luciano benetton fabrizio palermo paola de micheli autostrade

AUTOSTRADA SENZA USCITA? - LA TRATTATIVA COI BENETTON RISCHIA DI ARENARSI E CDP NON ESCLUDE IL PASSO INDIETRO - A DUE MESI DALL'ANNUNCIO NON C'È ANCORA L'ACCORDO. ATLANTIA FA SAPERE CHE SE ANDRÀ MALE METTERÀ LE AZIONI DI AUTOSTRADE PER L'ITALIA SUL MERCATO, DOVE IL CONTO EVENTUALE PER LA CASSA POTREBBE FARSI PIÙ SALATO

 

Marco Zatterin per ''La Stampa''

 

Chi riassume il pensiero in casa Cdp assicura, con un tono secco, che Atlantia pare entrata «in modalità "tela di Penelope"». Dal 15 luglio la potente holding pubblica negozia con i veneti l'uscita della famiglia Benetton da Autostrade per l'Italia, scelta che la politica ha giudicato «giusta e inevitabile» per punire quelli che, insieme con buona parte dell'opinione pubblica, ritiene i colpevoli della tragedia del Ponte Morandi. Si avanza fra strappi palesi e, sebbene l'esito sulla carta dovrebbe essere scontato, tira un'aria di tempesta: i protagonisti del duello alternano sorrisi di facciata a stizzite minacce, decise e malcelate.

CASELLO

 

Nei corridoi dei palazzi romani c'è disappunto. «Non ce l'ha ordinato il dottore», concede un dirigente informato dei fatti, facendo immaginare che la corazzata condotta da Fabrizio Palermo potrebbe anche far saltare il tavolo, e lasciare che il governo attui la minaccia di revocare la concessione. «È una trattativa - ribattono sull'altro fronte -: loro compreranno e noi venderemo, ma le condizioni non possono essere una questione marginale».

 

Detto questo, Atlantia non fatica a far sapere che se andrà male metterà le azioni di Aspi sul mercato, dove il conto eventuale per Cdp si potrebbe fare più salato. Rottura possibile? Il premier Conte, dispensatore di ottimismo nazionale, ha detto che siamo sulla dirittura finale. «Svolta dopo le elezioni», azzarda una fonte veneta. «Ci vuole pazienza, puntiamo su ottobre», paiono concordare nelle stanze del governo, dove l'effetto dell'instabilità politica sul confronto viene negato.

luciano benetton

 

«Non vedo una maggioranza capace di aiutare di più Atlantia», riassume un alto funzionario, tuttavia «ci sta che occorra attendere l'autunno». Che, si teme, potrebbe tramutarsi presto in un inverno dello scontento. La tragedia e la battaglia Storia lunga e dolorosa, non lunghissima, non ancora. È cominciata il 14 agosto 2018 nella bufera ligure che ha strappato le logore strutture del viadotto sul Polcevera e 43 vite innocenti. Nel dramma e nella furia, si è arrivati a chiedere, e ottenere, la testa dei Benetton, caduta dopo mesi di contese verbali violente.

 

L'allora governo gialloverde, portatore di un evidente pensiero nazional-social, ha promesso le punizioni più esemplari, la revoca della concessione ad Atlantia e tutti i gestori di strade a pagamento, con il ritorno in scena dell'Anas, a dire il vero non un manutentore da sogno. L'effetto delle dichiarazioni politiche su aziende quotate è stato deprimente: titoli in caduta libera e il presidente della Consob unico a protestare, almeno sinché ne è arrivato un altro e il dossier è stato dimenticato. Nel putiferio di emozioni e proclami, il ministro dei Trasporti Toninelli, l'uomo che vantava il più gran numero di imitazioni, sancì che la revoca andasse fatta senza penale «causa gravi lacune» di Aspi. Si è scoperto che non era vero.

