boris johnson rishi sunak

ANCHE BORIS ARMA IL BAZOOKA – IL PREMIER BRITANNICO E IL RAMPANTE CANCELLIERE DELLO SCACCHIERE RISHI SUNAK METTONO SUL TAVOLO 350 MILIARDI DI STERLINE (IL 15% DEL PIL) CONTRO IL CORONAVIRUS: 65 ARRIVERANNO SUBITO. IL GOVERNO PAGHERÀ L’80% DELLO STIPENDIO DEI LAVORATORI PRIVATI PER TRE MESI – PROBABILE UN DEFICIT DEL 10%, MA SECONDO GLI ESPERTI POTREBBE NON BASTARE. E POI C'È LA BREXIT...

 

 

Antonello Guerrera per “Affari & Finanza - la Repubblica”

 

boris johnson 1

Il 17 marzo scorso il premier britannico Boris Johnson - che ancora non sapeva di essere positivo al coronavirus, lo ha scoperto dieci giorni più tardi - e il rampante cancelliere dello scacchiere Rishi Sunak entrano nella Dining Room di Downing Street e annunciano: «Faremo tutto il necessario per salvare la nostra economia dalla crisi del coronavirus. Whatever it takes! Whatever it takes!». Già, il brexiter principe Johnson che cita, più volte, le stesse parole di Mario Draghi. Riavvolgiamo il nastro.

 

RISHI SUNAK

Luglio 2012: con quello slogan l' allora governatore della Bce salva l' euro dalla sua estinzione.Ora, invece, Johnson e Sunak mettono in campo un bazooka da 350 miliardi di sterline complessive, di cui 65 miliardi immediati per lavoratori e imprese, e non si pongono limiti. Possibile un deficit fiscale del 10%: il debito pubblico è "ancora" al 79,6% (sebbene fosse meno della metà prima della crisi del 2008). Ma "whatever it takes" sarà sufficiente? Johnson e il 39enne Sunak riusciranno a "salvare il Regno Unito dal prossimo cataclisma economico?", come si chiede Martin Fletcher su "New Statesman"?

Boris Johnson e il Coronavirus by paniruro/spinoza

 

Sarà arduo. Perché la sfida che Londra ha davanti è campale. Come tutte economie occidentali, nel 2021 rischia di andare in recessione, con abissi trimestrali del -10% di Pil. Ma il Regno Unito ha un altro problema. Ovvero l' agognata Brexit, il cui completamento è previsto 31 dicembre prossimo, quando è probabile un secondo picco di coronavirus. Insomma, quella che doveva essere la "liberazione" per gli euroscettici potrebbe tramutarsi in un inquietante fardello dell' uomo britannico, perché per molti critici assolutamente inopportuno nel mezzo di una tempesta economica forse peggiore di quella del 2008.

 

BORIS JOHNSON RISHI SUNAK

Intanto, Sunak, nonni immigrati indiani, ex Goldman Sachs, con limitata esperienza politica ma anche il parlamentare più ricco di Westminster, ha già avuto il suo "battesimo del fuoco" dopo aver rimpiazzato il "rigorista" Sajid Javid, costretto alle dimissioni da Johnson e dal "rasputin" Dominic Cummings. Qualcuno ha chiamato Sunak addirittura la "caricatura di Corbyn", l' uscente leader laburista, perché il piano di stimolo del neo ministro delle Finanze per fronteggiare la crisi da coronavirus è il più corposo degli ultimi trent' anni oltremanica: un piano da 350 miliardi (15% del Pil) tra garanzie dallo Stato, 80% dello stipendio dei lavoratori privati pagato per tre mesi, prestiti e linee di credito enormi alle aziende britanniche. Insomma, Keynes si è impossessato dell' ortodossia economica cara ai conservatori e all' ex premier Theresa May autrice di una sanguinosa austerity post 2008/2009.

boris johnson e theresa may

Perché ci sono da salvare le piccole e medie imprese devastate dall' emergenza, ma anche le grandi, l' industria automobilistica e dell' acciaio, fiore all' occhiello di Thatcher, oltre alle compagnie aeree, i settori di ristorazione e ospitalità, eccetera. Insomma, l' intero tessuto economico britannico. La Banca d' Inghilterra del nuovo governatore Andrew Bailey si sta muovendo a ritmo, anche se la potenza è limitata: ha imposto di non "shortare", ha lanciato un folto programma di quantitative easing e acquisto di bond, ha tagliato i tassi due volte, fino a scendere a quota 0,1%. Siamo già ai minimi e andare sottozero per ora è troppo rischioso.

