wuhan

COME SI STA A WUHAN OGGI? VIAGGIO NELLA CITTÀ DA CUI È PARTITO IL CORONAVIRUS: CONTAGI ZERO, PALAZZETTI SPORTIVI PIENI DI PUBBLICO, DISCOTECHE E TURISTI - TRA INSABBIAMENTI E BUGIE, IL BILANCIO UFFICIALE DEI MORTI A WUHAN È DI 3.869, A PECHINO SONO 9 - IL CORRISPONDENTE DEL ''NEW YORKER'' È STATO ANCHE AL FAMIGERATO MERCATO DEL PESCE DA CUI SAREBBE PARTITO TUTTO, E HA SCOPERTO CHE…

 

Da www.ilpost.it

 

wuhan dopo la pandemia

Wuhan fu al centro delle cronache internazionali per settimane e settimane, all’inizio di quest’anno. Poi, quando il coronavirus venne scoperto man mano in tutti i paesi del mondo, le notizie dalla metropoli cinese da cui si pensa sia cominciata la pandemia si fecero sempre più sporadiche. Peter Hessler, giornalista americano esperto di Cina, ci è stato per alcuni giorni, raccontando che aria tira in un lungo articolo pubblicato dal New Yorker. La vita in città oggi è tornata a “una relativa normalità”, come si dice, che è molto più normale di quella della maggior parte dei paesi europei: non vengono registrati contagi da mesi, e pian piano hanno ripreso anche gli eventi che prevedono assembramenti al chiuso, dalle serate in discoteca alle partite nei palazzetti con il pubblico.

 

Tra il 23 gennaio e l’8 aprile, Wuhan fu sottoposta a un lockdown durissimo, come non se ne sarebbero visti nemmeno nei paesi che presero le misure più severe come l’Italia. Tutti in città si ricordano le date più importanti della scorsa primavera, racconta Hessler. Vengono menzionate con le parole fengcheng, “città sigillata”, e jiefeng, “togliere il sigillo”.

 

Le immagini degli abitanti positivi al coronavirus trascinati fuori dalle loro case da funzionari statali vestiti con tute e mascherine generarono polemiche all’estero e sofferenze tra chi le subì. L’architetto Kyle Hui ha raccontato a Hessler che sua madre morì di COVID-19 a gennaio. Dopo aver raggiunto la città per la cerimonia di cremazione, Hui tornò a casa nella provincia di Jiangsu. Pochi giorni dopo Wuhan fu messa in lockdown, e un gruppo di funzionari gli sigillò il portone con del nastro che indicava che ci era stato di recente. All’inizio Hui protestò, ma gli fu detto che in alternativa sarebbe stato portato in un centro di isolamento.

 

Successe un po’ ovunque, in Cina: anche a Chengdu, a oltre mille chilometri di distanza, dove vive Hessler. I funzionari passavano diverse volte al giorno a chiedere se qualcuno era stato nella provincia dell’Hubei, quella di Wuhan: nel quartiere di Hessler trovarono una persona che era tornata da poco, la testarono e risultò positiva, anche se non aveva sintomi. Nel tempo si è convinto che quelle rigidissime misure furono necessarie, ha detto a Hessler.

 

WUHAN - CENTINAIA DI RAGAZZI IN PISCINA PER UN FESTIVAL DI MUSICA ELETTRONICA

Dopo alcune settimane di ritardi e confusione (e insabbiamenti, dicono molti indizi) dovuti al panico della scoperta di una nuova polmonite virale, le procedure di contact tracing e isolamento organizzate in Cina furono massicce, a partire dalla metà di gennaio. Diecimila persone furono messe al lavoro soltanto a Wuhan per fare le indagini epidemiologiche e il tracciamento dei contatti; gli operatori sanitari vissero per mesi in albergo; moltissimi edifici e locali furono riadattati per garantire il distanziamento e posti in cui tenere i positivi in isolamento.