 

 La tela di Penelope

ATLANTIA AUTOSTRADE

L'esecutivo giallorosso ha dovuto ammetterlo e la trattativa ha preso un'altra piega. La base negoziale è diventata l'estromissione da Aspi dei «cattivi» di Ponzano Veneto e l'ingresso di Cdp, senza soluzione di continuità sulla concessione. C'è stata una fase informale in cui, si racconta a Roma, i messi di Atlantia si sono dimostrati «interlocutori non agevoli e difficili da gestire». Sinché a luglio, s' è cominciato a parlare di dettagli giuridici, tariffe e prezzi. In bicamerale il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri ha concesso che «il negoziato è stato complesso anche perché Atlantia ha proposto operazioni di strutture differenti».

 

E' la tela di Penelope? Quasi. Il fatto è che due mesi fa, dopo un combattuto Consiglio dei ministri notturno, ci si era accordati per un ingresso diretto di Cdp in Aspi con almeno il 51 per cento. Successivamente, Atlantia ha optato per il lancio di una nuova società veicolo sostenendo che il rischio di svalutare le quote degli azionisti di minoranza (Silk Road, Edf e Allianz col 12 per cento) poteva avere conseguenze. «Tela di Penelope? Non scherziamo - dice una voce dei concessionari -. Siamo privati, tuteliamo l'azienda e l'investimento nei limiti delle intese definite».

 

paola de micheli 2

 «L'approdo è diverso dal previsto, vedete voi cosa pensare», reagiscono in riva al Tevere. La ministra dei Trasporti Paola De Micheli ha inviato il 2 settembre ad Aspi il testo per la modifica della concessione e il piano economico finanziario collegato. «Stiamo aspettando che rispondano». Nell'attesa, dice che il lavoro «arriva a compimento», glissando sulla distanza che si registra sugli effetti del tetto all'aumento del pedaggio (il price cap). In casa Atlantia dicono più o meno le stesse cose, anche se con altri toni. «Vogliamo l'accordo».

 

Tuttavia, riconoscono che sull'assetto societario, come sui costi, si è ancora in alto mare. Il 3 settembre Atlantia ha ricreato Autostrade Concessioni e Costruzioni, la società veicolo destinata a detenere sino all'88% di Aspi, usando il nome della Spa quotata dall'antico azionista Iri nel 1987. Nel grande schema delle cose, a giochi e quotazione chiusi, Cdp dovrebbe avere circa il 30%, Edizione Holding (Benetton) circa il 26, il resto sarebbe ripartito fra mercato e altri azionisti di Atlantia. Come avverrebbe il conferimento? Accordo prima del listino? Acquisto sul mercato?

 

fabrizio palermo

Non è stato deciso. Il nodo del prezzo segue a ruota, impossibile da sciogliere senza il piano su tariffe e investimenti, anch' essi contesi. Prima del Morandi, Aspi era valutata poco meno di 15 miliardi: adesso si parla di 11-12. «Stime», puntualizzano a Roma, ma Cdp potrebbe sborsare oltre 3 miliardi per chiudere il caso. Una parte finirebbe ai Benetton, contraddicendo la tesi del «non daremo loro un cent». Questione che porta alla contesa elettorale, perché qualunque esborso a Nordest sarebbe una crepa nella già disputata coerenza M5s.

 

L'ultima complicanza è il combinato fra il debito in cerca di collocamento (nella nuova o nella vecchia società? E in che misura?) e la manleva, cioè l'esigenza che sente il pubblico di garantirsi da eventuali cause future. Cdp vuole essere certa che una disgrazia eventuale dovuta a vizi del passato non ricada su di lei. Senza assicurazioni, chiede di pagare meno. La controparte, ovviamente, non è d'accordo.

 

«Abbiamo comprato la rete dall'Iri», è uno degli argomenti. È successo nel 1999. Tutto torna. Il pubblico vende al privato a prezzi discussi, il privato guadagna, succede il peggio, il pubblico deve metterci una pezza e ricompra. Economia circolare, a suo modo. Circolano azioni, soldi e potere. Fermo resta il timore, non ingiustificato, che la sicurezza non sia mai stata quella dovuta. E i pedaggi troppo alti. Ventuno anni fa come oggi.

