coronavirus mascherina wall street

IL CORONAVIRUS PARALIZZA L'ECONOMIA REALE MA LE BORSE CONTINUANO A VOLARE. PERCHÉ? CI SONO QUATTRO MOTIVI, IL PRINCIPALE È CHE ORMAI IL 66% DEGLI SCAMBI DI WALL STREET È IN MANO A ROBOT E ALGORITMI, CHE NON SI FANNO PRENDERE DALL'EMOTIVITÀ. QUINDI MENTRE I BANCHIERI CENTRALI METTONO GLI EFFETTI DEL MORBO NELLE LORO PREVISIONI, LE MACCHINE CREDONO CHE LA CRISI AVRÀ UN EFFETTO TEMPORANEO. SE AVRANNO RAGIONE LORO, DITE ADDIO AI TRADER UMANI…

 

 

1. LE BORSE SNOBBANO L'EPIDEMIA: ECCO I QUATTRO MOTIVI

Vittorio Carlini e Morya Longo per ''Il Sole 24 Ore''

 

coronavirus gli effetti sul lusso 6

Non sappiamo quanto si diffonderà l' epidemia di coronavirus nel mondo. Né quanto durerà l' emergenza. Né quanto severo sarà l' effetto sull' economia globale. Ma una cosa la sappiamo: alle Borse non sembra interessare più di tanto.

Perché prima ancora di avere le risposte della scienza, i listini sono riusciti a tornare sui massimi storici nei giorni scorsi. I motivi di questa strana reazione, giusta o sbagliata che sia, sono almeno quattro.

 

Uno: l' opinione diffusa sui mercati è che il virus avrà un impatto solo temporaneo sull' economia. Due: le banche centrali continuano a sostenere il mercato. Tre: gli investitori sono sovra-esposti sul mercato obbligazionario che ormai offre rendimenti ridotti all' osso, per cui saranno costretti a investire in Borsa. Quattro: ormai i mercati sono dominati dagli algoritmi, che hanno - sembrerà banale - meno "emotività" degli esseri umani.

strade vuote a pechino per il coronavirus

 

Economia e virus L' opinione generale che gira sui mercati è bene sintetizzata da Emmanuel Cau, head of equity strategy per l' Europa di Barclays: «Tra gli investitori è diffusa l' idea che l' impatto sull' economia sarà transitorio. Il coronavirus rallenterà la crescita, questo è certo, ma difficilmente la farà deragliare. Anzi, crediamo che gran parte di ciò che viene perso in questo trimestre verrà recuperato nei successivi».

 

Basta guardare le stime sulla crescita del Pil fatte da Barclays per capire il concetto: prima del coronavirus la banca inglese prevedeva, per il 2020, un Pil globale in crescita del 3,7% nel primo trimestre e del 3,2% nel secondo; ora invece stima un primo trimestre ben più "magro" (+1,8%) ma un secondo ben più "nutrito" (+4,2%). E un sondaggio di Reuters tra 40 economisti lancia lo stesso messaggio: un colpo di freno ora, un' accelerazione dopo.

 

E se il Pil non deraglia, neppure gli utili aziendali dovrebbero farlo: le stime sui profitti nel 2020 delle aziende quotate a Wall Street sono infatti scese da un +9,6% di inizio anno a +8,1%. Solo una lieve limatura, che nulla toglie alla ripresa rispetto alla crescita dell' 1,7% nel 2019. Certo, gli investitori sanno bene che possono sbagliarsi: per questo tutti, Barclays inclusa, suggeriscono di coprire i rischi facendo hedging. Ma l' orientamento generale resta positivo sui mercati.

 

CORONAVIRUS

Il paracadute e i tassi L' ottimismo è poi determinato dall' atteggiamento delle banche centrali. Nel 2019 a livello globale 48 di loro hanno tagliato i tassi complessivamente 88 volte per un totale di 9mila punti base, secondo i calcoli di JP Morgan Am. Inoltre la Bce è tornata a stampare moneta.

 

E anche la Fed Usa, pur senza un vero quantitative easing, dallo scorso settembre ha iniettato 420 miliardi di liquidità sui mercati.

Gli investitori scommettono anche sul fatto che se la situazione peggiorasse, le banche centrali (almeno quelle che hanno ancora hanno spazio di manovra) potrebbero intervenire con maggiore forza. Insomma: l' opinione diffusa è che, in ogni caso, c' è un paracadute per economia e mercati. Questo tranquillizza non poco.