 

Un impresario edile ha raccontato a Hessler che in quelle settimane gli operai guadagnavano l’equivalente di centinaia di dollari al giorno, per via dei rischi di contagio e degli orari estenuanti. I compensi arrivarono fino a 7.000 dollari in una settimana, e comunque non si trovavano abbastanza persone disposte a lavorare. A un certo punto, l’impresario decise di rimanere con loro nei cantieri per dimostrare che non c’erano pericoli. In realtà non lo sapeva nemmeno lui, perché all’inizio le comunicazioni ufficiali furono molto frammentarie.

 

WUHAN - CENTINAIA DI RAGAZZI IN PISCINA PER UN FESTIVAL DI MUSICA ELETTRONICA

Il bilancio ufficiale dei morti a Wuhan è di 3.869, ma un esperto di malattie infettive che lavorò nella città ha detto a Hessler di ritenere che siano stati fino a tre o quattro volte di più. A lungo molti malati e molti morti non furono testati (una cosa successa un po’ ovunque nel mondo, anche in Italia). Il bilancio ufficiale nel resto della Cina è straordinariamente più basso: a Pechino risultano soltanto 9 morti. Non si sa quanto siano affidabili i dati cinesi, ma sicuramente la disastrosa gestione delle prime settimane di epidemia a Wuhan provocò moltissimi morti, che altrove si evitarono grazie alle rigidissime misure applicate in seguito.

 

A Wuhan, però, non viene registrato un caso di trasmissione locale di coronavirus dal 18 maggio. Hessler scrive che è la città più testata della Cina – «non ho mai incontrato un tassista che non abbia fatto almeno due volte il tampone» – con i suoi 321 centri dedicati e talmente tanti operatori che a giugno ne furono mandati una settantina a Pechino per aiutare a contenere l’epidemia.

 

mercato di wuhan

Oggi a Wuhan i cinema sono aperti, così come le discoteche, e nei ristoranti non ci sono particolari restrizioni sui posti a sedere. Le persone indossano la mascherina un po’ ovunque, ma per il resto non ci sono grandi misure per evitare assembramenti e garantire il distanziamento. L’inizio dell’anno accademico è stato celebrato con cerimonie con migliaia di studenti in spazi chiusi, per esempio. Hessler ha anche portato i suoi occhiali da sole a riparare al mercato coperto del pesce, il luogo dove si pensa sia cominciato il contagio.

 

In realtà non è detto che il contagio sia partito dal mercato del pesce di Wuhan. Lì furono scoperti i primi casi della misteriosa polmonite, e il fatto che venissero venduti animali selvatici vivi ha fatto supporre che il coronavirus abbia fatto lì il famoso spillover, il passaggio di specie. In realtà in quel mercato erano pochi i banchi in cui si vendevano animali vivi, perché a Wuhan non se ne mangiano molti. Sono più popolari in altre città, come Guangdong, e infatti c’è chi crede che la pandemia possa essere cominciata lì.

 

wuhan institute of virology

Peter Daszak, scienziato esperto di coronavirus che ha lavorato all’Istituto di Virologia di Wuhan per sedici anni, ha spiegato a Hessler che secondo lui il virus circolava già settimane prima che fosse scoperto al mercato. A Wuhan d’inverno ci sono pochi pipistrelli, animali che molto probabilmente sono stati tra quelli che hanno portato il coronavirus fino all’uomo (anche se si crede che l’ultimo animale della catena possa essere stato un pangolino).

 

 

Secondo le sue ricerche, nel Sud Est Asiatico ogni anno oltre un milione di persone sono contagiate da coronavirus che provengono da pipistrelli. «Di solito si tratta di persone che vivono vicino alle caverne in cui ci sono i pipistrelli, che di notte si muovono defecando e urinando. Feci e urine finiscono su superfici o vestiti, e qualcuno le tocca e poi si porta le mani alla bocca» ha spiegato Daszak.