STERLINA

 

Il Regno Unito ha di fondo però un altro problema: la sterlina debole, che una decina di giorni fa ha toccato quota 1,17 dollari, roba che non si vedeva dal 1985. Questo poiché, in tempi di crisi, valuta e bond statunitensi sono considerati il rifugio più sicuro. Ma anche perché il deficit delle partite correnti - ossia quando si importano più beni e servizi di quanti ne stiano esportando, provocando debito - è elevato. Ciò crea molte distorsioni, aumentate dal contesto economico e dalla particolare crisi del coronavirus.

 

boris johnson immunita di greggeSTERLINA PLASTICA

 Curiosamente una sterlina così bassa dovrebbe far aumentare l' inflazione. Invece, a causa del recente collasso della domanda e insieme del prezzo del petrolio, ciò sarà molto mitigato. Il problema però è che, oltre alla domanda, anche l' offerta è sprofondata. Non solo i negozi chiusi ma pure, per esempio, i servizi, che rappresentano l' 80% dell' economia britannica: l' indice IHS Markit già li dà a un valore 37,5 dal 53,2 di febbraio scorso (sotto i 50 iniziano i guai). Allora perché non dare soldi a pioggia (o "helicopter money") direttamente ai cittadini (e non alle banche) come Trump per far risalire i consumi? Anche questo è un bel rischio, perché i prezzi rischiano di salire, a differenza dell' offerta, producendo così disoccupazione e stagflazione (ricordate la drammatica cura Volcker alla Fed americana?).

boris johnson

 

Di qui le cifre paurose che si stagliano all' orizzonte dell' economia britannica. Secondo Allianz il Pil del secondo trimestre 2021 crollerà del 10,2% sul precedente, risollevandosi però nel terzo (+6,4%) e quarto (+3,5%). Secondo Capital Economics si toccheranno punte di almeno -15%, aprendo le porte a una "profonda recessione". Difficile predire sull' anno completo, vista la fluidità della situazione: secondo Deutsche Bank, la crescita potrebbe essere di qualche decimale positivo. Ma è una stima molto ottimistica.

 

E poi c' è la Brexit. Al momento Johnson insiste nel dire che il 31 dicembre si esce definitamente dall' Ue (ora il Regno Unito è nel periodo di transizione). Ma non ci crede più nessuno. Primo: vista l' emergenza, c' è molto meno tempo per negoziare accordi commerciali con Europa e Usa. Secondo: in questo terribile scenario economico, dire addio alla libertà di movimento di persone e beni potrebbe risultare fatale a un' economia già afflitta.

BORIS JOHNSON CORONAVIRUS

 

Tuttavia, qualcuno crede ancora nel 31 dicembre: come il brexiter di ferro Owen Paterson che la settimana scorsa sul Telegraph ha millantato che il "No Deal" (la brutale e pericolosa uscita dall' Ue senza accordo) "ora è ancora più giustificato perché l' eurozona soffrirà di più del Regno Unito causa virus e quindi meglio rompere qualsiasi ponte il prima possibile". Spararsi in un piede, direbbero gli inglesi. E pure nell' altro.

 

 

 

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni carlo nordio fabio pinelli sergio mattarella ugo zampetti

DAGOREPORT – COSA, E CHI, HA CONVINTO SERGIO MATTARELLA A PRESIEDERE, PER LA PRIMA VOLTA IN 11 ANNI AL QUIRINALE, IL PLENUM DEL CSM? LA MISURA È DIVENTATA COLMA CON IL VIDEO RINGHIANTE DI GIORGIA MELONI, PUBBLICATO SUI SOCIAL IERI SERA: DA GIORNI IL VICEPRESIDENTE DEL CSM, IL LEGHISTA FABIO PINELLI, ERA IN ALLERTA PER LE VERGOGNOSE PAROLE DI CARLO NORDIO SUL SISTEMA “PARA-MAFIOSO”. PINELLI SI È “COORDINATO” CON UGO ZAMPETTI, POTENTE SEGRETARIO GENERALE DEL COLLE, E I DUE HANNO PREGATO MATTARELLA DI METTERE FINE ALL’ESCALATION DI TENSIONE – IL GUARDASIGILLI NORDIO ABBASSA LA CRESTA: “MI ADEGUERÒ” – L’INCAZZATURA MAGGIORE DEL COLLE È CON GIORGIA MELONI: AVEVA PROMESSO DI FAR ABBASSARE I TONI A NORDIO, E POI È STATA LEI A TORNARE ALL’ATTACCO… - VIDEO

giorgia meloni matteo salvini gian marco chiocci roberto sergio bruno vespa giampaolo rossi

