joe biden

HO BISOGNO DI TECH – GOOGLE, MICROSOFT, QUALCOMM, COMCAST, LE GRANDI SOCIETÀ TECNOLOGICHE INIZIANO A COCCOLARSI BIDEN E HANNOG IÀ SGANCIATO FIOR DI DOLLARONI PER L’INAUGURAZIONE DEL NUOVO PRESIDENTE - MA È SEMPRE STATO COSÌ: LE AZIENDE DELLA SILICON VALLEY (E NON SOLO) FIUTANO L’ARIA E SALGONO SUL CARRO DEL VINCITORE: NEL 2017 FECERO LO STESSO CON TRUMP. OVVIAMENTE POI SPERANO CHE "SLEEPY JOE" SE NE RICORDI...

Chiara Rossi per www.startmag.it

 

donald trump

Google e Microsoft sono tra i 960 grandi finanziatori, tra aziende e singoli individui, dell’inaugurazione di Joe Biden alla presidenza il prossimo 20 gennaio.

 

Tra le altre società tecnologiche che stanno iniettando fondi nelle casse dell’inaugurazione del prossimo inquilino della Casa Bianca anche Qualcomm, Comcast, Verizon e Charter Communications mentre l’America corporate taglia le donazioni ai repubblicani che hanno votato contro la certificazione della vittoria di Biden — dopo l’assalto a Capitol Hill — e mentre i social mettono al bando Donald Trump.

joe biden fa il piacione con elizabeth warren

 

Il comitato di Biden non ha elencato i totali individuali né fornito ulteriori dettagli sulle donazioni. Tuttavia sarà tenuto a farlo entro 90 giorni dall’insediamento.

 

Ma quelle stesse big tech che oggi sostengono il democratico Biden avevano fatto lo stesso per il presidente eletto repubblicano nel 2016. Sempre Google e Microsoft hanno inviato denaro e fornito servizi per l’insediamento di Trump nel gennaio 2017.

 

Le aziende tecnologiche hanno sempre donato alle inaugurazioni presidenziali, indipendentemente dal partito politico, per aumentare la loro influenza sull’amministrazione entrante. Basti pensare a Facebook. Oggi il fondatore e ceo Mark Zuckerberg banna l’account di Donald Trump da Facebook ma nel 2016 ha versato 1 milione di dollari alla Convention repubblicana di Cleveland che nominò proprio il Tycoon.

 

Tutti i dettagli.

tim cook mark zuckerberg

 

DONAZIONI DA BIG TECH COME GOOGLE E MICROSOFT

Google (di proprietà Alphabet Inc.) e Microsoft sono tra le oltre 960 realtà (società, enti, organizzazioni e individui) che hanno donato più di 200 dollari per l’inaugurazione del presidente eletto Joe Biden, secondo un elenco pubblicato dal comitato che ha organizzato l’evento.

joe biden

 

LE MOTIVAZIONI DI BIG G

Google è stato incluso nell’elenco perché ha fornito protezioni di sicurezza online gratuitamente al comitato inaugurale, ha affermato José Castañeda, un portavoce di Google.

 

STESSA COSA PER TRUMP

Stessa cosa che ha fatto nel 2016. Come ha riportato Politico, Google ha fornito servizi tecnologici, tra cui un live streaming su YouTube dell’inaugurazione, oltre a una donazione in contanti non specificata, per l’insediamento di Donald Trump nel gennaio 2017.

 

donald trump maga microsoft apple google amazon

L’INDAGINE CHE PENDE SU GOOGLE

Non va dimenticato inoltre che alla fine di ottobre, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha intentato una causa antitrust contro Google. E ora il presidente eletto Biden dovrebbe portare avanti le stesse indagini avviate dal suo predecessore.

 

COME MICROSOFT

Anche Microsoft che oggi figura tra i finanziatori dell’insediamento di Biden, ha fatto lo stesso per Trump nel 2016. Secondo il rapporto sappiamo che il colosso di Redmond ha finanziato l’inaugurazione di Trump 500mila dollari, metà del suo contributo era in contanti e metà in “prodotti e servizi”.

bill barr

 

ANCHE DA BOEING, QUALCOMM, COMCAST

Tornando a Biden, il comitato ha ricevuto donazioni anche da Boeing.

