del vecchio

DAGOREPORT - MENTRE LEONARDINO VA OLTRE LUXOTTICA E LANCIA IL GIN SHIRABI (IN MEMORIA DELLA ''GINTONERIA'' DI LACERENZA?), SI ACCAVALLANO LE VOCI SU FRANCESCO MILLERI – IL SISTEMA NERVOSO DEL CEO DI DELFIN PARE CHE NON ABBIA PER NULLA GRADITO DI ESSERE ISCRITTO NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI IN COMPAGNIA DI CALTAGIRONE E LOVAGLIO PER “CONCERTO OCCULTO” PER LA SCALATA DI MPS A MEDIOBANCA - E SI RACCONTA CHE CON GLI AMICI FIDATI SI SFOGHI DICENDO CHE ASPETTERÀ ANCORA UN ANNO: O LEONARDINO PORTERÀ A CASA LE QUOTE DEI FRATELLI LUCA E PAOLA E ARRIVARE A QUEL 37,5% CHE GLI PERMETTERÀ DI GESTIRE L’HOLDING (E FINALMENTE INTASCARE LA SUA QUOTA DI TESTAMENTO), OPPURE MOLLERÀ GLI OTTO LITIGIOSI EREDI AL LORO DESTINO E IMBOCCHERÀ LA PORTA DI USCITA…

iran donald trump benjamin netanyahu petrolio

DAGOREPORT – LA NOTIZIA PIÙ IMPORTANTE DELLE ULTIME ORE È QUELLA PUBBLICATA DA “CNBC”: L’IRAN, ALLA FACCIA DI TRUMP E NETANYAHU, STA CONTINUANDO A ESPORTARE PETROLIO TRAMITE LO STRETTO DI HORMUZ, CHE HA MINATO E BLOCCATO ALLE NAVI STRANIERE. TEHERAN HA VENDUTO 11,7 MILIONI DI BARILI DI GREGGIO ALLA CINA DALL’INIZIO DEL CONFLITTO – L’EUROPA VALUTA DI ALLEGGERIRE LE REGOLE CONTRO IL GAS RUSSO: PER GARANTIRE SCORTE SUFFICIENTI E SICUREZZA ENERGETICA PER L’INVERNO, L’UNIONE EUROPEA NON VERIFICHERÀ SE IL GAS NATURALE LIQUIDO VENDUTO DA TERZI PROVENGA DA MOSCA….

matteo salvini giorgia meloni antonio tajani

DAGOREPORT – ALL'ARMI, SIAM GIUSTIZIALISTI! - OGGI ALLE 18, ANNUNCIATA DAI GORGHEGGI DI SAL DA VINCI, GIORGIA MELONI SALIRA' SUL PALCO MILANESE DEL TEATRO PARENTI PER METTERE LA FACCIA A UN REFERENDUM CHE E' SEMPRE STATO MALDIGERITO (EUFEMISMO) DA GRAN PARTE DEI FRATELLI D’ITALIA, FEDELI ALLA VECCHIA LINEA MISSINA PRO-MAGISTRATI E PRO-BORSELLINO – LO SCARSO IMPEGNO DEI MELONIANI STA FACENDO GIRARE I COJONI A FORZA ITALIA, PER CUI LA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE (E DEL CSM) È LA “MADRE DI TUTTE LE RIFORME” – SALVINI FA LO STRUZZO: LA LEGA, CHE HA VISTO SFUMARE L’AUTONOMIA, HA CHIESTO UN “MAGGIOR COINVOLGIMENTO DELLA MELONI”, MA SENZA TROPPA CONVINZIONE - LA GOCCIA CHE HA FATTO TRABOCCARE L'IRA FUNESTA DELLA MELONA CONTRO LE TOGHE E' STATO IL FALLIMENTO DEI CENTRO MIGRANTI IN ALBANIA, BOCCIATI DAI TRIBUNALI ITALIANI ED EUROPEI - VIDEO: QUANDO AD ATREJU L'UNDERDOG SI STROZZO' URLANDO: "FUNZIONERANNO! FUNZIONERANNO! DOVESSI PASSARCI OGNI NOTTE DA QUI ALLA FINE DEL GOVERNO" (SONO ANCORA VUOTI...)

