paolo savona consob

CHE SUCCEDE ALLA CONSOB? – LO SFOGO DI PAOLO SAVONA È LA SECONDA USCITA RUMOROSA DEL PRESIDENTE NEL GIRO DI POCHI MESI. DA TEMPO L’AUTORITÀ È OGGETTO DI FORTI TENSIONI, E NON BASTA AVER ARCHIVIATO (PER IL MOMENTO) L’INSIDIA DELLE GENERALI – I DIRIGENTI DI LUNGO CORSO SONO CONVINTI CHE SIA IN CORSO UNA “BATTAGLIA, CHE SARÀ LUNGHISSIMA E SANGUINOSA” – L’ADDIO DI CARMINE DI NOIA, LA RIFORMA MONTI, LA GOVERNANCE FARRAGINOSA E IL SILENZIO SULL'OPA DI KKR SU TIM

Giuseppe Bottero per "La Stampa"

 

Paolo Savona

Tutti si chiedono cosa succede alla Consob. «Si combatte una battaglia, e sarà lunghissima e sanguinosa», risponde un dirigente di lungo corso. Perché aver archiviato, almeno per il momento, l'insidia delle Generali, potrebbe non bastare a fermare le tensioni che da mesi attraversano l'Autorità.

 

Chi respira ogni giorno l'aria dei corridoi romani di via Giovanni Battista Martini racconta che il j' accuse del presidente Paolo Savona, quel messaggio su Facebook liquidato il giorno dopo come una «battuta di spirito», è stato la punta di un iceberg.

carmine di noia

 

«Non sono io a tenere in scacco la Consob, ma è la vecchia Consob a tenere in scacco Savona. E' in corso l'eterna lotta tra la conservazione e l'innovazione sui cui si va giocando il futuro dell'Italia» ha scritto l'ex ministro. La seconda uscita rumorosa nel giro di pochi mesi, dopo lo sfogo contro «i sintomi latenti della dittatura, come quella nella quale viviamo ai giorni nostri», riferita alla riforma delle banche popolari e alla necessità, per la Sondrio, di trasformarsi in Spa.

 

I cambi al vertice

CARLO COMPORTI

Gli equilibri tra gli sceriffi della Borsa cambiano in fretta. Da qualche giorno hanno detto addio a uno dei quattro commissari, Carmine Di Noia, che ha traslocato all'Ocse dopo la delusione europea: doveva guidare l'Esma, l'hanno bruciato i tedeschi. Al suo posto Palazzo Chigi ha nominato Carlo Comporti, managing director della società di consulenza Promontory Financial Group, lungo curriculum e preparazione di altissimo profilo.

 

S' è presentato alla commissione Finanze e Tesoro del Senato promettendo di lavorare per una Consob «snella e al passo con i tempi», capace di «dotarsi di strumenti innovativi» per assicurare «velocità di risposta». E lì, qualcuno ha sorriso. Chi ha occupato quegli uffici a lungo racconta di una «governance troppo farraginosa»: i commissari sono quattro e non hanno deleghe specifiche.

 

Paolo Savona

E il voto del presidente vale quanto il loro tranne nei casi di parità, «dunque è depotenziato».

 

La riforma

Il governo Monti, dopo 38 anni, aveva deciso di snellire la struttura, passando a un vertice di tre persone. Nel 2013 - e per capire perché, dicono i critici, bisognerebbe seguire le traiettorie dei soldi, visto che il compenso vale 240 mila euro l'anno, ma soprattutto del potere - è tornato tutto come prima.

 

CARLO DEODATO

Risultato: le ultime decisioni, anche le più importanti, sarebbero state prese a maggioranza, che non è sufficiente per scelte strategiche come la nomina del direttore generale, casella che infatti è vacante da più di un anno dopo le dimissioni di Mauro Nori, rientrato alla Corte dei conti.

 

Toccata e fuga anche per il segretario generale Carlo Deodato, in sella da aprile 2019 a settembre 2020 per poi diventare capo ufficio legislativo del presidente del Consiglio Mario Draghi. Lo stesso governo a cui, in estate, si deve la scelta di Chiara Mosca, docente alla Bocconi, che ha sostituito la professoressa Anna Genovese dopo sette anni da commissario.

chiara mosca

 

La squadra ora è parecchio eterogenea: Giovanni Maria Berruti è un ex magistrato e componente del Csm; Paolo Ciocca è stato vicedirettore generale del Dipartimento Informazioni per la Sicurezza. Anime, e approccio, sono molto diversi.

 

I numeri

Nonostante dalla politica e, seppure a bassa voce, sui mercati, siano arrivate accuse di immobilismo, la Consob di Paolo Savona, indicato dall'esecutivo gialloverde nel 2019, è comunque riuscita ad assestare più di un colpo.

