LA GUERRA PIÙ BIZZARRA DEL MONDO, QUELLA PER LE GENERALI. COMBATTUTA CON DUREZZA, SPREGIUDICATEZZA E CON IL RICORSO ALLE ARCHITETTURE FINANZIARE PIÙ DISPARATE. DOVE DOPO IL PRIMO SOCIO GRAZIE AI TITOLI IN PRESTITO (MEDIOBANCA) E L'EX SOCIO CHE HA GIÀ VENDUTO MA VOTERÀ COMUNQUE ALL'ASSEMBLEA DI APRILE PROSSIMO (DE AGOSTINI), ECCO CHE SI AFFACCIA LO SCALATORE-PATTISTA CON L'IMPEGNO DI VENDITA DOPO L'ASSEMBLEA (CALTAGIRONE)

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Gianluca Paolucci per “La Stampa”

 

PHILIPPE DONNET ALBERTO NAGEL PHILIPPE DONNET ALBERTO NAGEL

La guerra più bizzarra del mondo, quella per le Generali. Combattuta con durezza, spregiudicatezza e con il ricorso alle architetture finanziare più disparate. Dove dopo il primo socio grazie ai titoli in prestito (Mediobanca) e l'ex socio che ha già venduto ma voterà comunque all'assemblea di aprile prossimo confermando in anticipo la fiducia all'amministratore delegato (De Agostini), ecco che si affaccia lo scalatore-pattista con l'impegno di vendita dopo l'assemblea.

 

Secondo quanto ricostruito da fonti di mercato, una parte degli acquisti più recenti effettuati dalle società del gruppo Caltagirone pari all'1,3% del capitale di Generali sono legati a una serie di contratti di tipo «collar».

 

francesco gaetano caltagirone philippe donnet francesco gaetano caltagirone philippe donnet

E fin qui nulla di strano: si tratta di derivati composti da una opzione di acquisto (put) e una opzione di vendita (call) molto utilizzati perché consentono di proteggere l'investitore dalle eccessive oscillazioni dei prezzi, fissando un limite tanto al guadagno quanto alle perdite.

 

L'anomalia principale, spiegano le stesse fonti, sta nel fatto che mentre le opzioni put (di acquisto) sono di tipo americano ovvero esercitabili sempre, le opzioni di vendita sono di tipo europeo e dunque esercitabili solo alla scadenza, nel giugno 2022. Altra circostanza singolare: le opzioni di vendita hanno prezzi di esercizio («strike price») piuttosto bassi, tutti inferiori al prezzo attuale del titolo, che ieri ha chiuso a 18,5 euro.

Donnet Caltagirone Del Vecchio Donnet Caltagirone Del Vecchio

 

I due terzi circa delle opzioni montate dalle società del gruppo Caltagirone hanno un prezzo d'esercizio uguale o inferiore ai 18 euro. Le operazioni ricostruite sono relative agli acquisti fatti da società del gruppo Caltagirone tra il 31 agosto e il 3 dicembre scorso, pari al 1,8% circa del capitale delle Generali.

 

Lorenzo Pellicioli Lorenzo Pellicioli

I titoli oggetto dei contratti put e call sono pari come detto all'1,3% del capitale complessivo del gruppo assicurativo. L'intermediario è certamente un operatore italiano, si spiega, mentre le controparti delle operazioni sono ignote. «L'effetto di questo tipo di contratti è assimilabile al prestito titoli», spiega un analista finanziario a conoscenza del dossier. «Nel senso che il contraente incassa i dividendi e mantiene il diritto di voto». La differenza sostanziale «sta nel fatto che in questo caso l'acquisto dei titoli viene effettuato, e solo dopo viene "montata" l'operazione».

 

Francesco Saverio Vinci DG Mediobanca Alberto Nagel Ad e Renato Pagliaro Presidente di Mediobanca 0_pr Francesco Saverio Vinci DG Mediobanca Alberto Nagel Ad e Renato Pagliaro Presidente di Mediobanca 0_pr

Si tratta comunque, si spiega, «di normali operazioni di copertura dei rischi», anche se l'effetto non pare compatibile con la logica di un investitore di lungo periodo. Operazioni di questo tipo, si sottolinea, non sono nuove per Caltagirone, che comunque in questa partita ha finora sempre aumentato la sua quota.

 

Al gruppo Caltagirone, tramite 13 diverse società, fa capo il 7,56% del capitale delle Generali. Le azioni sono tutte vincolate ad un patto parasociale con la Delfin di Leonardo Del Vecchio (6,14%) e la Fondazione Crt (1,47%) che raccoglie complessivamente il 15,17% del capitale del Leone di Trieste. Il patto, che ha durata fino all'assemblea, è finalizzato al ricambio dei vertici delle Generali.

 

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