fabrizio palermo carlo bertazzo

9,5 MILIARDI AL CASELLO - QUESTA È LA CIFRA CHE CDP È DISPOSTA A SPENDERE PER LE AUTOSTRADE MA I BENETTON NON SMONTANO LA CESSIONE. COME SEMPRE A POCHI METRI DAL TRAGUARDO (SPOSTATO AL 28 OTTOBRE) SI FANNO SENTIRE ''GLI ALTRI'': ECCO I FONDI AZIONISTI DI MINORANZA DI ATLANTIA, CHE VOGLIONO PIÙ VOCE IN CAPITOLO, E PURE I CONCORRENTI RAPPRESENTATI DA QUELLA VECCHIA VOLPE DI PALENZONA: ''NO A SOLUZIONI PASTICCIATE E GARE ORIENTATE''

1. CDP OFFRE FINO A 9,5 MILIARDI PER ASPI MA ATLANTIA NON SMONTA LA SCISSIONE

Rosario Dimito per “il Messaggero

 

Giuseppe Conte Fabrizio Palermo

Tutto secondo copione, tranne i tempi più lunghi. Il cda straordinario di Cdp ieri sera ha dato indicazione a quello di Cdp Equity, di fare l'offerta non vincolante, a nome e per conto di un consorzio di investitori (Blackstone e Macquarie), ad Atlantia per acquistare l'88% di Autostrade. L'offerta è compresa in un range fra 8,5 e 9,5 miliardi, subordinata al Pef e alla due diligence. L'offerente propone di arrivare, entro sette giorni, a un prezzo più preciso (sempre preliminare), salvo gli aggiustamenti derivanti dalle verifiche sui conti. Non si farebbe riferimento esplicito agli strumenti di garanzia (ex manleva) rispetto ai rischi legali, si aspetta il Pef che potrebbe prevedere accantonamenti. Ma il board della holding, iniziato alle 18, dopo oltre un paio d'ore di attesa, è stato aggiornato a stamane.

 

I TEMPI SUPPLEMENTARI

Va ai tempi supplementari la decisione sull'esito della travagliata trattativa voluta dal governo e accettata dalle fondazioni. Atlantia con i suoi advisor - BofA e Mediobanca, studio Gop - esaminerà la proposta e, salvo colpi di scena dipendenti soprattutto dalle pressioni degli azionisti di minoranza, dovrebbe andare avanti sul doppio binario. Tenere ugualmente l'assemblea del 30 ottobre (che Cdp chiede di rinviare) per la scissione proporzionale secondo il progetto dual track che prevede anche la quotazione e, in parallelo, gestire la trattativa con Cassa che propone sette giorni di negoziato.

carlo bertazzo

 

Se la trattativa con Cdp andasse a buon fine verrebbe convocata un'altra assemblea. Intanto gli azionisti si stanno posizionando come dimostra Tci, il fondo britannico che dal 7,1 è balzato oltre il 10%: un incremento che, avvenuto a ridosso della definizione degli assetti, rappresenta una mossa segnaletica precisa all'indirizzo del vertice del gruppo. Si ricordi che il fondatore Christopher Hohn a fine luglio dichiarò al Messaggero di essere contro la statalizzazione di Aspi cui riconosce un valore di 11-12 miliardi. E proprio per valorizzare la propria partecipazione il fondo ha aumentato la quota.

 

La pec indirizzata al presidente Fabio Cerchiai e all'ad Carlo Bertazzo, con l'offerta firmata dall'ad di Cdp equity Pierpaolo Di Stefano, sarebbe arrivata in nottata, oltre le previsioni. Il board di Via Goito è iniziato un'ora dopo, alle 19, perchè fino all'ultimo sono state fatte rifiniture tecniche che poco prima sono passate nei comitati interni, concludendosi alle 20,30. Tutti d'accordo con qualche distinguo. Nei giorni scorsi, in un'intervista, il vicepresidente Luigi Paganetto aveva rimarcato che «Borsa e Autostrade non sono le priorità di Cassa depositi e prestiti».

 

 

AISCAT, PREOCCUPAZIONE SU ASPI, SOLUZIONI PASTICCIATE

fabrizio palenzona foto di bacco

 (ANSA) - "In Italia si assiste, con stupore e preoccupazione, a quanto accade circa il 'caso' Aspi, la società italiana che gestisce metà della rete autostradale nazionale. Le soluzioni prospettate dai media stamane rispetto al possibile nuovo assetto della concessionaria non sembrano proprio conciliarsi con l'interesse pubblico, tanto giustamente caro al nostro esecutivo". Lo afferma l'Aiscat, l'associazione delle concessionarie autostradali in una nota. "Auspichiamo davvero che il nostro settore, così strategico e fondamentale dal punto di vista occupazionale e degli investimenti - conclude l'Aiscat - venga gestito con maggiore competenza e attenzione di quanto fatto finora, poiché abbiamo assistito solo a cortocircuiti e soluzioni pasticciate".

 

 

ASPI: AISCAT, NON SI PUÒ ACCETTARE GARA 'ORIENTATA'

 (ANSA) - "Il rispetto e la stima per Cdp, tirata per i capelli del Governo, non è in discussione come non è in discussione il ruolo positivo dei grandi fondi internazionali". Lo afferma l'Aiscat in una nota sulla soluzione prospettata per Aspi. "Non si può tuttavia accettare - aggiunge - che una gara in corso non segua la normale competizione di mercato ma venga 'orientata' dalla indicazione del Governo di scegliere uno specifico compratore ed i suoi partner, limitando così, di fatto, la partecipazione ad altri competitor per la valorizzazione di uno degli asset più importanti e remunerativi del nostro Paese".