CONSOB

 

Nel 2020, con gli addetti blindati in casa per lo smart working , ha fatto scattare 539 indagini per abuso di mercato, analizzato 455 segnalazioni e staccato sanzioni per quasi 13 milioni di euro. D'altronde lo schieramento è imponente. Raccontano dai vertici di una grande società quotata che, quando si sono presentati a Roma per confrontarsi con Savona e i suoi, dall'altra parte del tavolo c'era una dozzina di persone; la squadra del grosso gruppo era meno della metà.

 

PHILIPPE DONNET ALBERTO NAGEL

Chi lo ha visto di recente confida che il presidente, nonostante gli 85 anni, si è mostrato «in ottima forma. Solo, più distaccato rispetto al passato». Il suo rovello, ultimamente, sono state le criptovalute, «un fiume in piena» che potrebbe provocare rischi nella «gestione del risparmio».

 

I nodi sul tavolo

Eppure, sul tavolo ci sono dossier fondamentali per la finanza. Per il Patto composto da Caltagirone, Del Vecchio e la Fondazione Crt, che forte del suo 16% del capitale ha messo nel mirino i vertici delle Generali, servono altre risposte rispetto al via libera arrivato alla lista del Cda. Nonostante il «faro» acceso, e la richiesta di spiegazioni agli americani, in molti hanno criticato l'atteggiamento riguardo all'Opa di Kkr su Telecom Italia. Un'offerta solo annunciata e, per ora, non concretizzata.

francesco gaetano caltagirone

paolo savona alberto bagnai

CARLO COMPORTI carmine di noia 1

il ministro paolo savonapaolo savonapaolo savonaGIUSEPPE CONTE PAOLO SAVONAPAOLO SAVONA CARLO AZEGLIO CIAMPI

Ultimi Dagoreport

trump putin xi jinping

DAGOREPORT - QUANTO GODONO PUTIN E XI JINPING PER L’ATTACCO AMERICANO AL VENEZUELA! – L’UNILATERALISMO MUSCOLARE DI TRUMP E’ LA MIGLIORE LEGITTIMAZIONE PER LE AMBIZIONI, PRESENTI E FUTURE, DI RUSSIA E CINA – E INFATTI IL "NEW YORK TIMES" CRITICA L'ASSALTO A MADURO:"E' POCO SAGGIO" - SE WASHINGTON BOMBARDA CARACAS, IN VIOLAZIONE DEL DIRITTO INTERNAZIONALE, CHI ANDRA’ A ROMPERE I COJONI A XI JINPING SE DOMANI DOVESSE INVADERE TAIWAN? E QUANTO GODE PUTIN NEL VEDERE L’OCCIDENTE BALBETTARE DAVANTI ALLE BOMBE DI WASHINGTON, NON COSI’ LONTANE DA QUELLE CHE MOSCA SGANCIA SULL’UCRAINA? – LA PREVISIONE BY RUVINETTI: NELL’INCONTRO IN ALASKA, TRUMP E PUTIN SI SONO SPARTITI IL MONDO, IN UNA SORTA DI “YALTA A MANO ARMATA” (L’UCRAINA A TE, IL VENEZUELA A ME)

zampolli corona trump meloni salvini

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA E LA PRECIPITOSA CADUTA DI PAOLO ZAMPOLLI: DA TRUMP A CORONA... - LA FORTUNA DEL MASCELLUTO IMMOBILIARISTA ITALOAMERICANO SAREBBE FINITA IL GIORNO IN CUI È SBARCATO A VILLA TAVERNA IL RUDE TILMAN FERTITTA. IL MILIONARIO INCORONATO AMBASCIATORE HA FATTO SUBITO PRESENTE ALL’EX MANAGER DI MODELLE CHI ERA IL SOLO PLENIPOTENZIARIO DI TRUMP IN ITALIA – SE SALVINI HA VOLUTO INCONTRARLO, LA ‘GIORGIA DEI DUE MONDI’ NON HA DI CERTO BISOGNO DI RICORRERE ALLE ARTI DIPLOMATICHE DI ZAMPOLLI: A MELONI BASTA ALZARE LA CORNETTA DEL TELEFONO E CHIAMARE DIRETTAMENTE IL TRUMPONE – PER FORTUNA CHE C’È FABRIZIO CORONA  ANCORA IN CIRCOLAZIONE A SPARAR CAZZATE: ZAMPOLLI LO AVREBBE CHIAMATO DALLA CASA BIANCA DURANTE L’INTERROGATORIO SU SIGNORINI IN PROCURA: "MI CERCA TRUMP, A GENNAIO CE NE ANDIAMO LÌ E LA MELONI MUTA". PER AGGIUNGERE POI, IN MANIERA ALLUSIVA: "LA MOGLIE DI TRUMP, MELANIA, MI CONOSCE MOLTO BENE..."