 

Non solo. La politica monetaria ultra-espansiva ha creato un altro fattore che potrebbe sostenere le Borse: i rendimenti sui mercati obbligazionari sono scesi molto nel 2019 ma, nonostante questo, i timori per la guerra commerciale Usa-Cina hanno spinto gli investitori più sui mercati obbligazionari che su quelli azionari. «Gli asset manager sono sovraesposti sull' obbligazionario - osserva Cau di Barclays -. Con il coronavirus le azioni delle aziende più esposte sulla Cina non sono ancora tornate sui livelli precedenti. Questa è dunque un' occasione per rientrare sul mercato, ovviamente con la copertura dei rischi».

coronavirus gli effetti sul lusso 9

 

L' algoritmo ha gli anticorpi Ma non è solo questione di liquidità o fiducia nelle banche centrali.

L' epidemia di coronavirus è un tragico fenomeno che, lo si voglia o no, risveglia paure ancestrali nell' uomo. Una situazione che può scatenare la classica reazione irrazionale, anche su mercati. Sennonché, secondo Aite Group, nel 2019 circa il 66% degli scambi di Wall Street è in mano a robot (la quota è del 55% a livello globale). Cioè: larga parte dell' operatività è gestita da software che, escludendo l' emotività, possono avere calmierato i listini.

 

xi jinping con la mascherina 2

Non solo. A detta degli esperti è plausibile che le strategie automatiche, spesso basate sull' analisi delle serie storiche, abbiano sottopesato (se non addirittura non considerato) la variabile dell' epidemia di coronavirus. Per quale motivo? Semplicemente perché, di là dalla difficoltà di definirne i parametri, è una realtà nuova. Certo: la prova empirica di questa valutazione allo stato attuale è impossibile. Inoltre l' uso di sistemi neurali rende i robot trader sempre più in grado di adeguarsi alla realtà in tempo reale.

 

E però va ricordato che, anche nel periodo del rischio di escalation militare tra Usa e Iran, molti analisti hanno rilevato come le Borse abbiano mantenuto un comportamento composto.

Oggi, come allora, l' algoritmo ha investito razionalmente e limitato l' emotività dei mercati. Il tempo dirà se ci hanno visto giusto.

 

 

2. IL CORONAVIRUS E LE TOSSINE DELL'INCERTEZZA

Donato Masciandaro per ''Il Sole 24 Ore''

 

Fanno bene le banche centrali a citare il Coronavirus nelle loro previsioni macroeconomiche, ma facendo molta attenzione d' ora in avanti. L' effetto boomerang è dietro l' angolo, se già guardiamo all' estremo risalto che i media hanno dato ai loro interventi. Occorre stare attenti al peso delle parole.

 

IGNAZIO VISCO

Nei giorni scorsi diversi banchieri centrali hanno illustrato in pubblici interventi lo stato dello scenario macroeconomico per i prossimi mesi: Ignazio Visco a Brescia, Christine Lagarde a Bruxelles, Jerome Powell a Washington. Ciascuno di loro ha dedicato una frase - non di più - all' eventualità che il Coronavirus possa incidere sui risultati economici durante il 2020. L' effetto moltiplicativo di quelle frasi attraverso il meccanismo dei media appare rilevante.

 

Oggi non abbiamo e non possiamo avere dati sistematici e robusti, ma guardiamo solo all' impatto sui motori di ricerca di quella frase rispetto al totale dell' evento in cui quella frase è stata pronunciata: per Visco il moltiplicatore è stato pari a 1,51, per la Lagarde è stato 18,3, per Powell arriviamo al 26,8. Numeri immediati e superficiali, che però vanno nella direzione indicata da quello che stiamo imparando in generale sulla politica monetaria: da un lato, le parole dei governatori delle banche centrali contano sempre di più; da un altro lato, i banchieri centrali devono essere sempre più attenti a maneggiare lo strumento dell' annuncio, se vogliono ridurre il rischio di avere effetti che possono essere al contempo non voluti e non desiderati.

 

Hanno fatto bene i banchieri centrali a iniziare a citare il Coronavirus?

WALL STREET BORSA NEW YORK STOCK EXCHANGE

La risposta è sì. Da un punto di vista economico, il Coronavirus rappresenta un caso di epidemia, che a sua volta è una situazione rilevante di evento relativamente raro e imprevedibile. L' evento raro può essere correlato con le variabili economiche nelle due possibili direzioni: le variabili economiche possono essere tra i moltiplicatori di una epidemia e, a loro volta, possono essere influenzate da essa.

