mediobanca caltagirone scannapieco del fante poste cdp giancarlo giorgetti giorgia meloni giovanbattista fazzolari

CALTA CHE TI PASSA! – IL BLITZ DA 300 MILIONI DI POSTE NELL’AZIONARIATO DI MEDIOBANCA FA DISCUTERE I PALAZZI DEL POTERE – SI VOCIFERA DI UNA DURISSIMA TELEFONATA DEL MINISTRO GIORGETTI ALL’AD DI POSTE, MATTEO DEL FANTE – SEMBRA CHE, OLTRE IL DICASTERO DELL’ECONOMIA, ANCHE CDP DI SCANNAPIECO NON SAPESSE NULLA DELL’OPERAZIONE CHE HA FATTO FELICE CALTAGIRONE – DATO CHE POSTE È CONTROLLATA DAL MEF (29,26%) E DA CDP (30%), È CHIARO CHE IL CONSENSO A DEL FANTE PER L’OPERAZIONE NON PUÒ NON ESSERE ARRIVATO CHE DAL DUPLEX MELONI-FAZZOLARI, CHE HANNO ELETTO “IL MESSAGGERO” IL LORO QUOTIDIANO PREFERITO…

DAGOREPORT

 

MATTEO DEL FANTE

Nei Palazzi del potere romano si vocifera di una durissima telefonata, avvenuta sabato scorso, del ministro Giancarlo Giorgetti all’Ad di Poste, Matteo Del Fante. Non solo. Sembra che oltre il dicastero dell’Economia, anche Cdp di Scannapieco non sapesse nulla dell’operazione da 300 milioni a un mese dall’assemblea di Mediobanca.

 

Dato che Poste è controllata dal Mef (con il 29,26%) e da Cdp (con il 30%), è chiaro che il consenso a Del Fante per l’operazione non può non essere arrivato che dal duplex Meloni-Fazzolari.

 

Fabio Corsico Franco Caltagirone matteo Piantedosi

P.S. Un anno e mezzo fa, in occasione della battaglia su Generali, il nome di Matteo Del Fante, Amministratore Delegato di Poste, era stato fra quelli circolati come possibile CEO del Leone al posto di Philippe Donnet. E’ la seconda volta che Del Fante fa felice Caltagirone. La scorsa primavera Poste ha siglato un patto parasociale con il gruppo Caltagirone sul 14,2% del capitale della società di risparmio gestito Anima, per presentare una lista di minoranza. E Poste rinunciò al posto di vicepresidente della holding per favorire il caltagironino Fabio Corsico.

 

 

MEDIOBANCA, COSA SUCCEDE FRA POSTE E GOVERNO?

Michele Arnese per Startmag.it 

giorgia meloni giancarlo giorgetti

L’incursione di Poste Vita nell’azionariato di Mediobanca fa discutere i palazzi della politica e della finanza. L’antefatto è noto: Poste ha acquistato una quota azionaria in Mediobanca, ma lo ha fatto a fari spenti e di notte, rimanendo cioè appena sotto la soglia di comunicazione del 3%. Quando la notizia è stata svelata dal quotidiano La Stampa, i vertici di Poste hanno minimizzato, spiegando che Poste non voterà alla prossima assemblea di Mediobanca.

 

Le azioni rastrellate da Poste Italiane sono tolte dal mercato in una fase che si preannuncia molto battagliata e all’ultimo voto per il vertice dell’istituto di Piazzetta Cuccia.

 

 

I SOCI DI MEDIOBANCA A SETTEMBRE 2023

Poste, il cui amministratore delegato Matteo Del Fante è da tempo apprezzato dell’Ingegner Francesco Gaetano Caltagirone, di fatto va nella direzione di Delfin e dello stesso Caltagirone nella partita in corso sul vertice della banca d’affari milanese, anche se nulla dalle comunicazioni alla stampa muove in questa direzione.

milleri nagel caltagirone

 

L’anno scorso l’imprenditore e finanziere romano, sulle Generali, subì una batosta, sottovalutando Alberto Nagel, amministratore delegato di Mediobanca e grande “padrino” delle Generali, nel mobilitare i grandi capitali internazionali. La vicenda è nota: Caltagirone si diede un gran daffare a reclutare gli imprenditori italiani, ma all’estero fece cilecca.

