francesco milleri alberto nagel mediobanca

DOPO LA GUERRA, IN MEDIOBANCA È IL MOMENTO DEL DIALOGO – ALBERTO NAGEL TENDE LA MANO A MILLERI, CHE IN TANDEM CON CALTAGIRONE HA OTTENUTO DUE CONSIGLIERI D’AMMINISTRAZIONE E IL NUOVO PRESIDENTE DEL COLLEGIO SINDACALE – L’AD, NEL GIORNO DELLA VITTORIA IN ASSEMBLEA, PESA: “SIAMO SEMPRE APERTI AL DIALOGO E ALLE PROPOSTE CHE VENGONO DA TUTTI GLI AZIONISTI E DA QUELLI PIÙ IMPORTANTI” – LE PROSPETTIVE SU GENERALI

Estratto dell’articolo di Francesco Spini per “La Stampa”

 

RENATO PAGLIARO ALBERTO NAGEL

Due assemblee in due anni, due scontri all'ultimo voto tra manager e gli stessi azionisti, paginate sui giornali, raccolte di deleghe. E due verdetti simili. Un anno dopo Generali con Caltagirone, sabato il film si è ripetuto a Mediobanca, dove la lista del cda uscente stacca di 8 punti la compagine di Delfin, la finanziaria della famiglia Del Vecchio guidata da Francesco Milleri.

 

Il mercato, dai grandi fondi internazionali (molti presenti con tutte le azioni, diversamente che in passato, per fare massa critica) fino agli imprenditori-soci, sceglie i ritorni che Mediobanca garantisce e garantirà loro sotto la guida del confermatissimo ad Alberto Nagel. Il quale […] ha ribadito come agli azionisti distribuirà, tra cedole e riacquisto di azioni proprie, quasi il 100% dei profitti.

 

FRANCESCO MILLERI

Una sirena questa che, al momento del voto, ammalia più di ogni altra considerazione, inclusi l'indipendenza del presidente Renato Pagliaro e il lamentato limitato ricambio del consiglio stesso. I passeggeri del treno Mediobanca si guardano bene dal tirare il freno a mano.

 

Resta però un fatto: a Milano come a Trieste, i consigli hanno ora un controcanto prima assente, specialmente a Mediobanca dove l'unica forma di minoranza è stata fin qui quella – molto istituzionale, per non dire compassata – proposta con la lista dei gestori sotto il cappello di Assogestioni, che anche a questo giro riconfermano Angela Gamba.

 

Alberto Nagel

Si tratta della stessa lead independent director che ha partecipato con un ruolo di primo piano nella formazione della lista del consiglio, sulla carta sua concorrente. Tutto nelle regole, ci mancherebbe, ma un sostanziale corto circuito. Per questo Delfin considera i due nuovi suoi consiglieri – Sandro Panizza, risk manager ex Generali, e l'economista aziendale Sabrina Pucci – i primi realmente indipendenti nella storia della governance di Piazzetta Cuccia.

 

Non solo: anche il nuovo presidente del collegio sindacale, Mario Matteo Busso, è targato Del Vecchio. Insomma, Nagel avrà un contrappeso, come a Trieste accade da un anno con i 3 consiglieri di Caltagirone, che pure esprime il capofila dei sindaci. Ma […] c'è un punto: molti nel piccolo mondo della finanza milanese in questi giorni si sono chiesti come possa un manager ignorare il 30% e passa di azionariato.

 

FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE PHILIPPE DONNET

Ma Nagel, nel giorno della vittoria, sa esultare e sa anche dosare le parole. «Forti di questo sostegno – dice – continueremo sulla nostra strada, essendo sempre aperti al dialogo e alle proposte che vengono da tutti gli azionisti e, in particolare, dagli azionisti più importanti».

 

Che a Milano come a Trieste si chiamano Delfin e Francesco Gaetano Caltagirone. Con tutti i distinguo del caso, il banchiere apre a un cavallo di battaglia di entrambi. Parlando della lista del cda cita le sue «derivanti negative» come «l'autoreferenzialità, l'autoperpetuazione del management. Come si risolvono? Innanzitutto con una modifica che è quella di votare ogni singolo nome perché oggi invece si vota in blocco».

