mediobanca nagel

MEDIOBANCA, MASSIMA ALLERTA - DEL VECCHIO PUNTA AL 14%, MA SECONDO GLI ANALISTI NAGEL NON CAMBIERÀ IL PIANO INDUSTRIALE NELLE PROSSIME DUE SETTIMANE PER VENIRE INCONTRO AI DESIDERATA DEL NUOVO AZIONISTA ATTIVISTA. ANCHE PERCHÉ, TOLTI I SOCI STORICI, A PIAZZETTA CUCCIA C'È UN 40% DI FONDI STRANIERI CHE NON CERCANO SCOSSONI MA SI ACCONTENTANO DELLE RICCHE CEDOLE ''DA HOLDING'' GARANTITE DA GENERALI E COMPASS

Michele Arnese per www.startmag.it

 

Del Vecchio punta al 14% di Mediobanca, mandando siluri al capo azienda Nagel. Ma in Borsa il titolo di Piazzetta Cuccia non si eccita troppo. E c’è chi sostiene che non tutti i fondi azionisti di Mediobanca continueranno a schierarsi pro Nagel, nonostante quello che dicono i giornali.

 

Sono notizie e rumors delle ultime ore dopo la mossa chiarificatrice dell’imprenditore di Agordo che non ha esitato ieri a criticare la conduzione dell’istituto di Piazzetta Cuccia.

NAGEL GALATERI

Comunque oggi il titolo Mediobanca, pur segnando un timido ribasso, rimane sotto la lente del mercato dopo che nelle scorse settimane il patron di Luxottica, Leonardo Del Vecchio, è entrato nel capitale, acquistando una quota quasi pari al 7%.

Per adesso non è del tutto chiara la strategia dell’imprenditore, che nei giorni scorsi ha evitato di chiedere un’integrazione dell’ordine del giorno dell’assemblea dei soci che si terra’ il prossimo 28 ottobre.

 

Ieri, però, il patron di Essilor-Luxottica ha dato alcune indicazioni al mercato: la strategia della Mediobanca di Nagel non va bene, ha detto in sostanza.

Del Vecchio ha infatti dichiarato di aspettarsi per il gruppo bancario un nuovo piano industriale che non basi i risultati solamente sugli utili registrati da Assicurazioni Generali, compagnia della quale detiene il 13%, e di Compass, la società di credito al consumo interamente di sua proprietà.

 

NAGEL MUSTIER1

Messaggio implicito. Mediobanca vive come se fosse una holding di partecipazioni mentre deve essere una vera banca d’affari. Facile a dirsi e difficile a farsi, si mormora in ambienti mediobancheschi.

 

Del Vecchio ha auspicato per Mediobanca un futuro da istituto “capace di giocare un ruolo da leader in Italia e in Europa e che possa così dare soddisfazione a tutti gli azionisti, Delfin inclusa”. Nagel dovrà presentare il futuro piano industriale il prossimo 12 novembre.

 

Intanto gli investitori si interrogano sulle prossime mosse del patron di Luxottica, che, secondo indiscrezioni finanziarie, starebbe studiando se chiedere l’autorizzazione a Banca d’Italia e alla Banca centrale europea per salire oltre il 10% di Mediobanca, diventando dunque il primo azionista. E c’è chi in ambienti bancari sostiene che abbia già messo in cascina risorse per puntare al 14%.

 

Al momento i report delle banche d’affari e gli analisti dei fondi (anche quelli azionisti di Mediobanca) in sostanza approvano la linea Nagel. ‘Le nostre stime al 2022 non prevedono significativi cambiamenti di business mix, anche perché le nostre previsioni non prevedono contributo specifico dal merger and acquisition’, hanno commentato gli esperti della sim Equita, specificando che è previsto in leggero aumento il contributo del business consumer (dal 34% degli utili consolidati del 2019 al 36% nel 2022), mentre è previsto stabile il contributo di Generali, attorno al 32%. Il contributo del margine da servizi dovrebbe invece passare dal 45% al 50% nei prossimi anni fino al 2022.

alberto nagel vincent bollore

 

Nella nota odierna Equita auspica che i vertici di Mediobanca daranno chiarimenti il prossimo 12 novembre sulla strategia di M&A in ambito domestico, dopo che e’ sfumata l’acquisizione della società di gestione del risparmio, Kairos. Non è da escludere, sempre secondo Equita, che a novembre il management proponga per gli anni venturi un ritocco al rialzo della quota degli utili destinata a dividendi, dal 40% al 50%.