 

MATTEO DEL FANTE

Poste, togliendo dal mercato un bel gruzzolo di azioni Mediobanca, fa oggi il gioco dell’ingegnere romano perché scongiura che queste stesse azioni finiscano in mano ad investitori stranieri.

 

Anche se c’è chi fa notare, come ha fatto il quotidiano La Verità, che la mossa di Poste abbassa il quorum necessario per conquistare la maggioranza  dei voti in assemblea.

 

Alberto Nagel Caltagirone

Colpisce, comunque, la modalità stealth con cui Poste ha architettato l’operazione. Un colosso come le Poste, che ha nel proprio azionariato tanto il Tesoro (con il 29,26%) quanto la Cassa Depositi e Prestiti (controllata dal ministero dell’Economia, con il 30%) e che si occupa della delicatissima raccolta di risparmio postale per conto di quest’ultima, non è un soggetto a caso. È di fatto – anche – un braccio armato dello Stato, ed è pressoché certo che, per muoversi su un dossier scottante come quello Mediobanca, debba ricevere apposite istruzioni dall’alto.

 

giovanbattista fazzolari giorgia meloni al senato

Tanto più che Poste, anche prima di rastrellare azioni di Mediobanca, sul dossier era già coinvolta. Come? Per il tramite di Anima, che a Poste è legata sia come assetti azionari sia come attività di investimento, e tramite Assogestioni, in cui presidia il comitato che sta predisponendo una lista di minoranza per il consiglio di amministrazione proprio di Mediobanca.

 

Chi sostiene che la mossa di Poste in Mediobanca non sia neutrale nella contesa in corso per il vertice dell’istituto milanese fa notare che l’operazione di Del Fante in Piazzetta Cuccia si inserisce nel solco in un atteggiamento complessivo del governo non antagonistico, anzi, con le manovre della galassia Caltagirone. 

 

I SOCI DI MEDIOBANCA A SETTEMBRE 2023

Un atteggiamento di Palazzo Chigi ricambiato dai giornali del gruppo Caltagirone – in primis Il Messaggero – con una posizione filogovernativa non solo nelle cronache ma anche nella schiera di editorialisti e commentatori.

 

Solo qualche mese fa la maggioranza di governo si era già interessata della questione della lista del cda. Secondo quanto riportato nel comunicato stampa di Palazzo Chigi dopo il cdm che aveva approvato il decreto Omnibus, lo scorso 4 maggio, il testo avrebbe dovuto contenere anche una norma ad hoc. 

 

Milano Finanza aveva infatti rivelato che si trattava di un articolo “che sarebbe potuto diventare un gancio per riproporre un emendamento” così da cassare i vertici uscenti nel caso in cui un socio forte, con almeno il 9%, presentasse una lista di maggioranza.

 

DARIO SCANNAPIECO

L’emendamento in questione – dichiarato inammissibile perché estraneo alla materia – si voleva inserirlo nel decreto Fintech presentato da FdI in Senato ad aprile. La proposta di modifica, sottolineava Mf, comprendeva un comma per cui si considerava “non presentata” la lista del cda se uno o più soci con una quota di almeno il 9%, dunque pesanti, avessero presentato una propria lista con un numero di candidati pari a quello dei consiglieri da eleggere. Nel ddl Capitali la norma non è stata inserita, sempre secondo il quotidiano economico, per “motivi di forma”.

giancarlo giorgetti giorgia meloni

giorgia meloni e giovanbattista fazzolariDARIO SCANNAPIECOGIANCARLO GIORGETTI

Ultimi Dagoreport

michele mari ciabatti d orrico

DAGOREPORT! MARI IN TEMPESTA! CI VOLEVA LO STREGA-GATE CON I PRESUNTI GIUDIZI, POI SMENTITI, SU MICHELA MURGIA (“ERA INTRANSIGENTE E VIOLENTA, PERCHÉ ERA BRUTTA E SFOGAVA COSÌ LA SUA RABBIA”) PER SCOPRIRE CHE MICHELE MARI HA UN CARATTERE FUMANTINO. NELLA SOCIETÀ LETTERARIA LA SUA IRACONDIA È UN SEGRETO DI PULCINELLA COME LA SUA IMPULSIVITÀ. LO SCRITTORE, CHE RIVENDICA UN CULTO PER GENE HACKMAN E PER GLI UOMINI “ANCHE UN PO’ CANAGLIE”, RESTA NEGLI ANNALI PER LA REAZIONE CHE EBBE DOPO UNA STRONCATURA RICEVUTA DAL CRITICO DI “SETTE”, ANTONIO D’ORRICO. MICHELE MARI ANDÒ NEGLI UFFICI DEL "CORRIERE". E TROVATOSI FACCIA A FACCIA CON IL RECENSORE, LO COLPÌ CON UNO SCHIAFFO. IL CRITICO NON REAGÌ. E MARI SI CONQUISTÒ LE STELLETTE DI VENDICATORE DEI SOPRUSI DEI CRITICI PREPOTENTI E ARROGANTI…

