1- BUFERA SULL'AVVOCATO DEI POTERI FORTI DI MILANO IL SUPER-INTERISTA GUIDO ROSSI - 2- GERHARD AIGNER, UNO DEI 3 SAGGI CONSULTATI DALLA FIGC SULL'ASSEGNAZIONE DELLO SCUDETTO 2005-2006: "IO NON HO MAI DETTO CHE L'INTER DOVESSE ESSERE CAMPIONE D'ITALIA. LA DECISIONE DI ASSEGNARE LO SCUDETTO È STATA DEL COMMISSARIO GUIDO ROSSI. POI, NON SO SE ERA VERAMENTE CONVINTO CHE L'INTER MERITASSE IL TITOLO" - 3- L'IRASCIBILE MASSIMO MORATTI BOICOTTA "LA GAZZETTA DELLO SPORT" (E NON SOLO) CHE AVEVA OSATO METTERE IN DISCUSSIONE LO SCUDETTO VINTO A TAVOLINO NEL 2006 - 4- MARIO SCONCERTI: "LE TELEFONATE DI GIACINTO FACCHETTI ALL'ARBITRO BERGAMO HANNO PROVATO LA COLPEVOLEZZA EVENTUALE DELL’INTER, NON L’INNOCENZA DELLA JUVE"

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1- «LO SCUDETTO ALL'INTER? DECISIONE DI GUIDO ROSSI. MA NON SO SE ERA CONVINTO»
Corriere.it

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Uno dei tre saggi si smarca. «Io non ho mai detto che l'Inter dovesse essere campione d'Italia. La decisione di assegnare lo scudetto è stata di Guido Rossi. Il commissario ha fatto il massimo per tutelare il calcio italiano. Poi, non so se era veramente convinto che l'Inter meritasse il titolo». Gerhard Aigner, uno dei 3 saggi consultati dalla Figc nella rovente estate 2006, risponde così a Sky Sport24 alle domande sull'assegnazione dello scudetto 2005-2006 all'Inter. Il titolo è tornato in discussione per l'esposto presentato dalla Juventus.

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L'OPERATO DEI TRE SAGGI - «Noi dovevamo verificare se gli statuti e i regolamenti di Uefa, Figc e Lega davano la possibilità di creare una classifica dopo la penalizzazione di alcune società», dice riferendosi all'incarico svolto con Massimo Coccia e Roberto Pardolesi.

«Secondo le norme, c'era questa possibilità e ci siamo limitati a dire questo», dice l'ex segretario generale della Uefa. «Dovevamo dire sì o no: dovevamo dire se il commissario aveva la possibilità di stabilire una classifica diversa. L'obiettivo era presentare una lista di squadre da iscrivere alle Coppe europee. La nostra risposta è stata positiva, ma la decisione di assegnare lo scudetto è stata di Guido Rossi», ribadisce Aigner. «L'obiettivo era fare l'interesse del calcio italiano. Si è deciso sulla base delle conoscenze che avevamo allora. Guido Rossi ha fatto il massimo» conclude Aigner.

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2- LA GAZZETTA «AGNELLI CI ACCUSÒ IN MODO PIÙ CIVILE»
Filippo Grassia per "il Giornale"

L'ossessione dell'arbitro, tanto di moda durante Calciopoli, ha lasciato il passo all'ossessione del giornalista: entrambi ritenuti di parte, la parte sbagliata, ci mancherebbe. Nel tiro alla stampa s'è cimentato anche l'irascibile Moratti prendendo di mira «la Gazzetta dello Sport» (e non solo) che aveva osato mettere in discussione lo scudetto vinto a tavolino nel 2006. Quello contestato da Palazzi nella relazione in cui ripercorre i colloqui telefonici di Facchetti, allora presidente della Beneamata, con l'ex designatore Bergamo.

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Peccato che l'attuale numero uno dell'Inter si cimenti nello sport sbagliato, per indole e cultura è più portato ad altre attività. Nell'intervento contro la "rosea" ha attaccato la libertà d'opinione dimenticandosi che, per forza di cose, non sempre può fare rima con il pensiero aziendale. Una considerazione financo banale. E poi, perfino un santo come Facchetti può aver sbagliato qualcosa in vita: le sue chiacchierate con Bergamo non sono proprio evangeliche.

