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"TEFAF" IS BACK! - DA MAASTRICT, OLANDA, REPORTAGE DI MICHELA MORO SULLA FIERA D'ANTIQUARIATO E ARTE CLASSICA CHE ACCOGLIE IL MEGLIO DEL COLLEZIONISMO MONDIALE IN 242 STAND - L'ARTE ITALIANA E' DOVUNQUE: LA LONDINESE TOMASSO ESPONE VASI DI PIERMARINI E VALADIER E UNA SCULTURA DI MARCO AURELIO A CAVALLO. BRILLA UN SERVIZIO DI PIATTI DA 427 PEZZI DELLA DINASTIA CINESE QING, UN DOPPIO DE CHIRICO (DIPINTO SU ENTRAMBI I LATI) E I GRANDI CAPRICCI ROMANI DI HUBERT ROBERT - TUTTE LE GALLERIE PARTECIPANTI E I CAPOLAVORI IN MOSTRA - "CI SONO ASPETTATIVE ALTISSIME"

Michela Moro per www.ilgiornaledellarte.com

 

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Visitare Tefaf a Maastricht, Olanda, significa immergersi nel mondo ideale in cui tutti vorrebbero vivere: un mondo bellissimo, fatto di perfezione e soprattutto di grandi certezze. Venerdì mattina le porte di Tefaf, fondato nel 1988, si sono spalancate per accogliere il meglio del collezionismo mondiale, immediatamente distribuitosi tra le 242 gallerie internazionali che, fino al 30 giugno, offrono quanto di meglio si possa desiderare nell’arte di tutte le epoche, declinata in ogni possibile genere, sotto lo stesso tetto allestito con i tradizionali, meravigliosi fiori.

 

Le attese non sono state deluse, da entrambe le parti: l’atmosfera felpata attutiva i passi ma non le passioni. Già alle undici Ronald Lauder, collezionista da circa 4mila opere d’arte per un valore di almeno un miliardo di dollari con la più grande collezione privata del mondo di armature medievali e rinascimentali, affermava: «Certo, ho già fatto acquisti, sempre seguendo le mie passioni: il Medioevo e il Rinascimento».

 

alessandra di castro

Dalla romana Alessandra Di Castro, che ha declinato il tema dello splendore barocco, Lauder ammirava le torcere da palazzo in legno intagliato, dorato e dipinto di grandi dimensioni, datate 1740-50, e i preziosi manufatti dei fratelli Valadier, tutti successivamente venduti (non a lui). «Ci sono aspettative altissime, osservava Alessandra Di Castro, membro del Tefaf Board of Trustees. Sono tutti molto concentrati, in attesa di scambiarsi informazioni e vedere oggetti e opere».

tefaf maastricht 55

 

Gli stand sono spettacolari: spesso si entra in vere e proprie ricostruzioni di sontuosi ambienti, uno dentro l’altro, rifiniti con eccezionali parquet d’epoca e scintillanti lampadari. Christophe de Quénetain (Londra) disegna una scenografia in blu di grandi saloni e li riempie di opere d’arte, arredi e sculture d’epoca, incluso un trono messicano in argento del 1814 da 1,4 milioni di euro. Jorge Welsh (Lisbona e Londra) costruisce un monumentale sistema per esporre un servizio di piatti da 427 pezzi della dinastia cinese Qing, del periodo Qialong (1736-95), per il quale sono richiesti circa 700mila euro, incluse le eccezionali zuppiere a forma di grandi carpe colorate.

tefaf piatti cina dinastia qing

 

L’arte italiana di tutte le epoche è ovunque: Axel Vervoordt, conosciuto in Italia per le mostre a Palazzo Fortuny a Venezia, accosta col suo tocco rarefatto Carlo Scarpa e Bosco Sodi, Shiraga e Kapoor (una scultura del 2002 a 850mila euro); la londinese Tomasso espone vasi di Piermarini e Valadier e una scultura di Marco Aurelio a cavallo, proposta a 750mila euro; la parigina Chenel, popolata da giovani e trendy collezionisti, propone un’urna romana con due leoni in marmo pavonazzetto del II secolo; la svizzera Plektron Fine Arts ha già venduto la gamba sinistra di una bronzea statua equestre romana del I-II secolo per 78mila euro; per un paio di piedi con sandali in terracotta, del periodo Ellenistico (III secolo a.C.), sono necessari 835mila euro; incantevole la statuetta cicladica del 2500-2400 a.C.: 1.350.000 euro la richiesta.