 

In entrambe i casi, la ragione di fondo è che l' epidemia è legata alle reti delle relazioni interpersonali. Riguardo le cause di una epidemia, una domanda a cui l' analisi scientifica ha cercato di rispondere è se tale evento sia più correlato con le fasi di espansione o di recessione economiche.

 

Le risposte sono state finora opposte: mentre le ricerche epidemiologiche hanno sottolineato il ruolo delle recessioni, le analisi economiche danno finora più peso alle fasi di espansione economica, in cui gli scambi di merci, servizi e persone sono più frequenti. Quando l' epidemia è avviata, l' azione di prevenzione e contrasto, a seconda del suo disegno, può essere più o meno efficace rispetto al contagio, ma anche più o meno efficiente in termini di analisi economica dei costi e benefici, come mostra uno studio sulla Francia di Jerome Adda del 2016.

 

Poi c' è l' effetto che l' epidemia può avere sulla dinamica economica. Le reti interpersonali sono differenti per spessore e intensità. Reti fitte e complesse diffondono la tecnologia, ma anche le epidemie. Crescita economica e rischio epidemia possono essere due facce della stessa medaglia. Riguardo al Coronavirus, in un momento in cui la durata e la robustezza della fase positiva del ciclo economico sono incognite, anche solo il rischio epidemia può in linea di principio contribuire a far pendere la bilancia verso la recessione. Come? I canali di trasmissione sono due, tra loro intrecciati: l' incertezza e le aspettative. È qui che può entrare in giuoco il ruolo della politica monetaria.

 

DONALD TRUMP JEROME POWELL

L' incertezza è una tossina, perché rende qualunque tipo di pianificazione più difficile - dal consumo all' investimento. Allora il rischio di un' epidemia non va sottovalutato, le banche centrali devono introdurlo correttamente nei loro modelli, e comunicare le proprie scelte. La Banca centrale neozelandese ha motivato la sua decisione di non modificare i tassi di interesse citando esplicitamente la sua convinzione di non ritenere al momento macroeconomicamente rilevante il fattore Coronavirus. Allo stesso modo la Banca centrale messicana, che giovedì ha ridotto i tassi, sta facendo i conti (macroeconomici) degli effetti dell' epidemia da alghe sargasso che ha interessato alcune spiagge del Paese.

 

In parallelo, nessuna autorità pubblica - banche centrali incluse - deve sottovalutare il nesso tra incertezza e aspettative. A parità di altre condizioni, tale effetto è tanto più forte quanto più le istituzioni sono autorevoli, ed è indubbio che in campo macroeconomico le banche centrali lo siano. Allo stesso modo, mercati, imprese e famiglie possono essere suggestionabili. Il rischio boomerang è sempre in agguato.

 

Ultimi Dagoreport

mark rutte giorgia meloni donald trump giuseppe conte

DAGOREPORT - L’ITALIA È ENTRATA (A SUA INSAPUTA) NEL CONFLITTO USA-IRAN? - AL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO, MARK RUTTE, CHE HA SPIFFERATO A TRUMP CHE “CINQUECENTO AEREI AMERICANI SONO DECOLLATI DALLA BASE DI SIGONELLA” (DI CUI L'ITALIA HA LA PIENA SOVRANITÀ TERRITORIALE), MELONI HA RISPOSTO NEGANDO SECCAMENTE LA PARTECIPAZIONE DEL BELPAESE AL CONFLITTO - OVVIAMENTE, UNO DEI DUE MENTE: RUTTE O MELONI? - IN SOCCORSO DI "GIGIORGIA", ARRIVA IL RETROSCENISTA DEL ‘’CORRIERE’’, FRANCESCO VERDERAMI: “LA PROVA CHE RUTTE HA DICHIARATO IL FALSO È IL ROTTAME DI UN DRONE DELL’AERONAUTICA CHE GIACE IN KUWAIT” - FORSE IGNARO CHE UNO STATO PARTECIPA A UNA GUERRA ANCHE SENZA FAR ALZARE IN VOLO DRONI MA SUPPORTANDO ATTIVITÀ MILITARI, DOPO IL "FALSARIO" RUTTE, VERDERAMI PASSA A GIUSEPPE CONTE, REO DI ACCUSARE MELONI DI AVER VIOLATO L'ART. 78 DELLA COSTITUZIONE: “ERA IL 2020, LE BASI ITALIANE NON FURONO UTILIZZATE SOLO PER LA LOGISTICA, MA ANCHE PER MISSIONI NON AUTORIZZATE NÉ DALL’ONU NÉ DALLA NATO: IN SIRIA E IN LIBIA”. E CHIUDE: “ALLORA A WASHINGTON C’ERA SEMPRE TRUMP E A GERUSALEMME C’ERA SEMPRE NETANYAHU. A ROMA INVECE C’ERA CONTE” - IL SERVIZIEVOLE RUTTE HA SPUTTANATO COSÌ PESANTEMENTE MELONI PER SALVARSI LA SUA POLTRONA NATO DAL TRUMP IRACONDO…

