ABBIAMO UNA BANCA! - IN POLE POSITION PER LA PRESIDENZA DELLA POPOLARE DI BARI C’È L’AVVOCATO MASSIMILIANO CESARE, ATTUALMENTE NUMERO UNO DEL MEDIOCREDITO CENTRALE, DI CUI È AD BERNARDO MATTARELLA (NIPOTE DI SERGIO) - CESARE È UN PROFESSIONISTA CRESCIUTO VICINO AL PD E LETTA, E MOLTO BEN INSERITO NEL MONDO POLITICO-ECONOMICO ROMANO…

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MASSIMILIANO CESARE MASSIMILIANO CESARE

Rosario Dimito per “il Messaggero”

 

Si profila una soluzione interna al gruppo Mcc per la presidenza della Popolare di Bari, il cui posto è vacante da fine aprile per le improvvise dimissioni di Gianni De Gennaro. In pole position, secondo quanto ricostruito dal Messaggero, c'è Massimiliano Cesare, numero uno della banca pubblica controllata dal Tesoro (tramite Invitalia), di cui è ad Bernardo Mattarella.

 

La nomina prevista nel cda della Popolare di Bari di lunedì 23. Cesare è un avvocato nato a Napoli, 55 anni fa, da aprile 2015 al vertice Mcc, confermato altre due volte. E' anche presidente del fondo infrastrutturale F2i.

 

BERNARDO MATTARELLA BERNARDO MATTARELLA

E' un professionista, cresciuto vicino al segretario del pd Enrico Letta, bene inserito nel mondo politico-economico romano. Alla fine della scrematura di alcune ipotesi, anche pugliesi, la scelta sarebbe ricaduta su di lui per consentire una presa diretta dell'azionista sulla controllata in vista degli sviluppi futuri. Di recente il ministro Daniele Franco ha spiegato: «E' assolutamente importante che Bari prosegua la sua azione di contenimento dei costi e recupero della capacità di effettuare impieghi su scala più ampia, poi si può decidere di venderla o creare un polo al sud». 

 

MARIO DRAGHI DANIELE FRANCO MARIO DRAGHI DANIELE FRANCO enrico letta in mezzora in piu 2 enrico letta in mezzora in piu 2

MASSIMILIANO CESARE MASSIMILIANO CESARE

 

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MILLERI E UNA NOTTE - DEL VECCHIO ERA RICOVERATO DA OLTRE UN MESE AL SAN RAFFAELE DI MILANO PER UN “INSULTO” AL CUORE, AGGRAVATO DA UNA POLMONITE BILATERALE - IL PAPERONE DI AGORDO INTRAPRESE MALVOLENTIERI LA CONQUISTA DI MEDIOBANCA, FATTA SOPRATTUTTO SU SOLLECITAZIONE DEL SUO DELFINO FRANCESCO MILLERI, CHE HA SEMPRE MALSOPPORTATO (EUFEMISMO) NAGEL. UN’OSTILITÀ CHE SI TRASFORMÒ IN ASTIO QUATTRO ANNI FA, ALL’EPOCA DEL FALLITA PRESA DELLO IEO E DEL MONZINO - A QUESTO PUNTO, TUTTO IL MONDO DELLA FINANZA È GOLOSO DI SAPERE SE I SETTE EREDI PERMETTERANNO ANCORA AL VISPO MILLERI DI CONTINUARE A GETTARE MILIARDI SULLA IRTA STRADA CHE PORTA A ESPUGNARE PIAZZETTA CUCCIA, O MAGARI LO CONVINCERANNO A CAMBIARE IDEA…

DEL VECCHIO FU: RIUSCIRÀ MILLERI A CAVARSELA ALLA PROVA DEI SETTE EREDI? - IL FONDATORE DI LUXOTTICA, PIÙ CHE METTERE IN SICUREZZA LE AZIENDE DI FAMIGLIA, HA VOLUTO METTERLE AL RIPARO "DALLA FAMIGLIA". ”UN MANAGER LO PUOI LICENZIARE, ANCHE SE COSTA CARO, UN FIGLIO NO”, ERA UNO DEI SUOI MOTTI. ORA PER LE DECISIONI PIÙ STRATEGICHE COME L'EROGAZIONE DI CEDOLE E LA SOSTITUZIONE DI AMMINISTRATORI, OCCORRE UN QUORUM DELL'88%, CHE È COME DIRE IL PLACET DI SETTE EREDI SU SETTE - ANCHE LE BATTAGLIE PER CONQUISTARE GENERALI E MEDIOBANCA, IN CORSO DA TRE ANNI, FORTISSIMAMENTE VOLUTE DA MILLERI E FINORA FRUSTRATE, POTREBBERO ESSERE ABBANDONATE DAGLI EREDI…

BONO NON VA IN PENSIONE – L’EX NUMERO UNO DI FINCANTIERI TORNA SUBITO IN PISTA CON “NOMISMA MARE”, LA NUOVA DIVISIONE DELLA SOCIETÀ DI CONSULENZE FONDATA DA ROMANO PRODI NEL 1991: LÌ RITROVERÀ ANCHE MASSIMO PONZELLINI, EX PRESIDENTE DELLA BANCA POPOLARE DI MILANO – L'OBIETTIVO È "ANALIZZARE E STUDIARE GLI ASPETTI DELLE ATTIVITÀ INTERCONNESSE CON IL MARE" (UN AMBIENTE CHE BONO CONOSCE PIUTTOSTO BENE, VISTI  VENT’ANNI DI GOVERNANCE NEL COLOSSO DELLA CANTIERISTICA...)

MILLERI, OGGI E DOMANI – SARÀ L’AMMINISTRATORE DELEGATO DI ESSILUX, FRANCESCO MILLERI, IL GARANTE DELLA CONTINUITÀ NELL’IMPERO DI DEL VECCHIO: DIVENTERÀ ANCHE PRESIDENTE DEL COLOSSO DELLE LENTI – LO SCHEMA DELLA SUCCESSIONE ERA STATO PREPARATO PER TEMPO DAL PAPERONE DI AGORDO: IERI È STATO COOPTATO NEL CDA DI ESSILOR-LUXOTTICA ANCHE MARIO NOTARI – LA HOLDING DELFIN È BLINDATA DAI DISSIDI TRA I FIGLI DI DEL VECCHIO, CHE HANNO CIASCUNO IL 12,5%:  PER LA VENDITA A UN SOCIO ESTERNO SERVE L’88% DEL CAPITALE, PRATICAMENTE L’UNANIMITÀ – I NODI MEDIOBANCA E GENERALI