giancarlo giorgetti vittorio colao rete unica fibra ottica

IL GOVERNO SNOBBA LA RETE UNICA TIM-OPEN FIBER? E IN BORSA IL TITOLO DI TIM VA IN TILT - COLAO RIMARCA IL BISOGNO DI "RETI", AL PLURALE, E DI CONCORRENZA - MA GIÀ A METÀ MARZO IL MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO, GIANCARLO GIORGETTI, AVEVA AUSPICATO UNA “RETE UNICA A CONTROLLO PUBBLICO” PER EVITARE DI CREARE UN "MONOPOLIO PRIVATO IN MANO STRANIERA" (CON RIFERIMENTO A TIM , PARTECIPATA AL 23,75% DAI FRANCESI DI VIVENDI)

Luigi Pereira per https://www.startmag.it

 

open fiber fibra ottica

Lo stop sostanziale del governo al progetto rete unitaria Tim-Open Fiber imperniata sul controllo al 51% dell’ex Telecom Italia terremota in Borsa il titolo del gruppo guidato dall’amministratore delegato, Luigi Gubitosi.

Ecco tutti i dettagli.

 

CHE COSA SUCCEDE A TIM IN BORSA

Tim entra agli scambi a Piazza Affari dopo un avvio senza riuscire a fare prezzo ed una successiva sospensione in asta di volatilità a ribasso. Sul titolo pesano le notizie di stampa sulla Rete Unica nell’ambito del piano di ripresa e resilienza presentato all’Ue. Il titolo alle ore 10 cede il 5,3% a 0,42 euro. Mentre nei giorni scorsi, alla notizia dell’acquisto da parte di Cdp di un ulteriore 10% di Open Fiber da Enel (qui l’articolo di Start Magazine).

 

luigi gubitosi al convegno di fratelli d'italia sulla rete unica

CHE COSA HA RIMARCATO REPUBBLICA

“Il Piano del governo, appena trasmesso a Bruxelles, ha sostanzialmente archiviato – ha scritto oggi il quotidiano la Repubblica – In silenzio, senza troppo clamore, l’esecutivo di Mario Draghi ha insomma invertito la rotta rispetto alla squadra di Conte”.

 

LA RETE UNITARIA NEL PNRR

A pagina 98 del Recovery Plan è scritto: «L’intervento del Pnrr si colloca nel solco degli sfidanti obiettivi definiti in sede europea e nella consapevolezza che le reti a banda larga ultraveloce sono una General Purpose Technology».

VITTORIO COLAO

 

LA POSIZIONE ODIERNA DEL MINISTRO COLAO

“Credo che il ruolo giusto della politica sia quello di pensare agli interessi dei cittadini”, quindi a portare la banda larga a loro e “secondo di farlo in maniera equilibrata. Le questioni societarie le devono valutare le società e l’Antitrust”, ha affermato Vittorio Colao, ministro dell’Innovazione Tecnologica, in un webinar de Il Messaggero.

 

“Il nostro obiettivo è politico e di paese – ha sottolineato – non di assetti societari” e quindi puntare a “qualsiasi situazione adatta a dare la banda larga a tutti, lo faremo con le gare” che metteranno operatori in concorrenza. Portare la banda larga in tutto il paese “in maniera equilibrata” significa per il ministro Colao, fare in modo “che garantisca la scelta, la concorrenza, la pluralità di soggetti che tuteli i piccoli rispetto ai grandi” e puntare a “qualsiasi situazione adatta a dare la banda larga a tutti, indipendentemente da dove sono. Lo faremo con delle gare, con i sussidi che potranno andare ad operatori in concorrenza, operatori in collaborazione, in consorzio. Lo vedremo quando faremo le gare”.

MARIO DRAGHI GIANCARLO GIORGETTI

 

E IL PROGETTO ACCESSCO?

Parole, quelle di Colao, in cui non compare mai un sì alla fusione delle reti Tim-Open Fiber auspicata dal precedente esecutivo e su cui i principali azionisti (tra cui c’è Cdp sia in Tim che in Open Fiber) stavano lavorando da tempo in simbiosi con i vertici di Tim, gruppo presieduto da Salvatore Rossi.

 

I COMMENTI DEGLI ANALISTI

Sulla scia delle indiscrezioni giornalistiche, si sono esercitati anche gli analisti, smussando in alcuni casi la portata delle novità. “Le indicazioni del Pnrr non precludono accordi di co-investimento e/o consorzi nelle zone grigie, che riteniamo necessari per limitare l’overbuild ed evitare sprechi di risorse pubbliche e private”, affermano gli analisti di Intermonte in un report.

draghi colao

 

LE PAROLE DI GIORGETTI SU RETE UNICA

E’ una sorpresa? Non tanto. Già a metà marzo – come rimarcato da Start Magazine – il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, aveva auspicato una “rete unica a controllo pubblico”, per evitare di ricreare “un monopolio privato e tanto meno un monopolio privato in mano straniera”, con evidente riferimento a Tim, partecipata con una maggioranza del 23,75% dai francesi di Vivendi e al 9,81% dalla stessa Cdp.