giorgia meloni marina berlusconi matteo salvini antonio tajani roberto vannacci sergio mattarella

DAGOREPORT- SONDAGGIO DOPO SONDAGGIO, SONO MOLTI GLI ANALISTI CHE LO DANNO PER CERTO: L’IRRUZIONE SULLA SCENA POLITICA DI ROBERTO VANNACCI E DELLA SUA ‘’SPORCA DOZZINA”, ALTRIMENTI DETTA FUTURO NAZIONALE, NON È UN FUOCO DI PAGLIA, NON È UNA CARICATURA, NON È UN MERO FENOMENO DI PASSAGGIO DESTINATO A BALLARE UNA SOLA ESTATE - SE VA AVANTI COSÌ, GUADAGNANDO 1 PUNTO OGNI 15 GIORNI, A SETTEMBRE VANNACCI SOTTERRERÀ NON SOLO LA LEGA, SPROFONDATA AL 5/6%, MA ANCHE FORZA ITALIA, GALLEGGIANTE AL 7/8% - A QUEL PUNTO, CON I DUE ALLEATI IN STATO COMATOSO, RIUSCIRÀ GIORGIA MELONI, COL SUO 28%, AD OTTENERE IL 42% DEI CONSENSI, COME VUOLE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE TARGATA CENTRODESTRA, SENZA IMBARCARE ANCHE L’ULTRA-DESTRA DI FUTURO NAZIONALE? - MA IN TAL CASO, L'USCITA DI FORZA ITALIA BY MARINA DALLA COALIZIONE, PER TOTALE INCOMPATIBILITÀ COL “MONDO AL CONTRARIO”, OMOFOBO E RAZZISTA, DI VANNACCI, VIENE DATA PIÙ CHE PROBABILE...

giorgia meloni roberto vannacci pedro sanchez paolo mieli donald trump

DAGOREPORT - ALLA SCAZZO COATTO, SEGUIRA' VENDETTA, TREMENDA VENDETTA DEL TRUMPONE? QUANTO RISCHIA "GIGIORGIA" PER AVER PRESO IN GIRO, CON SORRISI E PROMESSE, IL DISTURBATO MENTALE DELLA CASA BIANCA? – PAOLINO MIELI NE E' CERTO: “A MELONI VERRÀ PRESENTATO IL CONTO. FARANNO L’IMPOSSIBILE PER FARLE PERDERE LE ELEZIONI, PER SPUTTANARLA” – “USERANNO ANCHE VANNACCI. LO POSSONO ALIMENTARE, DA UNA PARTE GLI AMERICANI, DA UNA PARTE PUTIN. LO POSSONO GONFIARE, DANDOGLI AUTOREVOLEZZA” –  PER CAPIRE QUANTO È “VENDI-CATTIVO” TRUMP, BASTA GUARDARE COSA È SUCCESSO A PEDRO SANCHEZ: PRIMA È SBUCATO UN DOSSIER PER CORRUZIONE SUL SUO “PADRINO” ZAPATERO. POI È ARRIVATO IL RINVIO A GIUDIZIO PER LA MOGLIE DEL PREMIER SPAGNOLO… - VIDEO

domenico centrone leonarda alberizia giovanni caravelli meloni nordio bartolozzi almasri mantovano

