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FAI DEL BENE E SCORDATELO: SIAMO CIRCONDATI DA INGRATI – MELANIA RIZZOLI: “LA "SINDROME RANCOROSA DEL BENEFICIATO" INSORGE SPESSO IN CHI HA UN DEFICIT DI SVILUPPO DELLE ESPERIENZE AFFETTIVE. SONO SOPRATTUTTO LE PERSONE NARCISISTICHE, O QUELLE CON UN EGO SPROPORZIONATO AL PROPRIO TALENTO E ALLE PROPRIE CAPACITÀ, CHE FANNO PIÙ FATICA A DIRE "GRAZIE", PERCHÉ LO VIVONO COME UN ATTO DI SOTTOMISSIONE. SI SVILUPPA PER…”

Melania Rizzoli per “Libero quotidiano”

 

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«Non fare del bene se non sei preparato a sopportare l' ingratitudine» diceva Confucio a proposito di questo sentimento umano negativo, oggi molto diffuso, elaborato nel proprio intimo per fronteggiare le conseguenze psicologiche di un debito di riconoscenza derivante da un beneficio ricevuto.

 

Sempre più persone infatti, sembrano incapaci di provare gratitudine verso chi ha fatto loro del bene o chi ha elargito loro un favore, non riconoscono il valore dell' atto, lo svuotano del contenuto affettivo, di stima o di generosità, e stravolgono le motivazioni che hanno mosso il benefattore verso di loro.

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L' incapacità di riconoscere il dono accettato può addirittura portare ad assumere un atteggiamento opposto, ovvero invece di ringraziare e di essere grati, si finisce per negare, manifestare ostilità, rancore ed aggressività nei confronti del benefattore, sia nel caso in cui l' aiuto sia stato fornito spontaneamente, sia in quello in cui sia stato espressamente richiesto, e tale fenomeno chiama in gioco sentimenti complessi ed ambivalenti, nel tentativo di eliminare il peso "insopportabile" della riconoscenza.

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Tale comportamento anomalo sfiora il disturbo mentale, è chiamato "Sindrome rancorosa del beneficiato" ed insorge spesso in chi ha un deficit di sviluppo delle esperienze affettive, basate sulla logica del dono piuttosto che su quella del possesso, cosa che esprime sempre un infantilismo narcisistico, una immaturità combinata ad una svalutazione delle proprie capacità, a un senso di inferiorità o di dipendenza, ad una bassa autostima, che possono far insorgere nel beneficiato un moto di competizione ed arroganza nei confronti del suo benefattore una volta ottenuto il riconoscimento, la promozione, il contatto giusto e così via.

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Il rancoroso cioè, invece di riconoscere spontaneamente il bene ricevuto, non riesce, fino in fondo, ad accettare di averlo avuto, al punto di arrivare a dimenticarlo, negarlo o sminuirlo, a trasformarlo in un fastidio dal quale liberarsi, ed a considerare chi lo ha aiutato come una persona da allontanare, da evitare, da dimenticare, da tradire se non addirittura da penalizzare e calunniare, in una conflittualità psicologica distorta e senza senso logico.

 

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L'INVIDIA L' ingratitudine di chi riceve il favore diventa più comprensibile se si considerano i rapporti di potere in gioco e i sentimenti ambivalenti chiamati in causa, in quanto tale reazione negativa deriva spesso dall' invidia nei confronti di chi dona, che proprio in quanto nelle condizioni di poter dare, gode di una posizione di superiorità, di maggiori risorse e di più elevate competenze, per cui il senso di inferiorità e dipendenza di chi ottiene l' aiuto o il favore viene pertanto ulteriormente rimarcato, scatenando una suggestione superiore ed una risposta inconscia di rivalsa: «Io non gli/le devo niente, il merito è solo mio, anzi è lui/lei che dovrebbe ringraziarmi».