 

Altre società che hanno donato sono Qualcomm, Comcast e Charter Communications. Il Comitato inaugurale presidenziale ha ricevuto donazioni anche dalla Federazione americana degli insegnanti e dalla United Food and Commercial Workers.

 

E LE AZIENDE SANITARIE

qualcomm

Anche le aziende sanitarie sono in primo piano nell’elenco, tra cui Anthem, il gigante dell’assicurazione sanitaria, MedPoint Management, che fornisce servizi di gestione a gruppi di medici, e Masimo Corporation, un produttore di dispositivi elettronici di monitoraggio dei pazienti.

 

FINO A 1 MILIONE DI DOLLARI

Non ci sono limitazioni legali su quanto un donatore può dare a un comitato inaugurale, ma il comitato di Joe Biden ha volontariamente limitato i contributi dei singoli a  500.000 dollari e delle società a 1 milione di dollari.

MEME SUL VACCINO PFIZER

 

NO BIG OIL E LOBBY

Il team di Biden ha proibito inoltre donazioni dalle industrie del petrolio, del gas e del carbone e dai lobbisti registrati.

 

CHI AVEVA FINANZIATO L’INSEDIAMENTO DI TRUMP NEL 2016

Se Microsoft, Google, Verizon e Anthem avevano finanziato anche il comitato inaugurale di Trump nel dicembre 2016. Ci sono dei grandi assenti quest’anno.

 

Come Pfizer e Dow Chemical che entrambi hanno rivelato di aver versato 1 milione di dollari per l’insediamento di Trump. Exxon Mobil, Amgen e Altria Client Services avevano riferito di aver donato 500.000 dollari ciascuno. General Motors ha riferito di aver donato 200.000 dollari. Sei società hanno riportato contributi di 100.000 dollari: Verizon Communications, Valero Energy, MetLife Group, Clean Energy Fuels, Anthem e Aetna.

sundar pichai fa il piacione con ivanka trump

 

LE BIG TECH: QUESTIONE BIPARTISAN

Tornando alle big tech, le aziende tecnologiche hanno sempre donato alle inaugurazioni presidenziali, indipendentemente dal partito politico, come un modo per aumentare la loro influenza sull’amministrazione entrante.

account twitter libero

 

Tuttavia, la critica allo strapotere del settore tecnologico è una questione bipartisan e forse uno dei pochi argomenti in cui i legislatori democratici e repubblicani concordano entrambi su una regolamentazione più rigorosa.

 

Ma se il GOP ha condotto una lotta contro le Big Tech principalmente a causa della censura delle voci conservatrici, i democratici hanno altre priorità, tra cui la mancanza di concorrenza.

 

LA MODIFICA DELLA SEZIONE 230

TRUMP TWITTER

Dopo che Twitter e Facebook hanno sospeso l’account di Donald Trump, spaccando l’opinione pubblica fra chi parla di censura e chi di decisione tardiva, la decisione infiamma il dibattito già acceso sul ruolo e sul crescente peso dei social media.

 

Eppure negli Stati Uniti le piattaforme digitali si sono sempre trincerate dietro la sezione 230 del Communications Decency Act, la norma del 1996 che protegge le aziende tecnologiche dalla responsabilità sui contenuti pubblicati dagli utenti, garantendo la libertà di espressione sul web.

dorsey twitter

 

Se Trump aveva emesso un ordine esecutivo prendendo di mira la Sezione 230 nel maggio dello scorso anno, anche Biden ha già parlato di una riforma della Sezione 230.

 

I Democratici hanno già promosso la modifica della Sezione 230 del Communications Decency Act per arginare la diffusione di incitamento all’odio e la disinformazione. L’assedio di Capitol Hill potrebbe aumentare le probabilità che ci riescano, secondo Axios.

