john elkann cristiano ronaldo

IL GRUPPO REPUBBLICA-ESPRESSO COSTA MENO DI CRISTIANO RONALDO - PER EXOR L'ACQUISTO DI GEDI È UN'OPERAZIONE FINANZIARIA MINORE, MENO IMPEGNATIVA DI QUELLA CHE HA PORTATO IL PORTOGHESE A TORINO - LE COSE CHE CONTANO NEL BILANCIO SONO LA COMPAGNIA DI RIASSICURAZIONE PARTNERRE, VALUTATA 6,7 MILIARDI, LE AZIONI DELLA FERRARI (6,3 MILIARDI), QUELLE DI FCA (5,5), DI CNH (3,3) E DELLA JUVENTUS (940 MILIONI)…

Pietro Saccò per “Avvenire”

 

john elkann

Per capire quello che sta succedendo tra i De Benedetti e gli Agnelli occorre partire dai numeri più che dai nomi. Altrimenti sentire parlare della vendita del gruppo che controlla testate prestigiose come 'la Repubblica', 'La Stampa' o 'l'Espresso' ed emittenti seguitissime come Radio Deejay può confondere un po'.

 

Venerdì scorso, cioè nel giorno in cui è venuta fuori l'indiscrezione sulla cessione delle azioni di Gedi dalla Cir alla Exor, l'intero gruppo editoriale in Borsa valeva 135 milioni di euro. Meno dell'1% del totale degli investimenti finanziari della holding degli Agnelli, che ammontava a 23,3 miliardi nell' ultima semestrale. Le cose che contano, nel bilancio di Exor, sono altre: la compagnia di riassicurazione PartnerRe, valutata 6,7 miliardi, le azioni della Ferrari (6,3 miliardi), quelle di Fca (5,5), di Cnh (3,3) e della Juventus (940 milioni).

cristiano ronaldo

 

Parlare della Juventus può aiutare a inquadrare meglio l' aspetto finanziario dell' affare Gedi. Per Exor l' acquisto dell' intero gruppo editoriale è un' operazione finanziaria meno impegnativa di quella che ha portato Cristiano Ronaldo a Torino.

 

jeff bezos

E proprio nelle ore in cui trattava con i De Benedetti per la quota di controllo di Gedi, Elkann stava sborsando 191,2 milioni per fare la sua parte nell' aumento di capitale della squadra campione d' Italia, il cui patrimonio netto si stava pericolosamente avvicinando allo zero.

 

Non è Gedi che vale poco, è il giornalismo come attività economica che rende pochissimo.

Soprattutto quello stampato. Nell' ultima semestrale di Gedi, la divisione "Stampa Nazionale" (che include Repubblica, l' Espresso e i periodici) si è confermata uno dei grandi punti deboli del Gruppo: rispetto a un anno fa il fatturato è sceso del 5,8%, a 116,5 milioni di euro, con un rosso operativo di 7,7 milioni.

cristiano ronaldo

 

A settembre le ultime stime del rapporto di Pwc sule mercato dei media in Italia mostravano come quest' anno, per la prima volta nella storia, la spesa degli italiani per comprare musica supererà quella per acquistare quotidiani. Fra quattro anni il giro d' affari dei videogiochi sarà tre volte quello della stampa. Nell'epoca dell'intrattenimento il giornalismo fatica a conquistarsi la sua fetta di attenzione (e di spesa) del pubblico e le aziende che fanno informazione vedono il loro giro d' affari restringersi anno dopo anno. Non tutte però.

 

L'industria del settore guarda con attenzione l'incredibile svolta impressa da Jeff Bezos sul 'Washington Post'. Il fondatore di Amazon nel 2013 ha comprato il quotidiano americano dalla famiglia Graham e ne ha fatto una società di informazione e tecnologia, capace di raccogliere 1,5 milioni di abbonati paganti, assumere altri 250 giornalisti e rendere redditizia anche la sua piattaforma editoriale, concessa in licenza al gruppo dell' energia Bp che la userà per dare informazioni ai suoi 70mila dipendenti.

 

RODOLFO DE BENEDETTI MONICA MONDARDINI JOHN ELKANN

John Elkann sa già che nell' editoria si può ancora creare valore. Sotto la sua presidenza, nel 2015 Exor è diventata il primo azionista dell' Economist, con una quota del 43,4%. L'Economist Group ha il famoso settimanale finanziario britannico, ma ha creato anche un'unità di "intelligence" che lavora sui dati, fa marketing, organizza eventi. Negli ultimi quattro anni i ricavi sono saliti da 278 a 333 milioni di sterline, l'ultimo bilancio si è chiuso addiritttura con 25 milioni di utile. Il modello 'Economist' non è ovviamente del tutto replicabile con Gedi. Ma se c' è un 'padrone' che ha le risorse economiche e il 'know-how' necessari per portare in Italia le migliori esperienze viste all' estero quello è Exor.

rodolfo de benedetti

Ultimi Dagoreport

pier silvio berlusconi barbara d'urso

LA D’URSO VUOLE LA GUERRA? E GUERRA SIA – PIER SILVIO BERLUSCONI HA INCARICATO DUE AVVOCATI DI PREPARARE UNA CONTROFFENSIVA LEGALE ALLA POSSIBILE CAUSA INTENTATA DA “BARBARIE” - IL “SILENZIO” DI MEDIASET DI FRONTE ALLE SPARATE DELL’EX CONDUTTRICE SI SPIEGA COSÌ: MEGLIO EVITARE USCITE PUBBLICHE E FAR LAVORARE I LEGALI, POI CI VEDIAMO IN TRIBUNALE – A FAR INCAZZARE “PIER DUDI” COME UNA BISCIA, ANZI, UN BISCIONE, È STATO IL RIFERIMENTO DELLA CONDUTTRICE A PRESUNTE “CHAT” E CONVERSAZIONI PRIVATE, COME SE VOLESSE LASCIAR INTENDERE CHE CI SIANO REGISTRAZIONI E ALTRO... – I POSSIBILI ACCORDI DI RISERVATEZZA E LE LAGNE DELLA D’URSO, CHE DA MEDIASET HA RICEVUTO 35 MILIONI DI EURO...

marco gaetani claudia conte matteo piantedosi

FLASH! – ALLORA GIOVANNI DONZELLI, CAPO DELL’ORGANIZZAZIONE DI FDI, NON HA CACCIATO A CALCI IN CULO MARCO GAETANI, AUTORE DELL’INTERVISTA A CLAUDIA CONTE CHE HA SPUTTANATO L’IMMAGINE DEL MINISTRO PIANTEDOSI E DEL GOVERNO MELONI - ESILIATO PER UN PAIO DI MESI IN PUGLIA PER FAR SCEMARE LE POLEMICHE, IL 25ENNE PRESIDENTE DI GIOVENTÙ NAZIONALE A LECCE, LAUREATO IN SCIENZE POLITICHE CON UNA TESI SULLA COMUNICAZIONE DIGITALE DI DONALD TRUMP, HA RIPRESO LA SUA TRASMISSIONE SU "RADIO ATREJU", COME SE NULLA FOSSE – A QUESTO PUNTO, VIEN IL SOSPETTO CHE LO 'SCOOP' SIA STATO PILOTATO DA VIA DELLA SCROFA (MAGARI PER ANTICIPARE RIVELAZIONI ANCOR PIÙ DIROMPENTI? AH, SAPERLO…)

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)