 

C’è chi dice che si sarebbero potute avere prove più certe per ricostruire l’origine del contagio se il mercato di Wuhan fosse stato trattato diversamente dopo la scoperta dei contagi. Ma è normale, ha spiegato Daszak: se si scopre un nuovo virus si mandano i dottori, che pensano prima di tutto a pulire l’area e a fermare le infezioni.

 

coronavirus wuhan il 31 marzo 2020

Una teoria complottista molto diffusa dice che fu proprio l’Istituto di Virologia di Wuhan ad aver creato il virus, sfuggito poi dal laboratorio. Non c’è nessuna prova che sia successo niente di simile, e anzi sembra molto improbabile. In Cina gli scienziati sono sottoposti a grandissime pressioni per pubblicare le loro scoperte, ha spiegato Daszak, e se fosse stato scoperto un coronavirus come quello che provoca la COVID-19, capace di contagiare l’uomo, sarebbe stato senz’altro reso noto. All’Istituto di Virologia di Wuhan erano invitati di continuo scienziati stranieri, a testimonianza che non erano in corso esperimenti segreti. Non a caso, l’Istituto fu rapidissimo nel pubblicare la sequenza del genoma del virus, per permettere al resto del mondo di lavorarci sopra.

 

il dottor yi fan dopo il coronavirus

Il problema non fu la reazione degli scienziati, a Wuhan, ma quella della politica locale, che inizialmente cercò di insabbiare le scoperte sull’estensione del contagio e la gravità della malattia causata dal virus. È una dinamica frequente, in Cina: quando si resero conto di aver sbagliato a valutare ciò che stava accadendo, i funzionari cercarono di non farlo sapere ai superiori. Ma tra gli esperti c’è comunque chi riconosce che gestire una situazione di quelle proporzioni, senza saperne niente, era difficilissimo. Secondo Jennifer Nuzzo, epidemiologa del Johns Hopkins Center for Health Security, ha detto a Hessler che «è irrealistico pensare che un qualsiasi paese avrebbe saputo fermare questo virus all’origine».

 

Un giornalista di Wuhan ha raccontato a Hessler che nelle prime settimane di gennaio lavorare in un giornale aveva qualcosa di anomalo rispetto al solito: c’era una libertà mai vista, tanto che emersero storie come quella di Li Wenliang, medico che fu tra i primi a dare l’allarme sul coronavirus e fu per questo messo a tacere dal governo cinese (morì poi a febbraio, dopo essersi contagiato). Già da febbraio le cose cambiarono, e il governo impose una rigidissima censura.

proteste wuhan 2

 

Il giornalista ha spiegato che molti scienziati e funzionari che lavorarono al contenimento dell’epidemia si sono rifiutati di parlare, dicendo che forse racconteranno quello che sanno tra dieci anni, se il clima nel frattempo sarà cambiato. Secondo Hessler, passati alcuni anni, scopriremo pian piano molte cose in più su quelle settimane di gennaio a Wuhan: «ma questo ritardo è importante per il Partito Comunista Cinese. Gestisce la storia come ha gestito la pandemia: un periodo di isolamento è cruciale».

 

Chiedendo ai suoi interlocutori cosa ha lasciato l’epidemia alla città, Hessler ha ricevuto risposte molto diverse, da chi ne è uscito più diffidente nei confronti del governo a chi è più fiducioso. Ma i mesi passati, hanno detto tutti, hanno confermato molte cose che sappiamo sulla Cina. Un paese in cui lo Stato non ha mai sentito l’esigenza di spiegare ai suoi cittadini in dettaglio cosa stesse succedendo, sapendo che la popolazione era disposta ad accettare misure severissime per contribuire al contenimento del virus. Se fosse andata come negli Stati Uniti, in proporzione, la Cina avrebbe avuto oltre un milione di morti.