Questo dicono i fatti. Non a caso Moratti, dopo aver eliminato la «Gazzetta» dalla sua personale mazzetta, ha fatto un passo indietro sul sito nerazzurro: «Ai tifosi dico di stare calmi. Per Giacinto, ricordiamoci il suo carattere dolce, leale e mai violento. A quello che é successo avrebbe reagito con la sua serena calma. Comportiamoci come se ognuno di noi fosse una parte di lui, la nostra bandiera. Nessuna reazione eccessiva, solo calma, pazienza e fiducia nella nostra integrità».

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Il comunicato ufficiale ha fatto seguito all‘editoriale di Andrea Monti, direttore della "rosea", dedicato al «Presidente che non legge la Gazzetta». Eccone qualche stralcio: «Ieri Massimo Moratti ha dichiarato che non leggerà più la Gazzetta. Prego qualche volonteroso di farsi latore della presente. Ogni giornale è scritto perché la gente, compreso il presidente dell'Inter, possa liberamente criticarlo.

Ciò che ho sostenuto, e che confermo, è noto: la Figc avrebbe fatto bene a non assegnare lo scudetto 2006. Il resto non è mia opinione. È cronaca e appartiene alla relazione del procuratore Palazzi... Per conto di chi avrei ordito la congiura? Della Juve che, per bocca di Agnelli ma con toni ben più civili, in un'intervista alla Gazzetta ha accusato la medesima di essere stata il motore di Calciopoli? Dei miei azionisti?

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Di Abete, di Moggi, di Palazzi, cioè di tutti quelli con cui stranamente il presidente nerazzurro non se la prende nell'intervista a Inter Channel? Sento di sprecare il fiato... La concitazione e l'ira sono una poderosa attenuante ma hanno pur sempre la memoria corta. Sicuramente è cortissima quella delle decine di esagitati che ieri hanno bersagliato di minacce me e la redazione. E che, suprema ironia, si uniscono agli ultrà della Juve, tetragoni nel loro astio...». Quanti anni ci vorranno per uscire da Calciopoli? Ahinoi tanti, troppi.

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3- SCUDETTO 2006, IL PROBLEMA GAZZETTA
Mario Sconcerti per Corriere.it

Prima una comunicazione di servizio: finchè non si chiarisce l'argomento 2006, andremo avanti discutendo insieme ogni giorno. Via via in base alle novità che ci saranno e agli spunti che ci verranno in mente. Mi sembra giusto per la forza dell'argomento e per il bisogno di parlarne che avverto. Il mio pensiero di oggi è sulla polemica Gazzetta-Moratti.

Giacinto facchettiGiacinto facchetti

A me non piace la Gazzetta, in genere, ancora dai tempi di Cannavò, fin da quando 23 anni fa ne ero vicedirettore vicario. Non mi sono mai trovato nel suo buonismo ad ogni costo. Io sto bene con gli indiani. Ma credere che la Gazzetta goda a essere contro l' Inter è una sciocchezza vera.

bergamobergamo

Capisco sia difficile rispettare chi ha un'opinione diversa dalla nostra, ma pensare che gli interisti abbiano tra i giornali solo nemici, è una fesseria. Se fa piacere, che sia usata, ma è una fesseria smentita dall'evidenza dell'informazione. Nessuna azienda va contro il trenta per cento del proprio mercato. Nessuno.

Non c'è eroismo che valga questa lacuna. Siamo semplicemente in ballo su una nave senza rotta. Ognuno dice la propria senza che nessuno sappia dov'è la verità. Le telefonate dell'Inter hanno provato la colpevolezza eventuale dell'Inter, non l'innocenza della Juve. Che c'entrano in tutto questo gli altri? Tutti colpevoli perchè i grandi lo erano? O siamo quelli che dicono tutti colpevoli nessun colpevole?

 

 

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