giorgia meloni donald trump

FLASH! – IL LATO POSITIVO DEGLI INSULTI DI TRUMP A "GIGIORGIA"? POTREBBE TRADURSI IN UN AUMENTO DEI CONSENSI, ESSENDO IL TYCOON ODIATO DA 8 ITALIANI SU 10 - NON A CASO, AL RADUNO DEGLI ALPINI A GEMONA, È STATA ACCOLTA TRA APPLAUSI E STRETTE DI MANO - AL DI LA' DI TRUMP, IL VERO PROBLEMA PER LA DUCETTA RESTA LO SFARINAMENTO DELLA LEGA E LO SBANDAMENTO DI FORZA ITALIA IN VISTA DEL VOTO 2027 - E POI C’È IL BOOM DI VANNACCI A SPESE DEI TRE PARTITI DELLA MAGGIORANZA (E M5S), RICICCIANDO TEMI IDENTITARI CARI ALL'UNDERDOG, ABBONDONATI UNA VOLTA A PALAZZO CHIGI… - VIDEO

giorgia meloni trump cairo

FLASH! - A PALAZZO CHIGI, DOPO LE MAZZATE DI TRUMP CONTRO GIORGIA MELONI, E' INIZIATA LA CACCIA ALLE STREGHE (CON QUALCUNO SI DEVONO SFOGARE) - E CON CHI SE LA SONO PRESA? CON URBANO CAIRO! - IL MOTIVO? A PUBBLICARE IL PRIMO AFFONDO DI TRUMP ("SONO SCIOCCATO, MELONI NON CI VUOLE AIUTARE SULLA GUERRA IN IRAN. PENSAVO AVESSE CORAGGIO") FU IL "CORRIERE DELLA SERA" A FIRMA DI VIVIANA MAZZA - IL SECONDO SFOGO DEL TYCOON ("MELONI MI FA PENA") E' STATO RIPORTATO DAL PROGRAMMA "L'ARIA CHE TIRA"  DA DANIELE COMPATANGELO SU LA7 (ANCORA EDITORE CAIRO!) - PER DARE UN SEGNALE DI "BUONA FEDE", IL "CORRIERE" IERI HA PUBBLICATO UN'INTERVISTA A MARY L. TRUMP, NIPOTE DI "THE DONALD", CHE DESCRIVE LO ZIO COME UN DISTURBATO MENTALE FUORI CONTROLLO...

andrea giambruno giorgia meloni renato de angelis

SE GIORGIA MELONI VOLESSE IMBASTIRE UNA VERA OPERAZIONE SIMPATIA, DOVREBBE SCRIVERE UN’AUTOBIOGRAFIA SENTIMENTALE – BARBARA COSTA: “MI SONO SORBITA LA NUOVA EDIZIONE DI ‘IO SONO GIORGIA’ E…CHE DELUSIONE! ZERO RIFERIMENTI ALLO ‘SCANDALO THREESOME’, E ZERO VITA SENTIMENTALE. COME SE A GIAMBRUNO SI FOSSE ARRIVATI INTATTI, SENZA EX, PASSIONI E GELOSIE, MA ANDIAMO, SIGNORA PRESIDENTE! COME È POSSIBILE? E INFATTI NON È VERO. MELONI HA AVUTO I SUOI AMORI, AI QUALI NEL SUO LIBRO NON DESTINA MEZZA RIGA” – CHI È ALESSANDRO GIOMBINI DETTO MANOLO, GIÀ MILITANTE DI CASA POUND? PERCHÉ NON RICORDARE LA RELAZIONE CON RENATO DE ANGELIS, CON AMOREGGIAMENTI IN GOMMONE A PONZA? – L’INCONTRO CON GIAMBRUNO, “BELLO COME IL SOLE”: “È STATA LEI A RIMEDIARE IL NUMERO E A..."