persone davanti a un ospedale di wuhan per la rilevazione della febbreospedalel wuhandisinfestazione di massa a wuhan 3xi jinping a wuhan 3wuhan disinfestazione wuhan sospetti malati di coronavirus portati via a forza dalle loro casel'esercito arriva a wuhanmascherine a disneyland shangaiospedali cina per coronavirus 8IL CADAVERE DI UN UOMO A TERRA A WUHANospedali cina per coronavirus 9xi jinping a wuhan 2scanning dei passeggeri in arrivo da wuhan a fiumicinoxi jinping a wuhan 6

 

macellai cinesiuomo con mascherina vicino al mercato del pesce di wuhanmercato del pesce di wuhan 1il mercato del pesce di wuhanmercato del pesce di wuhandisinfestazione di massa a wuhan 2

Ultimi Dagoreport

lavitola rossi corsini ranucci

COME ANDRÀ A FINIRE LA VERTENZA GIUDIZIARIA PER IL REINTEGRO DI RANUCCI? A CONDURRE LA PRIMA PUNTATA DI REPORT, L’8 NOVEMBRE, CI SARANNO CLAUDIA DI PASQUALE E DANIELE PIERVINCENZI O “SUPERMAN” SIGFRIDO, COME LO DEFINISCE LA POMPEIANA BOCCIA? I PIÙ SCOMMETTONO SUL REINTEGRO: IL PROVVEDIMENTO RIPORTEREBBE COSÌ RANUCCI SULLA TOLDA DI COMANDO DI REPORT. LA REDAZIONE? SI DIMETTEREBBE IN BLOCCO HA TUONATO QUALCUNO, MA SEMBRA FOSSE UNA BOUTADE. IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI CORSINI PRIMA HA DETTO DI CONSIDERARE QUESTA EVENTUALITÀ UNA IATTURA, POI IERI HA AMMORBIDITO I TONI (“IN CASO CI ADEGUEREMO”). DEL RESTO, LUI STESSO, ALCUNI ANNI FA HA VISSUTO UNA ANALOGA VICENDA: SOSTITUITO NEL RUOLO DI DIRETTORE AL GIORNALE RADIO, RIFIUTO' LE PROPOSTE ALTERNATIVE DELL'AZIENDA, FECE CAUSA MA LA RAI VINSE (E CORSINI PAGO' SALATISSIME SPESE LEGALI…)

arianna meloni boccia sangiuliano

DAGOREPORT - IL PROCESSO BOCCIA-SANGIULIANO POTREBBE RISERVARE QUALCHE BRUTTA SORPRESA PER L'ARMATA BRANCA-MELONI: SISTER ARIANNA DOVRÀ RISPONDERE SOTTO GIURAMENTO, COME ‘’PERSONA INFORMATA SUI FATTI’’, NON SOLO ALLE DOMANDE DEI MAGISTRATI MA ANCHE A QUELLE DELLA DIFESA DELLA VISPA POMPEIANA. E BASTA UNA PANZANA E SI FINISCE INDAGATI – L’INCHIESTA DI “REPORT” DEL 2024: ''QUAL È STATO IL RUOLO DELLA CAPA DELLA SEGRETERIA POLITICA DI FDI NELLA MANCATA NOMINA DELLA BOCCIA A CONSULENTE DEL MINISTRO DELLA CULTURA?'' – L’AVVOCATO DI GENNARINO, SICA, AMMISE: "ARIANNA AVEVA SOLO AVVERTITO MOLTO PRIMA SANGIULIANO DI STARE ATTENTO PERCHÉ C’ERANO DELLE VOCI CHE GIRAVANO SU QUESTA PERSONA... E AVEVA RAGIONE. LUI ERA PRESO DALLA RELAZIONE" – PIZZICATA IN VIA DELLA SCROFA, LA SORELLA DELLA DUCETTA LA BUTTO' IN CACIARA: “MA LEI DICE DAVVERO CHE AGLI ITALIANI INTERESSA QUESTO?” – GRAN FINALE COL BOTTO DI “REPORT”: “DA QUELLO CHE CI RISULTA, ARIANNA AVREBBE INCONTRATO SANGIULIANO IL 29 LUGLIO PER AVVISARLO DELLE PERPLESSITÀ SULLA NOMINA DELLA BOCCIA. MA IL MINISTRO AVREBBE TENUTO IL PUNTO PERCHÉ LA SORELLA DELLA PRESIDENTE DEL CONSIGLIO SAREBBE IN CREDITO CON LUI, DOPO LA NOMINA DI FABIO TAGLIAFERRI ALLA PRESIDENZA DI ALES, SOCIETÀ IN HOUSE DEL MINISTERO DELLA CULTURA…” - VIDEO