 

 

Dunque, è probabile che il piano di novembre sarà «in continuità con l’attuale strategia di business». Ovvero: Nagel non seguirà i consigli di Del Vecchio.

D’altronde – ha scritto Repubblica – “da anni infatti le principali banche d’ affari europee – con attivi e potenze di fuoco ben superiori – hanno disarmato rischi e costi nel ramo banca di investimento, il più esposto alla volatilità dei mercati. Così hanno fatto Ubs, Credit Suisse, Deutsche Bank. La flaccida congiuntura europea e la restrizione della torta italiana rendono sempre meno attraenti le operazioni di capitale e finanza straordinaria (dove pure Mediobanca resta leader nel Paese)”.

 

Una nicchia più promettente, specie con l’ estensione dei tassi sotto zero, pare il “private investment banking”, rivolto a imprenditori piccoli e medi in sinergia con le loro attività personali: “I colossi svizzeri, da anni virati sulle gestioni, vi stanno rientrando. Ma Mediobanca risulta già leader in questa strategia in Italia. Mentre le escursioni estere, con aperture di filiali in Europa, da anni si misurano con rivalità e campanilismi, specie in Francia e Germania”, ha aggiunto Repubblica.

 

LEONARDO DEL VECCHIO

Pure il Sole 24 Ore difende Nagel: “Fare meglio è sempre possibile, ma nel caso di Mediobanca non è così facile. Tant’è che un anno fa il principe degli attivisti, il fondo Elliott di Paul Singer al quale era stato sottoposto il dossier, non gli aveva dato seguito. Non è più la logica del clan a fidelizzare l’azionariato – ha commentato il quotidiano confindustriale – bensì quella dei numeri. Che parlano da soli. Dalla presentazione dell’ultimo piano industriale, nel novembre del 2016, Mediobanca ha prodotto un total return per gli azionisti (nell’ipotesi di reinvestimento dei dividendi) del 61%. Nello stesso arco triennale il titolo è salito del 40%, le banche italiane hanno fatto -2%, le europee – 22%. Dal luglio del 2018 a oggi, in Borsa Mediobanca si è rivalutata del 22%, le banche italiane hanno perso il 20%, le europee hanno ceduto il 25%”.

 

Del sentiment degli azionisti storici di Mediobanca si è fatta portavoce in qualche modo la famiglia Doris. Massimo Doris ha infatti annunciato nei giorni scorsi che la holding di famiglia potrebbe salire dall’attuale 0,4% all’1% di Mediobanca. La quota si aggiunge al 3,3% detenuto attraverso il gruppo Mediolanum. “Posso solo dire che di questa struttura di governance e della dirigenza che c’è, del dottor Nagel, siamo soddisfatti – ha sottolineato Doris – La banca va molto bene, opera in un settore non semplice e c’è massima soddisfazione”.

 

Anche una parte del mercato sembra schierato con Nagel, come emerso da una serie di report pubblicati proprio dopo l’ingresso di Del Vecchio nel capitale. ‘Non si cambia un cavallo vincente’, hanno scritto gli analisti di Citi il 2 ottobre, prevedendo per il prossimo piano industriale una “continuità con l’attuale strategia basata su ritorni sostenibili e opportunità per un’ulteriore ottimizzazione del capitale”.

 

LEONARDO DEL VECCHIO CON LA MOGLIE NICOLETTA

Ha chiosato il Sole: “I soci del patto non sono soli, perché tolte le quote degli azionisti storici, di UniCredit, Bolloré, Del Vecchio e del retail, resta un 40% di capitale in mano agli investitori istituzionali, di cui il 40% americano, molto “attivi”, visto che l’anno scorso i fondi si sono presentati in assemblea col 37% del capitale”.

 

Ma c’è chi vede in maniera positiva la sortita del patron di Luxottica, che si muoverebbe secondo rumors in sintonia con Unicredit di Mustier (che con Mediobanca ha avuto una serie di divergenze, come raccontato qui da Start).