 

TEFAF CAPRICCI ROMANI DI HUBERT ROBERT

Bocche cucite da Kugel (Parigi) sul prezzo del monumentale piatto da presentazione in argento di Gioacchino Francesco Travani, (Roma, 1670); accanto figuravano una serie di spettacolari oggetti in corallo del XVII secolo provenienti da Trapani e una scacchiera in tartaruga, argento e avorio, con scacchi in ebano e avorio, del 1705 ca, proveniente da Dresda. Lampronti (Roma e Londra) offre una coppia di dipinti di Luca Giordano a 300mila euro, Lorenzo Lotto a 750mila, Mattia Preti a 300mila e ancora Guardi, Bellotto e Rosalba Carriera.

 

tefaf maastricht

Dickinson (Londra) espone un doppio De Chirico, dipinto su entrambi i lati: «Il ritorno del figliol prodigo» (1924) e, sul retro, «Mercurio e i Metafisici» (1920), la didascalia non ne riporta il prezzo, a differenza del «Panorama con carrozze» di Giovanni Paolo Panini e Paolo Anesi, in vendita a 1.410.000 euro, e la coppia di Canaletto e Pieter Neefs il Vecchio: 170mila euro sulla didascalia.

 

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Carlo Orsi, presente con Trinity Fine Art di Londra, osservava: «Finalmente si vedono gli americani, è tutto molto internazionale e tutti vogliono vedere tutto. Abbiamo appena iniziato, vedremo come va». Bene, considerato che poco dopo vendeva per 180mila euro «Antonio Canova nel suo studio circondato dalle sue sculture» di Pompeo Calvi. Giacometti Old Masters Paintings (Roma) commentava che «il tessuto è da ricostruire, inoltre per gli italiani giugno è una data un po’ difficile» accanto a un Bernardo Cavallino inedito, proveniente da un’importante collezione e mai pubblicato, proposto per una cifra che si aggira tra 1,5 e i 2 milioni di euro, e una scultura di Vincenzo Gemito raffigurante Giuseppe Verdi per 180mila euro.

Carlo Orsi

 

Edmondo di Robilant di Robilant+Voena (Londra) ha più fiducia nei musei che nei collezionisti privati: «Hanno avuto più possibilità di risparmiare durante la pandemia e quindi possono spendere» e in un’ottica contemporanea propone tra gli altri un dipinto di Hayez con un bacio saffico, «Giulietta bacia la sua balia» (1823 ca), per 160mila euro.

 

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Grandi capricci romani di Hubert Robert tra le proposte di Colnaghi (Londra), mentre Wildenstein (New York) offre tra gli altri il «Ritratto di Madame X, o l’Amazzone» (1920-25) di Van Dongen e il «Ritratto di mademoiselle Jacquet» (1857) di Gustave Courbet, appartenuto anche alla collezione di Paul Mellon, per 1 milione di euro.

 

È italiana l’unica galleria specializzata in cornici: Enrico Ceci di Modena. «I curatori dei musei sono passati tutti, diceva Grazia Ceci. Dopo cinquant’anni di lavoro ci conoscono bene». Il pezzo più importante è un tripudio dorato di cherubini che reggono un drappo, romano, della seconda metà del XVII secolo; «Ottima conservazione, i prezzi vanno dai 10 ai 15mila euro e dintorni».

 

boldini e la moda 17

Impossibile annoiarsi a Tefaf, dove il panorama cambia in fretta: si può desiderare una piccola sfinge, una tappezzeria, un’armatura, un libro raro, i paramenti di un cavallo, un diadema, una maschera primitiva o uno strumento musicale, con la garanzia che il temutissimo vetting, il comitato di controllo composto di circa 200 esperti, ha passato al vaglio ogni singola opera per garantirne la perfezione; di conseguenza i prezzi, sussurrati o esposti, sono sempre congrui.

 

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Quest’anno il vetting ha premiato i giovani torinesi Caretto&Occhinegro, confermando le ricerche svolte in collaborazione con Simone Ferrari su un dipinto, «L’architetto» del 1505 ca, definitivamente attribuito a Jacopo de Barbari, autore veneto misterioso ed esoterico che lavorò con Dürer a Norimberga. Prezzo nella regione dei 450mila euro.

 

Decisamente italiana la realtà artistica di Bottegantica, tra l’inizio dell’Ottocento e la seconda guerra mondiale: «Andiamo da Hayez a Balla, dice Enzo Savoia. Questa è la nostra terza edizione, proponiamo tra gli altri Segantini, Corcos e un Boldini da 500-600mila euro. È un piacere la competenza dei visitatori, come si fermano e che cosa chiedono. Il vero problema è l’esportabilità dell’arte italiana; le maglie si sono ristrette e a volte conviene acquistare e vendere all’estero».