papa francesco fazzini tornielli

DAGOREPORT - LA CASA EDITRICE DELLA SANTA SEDE ANNUNCIA IN POMPA MAGNA CHE, A NOVEMBRE, USCIRA' "IL DIARIO PERSONALE DI PAPA FRANCESCO", LIBRO CURATO DAL CARDINALE ARGENTINO VICTOR MANUEL FERNANDEZ - DIETRO QUESTA OPERAZIONE, CHE HA IL SAPORE DI UN NUOVO “VATILEAKS” CON PARVENZA ISTITUZIONALE, CI SONO ANDREA TORNIELLI, DIRETTORE EDITORIALE DEL DICASTERO DELLA COMUNICAZIONE VATICANA, E LORENZO FAZZINI, RESPONSABILE DELLA CASA EDITRICE - PROPRIO FAZZINI HA RACCONTATO CHE IL CARDINALE FERNANDEZ AVEVA RICEVUTO DA FRANCESCO UNO SCATOLONE PIENO DI SUE VECCHIE AGENDE. PECCATO CHE IL PONTEFICE ARGENTINO NON TENESSE DIARI PERSONALI E DISTRUGGEVA TUTTA LA CORRISPONDENZA E LA DOCUMENTAZIONE IN ARRIVO, UNA VOLTA EVASA - ALLORA PERCHÉ IL LIBRO È STATO INTITOLATO "IL DIARIO PERSONALE", SE BERGOGLIO UN DIARIO NON LO AVEVA E MANCO LO VOLEVA? IL TUTTO PUZZA DI BIECA OPERAZIONE COMMERCIALE...

leonardo lorenzo mariani francesco macri'

DAGOREPORT – DIN-DON! SAREBBE GIÀ FINITA LA LUNA DI MIELE FRA IL PRESIDENTE DI LEONARDO, FRANCESCO MACRÍ, E L’AMMINISTRATORE DELEGATO LORENZO MARIANI – IL MOTIVO DELLA DISCORDIA TRA MACRÌ, SOLDATO ARETINO DI FDI IN QUOTA DONZELLI, INDICATO DA LOLLOBRIGIDA-CROSETTO, E MARIANI, SOSTENUTO DA FAZZOLARI, ALLA FINE È SEMPRE LO STESSO: IL POTERE DELLE DELEGHE - MARIANI NE DIEDE A MACRÌ UNA LUNGHISSIMA LISTA (RAPPORTI ISTITUZIONALI, LE FONDAZIONI, LA SOSTENIBILITÀ, LA SICUREZZA, LE FILIERE, ETC. ETC.), MA TUTTE GESTITE “CONGIUNTAMENTE CON IL CEO” - E MARIANI, A QUANTO PARE, NON GLI FA TOCCARE PALLA…