Il banchiere vorrebbe tale pratica per tutte le liste, non solo del cda, ma come si dice è un inizio di dialogo. Sullo sfondo si intravede già il 2025, quando l'attuale vertice delle Generali andrà in scadenza, a cominciare dall'ad Philippe Donnet, un anno fa sfidato da Caltagirone con l'appoggio di Delfin.

Donnet Caltagirone Del Vecchio

 

Sono in molti, oggi, a leggere nei numeri di sabato una possibile svolta verso una possibile convergenza. Se non sarà rivoluzione, sarà riformismo? Qualcuno guarda a Giulio Terzariol, neo ad della divisione assicurazioni di Trieste. Di certo – con o senza la nuova legge sulle liste del consiglio – il presidente Andrea Sironi e il cda saranno intransigenti nell'applicare alla lista gli stessi criteri usati un anno fa e non accetteranno accordi calati dall'alto. E in questo quadro c'è chi punta ancora su Donnet. Ma sono in tanti […] a voler evitare che un film avvincente come "Sfida all'O.K. Corral" si trasformi nel "Giorno della marmotta".

FRANCESCO MILLERI E LEONARDO DEL VECCHIO CON I RAY BAN STORIES - GLI OCCHIALI SMART DI LUXOTTICA E FACEBOOKFRANCESCO MILLERI LEONARDO DEL VECCHIO ALBERTO NAGEL

Ultimi Dagoreport

pier silvio berlusconi barbara d'urso

LA D’URSO VUOLE LA GUERRA? E GUERRA SIA – PIER SILVIO BERLUSCONI HA INCARICATO DUE AVVOCATI DI PREPARARE UNA CONTROFFENSIVA LEGALE ALLA POSSIBILE CAUSA INTENTATA DA “BARBARIE” - IL “SILENZIO” DI MEDIASET DI FRONTE ALLE SPARATE DELL’EX CONDUTTRICE SI SPIEGA COSÌ: MEGLIO EVITARE USCITE PUBBLICHE E FAR LAVORARE I LEGALI, POI CI VEDIAMO IN TRIBUNALE – A FAR INCAZZARE “PIER DUDI” COME UNA BISCIA, ANZI, UN BISCIONE, È STATO IL RIFERIMENTO DELLA CONDUTTRICE A PRESUNTE “CHAT” E CONVERSAZIONI PRIVATE, COME SE VOLESSE LASCIAR INTENDERE CHE CI SIANO REGISTRAZIONI E ALTRO... – I POSSIBILI ACCORDI DI RISERVATEZZA E LE LAGNE DELLA D’URSO, CHE DA MEDIASET HA RICEVUTO 35 MILIONI DI EURO...

marco gaetani claudia conte matteo piantedosi

FLASH! – ALLORA GIOVANNI DONZELLI, CAPO DELL’ORGANIZZAZIONE DI FDI, NON HA CACCIATO A CALCI IN CULO MARCO GAETANI, AUTORE DELL’INTERVISTA A CLAUDIA CONTE CHE HA SPUTTANATO L’IMMAGINE DEL MINISTRO PIANTEDOSI E DEL GOVERNO MELONI - ESILIATO PER UN PAIO DI MESI IN PUGLIA PER FAR SCEMARE LE POLEMICHE, IL 25ENNE PRESIDENTE DI GIOVENTÙ NAZIONALE A LECCE, LAUREATO IN SCIENZE POLITICHE CON UNA TESI SULLA COMUNICAZIONE DIGITALE DI DONALD TRUMP, HA RIPRESO LA SUA TRASMISSIONE SU "RADIO ATREJU", COME SE NULLA FOSSE – A QUESTO PUNTO, VIEN IL SOSPETTO CHE LO 'SCOOP' SIA STATO PILOTATO DA VIA DELLA SCROFA (MAGARI PER ANTICIPARE RIVELAZIONI ANCOR PIÙ DIROMPENTI? AH, SAPERLO…)

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)