pietrangelo buttafuoco giorgia meloni alessandro giuli padiglione russia

DAGOREPORT - FINIRÀ COSÌ: IL MUSULMANO SCIITA GIAFAR AL-SIQILLI, ALIAS PIETRANGELO BUTTAFUOCO, PUÒ RIVENDICARE QUANTO VUOLE L'INDIPENDENZA E L'AUTONOMIA DELLA BIENNALE CHE LASCIA "CHIUSURA E CENSURA FUORI DALL'INGRESSO", MA IL PADIGLIONE RUSSO RESTERÀ SBARRATO - PUR COSTRETTO A RINCULARE, BUTTAFUOCO NON SI DIMETTERÀ. DEL RESTO, DELLA DECISIONE DI RIAPRIRE I BATTENTI AL PADIGLIONE RUSSO, NE AVEVA INFORMATO NON SOLO AMICI E CAMERATI VICINI MA ANCHE, DICONO, GIORGIA MELONI, DA SEMPRE SUA GRANDE SUPPORTER - AMMESSO CHE SIA AVVENUTO IL COLLOQUIO E ABBIA OTTENUTO IL SEMAFORO VERDE ALLA PRESENZA DEL PADIGLIONE RUSSO, VA ANCHE IMMAGINATO LO STATO DEGLI OTOLITI DELLA MELONA PER STAR LÌ A SBROGLIARE I PERIODI E LE SUBORDINATE DELL’ELOQUIO BAROCCO-SICULO DI BUTTAFUOCO - COMUNQUE VADA, A DIECI GIORNI DAL TERRIBILE VOTO SUL REFERENDUM DELLA GIUSTIZIA, CON UNA GUERRA CHE TIRA L’ALTRA E L’ECONOMIA CHE VA A PUTTANE, DI DIMISSIONI NON SE NE PARLA ASSOLUTAMENTE. BASTA UN NIENTE PER FAR CROLLARE IL CASTELLO DI CARTE…

marco bucci silvia salis il secolo xix gianluigi aponte

LA ‘’SCOMPARSA DELLE NOTIZIE’’ NON BASTA PIÙ AL MINCULPOP DELL’ERA MELONONIANA - ECCO LE ASSURDE PRETESE E LE SFACCIATE PROPOSTE DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE LIGURIA, MARCO BUCCI, ALL’EDITORE DEL ‘’SECOLO XIX’’, IL GRUPPO APONTE, PER OSTACOLARE LA CORSA DEL CANDIDATO DEL CENTROSINISTRA A SINDACO DI GENOVA, SILVIA SALIS, CONTRO LO SFIDANTE DEL CENTRODESTRA, PIETRO PICIOCCHI – DAGOSPIA SVELA LA “NOTA” DEL GOVERNATORE BUCCI DA SOTTOPORRE AL DIRETTORE, MICHELE BRAMBILLA: “IL CONTESTO È LA CAMPAGNA ELETTORALE ED IL BILANCINO POLITICO DEL SECOLO, COME È FACILE DA CAPIRE ANCHE PER IL LETTORE, PENDE CON STRATEGICA EVIDENZA DALLA PARTE DELLA SALIS - POCHI GIORNI PRIMA, VISITA DEL MINISTRO E VICEPREMIER SALVINI A GENOVA, MENZIONATO ALLA PARI DELLA SALIS. OPPURE NELL’INTERVISTA PERSONALE AL GOVERNATORE BUCCI, SI TROVA IL MODO DI INFILARE LA SALIS NEL TITOLO DELLA STESSA INTERVISTA…”