silvio berlusconi mediaset bettino craxi televisione ceccarelli

DAGOREPORT - 1980, NON LO VIDERO PROPRIO ARRIVARE IL TELE-BERLUSCONISMO... NÉ DA DESTRA NÉ DA SINISTRA - EPPURE, GIÀ NEL 1977 L’ASSESSORE PCI ALLA CULTURA DI ROMA, RENATO NICOLINI, AVEVA AVVERTITO UN REPENTINO MUTAMENTO DELLO SPIRITO DEI TEMPO, LANCIANDO L’ESTATE ROMANA E LA ‘’CULTURA DELL’EFFIMERO’’ - ALL’AVVENTO DELLA TV COMMERCIALE, DC E PC FECERO SPALLUCCE, SPREZZANTI, DIMENTICANDO CHE LA SOCIETÀ CAMBIA NON PER RIVOLUZIONI, IDEOLOGIE, RELIGIONI, ETC.; CAMBIA OGNI VOLTA CHE I MEZZI DI COMUNICAZIONE CAMBIANO - LA NASCITA DEL BISCIONE RIDEFINÌ LE ASPETTATIVE E LE DINAMICHE DI VITA DELLA CULTURA DI MASSA DEGLI ANNI ’80: AL DIAVOLO IL CONCETTO NOVECENTESCO DI PROFONDITÀ, VIVA LA SUPERFICIE COME MASSIMO DELLA PROFONDITÀ - UN CAMBIO DI FORMAT CHE L’EX PALAZZINARO DI MILANO 2 COLSE AL VOLO, MANDANDO IN ONDA UN PALINSESTO A IDEOLOGIA ZERO CHE PREFERIVA L’IMMAGINARIO ALLA RAPPRESENTAZIONE DELLA REALTÀ - SE PCI E DC CONTINUARONO IMPERTERRITI A DEMONIZZARE IL BISCIONE, IL PSI DI BETTINO CRAXI COLSE AL VOLO L’OCCASIONE DI SMARCARSI DALLA TENAGLIA DEI “DUE CHIESE”, SUPPORTANDO SILVIONE - (UN SAGGIO DI FILIPPO CECCARELLI SU COME IL CAVALIERE CREO' IL SUO IMPERO MEDIATICO)

elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – DAJE E RIDAJE, CON CONTE IN MODALITÀ VENTRILOQUO DI TRAVAGLIO, CON I SONDAGGI CHE SPROFONDANO UN PD SUBALTERNO AL M5S SOTTO IL 20%, CON IL CAMPO LARGO RIDOTTO A UNO SPETTACOLO SEMPRE PIÙ UMILIANTE E GROTTESCO, ELLY AVRÀ PENSATO CHE ERA GIUNTA L'ORA DI FINIRLA: CARO GIUSEPPE, HA ROTTO IL CAZZO CON 'STE PROVOCAZIONI QUOTIDIANE SU EUROPA E UCRAINA, E SEMPRE CON QUEL TONETTO DA "PICCOLA, TORNA A PETTINARE LE BAMBOLE". ORA LA MISURA È COLMA: VEDIAMO CHI CE L'HA PIÙ LUNGO: “NEL PROGRAMMA UNO NON VALE UNO, IL PD HA IL DOPPIO DEI VOTI” - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO TRABOCCARE I NEURONI DI SCHLEIN FUORI DALLE SINAPSI È STATA LA DICHIARAZIONE DELL'AZZECCAGARBUGLI STELLATO: “ERO A FAVORE DI UN FEDERATORE NEL CENTROSINISTRA, MA MI È STATO DETTO DI NO”. UNA FRASETTA CHE HA STIZZITO OVVIAMENTE ELLY (MANCO NOMINATA), MA ANCHE GLI ESPONENTI DI SPICCO DEL VERTICE DEL M5S (IN PRIMIS, PATUANELLI), I QUALI DI UN EVENTUALE "TERZO UOMO" NON NE AVEVANO MAI SENTITO PARLARE - STASERA CONTE HA REPLICATO AL TURBO-VAFFA SPARATO DA ELLY FARFUGLIANDO LA SOLITA SUPERCAZZOLA CON SCAPPELLAMENTO NEL VUOTO DEI GAZEBO: "A QUESTO PUNTO NON CI SONO ALTERNATIVE ALLE PRIMARIE" (E LA GIOSTRA RICOMINCIA...) - VIDEO