 

LA ROADMAP DEI DEMOCRATICI

L’assalto al Campidoglio del 6 gennaio pone al centro del dibattito il ruolo delle piattaforme online nella pianificazione dell’assedio. Secondo Axios, ciò potrebbe spingere a una nuova e radicale legislazione antitrust che potrebbe seguire una roadmap fissata la scorsa estate. “Mentre continuiamo a indagare l’insurrezione del 6 gennaio, compreso il ruolo svolto dalle piattaforme di social media, lavorerò con i miei colleghi su entrambi i lati del corridoio per garantire che le piattaforme online non siano un terreno fertile per l’odio e la violenza”, ha dichiarato la senatrice dem Amy Klobuchar. Secondo Axios, probabilmente Klobuchar sarà il nuovo presidente del comitato giudiziario antitrust.

 

amy klobuchar

Infine, anche in assenza di una nuova legislazione antitrust, l’amministrazione Biden potrebbe sostenere in modo aggressivo e possibilmente espandere le cause antitrust contro Google (dal Dipartimento di Giustizia) e Facebook (dalla Federal Trade Commission).

trump e sergey brin di googlejoe biden amy klobucharelizabeth warren vs amy klobucharpete buttigieg amy klobucharsergey brin larry page

 

Ultimi Dagoreport

giuseppe conte vladimir putin marco travaglio elly schlein beppe grillo

DAGOREPORT – CARO CONTE... MA PERCHÉ NON TE NE VAI A FARE IN CULO?! - NEL PARTITO DEMOCRATICO CRESCE UNA FRONDA SOTTERRANEA DI CHI VUOLE MOLLARE PEPPINIELLO AL SUO DESTINO DI “RAS-PUTIN” – AL NAZARENO, NONOSTANTE LA LINEA “TESTARDAMENTE UNITARIA” (SENZA M5S NON SI VINCE) DI ELLY SCHLEIN, MOLTI VORREBBERO ANDARE A VEDERE IL BLUFF DELL’EX PREMIER: SE VUOLE INTESTARDIRSI SU POSIZIONI FILO-RUSSE E ANTI-EUROPEE (NO AL FONDO SAFE PER LA DIFESA), FACCIA PURE, MA SAPPIA CHE ANDARE DA SOLO AL VOTO NON CONVIENE AL M5S NE' ALLA SUA OSSESSIONE DI TORNARE A PALAZZO CHIGI (CONTE METTERÀ SEMPRE IL VETO A CHIUNQUE NON SI CHIAMI CONTE) - A CONDIZIONARE IL LEADER M5S NON È DI DI BATTISTA, MA LA LINEA INTRANSIGENTE DI TRAVAGLIO, VERO IDEOLOGO DELLA GALASSIA PENTASTELLATA - LE CHIAMATE DI BEPPE GRILLO AI PIDDINI PER SABOTARE IL "CAMALEONTE CON LA POCHETTE'' - AMORALE DELLA FAVA: ORA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI È PRONTA A PERDERE, IL CENTROSINISTRA NON È PRONTO A VINCERE. 'STO "CAMPO LARGO" A PALAZZO CHIGI DIVENTA CAMPO SANTO IN SEI MESI... - VIDEO