 

Ultimi Dagoreport

fabio rampelli giorgia arianna meloni

DAGOREPORT: FRATELLI DEL KAOS - IL DISGREGAMENTO DI FRATELLI D’ITALIA, DOPO TRE ANNI DI MELONISMO SENZA LIMITISMO, SI AVVICINA SEMPRE PIÙ ALLA SOGLIA DELL’IMPLOSIONE - AL ROSARIO DI FAIDE ALLA FIAMMA, ORA SI AGGIUNGE UN’ALTRA ROGNA DI NOME FABIO RAMPELLI, FONDATORE NELLE GROTTE DI COLLE OPPIO DELLA SEZIONE “I GABBIANI”, CHE AGLI INIZI DEGLI ANNI ‘90 HA SVEZZATO, TRA CANTI DEL CORNO E ANELLI MAGICI, L’ALLORA QUINDICENNE GIORGIA CON LA SORELLINA ARIANNA, FAZZOLARI, MOLLICONE, GIULI, LOLLOBRIGIDA, ROSSI, SCALFAROTTO E MOLTI ALTRI CAPOCCIONI OGGI AL POTERE – MITO RINNEGATO DI MELONI, CHE HA PREFERITO CIRCONDARSI DI YES-MEN, RAMPELLI OGGI SI AUTOCANDIDA A SCENDERE IN CAMPO NELLA PRIMAVERA DEL ’27 CONTRO IL BIS CAPITOLINO DI ROBERTINO GUALTIERI - E ORA CHE FARANNO ‘’PA-FAZZO’’ CHIGI E VIA DELLA SCROFA CHE LO VEDONO COME IL FUMO NEGLI OCCHI? CONTINUERANNO A SBATTERE LA PORTA IN FACCIA AL LORO EX IDEOLOGO DI COLLE OPPIO? 

vladimir putin colpo di stato soldati militari.

DAGOREPORT – ORA PUTIN È DAVVERO TERRORIZZATO: PIÙ CHE I DRONI UCRAINI CHE BUCANO LE DIFESE AEREE OGNI GIORNO, A TORMENTARE IL CAPOCCIONE DEL “MACELLAIO RUSSO” (COPYRIGHT BIDEN) È UN POSSIBILE COLPO DI STATO – QUESTA VOLTA A INSORGERE NON SAREBBE UN GRUPPO DI SCALMANATI MERCENARI COME LA WAGNER GUIDATA DA PRIGOZHIN, MA L’ESERCITO. I COLONNELLI GLI RINFACCIANO L’UMILIAZIONE SUBITA IN UCRAINA (AVEVA PROMESSO DI CONQUISTARE KIEV IN TRE SETTIMANE, È IMPANTANATO DA 4 ANNI), E LUI REPLICA DANDO LA COLPA AI SOLDATI – L’OCCASIONE PERFETTA PER UN GOLPETTO? POTREBBE ESSERE DIETRO L’ANGOLO. DOMANI “MAD VLAD” PARTE PER LA CINA. E AL SUO RITORNO…

maurizio martina francesco lollobrigida elly schlein giorgia meloni

DAGOREPORT – LA STORIA DELLA CANDIDATURA DI MAURIZIO MARTINA ALLA FAO È STATO UNO “SCHERZETTO” BEN CONGEGNATO DALL'AZZOPPATA MELONI CON L'EX COGNATO LOLLOBRIGIDA, PER METTERE IN DIFFICOLTÀ ELLY SCHLEIN: LA SPAGNA HA PUNTATO DA TEMPO LA POLTRONA, TANTO CHE SANCHEZ HA PROPOSTO UN SUO MINISTRO, FEDELISSIMO, LUIS PLANAS. È QUI CHE I FRATELLI D’ITALIA HANNO INTRAVISTO L’OPPORTUNITÀ: SAPENDO CHE L’ITALIA HA POCHE CHANCE, HANNO MESSO SUL PIATTO IL NOME DI MARTINA, PER SPACCARE IL PD E ACCUSARE SCHLEIN DI “SUBALTERNITÀ” RISPETTO AL BEL PEDRO – VORACI COME SONO DI CARICHE E INCARICHI, TI PARE CHE RINUNCIANO A UNA POLTRONA PER DARLA A UN EX SEGRETARIO DEL PD? ERA TUTTO “SPIN”, E I RIFORMISTI DEM HANNO ABBOCCATO…