DAGOREPORT – CHE CURIOSA COINCIDENZA: IERI LE AUTORITÀ LIBICHE HANNO LIBERATO IMPROVVISAMENTE I DUE ATTIVISTI DELLA FLOTILLA, LEONARDA ALBERIZIA E DOMENICO CENTRONE, INGABBIATI DA UN MESE - E CHI ERA ATTERRATO IN LIBIA NEI GIORNI SCORSI, UFFICIALMENTE PER UN INCONTRO “ISTITUZIONALE” CON IL PREMIER DI TRIPOLI, ABDULHAMID DABAIBA? GIOVANNI CARAVELLI, DIRETTORE DELL’AISE, I SERVIZI SEGRETI ESTERI ITALIANI, UNO DEI PROTAGONISTI DEL CASO ALMASRI, IL TORTURATORE LIBICO ARRESTATO IN ITALIA CHE, MALGRADO FOSSE INSEGUITO DA UN MANDATO DI CATTURA INTERNAZIONALE, FU COMODAMENTE RIACCOMPAGNATO A TRIPOLI A BORDO DI UN JET DELL'INTELLIGENCE – QUESTA VOLTA, LA MATASSA CHE CARAVELLI AVEVA DA SBROGLIARE IN LIBIA ERA LA SCARCERAZIONE DEI DUE FLOTILLEROS? - CONOSCENDO GLI USI E GLI ABUSI DELLE TRIBU' LIBICHE ("PAGARE MONETA, VEDERE CAMMELLO"), CHISSA' QUANTO SARA' COSTATO AL GOVERNO MELONI RIPORTARE A CASA I DUE ATTIVISTI... - VIDEO

nicole minetti giuseppe cipriani sigfrido ranucci carlo nordio giampaolo rossi francesco spadafora

DAGOREPORT – A TELE-MELONI HANNO TROVATO IL PRETESTO CHE CERCAVANO DA TEMPO PER METTERE IN GINOCCHIO SIGFRIDO RANUCCI E RAGGIUNGERE L’OBIETTIVO FINALE: ACCOMPAGNARLO ALL’USCITA DI VIALE MAZZINI – LA RAI GUIDATA DA GIAMPAOLO ROSSI HA INFATTI NEGATO LA TUTELA LEGALE AL CONDUTTORE DI "REPORT" PER LA QUERELA DA 2 MILIONI DI EURO DI GIUSEPPE CIPRIANI SUL CASO DELLA "GRAZIA" A NICOLE MINETTI - DURANTE UNA PUNTATA DI “È SEMPRE CARTABIANCA”, SU MEDIASET, SIGFRIDO SE N'E' USCITO CON L’IMPROVVIDA FRASE: “UNA FONTE CI HA DETTO DI AVER VISTO CARLO NORDIO IN URUGUAY NEL RANCH DI GIUSEPPE CIPRIANI. UNA PISTA CHE STIAMO VERIFICANDO” (FRASE DI CUI HA CHIESTO SCUSA A NORDIO) – LA MAIL DI FUOCO INVIATA DA RANUCCI A ROSSI: COME LA MELONI CON TRUMP, SCRIVE DI NON ESSERE “ABITUATO A IMPLORARE”, E CHE SI DIFENDERÀ DA SOLO, PRECISANDO CHE “I FATTI CHE MI VENGONO CONTESTATI, PUR DETTI IN ALTRA EMITTENTE, SONO STATI RIPORTATI NELLA MIA FUNZIONE DI CONDUTTORE DI ''REPORT''. E IN TALE FUNZIONE AVREI DIRITTO ALLA TUTELA LEGALE…” - VIDEO

elly schlein festa unita

DAGOREPORT - DRAG QUEEN, "POLPETTE DEMOCRATICHE" E IL PIPPARDONE SULL’ANTIFASCISMO: L'APPARIZIONE DI ELLY SCHLEIN ALLA FESTA DELL’UNITA’ DI ROMA E' UN ASSIST AI SUOI DETRATTORI -LA SEGRETARIA DEM RICICCIA I SOLITI TEMI MINORITARI E IDENTITARI (DIRITTI, ANTIFASCISMO E CONFORMISMI ASSORTITI): ANCHE STAVOLTA DIMENTICA ALCUN DEI TEMI CHE STANNO A PIÙ CUORE AGLI ITALIANI: LA SICUREZZA E IL CONTROLLO DELL'IMMIGRAZIONE - ELLY SI LAMENTA CHE UN PEZZO DI ESTABLISHMENT NON LA VUOLE A PALAZZO CHIGI MA SE CONTINUA COSI' SARA' L'INTERO PAESE A DARLE IL BENSERVITO - AVVISO AI NAVIGATI: DOPO TRE ANNI E MEZZO DI GESTIONE ELLY, IL PD NON SI SCHIODA DAL 21-22%...