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ALLARME ROSSO: GENERALI A RISCHIO D’OPA! - UN ACCORDO TRA DEL VECCHIO E CALTAGIRONE, MAGGIORI AZIONISTI DI GENERALI, SUPEREREBBE DI GRAN LUNGA LA SOGLIA DELL’OPA, CHE È DEL 25%; E SONO GLI STESSI CHE HANNO IN MANO UN QUARTO DEL CAPITALE DI MEDIOBANCA CHE, A SUA VOLTA, È IL PRIMO AZIONISTA DEL LEONE DI TRIESTE – ORA NON È DIMOSTRABILE CHE I DUE OTTUAGENARI ABBIANO INVESTITO IN ACCORDO SU MEDIOBANCA, ANCHE SE SU GENERALI LA VEDONO ALLO STESSO MODO. MA A MILANO SI VOCIFERA DI UN INCIUCIO NAGEL-DEL VECCHIO, IN BARBA A CALTARICCONE, REGIA DI SERGIO EREDE, SULLA PROSSIMA “LISTA CDA” DEL LEONE PERCHÉ SAREBBE L’UNICO MODO PER EVITARE IL BAGNO DI SANGUE DELL'OPA

Antonella Olivieri per “il Sole 24 Ore”

 

Leonardo Del Vecchio

Non è dimostrabile che Leonardo Del Vecchio e Francesco Gaetano Caltagirone abbiano investito in accordo su Mediobanca, anche se su Generali - è l’opinione di chi conosce la situazione - la vedono allo stesso modo.

 

Entrambi vogliono avere voce in capitolo sulla governance del Leone e per Mediobanca i margini per trovare un accordo alternativo alla soluzione della lista del cda, che per Piazzetta Cuccia era la prima opzione, sono ancora più risicati di due anni e mezzo fa quando l’istituto guidato da Alberto Nagel aveva deciso di sostenere il rinnovo automatico di tutti i consiglieri disponibili per evitare di incappare in ipotesi di concerto a rischio d’Opa.

 

caltagirone donnet

Oggi questo rischio è percepito in misura anche maggiore visto che gli interlocutori in Generali sono gli stessi che hanno potenzialmente in mano un quarto del capitale di Mediobanca che, a sua volta, è il primo azionista della compagnia triestina. Del Vecchio, con Delfin, è oggi al 18,9% di Mediobanca, quota che potrebbe salire al tetto massimo consentito del 19,9% il mese prossimo, mentre Caltagirone è appena salito al 3% con opzioni per arrivare al 5% a fine estate.

 

LEONARDO DEL VECCHIO NAGEL

Per il rinnovo del board di Generali, Mediobanca aveva sposato la linea della lista del consiglio che le avrebbe permesso di superare l'imbarazzo dell’ultimo rinnovo. Ma questo difficilmente soddisferebbe le attese dei due imprenditori. Tant’è che circolano nomi alternativi a quello dell’attuale ad Philippe Donnet che, con la lista del cda, sarebbe invece il naturale candidato alla riconferma, mentre - per le logiche di mercato, ma soprattutto per le disposizioni Ivass - non sarebbe possibile nemmeno un compromesso che passasse da una presidenza esecutiva per bilanciare i poteri.

 

FRANCESCO MILLERI LEONARDO DEL VECCHIO

Un accordo tra i maggiori azionisti di Generali supererebbe di gran lunga la soglia dell’Opa, che, come per la stessa Mediobanca, anche per Trieste è del 25%. Questo considerando il 13% di Mediobanca, il 5,6% di Caltagirone, il 4,8% di Del Vecchio, il 3,97% dei Benetton e il circa 4% che è nelle mani di De Agostini e della Fondazione Crt, senza neanche tener conto della quota sotto all’1% parcheggiata nel veicolo Invag, partecipato e finanziato dalla stessa Mediobanca.

 

sergio erede

Per poter presentare una lista unitaria Mediobanca dovrebbe diluirsi in Generali, ma al momento non sono in vista operazioni trasformative in grado di produrre un tale risultato. Mediobanca è sì in lizza per aggiudicarsi la rete di promotori di Deutsche Bank, ex Finanza & Futuro, un’acquisizione finanziabile però con la liquidità in cassa. L’operazione avrebbe un’altra valenza: utile cioè a tenere il passo col percorso di crescita delineato nel piano industriale, dato che le masse amministrate da CheBanca! aumenterebbero di oltre il 50% avvicinandosi ai 50 miliardi.

 

Alberto Nagel Caltagirone

Anche un accordo tra i tre maggiori azionisti del Leone, che tagliasse fuori gli altri, sembrerebbe problematico. Mentre è plausibile che la prossima primavera possano concorrere più liste per il rinnovo del consiglio di Generali. Oltre a Mediobanca, dei soci forti solo Caltagirone allo stato sarebbe titolato a farlo, dato che è l’unico ad avere, da solo, una quota superiore al 5%.

 

Ma allora cosa servirebbe far rotta anche su Piazzetta Cuccia? L’impressione è che quel 25% che a fine estate i due imprenditori potrebbero avere in mano, voglia essere fatto pesare. Del resto il 25%, che già di per sé è una sicura minoranza di blocco nelle assemblee straordinarie, sarebbe determinante se dovesse essere rimessa in discussione la governance in Piazzetta Cuccia.

CALTAGIRONE NAGEL GALATERI

 

I due pacchetti, in teoria, potrebbero anche entrare in gioco in uno scenario di risiko bancario, dato che persino il 20% a cui è stata autorizzata a salire Delfin, è di natura finanziaria e quindi non intrinsecamente stabile. Da parte sua, cosa può fare dunque il management di Mediobanca nel contesto attuale? Non molto, se non portare avanti il piano promesso al mercato, come sta appunto facendo.

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