 

E’ il caso dell’ex braccio destro di Antonio Fazio in Bankitalia, Angelo De Mattia, per anni alle Generali con Cesare Geronzi e ora editorialista per varie testate, fra cui FoglioTempo e Mf: “La sfida di Del Vecchio – ha scritto oggi De Mattia sul quotidiano Il Tempo – è da seguire con grande attenzione e non certo con un atteggiamento di sospetto o negativo”.

 

E sull’idea di cambiare le regole interne a Mediobanca su come nominare l’amministratore delegato – regole autoreferenziali e pro management, di fatto, secondo alcuni compreso Del Vecchio – De Mattia ha scritto: “Mettere in moto acque stagnanti è pure una misura ecologica”.

Le prossime acque stagnanti da muovere saranno quelle in Generali?

 

Ultimi Dagoreport

cnn fondo - ellison donald trump mark thompson jb pritzker

FLASH! – VENDUTA LA WARNER-DISCOVERY ALLA PARAMOUNT DI ELLISON, PER NON CADERE NELLE MANINE DI FORBICE DI DONALD TRUMP, L’85% DEI GIORNALISTI DELLA CNN SAREBBE PRONTO A USCIRE DAL GRUPPO E FONDARE UN’ALTRA EMITTENTE ALL-NEWS – I MILIARDI NECESSARI PER IL PROGETTO SAREBBERO PRONTI, FORNITI IN PARTE DAL GOVERNATORE DEMOCRATICO DELL’ILLINOIS, JB PRITZKER; CIO’ CHE ANCORA MANCA E’ CHI ASSUMERA’ LA GUIDA SUPREMA DELLA NUOVA NEWS MEDIA-COMPANY: IN POLE L’ATTUALE PRESIDENTE E CEO MARK THOMPSON….

porto di genova secolo xix silvia salis gianluigi aponte marco bucci michele brambilla

FLASH! – AVVISATE L’IRRITABILE GOVERNATORE DELLA LIGURIA, MARCO BUCCI, DI RASSEGNARSI: MICHELE BRAMBILLA RESTERÀ SEDUTO SULLA PRIMA POLTRONA DEL “SECOLO XIX”: PAROLA DELL’EDITORE ED ARMATORE DEI DUE MARI, GIANLUIGI APONTE – DOPO L’ERA SPINELLI-TOTI E LA NOMINA DI BUCCI ALLA PRESIDENZA DELLA REGIONE (GRAZIE ALL’INFLUENTE SINDACO DI IMPERIA, CLAUDIO SCAJOLA), IL PROGETTO DI APONTE DI TRASFORMARE IL PORTO DI GENOVA IN UN HUB PER IL SUO IMPERO DI NAVI SEMBRAVA ANDARE IN PORTO CON L’ACQUISIZIONE DEL “SECOLO XIX”, PER IL QUALE AVEVA SCELTO UN GIORNALISTA CONSERVATORE COME DIRETTORE, SICURO CHE SAREBBE ARRIVATO UN SINDACO DI DESTRA – ORA IL PIANO DI APONTE HA DUE PROBLEMI: UN SINDACO DI CENTROSINISTRA, SILVIA SALIS, E UN BRAMBILLA CHE NON AMA PORTARE IL TOVAGLIOLO SUL BRACCIO…

la stampa maurizio molinari alessandro de angelis luca ubaldeschi alberto leonardis

FLASH! – L’ACQUISIZIONE DE “LA STAMPA” DA PARTE DEL GRUPPO SAE DI ALBERTO LEONARDIS ALLE BATTUTE FINALI: IN CORSO LA NEGOZIAZIONE SUGLI ESUBERI E PRE-PENSIONAMENTI CON IL CDR DEL QUOTIDIANO TORINESE – PER LA DIREZIONE, SAREBBE IN POLE LUCA UBALDESCHI, GIÀ VICE DIRETTORE DE “LA STAMPA” ED EX DIRETTORE DEL “SECOLO XIX” (MA SI PARLA ANCHE DI GIUSEPPE DE BELLIS DI SKY TG24), CON MAURIZIO MOLINARI COME SUPERVISORE EDITORIALE; UNICA CERTEZZA, ALESSANDRO DE ANGELIS ALLA VICEDIREZIONE – IL CAPITOLO “REPUBBLICA” SI CHIUDERÀ LA SETTIMANA SUCCESSIVA AL VOTO DEL 23 MARZO SUL REFERENDUM DELLA GIUSTIZIA…

