vaccino covid

SIERI, OGGI E DOMANI - L’OBIETTIVO DELLA CAMPAGNA VACCINALE E’ ARRIVARE ALLA FINE DI GIUGNO A 60 MILIONI DI SOMMINISTRAZIONI - DA QUESTA SETTIMANA IL NUMERO DELLE SOMMINISTRAZIONI DOVREBBE ESSERE DI CIRCA 300 MILA AL GIORNO PER POI SALIRE PROGRESSIVAMENTE FINO A MEZZO MILIONE DAL 15 APRILE - MA IL PIANO E’ LEGATO ALLE FORNITURE: IL BOOM DI DOSI PREVISTO NEL SECONDO TRIMESTRE, (52 MILIONI) POTREBBE ESSERE RIVISTO AL RIBASSO CREANDO NUOVI PROBLEMI…

Lorenzo Salvia per il “Corriere della Sera”

 

VACCINI

La campagna di vaccinazione sta per entrare nel secondo trimestre dell' anno, quello decisivo per l' accelerazione da tempo annunciata e necessaria per voltare finalmente pagina. L'obiettivo è di arrivare alla fine di giugno a 60 milioni di somministrazioni. Sembra impossibile a vedere la situazione oggi, considerato che non siamo ancora arrivati a 10 milioni.

 

Ma se non ci saranno intoppi, ipotesi che purtroppo non si può escludere, l' obiettivo è raggiungibile. Con l' idea di avere oltre 15 milioni di persone completamente immunizzate, con la doppia somministrazione oppure con il vaccino in arrivo della Johnson & Johnson che ne prevede una sola. E il resto, circa 30 milioni, con la protezione parziale ma comunque efficace della prima iniezione.

 

francesco paolo figliuolo si vaccina

Da questa settimana il numero delle somministrazioni dovrebbe essere di circa 300 mila al giorno per poi salire progressivamente fino a mezzo milione dal 15 aprile. Se possibile anche qualcosa in più. Ieri però siamo scesi parecchio, il dato parziale resta sotto quota 100 mila. Un rallentamento ancora più marcato di quelli soliti della domenica. Anche perché, in attesa dei 2,8 milioni di dosi in consegna questa settimana, per Pfizer stiamo di nuovo raschiando il barile con una riserva scesa ad appena il 7%. Ma cosa succederà adesso?

 

vaccino astrazeneca

Secondo le tabelle allegate ai contratti, alla fine di giugno dovrebbero essere arrivate in Italia circa 66 milioni di dosi. Quindi i 60 milioni di somministrazioni sono possibili, anche ipotizzando un margine di incertezza e scontando la quota di riserva per gli interventi mirati in caso di focolaio, che però è limitata all' 1% del «magazzino». Ai 66 milioni di dosi disponibili entro la fine di giugno si arriva sommando i 14 milioni di dosi del periodo tra gennaio e marzo. E i 52,47 milioni al momento previsti tra aprile e giugno.

 

VACCINI IN FARMACIA

Ma qui dobbiamo fermarci un attimo e abbandonare il territorio delle certezze. Nel primo trimestre le dosi consegnate all' Italia dovevano esser in realtà di più, 15,67 milioni. Ne mancheranno 1,7 milioni: non tante ma neanche poche. E non possiamo farci nulla perché, per come sono scritti i contratti, le sanzioni a carico delle case farmaceutiche in caso di ritardi sono di fatto inesistenti. Nel senso che dovrebbero essere decise con un nuovo accordo tra la Commissione europea e le stesse case farmaceutiche inadempienti.

mario draghi al centro vaccinazione di fiumicino 3

Più che una sanzione, una palla in tribuna.

 

Questo vuol dire che il boom di dosi previsto nel secondo trimestre, quei 52 milioni che ci dovrebbero consentire davvero di accelerare, potrebbero variare. Con una revisione al ribasso, in caso di nuovi problemi. Ma anche al rialzo, visto il pressing politico e l' impegno delle aziende a potenziare la produzione.

 

Non è solo questione di pessimismo o di ottimismo. Alcune incognite sono oggettive.

La prima è Curevac, il nuovo vaccino di cui dovremmo avere nel prossimo trimestre 7,3 milioni di dosi. Dovrebbe essere autorizzato a metà maggio, non prima. Possibile ma non scontato che poi tutte le consegne vengano fatte nel giro di un mese e mezzo.

 

vaccino covid

Qualche rischio c' è anche per il vaccino della Johnson & Johnson, ad alto peso specifico visto che ogni dose corrisponde a una persona completamente protetta. Le prime forniture dovrebbero arrivare nella terza settimana di aprile. Ci sono state indiscrezioni su un possibile ritardo, smentite dall' azienda e dal governo. Ma bisognerà vedere come andrà davvero. Poi c' è la questione AstraZeneca, forse la più delicata. Perché qui le rinunce potrebbero rallentare il ritmo anche a prescindere dalle dosi disponibili. Al momento 3 su 10 sono comunque ferme.

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