 

giancarlo giorgetti

LA QUESTIONE DEL CONTROLLO

Dunque, no a una rete a controllo dell’ex Telecom Italia che vede ora nell’azionariato in posizione preminente il gruppo francese Vivendi (peraltro ora alle prese con una pax per porre fine a contese societarie e legali con Mediaset).

 

IL RUOLO DI VIVENDI

Quelle parole di Giorgetti avevano incontrato il favore di Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia, che aveva subito giudicato nel corso di un seminario organizzato dal partito meloniano, “molto positivo il fatto che sulla rete unica il ministro Giorgetti abbia lanciato dei segnali per mettere in discussione l’impianto di nuova privatizzazione messo in piedi da Conte e Gualtieri, finalizzato a favorire Tim e i francesi di Vivendi che la controllano”.

 

IL PENSIERO DI COLAO

vincent bollore

Su posizioni simili – aveva notato Business Insider Italia – anche il ministro per la Transizione digitale, Vittorio Colao, già numero uno di Vodafone (dunque azienda storica avversaria di Tim in Italia): Colao, proprio al convegno di Fratelli d’Italia dell’8 aprile, aveva spiegato: “Con Giorgetti abbiamo avviato il Piano Italia a 1 Giga, per far arrivare il Paese al 2026 in buona forma secondo tre principi: celerità; neutralità tecnologica, quindi non solo fibra perché sta arrivando anche il 5G molto potente ed è importante arrivare dappertutto; e, terzo principio, mantenere la concorrenza, garantire che non si creino posizioni dominanti e che i cittadini possano continuare a scegliere”.

 

IL PENSIERO DI GIORGETTI

vittorio colao giuseppe conte

“Io non so – aveva sottolineato Giorgetti nel corso dell’audizione parlamentare tenuta a metà maggio per illustrare le linee programmatiche del dicastero – se il progetto rete unica sia giusto o sbagliato, o meglio, questo Governo sta facendo una riflessione su una strada che è stata presa, se offre parità di condizioni per tutti, ma è buona se si fa in fretta, dobbiamo decidere, perché se soltanto la costituzione della società implica 18 mesi, e nel frattempo tutti fanno, legittimamente quello che gli pare, fanno investimenti per massimizzare la propria posizione, come è coerente con la logica aziendale, creiamo sovrapposizioni. Mentre la logica vorrebbe che le risorse pubbliche e private venissero dislocate in modo intelligente e razionale”. Secondo il ministro è peraltro importante procedere a una “mappatura” della infrastruttura per offrire indirizzi certi agli operatori.

vittorio colao agli stati generali

 

CHE COSA DICONO GLI ANALISTI

Gli analisti finanziari di Intermonte vedono un “forte interesse da parte di vari soggetti a mettere insieme un unico progetto di rete”. “Diversi articoli di stampa (La Repubblica in particolare) riportano che la versione finale del Pnrr presentata a Bruxelles non include più una potenziale combinazione delle reti Tim (FiberCop) e Open Fiber, ma prevede una sola rete in zone bianche (già assegnata a Of nella gara Infratel) e grigie, con pluralità di reti in zone nere”. “Le indicazioni del Pnrr non precludono accordi di co-investimento e/o consorzi nelle zone grigie, che riteniamo necessari per limitare l’overbuild ed evitare sprechi di risorse pubbliche e private”, affermano gli analisti in un report.

 

LOGO TIM

Nonostante la posizione assunta dal governo nel Pnrr, sembra esserci un “forte interesse – prosegue Intermonte – da parte di vari soggetti a mettere insieme un unico progetto di rete: in particolare Cdp (che ha recentemente rafforzato le sue posizioni nel capitale di Of e nella governance di Tim), Macquarie (interessata a massimizzare i ritorni del suo investimento in Of) Tim e forse anche Enel (potenzialmente interessata a ulteriori earn-out dalla sua cessione in caso di combinazione Tim-Of)”.

 

CHE COSA SI DICE IN TIM

Ha scritto su Linkedin Marco de Grandis, coordinatore delle aree tecniche presso Organo di vigilanza di TIM sulla parità di accesso-Supervisory Board of Tim: “Classico esempio di tempesta in un bicchiere d’acqua scatenata dalla irresponsabilità di certi giornalisti. Dov’è la novità? Nessuno ha mai parlato di inserire la rete unica nel Recovery Plan. si tratta di due cose disgiunte e parallele. governo ha detto già da tempo con Colao che il piano sarebbe andato avanti lasciando alle due società, Tim e CdP, di portare avanti liberamente i propri accordi e i propri progetti. IL PIANO Recovery Plan NON ESCLUDE IL PIANO COSIDETTO (IMPROPRIAMENTE) RETE UNICA che può andare avanti. Più chiaro di così, si muore! I giornalisti dovrebbero informarsi prima di sparare articoli ad effetto puntando sulle ambiguità. Si dovrà usare cautela quando si tratta di notizie ad impatto sui mercati”.

 

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