isola di kharg trump netanyahu hegseth rubio vance

DAGOREPORT – IL MONDO È SULL'ORLO DEL PRECIPIZIO: QUEI DUE GENI DEL MALE NETANYAHU E PETE HEGSETH VOGLIONO SPINGERE TRUMP A BOMBARDARE L'ISOLOTTO DI KHARG, NELLO STRETTO DI HORMUZ, DOVE PASSA IL 90% DEL PETROLIO IRANIANO – SAREBBE UN COLPO FATALE PER L'ECONOMIA DELLA CINA, PRINCIPALE ACQUIRENTE DEL GREGGIO DEGLI AYATOLLAH: IN CASO DI ATTACCO, PECHINO NON POTREBBE NON REAGIRE, SCHIERANDO IL SUO ENORME ARSENALE A FIANCO DI TEHERAN (FINORA XI JINPING HA FORNITO COMPONENTI PER MISSILI, SOLDI E INTELLIGENCE) – SPACCATURA TOTALE ALLA CASA BIANCA SULL'ATTACCO: TRUMP È IN STATO CONFUSIONALE SULLA POSSIBILE OFFENSIVA SULLO STRETTO DI HORMUZ, IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO, FA LA SOLITA COLOMBA, MENTRE JD VANCE E' AFFETTO DA MUTISMO, IN QUANTO VOLTO DELL’ISOLAZIONISMO “MAGA”, IL VICEPRESIDENTE È CONTRARIO ALLE GUERRE TRUMPIANE - NUOVO ATTACCO DEI PASDARAN IN IRAQ: COLPITA UNA BASE BRITANNICA CON UNO SCIAME DI DRONI...

leonardo maria del vecchio milleri marisa del vecchio

DAGOREPORT - MENTRE LEONARDINO VA OLTRE LUXOTTICA E LANCIA IL GIN SHIRABI (IN MEMORIA DELLA ''GINTONERIA'' DI LACERENZA?), SI ACCAVALLANO LE VOCI SU FRANCESCO MILLERI – IL SISTEMA NERVOSO DEL CEO DI DELFIN PARE CHE NON ABBIA PER NULLA GRADITO DI ESSERE ISCRITTO NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI IN COMPAGNIA DI CALTAGIRONE E LOVAGLIO PER “CONCERTO OCCULTO” PER LA SCALATA DI MPS A MEDIOBANCA - E SI RACCONTA CHE CON GLI AMICI FIDATI SI SFOGHI DICENDO CHE ASPETTERÀ ANCORA UN ANNO: O LEONARDINO PORTERÀ A CASA LE QUOTE DEI FRATELLI LUCA E PAOLA E ARRIVARE A QUEL 37,5% CHE GLI PERMETTERÀ DI GESTIRE L’HOLDING (E FINALMENTE INTASCARE LA SUA QUOTA DI TESTAMENTO), OPPURE MOLLERÀ GLI OTTO LITIGIOSI EREDI AL LORO DESTINO E IMBOCCHERÀ LA PORTA DI USCITA…

iran donald trump benjamin netanyahu petrolio

DAGOREPORT – LA NOTIZIA PIÙ IMPORTANTE DELLE ULTIME ORE È QUELLA PUBBLICATA DA “CNBC”: L’IRAN, ALLA FACCIA DI TRUMP E NETANYAHU, STA CONTINUANDO A ESPORTARE PETROLIO TRAMITE LO STRETTO DI HORMUZ, CHE HA MINATO E BLOCCATO ALLE NAVI STRANIERE. TEHERAN HA VENDUTO 11,7 MILIONI DI BARILI DI GREGGIO ALLA CINA DALL’INIZIO DEL CONFLITTO – L’EUROPA VALUTA DI ALLEGGERIRE LE REGOLE CONTRO IL GAS RUSSO: PER GARANTIRE SCORTE SUFFICIENTI E SICUREZZA ENERGETICA PER L’INVERNO, L’UNIONE EUROPEA NON VERIFICHERÀ SE IL GAS NATURALE LIQUIDO VENDUTO DA TERZI PROVENGA DA MOSCA….