MACQUARIE AGITA LE ACQUE - IL FONDO AUSTRALIANO VUOLE IL 50% DI OPEN FIBER IN MANO A ENEL: LA MOSSA POTREBBE SBLOCCARE I DUE ANNI DI CONTESA CHE HANNO VISTO PROTAGONISTA LA NUOVA SOCIETÀ DELLA FIBRA OTTICA (50% ENEL E 50% DI CDP) E TIM, CHE PURE HA NELL'AZIONARIATO LA CASSA DEPOSITI - OPEN FIBER VARREBBE TRA I 3 E I 6 MILIARDI, E STARACE NON POTRÀ NON SOTTOPORRE AL CDA UN'OFFERTA…

-

Condividi questo articolo

Giovanni Pons per ''la Repubblica''

 

LUIGI GUBITOSI FRANCO BASSANINI LUIGI GUBITOSI FRANCO BASSANINI

Un nuovo elemento potrebbe sbloccare, dopo oltre due anni di discussioni, la partita tutta italiana della formazione di una rete unica per l'internet veloce, tema in cima all'agenda del governo Conte. La novità è che il fondo infrastrutturale australiano Macquarie, secondo ricostruzioni attendibili, avrebbe depositato in questi giorni sul tavolo di Enel un'offerta a tutto tondo per acquisire il 50% di Open Fiber, la società alternativa a Tim che sta costruendo una rete in fibra ottica su tutto il territorio italiano.

 

Enel, interpellata sulla questione, ha opposto un "no comment" all'indiscrezione dell'offerta di Macquarie di cui, peraltro, non si conosce l'entità. Anche se, nei mesi scorsi, il 100% di Open Fiber è stato valutato dai diversi protagonisti all'interno di un'ampia forbice che va da 3 a 6 miliardi. In ogni caso, secondo alcune fonti, l'offerta sarebbe tale che difficilmente l'ad di Enel Francesco Starace potrà non sottoporla al vaglio del suo consiglio di amministrazione.

 

open fiber fibra ottica open fiber fibra ottica

L'arrivo di Macquarie nella partita delle tlc italiane conferma che i fondi infrastrutturali esteri potrebbero giocare un ruolo importante nello sbloccare la partita del futuro matrimonio tra la rete Tim e la rete Open Fiber. In primavera, proprio Tim ha a sua volta ricevuto un'offerta dal fondo americano Kkr per acquistare una quota di minoranza della sua rete secondaria, cioè quella che dagli armadietti sulle strade arriva fin dentro le case degli italiani. Ora arriva la proposta di Macquarie che, nonostante il no comment ufficiale, già da un po' di tempo ha ribadito il suo interesse per le infrastrutture italiane e la volontà di far parte di un'operazione di ampio respiro.

 

Macquarie Macquarie

D'altronde, per le loro operazioni nel Belpaese gli australiani hanno scelto due personaggi che nel recente passato sono stati al centro della partita tlc: cioè Claudio Costamagna, ex presidente di Cdp, e Fulvio Conti, ex presidente di Telecom e presidente della Società italiana gas, partecipata dal fondo. E la capacità del fondo europeo degli australiani è al momento ampia, essendo costituita da circa 7 miliardi di liquidità che può essere spesa in reti a fibra ottica, torri, autostrade, porti e aeroporti, energie rinnovabili.

 

open fiber open fiber

Non a caso si è parlato del fondo Macquarie anche per un possibile intervento in Aspi, le autostrade controllate da Atlantia, impegnate in un duro braccio di ferro con il governo. Il primo passo, però, viene fatto su Open Fiber e in qualche modo questa mossa costringerà l'Enel a prendere una decisione strategica sul suo asset tlc. L'avventura era iniziata nel 2015 sotto il governo Renzi che spinse l'Enel e la Cassa Depositi e Prestiti (Cdp) a creare una nuova iniziativa per dotare l'Italia di una infrastruttura a banda larga in grado di coprire tutto il territorio, in quanto si ritenevano non sufficienti gli investimenti programmati da Telecom a questo scopo.

 

E Starace sposò il progetto sostenendo la necessità di una rete in fibra indipendente dagli operatori verticalmente integrati. Obbiettivo finora raggiunto solo parzialmente, anche se St arace ha sempre difeso la sua iniziativa sostenendo di non voler vendere né di essere disposto a sostenere una fusione con Tim, operazione caldeggiata dal management dell'ex monopo-lista e dai suoi azionisti di controllo, Cdp e il fondo americano Elliott. Ora bisognerà vedere se l'offerta di Macquarie è di quelle che non si possono rifiutare oppure se il management di Enel riterrà più conveniente proseguire con il progetto Open Fiber.

STARACE ENEL STARACE ENEL

 

 

Condividi questo articolo

business

BRAGANTINI REPLICA, DAGO RISPONDE – ‘’OBIETTO AL FATTO DI ESSER DIPINTO COME UOMO LEGATO AD UBI. HO DOVUTO PERFINO FAR CAUSA AD UBI. SEMMAI HO DEI LEGAMI PROFESSIONALI CON INTESA" – DAGO: ''A GIUDICARE DAL SUO ARTICOLO NON SI DIREBBE CHE LEI SI SIA LASCIATO IN MALO MODO CON UBI, ANZI SEMBRA CHE NE SUBISCA ANCORA IL RICHIAMO. EVIDENTEMENTE, NON HA MESSO UN SOLO MOTIVO FAVOREVOLE ALL’OPS DI INTESA SU UBI PROPRIO PERCHÉ HA DEI LEGAMI PROFESSIONALI ATTUALI, TRAMITE UNA SOCIETÀ DA LEI PRESIEDUTA, CON INTESA. ALTRIMENTI, QUALCHE MOTIVO FAVOREVOLE NON AVREBBE CERTO FATICATO A TROVARLO"

SALVATORE INTERESSATO - L’EX COMMISSARIO CONSOB BRAGANTINI, CHE OGGI SUL ‘’CORRIERE’’ SI SCHIERA CONTRO L’OPS DI INTESA SU UBI, PER CASO È LO STESSO SALVATORE BRAGANTINI CHE ERA AD DI CENTROBANCA, PRIMA CONTROLLATA E POI FUSA IN UBI NEL 2013? VUOI VEDERE CHE È LO STESSO BRAGANTINI CHE RICOPRIVA LA VICEPRESIDENZA DI IW BANK, ISTITUTO SOGGETTO ALL’ATTIVITÀ DI DIREZIONE DI UBI? CHISSÀ SE E’ SEMPRE LUI CHE, SOCIO DI ‘’PERMICRO’’, VENIVA SPONSORIZZATO DA UBI? - INFINE: TRA IL 2016 E IL 2017 È LUI IL VICEPRESIDENTE VICARIO DELLA FALLITA POPOLARE DI VICENZA DI ZONIN O MAGARI UN SUO OMONIMO?