giovanni zonin

COME FAR SPARIRE LA BANCA DI UNA REGIONE RICCA, BRUCIANDO I RISPARMI DI 120.000 SOCI: IL LIBRO SU POPOLARE DI VICENZA, UNA RICOSTRUZIONE PUNTIGLIOSA CHE NON SI FOCALIZZA TROPPO SUL SUO EX DOMINUS GIANNI ZONIN, BERSAGLIO GROSSO QUANTO SCONTATO, MA AMPLIA LO SGUARDO ALLE RESPONSABILITÀ DI BANKITALIA, DELLA BCE, DEI GOVERNI RENZI E GENTILONI, DI UN TERRITORIO CHE HA ADULATO IL SUO ''DOGE'' FINO A UN MINUTO PRIMA DI MALEDIRLO

Francesco Bonazzi per “la Verità

 

ZONIN E FIGLI

Come far sparire la banca di una regione florida, bruciando i risparmi di 120.000 soci, senza che si capisca davvero di chi è stata la colpa. «Perché in questa storia siamo tutti colpevoli», scrivono Cristiano Gatti e Ario Gervasutti in Romanzo imPopolare (Aviani & Aviani editori, Udine), una ricostruzione puntigliosa dello scandalo chiamato Popolare di Vicenza, che ha il gusto di non focalizzarsi più di tanto sul suo ex dominus Gianni Zonin, bersaglio grosso quanto scontato, ma di ampliare lo sguardo alle responsabilità di Bankitalia, della Bce, dei governi Renzi e Gentiloni, di un territorio che ha adulato il suo «Doge» fino a un minuto prima di maledirlo. Uno Zonin, che oggi è a processo per ostacolo alla vigilanza (a rischio prescrizione) e potrebbe anche vedersi contestata la bancarotta fraudolenta (reato ben più grave), ma che in fondo non si è fatto da solo come «banchiere».

IGNAZIO VISCO FABIO PANETTA

 

Il filo conduttore del saggio è fatto per piacere ai lettori veneti e lo si capisce anche solo scorrendo i titoli dei capitoli nevralgici: «Assedio su misura», «Idi di marzo», «Medicina letale» , «Cura da cavallo», «Tempesta perfetta». La Popolare di Vicenza, non quotata in Borsa, con lo stesso presidente da 19 anni, autoreferenziale al massimo, sempre pronta ad agitare la retorica della «banca del territorio» anche quando comprava banche di dubbia fama a Trapani, con il valore delle azioni fissato da perizie pagate dalla banca stessa, era fondamentalmente cosa e buona e giusta.

VISCO E DRAGHI 05

 

Poi sono arrivati i «cattivi», da Roma e da Francoforte, killer che si sono spacciati per medici, proponendo fusioni con Veneto Banca e Popolare Etruria che erano, come nel Padrino di Mario Puzo, proposte che non si potevano rifiutare.

 

Ma Zonin le ha rifiutate e allora ecco la «tempesta perfetta». Poi, certo, provare a salvare le due popolari venete, con i goffi tentativi organizzati nella capitale dal duo Ignazio Visco-Pier Carlo Padoan, è costato miliardi e miliardi di tutti gli italiani. Ma almeno ha fatto sparire dai muri veneti le scritte su «Roma ladrona».

 

padoan e renzi alla leopolda

Fatta questa doverosa premessa, sono specialmente i resoconti e i virgolettati dei consigli di amministrazione della Vicenza, a regalarci il clima drammatico di un impero che dal 2012 al 2015 si sgretola in modo quasi scientifico sotto la poltrona di Zonin. Uno Zonin che nel cda del 9 settembre 2014, mentre gli azionisti si stanno svenando con gli aumenti di capitale, esprime così la sua filosofia: «Finché sarò presidente io, in Borsa non andremo mai. Siete d' accordo?».

 

E i consiglieri gli rispondono con un sì all' unanimità. La Borsa come male assoluto, posto inventato dai perfidi anglosassoni e dove il banchiere «cattolico» e del territorio perderebbe l' anima, ma dove almeno gli azionisti non è detto che perdano tutto, se perfino le azioni Carige ancora qualcosa valgono. E però, se nel saggio è spiegata bene la quantità delle irregolarità di cui si macchiò il management della banca berica, dalle famose «baciate» alle lettere di riacquisto delle azioni rilasciate ai clienti «vip», ci sono anche squarci sorprendenti.

la famiglia zonin nel palazzo di famiglia

 

Come il discorso che Fabio Panetta, futuro direttore generale di Banca d' Italia, fa a Francesco Iorio, ad della Bpvi del dopo Zonin, per spiegargli quant' è dura avere a che fare con la Bce, «rea» di alzare sempre l' asticella della patrimonializzazione. Siamo nell' autunno del 2015 e Panetta, romanissimo, spiega: «La situazione è dovuta a un capriccio della Nouy (Danielle, capo vigilanza Bce). Domani vedrò Matteo Renzi e gli dirò che se questa cosa passa, farò una dichiarazione pubblica per dire che la decisione è del tutto inaccettabile. Dopodomani dovrò incazzarmi con questa...».

 

ROMANZO IMPOPOLARE CRISTIANO GATTI ARIO GERVASUTTI

Panetta, che non a caso oggi piace anche al M5s, continua: «È una cosa fatta per dare un segnale alle banche italiane, che effettivamente ne hanno fatte, purtroppo, di tutti i colori... Perché voi siete uno, e poi c' è il vostro dirimpettaio, Veneto Banca, poi c' è quell' altro, poi c' è Genova... E quando lei dice mi sono rotta i coglioni di avere a che fare con persone così, non le si può dare torto. Ma una cosa è la vendetta, che non appartiene a chi fa Vigilanza, altro è l' applicazione delle regole».

ZONIN CON LA MOGLIE

 

Altra perla di questo Romanzo imPopolare è il racconto del tentativo di fusione tra Popolare di Vicenza e Veneto Banca, un altro istituto che improvvisamente passa da «banca aggregante» (ovvero autorizzata da Bankitalia a fare acquisizioni) a banca, sostanzialmente, costruita intorno a un buco.

 

Via Nazionale, come da tradizione, spinge per il matrimonio riparatore, prima che arrivi la Guardia di Finanza. I vertici delle due banche, capitanati da Zonin e Vincenzo Consoli, si vedono di nascosto tra Natale e Capodanno del 2013 ad Aquileia, in Friuli, ma non se ne fa niente perché scoprono che Bankitalia li sta gabbando: nel cda del nuovo istituto post-fusione non ci devono essere esponenti delle due vecchie banche. Insomma, addio poltrone. Ovviamente la fusione salta e, come si legge nel libro, quando la notizia arriva a Roma, «lentamente, sommessamente, si aprono le porte dell' inferno» per le due venete.

GIANNI ZONIN E VINCENZO CONSOLI

GIANNI ZONIN zonin popolare vicenza

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