DIPARTITE IVA - I COMMERCIALISTI LANCIANO L’ALLARME: “COMMERCIANTI E ARTIGIANI NON RIESCONO A PAGARE LE TASSE. UN RINVIO AL 30 SETTEMBRE È NECESSARIO, LO IMPONE IL BUONSENSO. IL GOVERNO NON PUÒ PENSARE SOLO A INCASSARE” - LA SCADENZA DI LUNEDÌ PER UNA LUNGA SERIE DI ADEMPIMENTI FISCALI RISCHIA DI METTERE IN GINOCCHIO CENTINAIA DI MIGLIAIA DI PICCOLI IMPRENDITORI, GIÀ DURAMENTE PROVATI DAI MESI DI INATTIVITÀ FORZATA DEL LOCKDOWN…

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Gabriele De Stefani e Sandra Riccio per “la Stampa”

 

LA RIVOLTA DELLE PARTITE IVA LA RIVOLTA DELLE PARTITE IVA

«Noi commercialisti non ce la facciamo a gestire una mole di lavoro simile. Ma soprattutto non ce la fanno più le partite Iva: commercianti e artigiani non riescono a pagare. Un rinvio al 30 settembre è necessario, lo impone il buonsenso. Il governo non può pensare solo a incassare e magari aspettare l'ultimo momento utile per concedere una proroga». Massimo Miani, presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, è netto: la scadenza di lunedì per una lunga serie di adempimenti fiscali rischia di mettere in ginocchio centinaia di migliaia di piccoli imprenditori, già duramente provati dai mesi di inattività forzata del lockdown. L'imbuto Irpef, Ires, bolli, tasse rinviate per l'emergenza Covid, acconti e scadenze ricorrenti: l'imbuto, tra domani e lunedì, è strettissimo.

 

denuncia dei redditi 730 denuncia dei redditi 730

Non basta la prima mini-proroga (dal 30 giugno al 20 luglio) concessa dal governo con il decreto di giugno e i commercialisti chiedono che almeno dichiarazioni dei redditi e Irap slittino al 30 settembre. Perché è vero che i pagamenti si sommano anche per aver goduto del congelamento delle pratiche nel periodo delle chiusure forzate, e i nodi prima o poi vengono al pettine.

 

Ma i problemi di liquidità sono sempre più gravi e anche poche settimane possono consentire di tirare il fiato: «Due mesi e mezzo possono fare la differenza - ragiona Miani -,per migliaia di piccole imprese questo è il momento in cui tornare a fare finalmente un po' di cassa. E me lo lasci dire: sarebbe davvero inaccettabile vedere il solito spettacolo di un governo che aspetta l'ultimo momento utile per incassare tutto il possibile e poi magari concede una proroga in extremis.

 

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È un modo di procedere che conosciamo bene, non solo in campo fiscale, ma che penalizza chi si comporta bene e fa il possibile per rispettare le regole. Abbiamo più volte posto il problema all'attenzione del governo e dell'Agenzia delle Entrate, ma senza successo. Non ci è stata data alcuna disponibilità».

 

Anche perché i problemi di cassa e la voglia di liquidità non sono solo delle aziende, ma anche dello Stato: «Se questa fosse la ragione del mancato rinvio, sarebbe davvero drammatico. E, in ogni caso, sarebbe bastato usare meglio il fiume di risorse che è stato messo in campo per fronteggiare l'emergenza economica, evitando aiuti a pioggia che, tra l'altro, spesso sono finiti a chi non ne aveva bisogno» taglia corto Miani.

 

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GLI STUDI IN DIFFICOLTÀ

Le difficoltà delle partite Iva si intrecciano a quelle dei 118mila commercialisti iscritti all'Ordine. Tra adempimenti vecchi e nuovi, l'ingorgo è anche degli studi professionali. Gli uffici rimangono aperti fino a tarda sera per correre contro il tempo e rispettare le scadenze (chi non ce la fa, ad agosto si ritroverà a pagare maggiorazioni dello 0,4% sulle imposte dovute). C'è anche chi ha dovuto negarsi ai clienti: «Non ce la facciamo, ritornate a settembre».

 

TASSE TASSE

Si sommano le pratiche rimaste indietro nei mesi del lockdown, quelle per i prestiti garantiti da Sace, per la cassa integrazione, per la sospensione dei versamenti: insomma, di decreto in decreto le scartoffie si sono moltiplicate, gli uffici per mesi hanno lavorato a rilento e ora bisogna smaltire tutto l'arretrato. «Siamo oberati di lavoro e a nostra volta a corto di liquidità» sintetizzano i commercialisti nella lettera aperta inviata al premier Giuseppe Conte e al ministro Roberto Gualtieri. «A corto di liquidità» perché anche loro, come il popolo delle partite Iva, in tanti casi aspettano ancora gli aiuti e temono di non incassare le parcelle dai loro clienti.

 

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