coronavirus padiglione san raffaele by fedez ferragni burioni

''SIAMO A UN MILLIMETRO DALL'APERTURA A TEMPO DI RECORD DEL NUOVO REPARTO DI TERAPIA INTENSIVA. ORA SERVE CHE VOI RESTIATE A CASA'' - BURIONI MOSTRA LE FOTO DEL PADIGLIONE COSTRUITO COI SOLDI RACCOLTI DA FEDEZ/FERRAGNI - MENTRE BERTOLASO TRA 10 GIORNI APRIRÀ L'OSPEDALE NELLA FIERA DI MILANO VOLUTO DA FONTANA IN BARBA ALLA PROTEZIONE CIVILE DI BORRELLI. 500 LETTI E 50 MILIONI GIÀ RACCOLTI

 

 

 

BERTOLASO TRA 10 GIORNI APRE L’OSPEDALE

Mario Ajello per “il Messaggero

 

CORONAVIRUS PADIGLIONE SAN RAFFAELE BY FEDEZ FERRAGNI BURIONI

«Bisogna collaborare a prescindere dal colore politico di ognuno? Ma certo. Con me su questo si sfonda una porta aperta». Lo ripete ai suoi collaboratori Guido Bertolaso, all'opera nel cantiere della fiera di Milano dove entro dieci giorni - assicurano gli ingegneri che lavorano con lui - aprirà l'ospedale anti Coronavirus in tempi più cinesi che italiani. E sarà una medaglia che si appunterà sul petto il centrodestra? Non è assolutamente questo, e il centrodestra lo sa, il mood di Bertolaso che infatti da subito ha detto che non si sarebbe fatto «tirare la giacchetta da nessuno».

 

L'invito di Mattarella - con cui il queste ore Bertolaso non parlato direttamente - alla necessaria «unità e collaborazione» senza pregiudiziali politiche è insomma nelle corde dell'ex capo della Protezione civile. E guarda caso, la sua collaborazione con il sindaco di Milano, Sala, è scattata immediatamente: «Bertolaso è uno che sa di che cosa parla».

 

LO SCAMBIO

Ma soprattutto. Il governatore dem dell'Emilia Romagna, Bonaccini, a suo tempo aveva chiesto a Bertolaso se poteva mettergli a disposizione per la gestione del post-sisma in quella regione tre dei suoi migliori collaboratori. Cosa che Bertolaso fece. Ora i tre fanno il percorso inverso - con il placet di Bonaccini: «Bisogna collaborare senza pensare al colore politico» - e tornano a lavorare con Bertolaso per l'ospedale milanese.

CHIARA FERRAGNI E FEDEZ

 

Con 500 letti, una missione di servizio che in prospettiva non riguarderà soltanto il Nord e quasi 50 milioni di euro già raccolti. Secondo una procedura che Bertolaso già ha adottato quando ha creato le strutture sanitaria in Sierra Leone - il suo vero grande impegno negli ultimi anni, ovvero la lotta a Ebola - e che funziona così: bonifici con casuale, e i soldi non spesi tornano al mittente.

 

Intanto Bertolaso sta girando gli ospedali lombardi per rendersi conto direttamente della situazione. «Non credevo fosse così drammatica», dice. Ed è appena stato, per esempio, nel nosocomio di Lodi. Dove lo hanno accolto come una sorta di salvatore. Ma lui: «Non sono superman». E a chi cerca di spingerlo su discorsi politici replica in perfetta linea con il proprio personaggio: «Io sono un uomo del fare e tale resterò sempre. Tutti mi sembra che si stiano comportando con spirito di collaborazione e senza pregiudizi politici e di parte. Ma credo sia normale quando ci sono in ballo le vite degli italiani». Ai giornalisti che lo chiamano al telefono, risponde: «Per favore non intasate la mia linea. Per me questo è il momento di agire e non di parlare». E ancora: «Io sono qui per l'Italia, non per rappresentare questo o quel partito».

burioni

 

L'EFFETTO

Dagli Stati Uniti, tramite Ignazio Marino, l'ex sindaco di Roma che lavora come medico Oltreoceano, sono arrivate a Bertolaso richieste di collaborazione: «Anche qui - gli hanno scritto da Philadelphia - il contagio si fa sempre più minaccioso». E il modello Fiera negli States viene seguito passo passo. Basti pensare che la Jefferson University of Philadelphia da cui si rivolgono all'ex capo della nostra Protezione Civile, è una delle istituzioni mediche più famose del mondo con 32 mila dipendenti e milioni di pazienti. I contatti Milano-America sono cominciati.

 

Ma qui in fiera - dice Bertolaso ai suoi - «una cosa è fare l'ospedale e entro dieci giorni la struttura fisica sarà pronta. Ma poi per farlo funzionare servono tre cose: i respiratori, i dispositivi di sicurezza come camici moderni e mascherine, e poi medici e infermieri». C'è già quasi tutto. E sarebbero in arrivo finanziamenti aggiuntivi.

guido bertolaso attilio fontana

 

L'effetto Bertolaso per ora sembra insomma in piena linea con lo spirito mattarelliano. E con quel tentativo, approfittando della gravita della crisi in corso, di far fare un salto di qualità al discorso pubblico, nella direzione di una concordia nazionale possibile oltre che disperatamente necessaria.

 

Che poi parte del centrodestra provi a fare dell'ex capo della Protezione civile un santino anti-sinistra o un simbolo del pragmatismo nordista contro il lassismo romano (senza considerare che più romano di lui non c'è nessuno) e che la sinistra più ideologica e d'antan voglia mettergli addosso la casacca da nemico, non importa granché: se non come riprova che certa Italia minoritaria è rimasta indietro, a quando il Coronavirus non aveva cambiato l'intero scenario.

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte giorgia meloni rocco casalino

DAGOREPORT - QUESTA VOLTA, ROCCO CASALINO HA RAGIONE: ELLY SCHLEIN SULLA QUESTIONE ATREJU “HA SBAGLIATO TUTTO” - LA GRUPPETTARA DEL NAZARENO, CHIEDENDO UN FACCIA A FACCIA CON GIORGIA MELONI, HA DIMOSTRATO DI ESSERE ANCORA UNA VOLTA UN’ABUSIVA DELLA POLITICA. HA SERVITO SUL PIATTO D’ARGENTO ALLA DUCETTA L’OCCASIONE DI FREGARLA, INVITANDO ANCHE GIUSEPPE CONTE PER UN “THREESOME” IN CUI LA PREMIER AVREBBE SPADRONEGGIATO – IN UN CONFRONTO A TRE, CON ELLY E PEPPINIELLO CHE SI SFANCULANO SULLA POLITICA INTERNAZIONALE, DAL RIARMO ALL’UCRAINA, E FANNO A GARA A CHI SPARA LA “PUTINATA” O LA “GAZATA” PIÙ GROSSA, LA DUCETTA AVREBBE VINTO A MANI BASSE – QUEL FURBACCHIONE DI CONTE NON SI TIRA INDIETRO: NONOSTANTE LA DEM SI SIA SFILATA, LUI CONFERMA LA SUA PRESENZA AL DIBATTITO: "MI DISPIACE DEL FORFAIT DI ELLY, PER ME È IMPORTANTE CHE CI SIA UN CONFRONTO E POTEVAMO FARLO ANCHE INSIEME. POTEVAMO INCALZARE LA PREMIER..."

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…