frocinema carocci rocca gualtieri

DAGOREPORT - MASSÌ, NEL PAESE CHE SI È INVENTATO IL “COMPROMESSO STORICO” E LE “CONVERGENZE PARALLELE” E IL “GOVERNO DELLA NON SFIDUCIA”, PRIMA O POI, DOVEVA CAPITARE DI TROVARSI DAVANTI A NUOVA MACHIAVELLICA DIAVOLERIA: BENVENUTI AL CINEMA “FASCIO E MARTELLO” - IL COMUNE DI ROMA GUIDATO DA ROBERTO GUALTIERI (PD) E LA REGIONE LAZIO CAPITANATA DA FRANCESCO ROCCA (FDI) SI SONO INASPETTATAMENTE ALLACCIATI IN UN TANGO CHE LI HA TRASCINATI ALL’ORGASMO DI STANZIARE UN DOVIZIOSO FINANZIAMENTO DI 250.000 EURO (IL CAMPIDOGLIO) E 300.000 EURO (LA REGIONE), AMBEDUE EROGATI SENZA UNO STRACCIO DI GARA E DESTINATI – FIATE ALLE TROMBETTE! RULLO DI TAMBURI! - AL PROGETTO ‘’FROCINEMA” DELLA ‘’FONDAZIONE PICCOLO AMERICA’’, CAPITANATA DAL MITOLOGICO ‘’PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, VALERIO CAROCCI – E' SUCCESSO CHE QUANDO IL COMUNE E LA REGIONE HANNO APPROVATO LA RICONVERSIONE DEL METROPOLITAN, L'EX CINEMA DI VIA DEL CORSO CHIUSO DAL 2010, IN UN MEGA-STORE, IL DIABOLICO CAROCCI HA CAPITO CHE CON UNA FAVA POTEVA PRENDERE DUE PICCIONI: OLTRE AL COMUNE DE SINISTRA ANCHE LA REGIONE DE DESTRA CHE, UNA VOLTA IN MANO A FDI AVEVA CHIUSO IL RUBINETTO DEI FINANZIAMENTI - AL GRIDO: “SALVARE IL METROPOLITAN! FERMARE QUESTO NUOVO SACCO DI ROMA!’’ IL COCCO DI ZINGARETTI HA MONTATO UN PANDEMONIO MEDIATICO, ACCOMPAGNATO DA UNA BATTAGLIA LEGALE, FINO A QUANDO ROCCA HA SMOLLATO ED ORA I CAMERATI D’ITALIA POTRANNO GODERSI “FROCINEMA”…

maurizio maddaloni pd campania maurizio de giovanni luigi riello

“TRA NANI, BALLERINE, FROCETTI E LESBICHINE, DE GIOVANNI SARÀ A SUO AGIO” – COSÌ PARLÒ SU FACEBOOK MAURIZIO MADDALONI, DAL 2023 PRESIDENZA DELLA FONDAZIONE REAL SITO DI CARDITELLO A CASERTA (SCELTO DALL’EX MINISTRO SANGIULIANO). IL RIFERIMENTO È ALLA NOMINA DELLO SCRITTORE MAURIZIO DE GIOVANNI NELLA SEGRETERIA REGIONALE DEL PD DELLA CAMPANIA. ALTRETTANTO PESANTI LE PAROLE DI MADDALONI SULL’EX PROCURATORE GENERALE DI NAPOLI, LUIGI RIELLO, ANCHE LUI ENTRATO NELLA SEGRETERIA DEM: “RIELLO DA QUANDO È UN PENSIONATO DA DI MATTO: BEVE, DISTURBA GLI ALTRI COMMENSALI CON INDEGNI SPETTACOLINI” – IL SEGRETARIO REGIONE DEL PD, PIERO DE LUCA, SI DICE INDIGNATO (“LA DESTRA HA UN PROBLEMA CON LA CULTURA E CON LA LEGALITÀ”) E DENUNCIA LA DISASTROSA GESTIONE DELLA FONDAZIONE REAL SITO DI CARDITELLO: “QUESTO ODIO VIENE DA CHI HA PORTATO AL DEFAULT LA FONDAZIONE” – MINISTRO GIULI, NON SARÀ CHE IN CAMPANIA ABBIAMO UN PROBLEMINO?