elkann lapo ginevra john gianni agnelli margherita agnelli poteri

DAGOREPORT - MENTRE LAPO SI RIAVVICINA ALLA MADRE MARGHERITA AGNELLI (“VOGLIO RICOMPORRE UN RAPPORTO DI AFFETTO E DI SERENITÀ”), SI AVVICINA L’UDIENZA DEL 22 GIUGNO A TORINO CHE POTREBBE PORTARE A UN RINVIO A GIUDIZIO PER JOHN ELKANN PER TRUFFA AI DANNI DELLO STATO - NELLO STESSO TEMPO COMINCIA A DIPANARSI L’INTRECCIO DELLE VARIE CAUSE CIVILI INCASTRATE L’UNA CON L’ALTRA TRA ITALIA E SVIZZERA CHE VEDE CONTRAPPORSI MARGHERITA AI SUOI TRE PRIMI FIGLI, AL FINE DI TOGLIERE AL PRIMOGENITO JOHN LA GUIDA DELL’IMPERO EXOR - MA DAGOSPIA PUBBLICA UN ATTO UFFICIALE RELATIVO AI POTERI DELLA "DICEMBRE", LA SOCIETA' CHE HA LA QUOTA PRINCIPALE DEL GRUPPO CHE CONTROLLA EXOR, SOTTOSCRITTO NEL 1999 DALLA STESSA MARGHERITA, IN CUI SI LEGGE: "QUALORA GIOVANNI AGNELLI MANCASSE O PER QUALSIASI RAGIONE FOSSE IMPEDITO, L'AMMINISTRAZIONE NELLA SUA IDENTICA POSIZIONE CON GLI STESSI POTERI E PREROGATIVE SARA' ASSUNTA DA JOHN PHILIP ELKANN..."

marina berlusconi antonio tajani giorgia meloni

FLASH – COM’È FRICCICARELLO ANTONIO TAJANI IN QUESTI GIORNI: PRIMA HA FATTO USCIRE SUI GIORNALI L'IPOTESI DI UNA POSSIBILE “MANOVRA CORRETTIVA”. POI HA RINFACCIATO ALL’OPPOSIZIONE LO STALLO IN COMMISSIONE VIGILANZA RAI, CHE BLOCCA LA NOMINA DI SIMONA AGNES A PRESIDENTE DELLA TV PUBBLICA (CANDIDATURA A CUI ORMAI NON CREDE NEMMENO LEI). IL MOTIVO DI TANTO PENARE? MARINA BERLUSCONI: TAJANI DEVE DIMOSTRARE ALLA “PADRONA” DI FORZA ITALIA DI NON ESSERE IL MAGGIORDOMO DI GIORGIA MELONI…

pier silvio berlusconi barbara d'urso

LA D’URSO VUOLE LA GUERRA? E GUERRA SIA – PIER SILVIO BERLUSCONI HA INCARICATO DUE AVVOCATI DI PREPARARE UNA CONTROFFENSIVA LEGALE ALLA POSSIBILE CAUSA INTENTATA DA “BARBARIE” - IL “SILENZIO” DI MEDIASET DI FRONTE ALLE SPARATE DELL’EX CONDUTTRICE SI SPIEGA COSÌ: MEGLIO EVITARE USCITE PUBBLICHE E FAR LAVORARE I LEGALI, POI CI VEDIAMO IN TRIBUNALE – A FAR INCAZZARE “PIER DUDI” COME UNA BISCIA, ANZI, UN BISCIONE, È STATO IL RIFERIMENTO DELLA CONDUTTRICE A PRESUNTE “CHAT” E CONVERSAZIONI PRIVATE, COME SE VOLESSE LASCIAR INTENDERE CHE CI SIANO REGISTRAZIONI E ALTRO... – I POSSIBILI ACCORDI DI RISERVATEZZA E LE LAGNE DELLA D’URSO, CHE DA MEDIASET HA RICEVUTO 35 MILIONI DI EURO...