generali philippe donnet luigi lovaglio carlo messina

DAGOREPORT - LE ULTIME SPERANZE DELL’IRRIDUCIBILE LUIGI LOVAGLIO DI SALVARE MPS DALL’OPAS DI INTESA SONO APPESE ALLA FUSIONE CON MEDIOBANCA, CHE INGLOBEREBBE L’OGGETTO DEL DESIDERIO DI TUTTI I PROTAGONISTI DEL RISIKONE: IL 13% DI GENERALI - OLTRE ALLA DELFIN DI MILLERI, A DAGOSPIA RISULTA IN GRAN MOVIMENTO IL CEO DEL LEONE DI TRIESTE, PHILIPPE DONNET, PRESSO I FONDI DI INVESTIMENTO, COME GIÀ SUCCESSE CON LA RESURREZIONE DI LOVAGLIO PER SBARRARE LA STRADA A CALTAGIRONE - SE FALLISSE LA FUSIONE MPS-MEDIOBANCA, A PIAZZA AFFARI C’È CHI IPOTIZZA UN’OPA SU PIAZZETTA CUCCIA, CHI CONGETTURA OPERAZIONI CHE COINVOLGEREBBERO BANCA GENERALI - UNA COSA È CERTA: PIÙ SI ANDRÀ AVANTI E PIÙ L’ASTICELLA DEL RISIKO SI IMPENNERÀ, PERCHÉ SOCI E GRANDI FONDI DOVRANNO SCEGLIERE: MESSINA O DONNET? BANCA INTESA CHE PRENDE LA LEVA DI COMANDO DI GENERALI (SALVO PROBLEMI CON L'ANTITRUST) O TRASFORMARE IL LEONE DI TRIESTE IN UNA VERA PUBLIC-COMPANY?

giuseppe conte donald trump mario draghi joe biden sergio mattarella matteo renzi gennaro vecchione william barr

DAGOREPORT – LA STORIA MAI RACCONTATA DELL'''ASTIO SPUMANTE'' DI GIUSEPPE CONTE VERSO MARIO DRAGHI - IL "TRASFORMISMO DAL VOLTO UMANO" NON HA MAI METABOLIZZATO LA CACCIATA DA PALAZZO CHIGI DEL 2021, DETRONIZZATO DA "SUPERMARIO" PER LA GIOIA DI ANGELA MERKEL, CONTRARIA A FAR GESTIRE I 200 MILIARDI DEL PNRR AL POPULISMO 5STELLE - I TWEET D'AMORE DI TRUMP A "GIUSEPPI" CHE PORTO' IL PREMIER CONTE AD AUTORIZZARE L'INSOSTENIBILE INCONTRO A ROMA DEI VERTICI DEI SERVIZI SEGRETI CON IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA DEGLI STATI UNITI, A CACCIA DI "MAIL IMBARAZZANTI SU HILLARY CLINTON IN POSSESSO DEI RUSSI" - DESTINO VOLLE CHE DOPO SEI GIORNI DAL GIURAMENTO DI BIDEN, LA FAVOLA DI "GIUSEPPI" FINI' ED INIZIO' LA VENDETTA CONTRO "DRAGHI, L'USURPATORE" (OGGI, A PAGARNE LE CONSEGUENZE, E' L'EX SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DI "MARIOPIO", FRANCO GABRIELLI) - VIDEO

la repubblica urbano cairo enrico mentana stefano cappellini theodore kyriakou

DAGOREPORT - SI ACCAVALLANO LE VOCI SUL CORTEGGIAMENTO A ENRICO MENTANA DELL’EDITORE DI ‘’REPUBBLICA’’, THEO KYRIAKOU, CHE INTENDE LANCIARE UNA RETE ALL NEWS-CNN, DIRETTA DAL CONDUTTORE DEL TG LA7 - S’AVANZA ANCHE L’IPOTESI DI UN ''DOPPIO MENTANA'': TV E DIRETTORE EDITORIALE DI “REPUBBLICA” - COSÌ IL MAGNATE GRECO SALVEREBBE CAPRA E CAPPELLINI (ALL’80% CONFERMATO ALLA DIREZIONE) - TRA MENTANA E IL PROPRIETARIO DI "ANTENNA GROUP", CI SAREBBE IL MACIGNO DELLA CLAUSOLA DI NON CONCORRENZA CHE RISCHIA DI TENERLO LONTANO DA UN ALTRO INCARICO PER UN ANNO E MEZZO - CHICCO DICE CHE QUESTA CLAUSOLA “NON C’È” - BENE, SE ‘’NON C’È’’, ALLORA NON SI COMPRENDE LA STIZZA RABBIOSA DELLA SUA LETTERA INVIATA AL “FOGLIO”, CONTRO L’EDITORE DE LA7, URBANETTO CAIRO… - VIDEO