 

Edmondo Di Robilant Marco Voena TRV

Prima del weekend erano già passati tra gli stand 99 direttori e curatori di grandi musei e istituzioni internazionali, al gran completo: 24 dagli Stati Uniti, tra cui Metropolitan Museum, J. Paul Getty Museum e Art Institute of Chicago; British Museum, Courtauld Institute of Art e Ashmolean Museum dalla Gran Bretagna. E ancora, hanno visitato Tefaf il Louvre, il Rijksmuseum, il Kunsthistorisches Museum di Vienna, e le gallerie nazionali di Danimarca, Berlino, Scozia e Irlanda. Dall’Italia 5 istituzioni: Uffizi, Bargello, Palazzo Davanzati e Stibbert da Firenze, la Sapienza University da Roma.

 

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Da Walter Padovani, antiquario milanese, una parte dello stand è occupata da personaggi molto concentrati: con metro e lampada per la diagnosi e l’ispezione di superfici pittoriche è in visita Bettina Baumgärtel, fondatrice e direttrice di AKRP-Angelika Kauffmann Research Project, massima esperta dell’artista svizzera nata a Coira e morta a Roma (1741-1807), per studiare il ritratto, esposto, della marchesa Orsola Priuli Maccarani.

 

Dall’altra parte un mobile contenitore della fine del XVIII secolo, un secrétaire con quarantotto cere di Caspar Bernard Hardy, artista già apprezzato e conosciuto da Goethe, ritenuto distrutto durante la seconda guerra mondiale. Ritrovato e acquistato da Padovani, il mobile e la collezione di cere vengono ripristinati con pazienza, quindi venduti dall’antiquario a un anziano collezionista. Dopo la morte del collezionista Padovani compra il mobile per la seconda volta, che è adesso nuovamente in vendita per 350mila euro: piccola storia sulla pazienza e la potenza della passione antiquaria.

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L’alta gioielleria ruba la scena e gli stand sono sempre affollati, come quello di Bhagat (Mumbai), dove la leggerezza si tramuta in scintillanti ornamenti di smeraldi e rubini. Sorrisi e prezzi su richiesta.

 

La sezione di arte tribale è minuscola ma agguerrita. Da Yann Ferrandin la scelta di opere da Papua Nuova Guinea è, potendo, tutta da comprare. Meno ovattata l’atmosfera nella sezione Modern Art, e forse più rapidità negli acquisti; gli spazi si sono ristretti, cosa che non ha impedito a White Cube (Londra) di piazzare la scultura di Antony Gormley a 500mila euro.

 

Galleria Continua Parigi

Galleria Continua (San Gimignano, Pechino, Les Moulins, L’Avana, Roma, San Paolo e Parigi), che ha già venduto la scultura di Ai Weiwei, aspetta un acquirente per Hans Op De Bek. Ben Brown (Londra, Hong Kong e Palm Beach) ha opere tra i 20mila e i 2 milioni di euro, così come Tornabuoni (Firenze, Milano, Parigi, Forte dei Marmi), che sta tra i 100mila e i 2 milioni, e dove Anna Ostellari osservava che «passano collezionisti di grande livello. Offriamo un Fontana bianco che proviene dalla collezione Crispolti, e un tre tagli rosso. Poi Dadamaino, Capogrossi, Dorazio, Rotella, Turcato. Lo Scheggi è già venduto».

tefaf 2022 6

 

Matteo Lampertico (Milano), al suo terzo Tefaf, dice: «Ho portato opere sotto il milione, con una scelta internazionale, come il pubblico: Ed Ruscha, Karel  Appel, Picasso, Martin Raysse. C’è più calma e più varietà nell’arte rispetto a Basilea».

 

Il design propone un’eleganza d’altri tempi ma più vicina a noi, ricostruendo gli spazi degli anni Trenta e Quaranta nel minimo dettaglio, come le gallerie Marcelpoil e Marcilhac, entrambe parigine.

 

Il flusso di visitatori non si interrompe, i camerieri offrono champagne imperterriti e instancabili scivolando tra la folla, si arriva all’arte giapponese di Tanakaya (Parigi): le giovani donne dei ritratti hanno un’aria freschissima, eppure hanno già compiuto almeno un secolo, e qualcuno le apprezzerà certamente anche questa volta.

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