giorgia meloni giovanbattista fazzolari sergio mattarella

DAGOREPORT – COME MAI NEGLI ULTIMI TEMPI È DIVAMPATO UN AMOUR FOU DI MELONI E FAZZOLARI PER MATTARELLA? LE LODI DELLA STATISTA DELLA SGARBATELLA PER IL DISCORSO DI FINE ANNO VENGONO INFIOCCHETTATE (“UN GRANDE CHE CI UNIFICA”) DAL “GENIO” DI PALAZZO CHIGI – DAL PREMIERATO ALLA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE, NON SI CONTANO I MOTIVI DI ASPRO ATTRITO TRA L'ARMATA BRANCA-MELONI E IL COLLE. MA, ALLA FINE, MELONI E FAZZOLARI SI SONO RESI CONTO CHE LA POPOLARITÀ CHE INCONTRA SERGIONE È TALE CHE È MASOCHISTICO SCHIERARSI CONTRO – ESSI’: LA GIORGIA E IL GIOVANBATTISTA SONO SCALTRI NELLA GESTIONE DEL POTERE. QUANDO SI TROVANO DAVANTI A UN OSTACOLO DURO DA SUPERARE, RICORRONO AL SAGGIO DEMOCRISTIANESIMO ANDREOTTIANO: IL NEMICO NON SI COMBATTE MA SI COMPRA O SI SEDUCE...

dagospia 25 anni

DAGOSPIA, 25 ANNI A FIL DI RETE - “UNA MATTINA DEL 22 MAGGIO 2000, ALL’ALBA DEL NUOVO SECOLO, SI È AFFACCIATO SUI COMPUTER QUESTO SITO SANTO E DANNATO - FINALMENTE LIBERO DA PADRONI E PADRINI, TRA MASSACRO E PROFANO, SENZA OGNI CONFORMISMO, HAI POTUTO RAGGIUNGERE IL NIRVANA DIGITALE CON LA TITOLAZIONE, BEFFARDA, IRRIDENTE A VOLTE SFACCIATA AL LIMITE DELLA TRASH. ADDIO AL “POLITICHESE”, ALLA RETORICA DEL PALAZZO VOLUTAMENTE INCOMPRENSIBILE MA ANCORA DI MODA NEGLI EX GIORNALONI - “ET VOILÀ”, OSSERVAVA IL VENERATO MAESTRO, EDMONDO BERSELLI: “IL SITO SI TRASFORMA IN UN NETWORK DOVE NEL GIOCO DURO FINISCONO MANAGER, BANCHIERI, DIRETTORI DI GIORNALI. SBOCCIANO I POTERI MARCI. D’INCANTO TUTTI I PROTAGONISTI DELLA NOSTRA SOCIETÀ CONTEMPORANEA ESISTONO IN QUANTO FIGURINE DI DAGOSPIA. UN GIOCO DI PRESTIGIO…”

nando pagnoncelli elly schlein giorgia meloni

DAGOREPORT - SE GIORGIA MELONI  HA UN GRADIMENTO COSÌ STABILE, DOPO TRE ANNI DI GOVERNO, NONOSTANTE L'INFLAZIONE E LE MOLTE PROMESSE NON MANTENUTE, È TUTTO MERITO DELLO SCARSISSIMO APPEAL DI ELLY SCHLEIN - IL SONDAGGIONE DI PAGNONCELLI CERTIFICA: MENTRE FRATELLI D'ITALIA TIENE, IL PD, PRINCIPALE PARTITO DI OPPOSIZIONE, CALA AL 21,3% - CON I SUOI BALLI SUL CARRO DEL GAYPRIDE E GLI SCIOPERI A TRAINO DELLA CGIL PER LA PALESTINA, LA MIRACOLATA CON TRE PASSAPORTI E UNA FIDANZATA FA SCAPPARE L'ELETTORATO MODERATO (IL 28,4% DI ITALIANI CHE VOTA FRATELLI D'ITALIA NON È FATTO SOLO DI NOSTALGICI DELLA FIAMMA COME LA RUSSA) - IN UN MONDO DOMINATO DALLA COMUNICAZIONE, "IO SO' GIORGIA", CHE CITA IL MERCANTE IN FIERA E INDOSSA MAGLIONI SIMPATICI PER NATALE, SEMBRA UNA "DER POPOLO", MENTRE ELLY RISULTA INDIGESTA COME UNA PEPERONATA - A PROPOSITO DI POPOLO: IL 41,8% DI CITTADINI CHE NON VA A VOTARE, COME SI COMPORTEREBBE CON UN LEADER DIVERSO ALL'OPPOSIZIONE?