FLASH! – IERI È STATO SVENTATO IL PROPOSITO DI GIAMPAOLO ROSSI DI DIMETTERSI DAL VERTICE DEL BORDELLONE RAI, NON CERTO IMPIOMBATO DALL’INESISTENTE OPPOSIZIONE, BENSÌ DEVASTATO DALLE FAIDE E LOTTE TRA I TELE-MELONIANI – “IL FILOSOFO DI COLLE OPPIO” HA RICEVUTO LE RICHIESTE RASSICURAZIONI: SEI IL NUMERO UNO E TUTTI I CHIOCCI E I SERGIO SON NESSUNO. DUNQUE STRINGI I DENTI E RESISTI FINO A MAGGIO QUANDO CON IL VARO DEL DECRETO DI RIFORMA RAI CADRÀ IL CDA E TUTTE LE DIREZIONI…

john elkann repubblica

ALTISSIMA TENSIONE SULLA ‘’TRATTATIVA ESCLUSIVA” TRA JOHN ELKANN E THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI – LE PROBABILITÀ CHE L’OPERAZIONE VADA A PUTTANE AUMENTANO AL PARI DELLE PERDITE DI ‘’REPUBBLICA’’ E ‘’STAMPA’’ - SE SALTA, PRENDE IL FARDELLO GEDI E LO METTE ALL’ASTA? RICICCIA LEONARDINO DEL VECCHIO? – FINORA, TUTTO ERA ANDATO IN DISCESA PER ELKANN: L’ACQUISIZIONE NEL 2020 DE “LA REPUBBLICA” E “LA STAMPA”, DA SEMPRE QUOTIDIANI DI RIFERIMENTO DEL PARTITO DEMOCRATICO, È STATA UN’ABILE MOSSA NON SOLO PER SQUAGLIARE LA FIAT IN STELLANTIS SENZA ROTTURE DI COJONI MEDIATICHE E SINDACALI, MA ANCHE PER PORTARE A TERMINE TRANQUILLAMENTE LA CESSIONE DELLE GRANDI AZIENDE ITALIANE DELLA HOLDING EXOR: DA MAGNETI MARELLI A IVECO – RESTAVA GEDI PRIMA DI VOLARE SOTTO IL CIUFFO DEL PREDILETTO TRUMPONE. MA, A VOLTE, NON TUTTE LE CIAMBELLE RIESCONO COL BUCO…

giuseppe conte stefano patuanelli

DAGOREPORT – ANCHE NEL MOVIMENTO 5 STELLE TIRA UNA BRUTTA CORRENTE: L’EX MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO, STEFANO PATUANELLI, È IN DISACCORDO CON GIUSEPPE CONTE SULLE “TEMPISTICHE” DEL CAMPO LARGO. L’INGEGNERE TRIESTINO (E ANCHE UN PO’ TRISTINO) VUOLE ACCELERARE E SANCIRE IL PRIMA POSSIBILE L’ALLEANZA CON PD E ALTRI “PROGRESSISTI”, PER ORGANIZZARE LA CAMPAGNA ANTI-MELONI – PEPPINIELLO APPULO, INVECE, TEMPOREGGIA. IL MOTIVO? NON HA MAI ABBANDONATO IL SOGNO DI TORNARE A PALAZZO CHIGI…

meloni board of peace marina berlusconi antonio tajani

DAGOREPORT - GIORGIA MELONI PORTA L’ITALIA NEL CLUB DEI PUZZONI GLOBALI! IL NOSTRO DISGRAZIATO PAESE SARÀ L’UNICA GRANDE POTENZA EUROPEA A ENTRARE NEL “BOARD OF PEACE” DI DONALD TRUMP, INSIEME A DITTATURE, REGIMI MILITARI, AUTOCRAZIE E MONARCHIE ASSOLUTE DOVE I GIORNALISTI VENGONO FATTI A PEZZETTI - IL NOSTRO PENSIERO VA A MARINA BERLUSCONI: UNA SETTIMANA FA IN UN’INTERVISTA AL “CORRIERE” HA TUONATO CONTRO TRUMP (“LA SUA UNICA REGOLA È CANCELLARE TUTTE LE REGOLE. E LUI LA CHIAMA LIBERTÀ”), E SI RITROVA IL SEGRETARIO DEL SUO PARTITO, ANTONIO TAJANI, IN PARTENZA PER WASHINGTON A BACIARE IL PANTOFOLONE DEL TYCOON, IN MODALITÀ MAGGIORDOMO DI CASA MELONI...