 

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Sono soprattutto le persone narcisistiche, o quelle con un ego sproporzionato al proprio talento e alle proprie capacità, quelle che fanno più fatica a dire "grazie", perché vivono il ringraziamento come un atto di sottomissione all' altro, proprio quell' altro che li ha fatti emergere, assumere, lavorare, salvati o strappati da situazioni difficili, per cui iniziano a blaterare, a rimarcare il loro valore che non hanno, ed a convincersi che il dono ricevuto sia soltanto un atto dovuto che meritavano.

 

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Il beneficiato infatti, non coglie il valore dell' aiuto, lo svaluta della sua componente di generosità, perché lo interpreta come un debito, come una sconfitta in una competizione, e tale moto d' animo è caratteristico delle persone che sostengono di fare sempre tutto da sole, che il merito è solo loro, del loro impegno e del loro lavoro, e che nella vita non hanno mai avuto bisogno di niente e di nessuno, dimenticando o addirittura tradendo colui/colei che gli ha presentato, per esempio, la persona influente che ha cambiata loro la vita.

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In realtà più una persona ha attorno persone elevate, più si evidenzia la sua mediocrità, più diventa insicura e se si aggiungono le ridotte capacità e la bassa autostima, più quella persona ha difficoltà a ringraziare, ad essere riconoscente, sviluppando una ridicola ostilità che induce spesso alla rivalsa.

 

Per molto tempo si è pensato che l' ingratitudine fosse solo un sentimento, mentre invece ha una importante componente cognitiva che diventa dissonante e viene rimossa, perché dovrebbe far apprezzare il gesto ricevuto, l' atto in se stesso, ma è noto che l' apprezzamento è una abilità che gli ingrati non hanno sviluppato e non elaboreranno mai.

 

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La psichiatria infatti, sostiene che l' ingratitudine si sviluppa nei primi anni di vita, quando i genitori non insegnano ai figli a valorizzare ed apprezzare ciò che gli altri fanno per loro, per cui molto spesso questi bambini manifestano quella che viene chiamata "Sindrome dell' imperatore", una visione egocentrica ed egoistica che li seguirà nell' età adulta, presumendo che gli altri siano tenuti a soddisfare i loro bisogni e desideri, cosa che impedirà loro di provare sia riconoscenza che generosità.

 

ATTEGGIAMENTI La gratitudine e l' ingratitudine non sono due principi assoluti, bensì due atteggiamenti mentali molto diversi, promotori di interessi e obiettivi, a seconda di come ciascuno valuta il principio del dare e del ricevere, che spesso si intrecciano in un rapporto unico di reciprocità che non si può dividere.

 

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Ma nell' interiorità del beneficato che ha ricevuto, si stabilisce quasi sempre un vincolo di soggezione, un legame psicologico o materiale con chi ha dato, il quale sentimento, se viene covato ed elaborato in modo negativo nella mente, ingigantisce il potere del beneficante, generando nel beneficato la sensazione di limitazione della sua libertà mista ad invida.

 

Eppure l' ingrato, prima di diventare tale, ammira in modo indefesso colui o colei che formula il beneficio, ne esalta le gesta, lo prende ad esempio, ne adula la personalità, per poi, al raggiungimento dell' obiettivo, distruggerne pubblicamente la credibilità con ipocrisie e maldicenze.

KATE RICEVE IN DONO UN ORSACCHIOTTO

 

IL CONSIGLIO Nelle teorie comportamentali tale atteggiamento racchiude in sé non tanto un atto circostanziale fine a se stesso, ma il carattere di una persona, incapace di riconoscere le qualità di chi ha donato, fino a sviluppare una vera sindrome, con un complesso di sintomi che concorrono a caratterizzare un quadro clinico deviato, ovvero a manifestare una vera e propria forma di devianza, derivata da problematiche di ordine psichico difficili da curare.

 

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Attenzione quindi ad essere troppo generosi con chi non lo merita, con le persone poco equilibrate, inquiete, che cambiano spesso umore, che danno sempre la colpa agli altri delle proprie sventure, che parlano spesso male e con rancore dei loro amici o congiunti, perché l' ingratitudine è un processo perverso e svilente della mente per il quale chi ha avuto prima o poi si rivolterà contro il suo benefattore, e non a caso è nato il proverbio: «Amico beneficato, nemico dichiarato».

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