ferdinand piech

MI PIECH MA NON MI SPEZZO - IL GRANDE VECCHIO DELLA VOLKSWAGEN È MORTO SOLO: SI È ACCASCIATO MENTRE ERA A CENA CON LA INGOMBRANTE MOGLIE URSULA E NESSUNO DELLE FAMIGLIE PORSCHE E PIECH HA SAPUTO NULLA FINO AL COMUNICATO UFFICIALE DELLA CONSORTE - UNA VITA IN AZIENDA FINO AL RUMOROSO ADDIO PER IL DIESELGATE. I MODELLI PIÙ FOLLI VOLUTI DALL'INGEGNERE, DAI MILLE CAVALLI DELLA BUGATTI VEYRON ALL'XL1, LA PRIMA AUTO DI SERIE (PIÙ O MENO) A CONSUMARE MENO DI UN LITRO PER 100 KM

 

  1. IL GRANDE VECCHIO È MORTO SOLO

ferdinand piech 6

Dall'articolo di Tonia Mastrobuoni per www.repubblica.it

 

"Il vecchio", come lo chiamavano rispettosamente a Wolfsburg, si è accasciato domenica sera mentre era a una cena con la sua inseparabile moglie Ursula ed è morto poco dopo in ospedale, a Rosenheim, in Baviera. Ma era tale ormai l'abisso che lo separava dall'azienda che aveva issato in cima al mondo, Volkswagen, che nessuno delle famiglie Porsche e Piëch è riuscito a confermare la notizia, nel corso della giornata di lunedì. Finché la moglie Ursula ha fatto sapere in un comunicato che Ferdinand Piëch è morto "improvvisamente e in modo del tutto inaspettato" e che il funerale si terrà tra i famigliari più intimi. Lo shakespeariano patriarca dell'auto tedesca che per decenni ha incenerito intere carriere con uno sguardo e una manciata di parole, sempre sussurrate, è morto solo.

 

Aveva rotto da tempo con l'azienda che nelle interviste aveva sempre messo in cima alle sue priorità, prima della famiglia, prima dei soldi, prima di tutto.

ferdinand piech 5

 

 

  1. FERDINAND PIECH, CHI ERA IL VISIONARIO CREATORE DEL MEGA GRUPPO VOLKSWAGEN

Simonluca Pini per www.ilsole24ore.com

 

Ferdinand Piech, ex presidente del consiglio di sorveglianza e in precedenza presidente del consiglio di amministrazione di Volkswagen, è morto all'età di 82 anni. L'uomo che ha cambiato le sorti del gruppo di Wolfsburg, dopo essersi sentito male come riportato dalla stampa tedesca durante un evento in Alta Baviera il 25 agosto, è spirato il giorno successivo. Nipote di Ferdinand Porsche, rappresenta una delle figure chiave del successo tedesco in campo automobilistico negli ultimi 40 anni.

 

Chi era Ferdinand Piech

URSULA E FERDINAND PIECH

Entrato nel 1971 nel Gruppo Volkswagen come responsabile del settore tecnico, ha dato vita a soluzioni diventate di fondamentale importanza come la trazione integrale “quattro” per Audi. Altro punto riguarda la crescita del gruppo, con un numero importante di marchi fondamentali per la crescita anno dopo anno. Profondo ammiratore del “made in Italy” ha deciso di affinare le conoscenze nel settore del design affidandosi a quello che da allora Piech ha chiamato il Maestro, Giorgetto Giugiaro.

 

ferdinand piech

E il designer piemontese ne ha ricambiato l'ammirazione realizzando un modello, la Golf, destinato a superare anche il mitico Maggiolino sia in termini di unità vendute che di longevità. Fra le scelte più discusse di Piech l'aver strappato a General Motors lo spagnolo José Ignacio López de Arriortúa incaricandolo di studiare un programma di risanamento dei conti del Gruppo. Le misure di riduzione dei costi avviate da Lopez, però, furono interrotte perchè il manager spagnolo dovette lasciare Volkswagen in seguito all’accusa di spionaggio industriale mossagli dalla stessa GM.

URSULA PIECH

 

Celebre anche lo scontro con il top manager di Porsche, Wendelin Wiedeking, voluto dallo stesso Piech in accordo della famiglia del brand di Stoccarda, ma che dopo il tentativo di scalata avviata da Wiedeking ai danni di Volkswagen, Piech riuscì ad esautorare, riportando successivamente nell'ambito del Gruppo VW la stessa Porsche.

 

Amministratore e presidente di Volkswagen

FERDINAND PIECH E URSULA

Amministratore delegato di Volkswagen dal 1993 al 2002 e presidente del consiglio di sorveglianza dal 2002 al 2015, Ferdinand Piech nel 2017 ha raggiunto l'accordo per vendere la parte più consistente della sua quota del 14,7% in Porsche agli altri membri della famiglia. Le trattative per l'operazione, «si sono concluse - secondo quanto ha annunciato la stessa holding Porsche Se - oggi con la firma dei contratti secondo cui le fondazioni private facenti capo a Piëch hanno ceduto la maggior parte delle azioni ordinarie detenute in Porsche Se».

 

«La fondazione Ferdinand Karl Beta, anch'essa riconducibile a Piech - prosegue il comunicato -, rimarrà azionista di Porsche Se». Secondo il quotidiano tedesco «Handelsblatt» la cessione sarebbe andata in porto per un controvalore di 1,2 miliardi di euro. Tra le tante operazioni volute da Piech non si dimenticare l'acquisizione di Ducati, vero e proprio amore per l'ingegnere austriaco.

 

Piech, l'uscita di scena da Volkswagen

Ferdinand Piech, Hans-Michel Piech, F.A. Porsche

Il Dieselgate ha contributo alla rapida uscita di Piech dal gruppo Volkswagen. Il nipote di Porsche aveva voluto Martin Winterkorn prima alla guida dell'Audi e poi al comando operativo di tutto il Gruppo Vw, ma era sfociata in una polemica pesante che evidentemente ha poi portato alla dimissione dello stesso ingegnere e della moglie da tutte le cariche nel consiglio di sorveglianza del Gruppo Volkswagen. L'improvvisa morte non permetterà a Piech di vedere l'auto che porterà Vw nel futuro, ovvero la ID.3, pronta ad essere svelata in anteprima mondiale al Salone di Francoforte 2019.

volkswagen winterkorn

 

 

  1. DALLA VEYRON ALLA VOLKSWAGEN XL1: LE AUTO PIÙ FOLLI DI FERDINAND PIECH

Dall'articolo di Daniele Pizzo per www.automoto.it

 

c’è un po’ di Ferdinand Piech in qualsiasi auto, dalla più umile alla più raffinata. Prendiamo due delle sue realizzazioni più recenti, come la Bugatti Veyron e la Volkswagen XL1, due esempi che testimoniano della sua vulcanica inventiva.

 

La prima è stata la vettura di serie più sofisticata mai realizzata, la prima con la targa a superare i 400 km/h di velocità massima, la prima con una potenza oltre i 1.000 CV. Fu un suo pallino, che volle ed ottenne anche a costo di bruciare un’enorme quantità di denaro. All’altra estremità dello spettro, la piccola XL1, la prima automobile di serie (anche se ne sono state realizzate appena 250) a scendere al di sotto della soglia dei consumi di 1 l/100 km.

la porsche 917

 

Sono questi due modelli che meglio spiegano quale era la visione di Piech, una visione dell’automobile a 360°. Piech si prefiggeva un obiettivo e lo raggiungeva, anche quelli più estremi, anche quelli apparentemente più stravaganti.

 

Una delle sue prima realizzazioni di successo fu la Porsche 917: nel 1968, da responsabile dello sviluppo dell’azienda che porta il nome del nonno Ferdinand, investì i ¾ del budget destinato alle corse nello sviluppo di una vettura in grado di sbaragliare la concorrenza, attiradosi però le dure critiche dei familiari. Nacque così la 917, che con il suo largo uso di leghe come magnesio e titanio e carrozzeria in poliestere diventò presto la vettura più vincente di quegli anni non solo alla 24 Ore di Le Mans, gara per la quale era stata espressamente progettata, ma anche nella popolarissima Can-Am americana.

 

Il suo tocco rivoluzionario lo impresse soprattutto ad Audi, che trasformò in una validissima concorrente di BMW e Mercedes percorrendo strade tecnicamente alternative, come la trazione integrale che volle sulla Audi Quattro degli anni ‘80 (indimenticabile la coppia delle signore Michèle Mouton-Fabrizia Pons), coupé che regalò alla Casa di Ingolstadt numerosissimi successi nei rally con una soluzione tecnica che negli anni a venire sarebbe diventata uno standard.

 

 Motori di cilindrata ridotta, carrozzeria da piccola monovolume e telaio in alluminio. la Audi A2 ha precorso i tempi, ma non fu all'epoca molto apprezzata per via del prezzo elevato Motori di cilindrata ridotta, carrozzeria da piccola monovolume e telaio in alluminio. la Audi A2 ha precorso i tempi, ma non fu all'epoca molto apprezzata per via del prezzo elevato

bugatti veyron

Audi è quello che è oggi grazie alle sue intuizioni, come il telaio in alluminio della Audi A8 del 1994, la prima auto di serie con chassis in lega leggera. Era in alluminio anche quello della Audi A2 del 1999, originale monovolume che puntava tutto sulla parsimonia grazie ad un peso ridotto ed all’abbinamento con motori Diesel di cilindrata ridottissima, come il 3 cilindri 1.2 TDI che anticipava di un ventennio un’architettura oggi popolarissima nel segmento delle “small”.

 

Tentò di dare un’aura di prestigio alle “auto del popolo” all’inizio degli anni 2000 con la Volkswagen Phaeton, ammiraglia tecnicamente e qualitativamente eccelsa (montava anche motori destinati ai brand di lusso della galassia VW come il 6.0 W12 o il 5.0 V10 turbodiesel) per la quale fece realizzare una fabbrica nuova di zecca a Dresda che aveva la particolarità di essere trasparente per poter mostrare a tutti cosa accadeva all’interno, come le cucine a vista di certi ristoranti stellati. Ma fu accolta tiepidamente e la Phaeton fece perdere molti soldi a VW.

 

volkswagen xl1

 La Volkswagen Phaeton, ambizioso tentativo di creare una Volkswagen di lusso La Volkswagen Phaeton, ambizioso tentativo di creare una Volkswagen di lusso

Sono questi solo alcuni esempi estremi della versatilità di progettista di Piech, il cui capolavoro maggiore, apparentemente azzardato come molte delle sue idee, fu quello di riunire sotto l’ombrello di un’unica azienda tantissimi marchi diversi tra loro riuscendo nell’obiettivo di fare profitti con la massiccia condivisione di progetti e componentistica.

 

Oggi lo ricordiamo soprattutto come grande manager, ma nella sua autobiografia lui si descriveva così: «Mi sono sempre visto come una persona dedita al prodotto e mi sono sempre affidato al mio istinto per la domanda del mercato. Gli affari e la politica non mi hanno mai distratto dal cuore della nostra missione: sviluppare e realizzare automobili attraenti».

audi a2ferdinand piech 1ferdinand piech 2

 

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