 

 

2. ASPI, L'OFFERTA DI CDP PARTE SENZA IL PREZZO E I FONDI ESTERI CHIEDONO DI CONTARE DI PIÙ

Teodoro Chiarelli per ''La Stampa''

 

FONDO MACQUARIE

Tanto tuonò che... non piovve. Anche ieri non è arrivata una parola definitiva su Aspi. Anzi, la sensazione è che oggi ci saranno nuove turbolenze. Il consiglio di amministrazione di Cassa Depositi e prestiti sul caso Autostrade si è riunito solo in tarda serata, alle ore 19, ed è andato avanti fino alle 20.30. A sua volta il cda di Atlantia, convocato per esaminare l' offerta di Cdp sull' 88% di Aspi in partnership con i fondi Macquarie e Blackstone, è rimasto aperto due ore e mezza a partire dalle 18 ed è stato riconvocato per questa mattina.

 

Cdp e i due fondi australiano e Usa hanno presentato (confermando le anticipazioni de La Stampa) un' offerta preliminare e non vincolante come aveva chiesto la holding infrastrutturale controllata al 30% dalla famiglia Benetton attraverso Edizione. E intanto irrompe il fondo inglese Tci che annuncia di essere salito al 10% di Atlantia, diventando il secondo azionista della finanziaria: un segnale di voler dire la sua sull' operazione e di voler contare.

 

Cdp, Macquarie e Blackstone hanno preso tempo: entro il 28 ottobre firmeranno un accordo fra di loro e lo sottoporranno ad Atlantia. I tre partner propongono che a partire da quella data scattino le 10 settimane di tempo per effettuare la due diligence e presentare l' offerta definitiva e vincolante. Per questo Cdp vuole che venga spostata l' assemblea del 30 ottobre di Atlantia convocata per il via libera alla procedura dual track (la scissione con offerta sul mercato). (…)

Ultimi Dagoreport

buttafuoco giuli arianna giorgia meloni emanuele merlino elena proietti fazzolari

DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)

marina pier silvio berlusconi paolo del debbio giorgia meloni

FLASH – HA FATTO MOLTO RUMORE IL SILENZIO DI MEDIASET SUL CASO DEL DEBBIO: DAL BISCIONE HANNO LASCIATO CHE FOSSE IL CONDUTTORE, CARO A GIORGIA MELONI, A SMENTIRE I RETROSCENA SUL SUO ADDIO A RETE4 – IL MOTIVO? SEMBRA CHE A COLOGNO NON ABBIANO VOLUTO REPLICARE PERCHÉ AVREBBERO DECISO DI TAGLIARE LA TESTA AL TORO. NON ESSENDOCI UN CONTRATTO DA NON RINNOVARE (DEL DEBBIO È UN DIPENDENTE A TEMPO INDETERMINATO), AL MASSIMO C'È DA ATTENDERE LA PENSIONE - E INTANTO BIANCA BERLINGUER NON CI PENSA PROPRIO A SCUSARSI CON CARLO NORDIO PER LE PAROLE DI SIGFRIDO RANUCCI…

putin orban zelensky

DAGOREPORT – A PUTIN È BASTATO PERDERE IL CAVALLO DI TROIA IN UE, VIKTOR ORBAN, PER VEDER CROLLARE OGNI CERTEZZA: L’UCRAINA È NEL MOMENTO MIGLIORE DA QUATTRO ANNI A QUESTA PARTE ED È IN GRADO DI COLPIRE LA RUSSIA QUANDO E COME VUOLE – LA PARATA DIMESSA DEL 9 MAGGIO È LA PROVA CHE “MAD VLAD” VIVE A CHIAPPE STRETTE: CON LO SBLOCCO DEI 90 MILIARDI EUROPEI A KIEV (CHE ORBAN BLOCCAVA) E LA FORMIDABILE INDUSTRIA MILITARE UCRAINA, ORA È LA RUSSIA A ESSERE IN GROSSA DIFFICOLTÀ – IL “TROLLAGGIO” DI ZELENSKY, LA NOMINA FARLOCCA DI SCHROEDER (DIPENDENTE DEL CREMLINO) COME NEGOZIATORE E IL DISIMPEGNO DI TRUMP CHE ORMAI NON È PIÙ DECISIVO: GLI USA FORNISCONO SOLO AIUTI DI INTELLIGENCE, MA POSSONO ESSERE SOSTITUITI DAGLI 007 EUROPEI (SOPRATTUTTO BRITANNICI)

donald trump benjamin netanyahu attacchi iran

DAGOREPORT - IL PIÙ GRANDE OSTACOLO ALLA PACE IN MEDIO ORIENTE È BENJAMIN NETANYAHU -  TRUMP ERA PRONTO A CHIUDERE L’ACCORDO CON L’IRAN: AVEVA DATO IL SUO VIA LIBERA ALL’INVIATO STEVE WITKOFF PER METTERE UNA PAROLA FINE AL NEGOZIATO CON IL REGIME DI TEHERAN. A QUEL PUNTO, S’È MESSO DI TRAVERSO IL SOLITO “BIBI”: “LA GUERRA NON È FINITA, C’È ANCORA L’URANIO DA PORTARE VIA” - IL TYCOON E IL SUO ALLEATO ISRAELIANO HANNO UN “PROBLEMA” ELETTORALE: A OTTOBRE SI VOTA IN ISRAELE E A NOVEMBRE NEGLI USA PER LE MIDTERM. MA GLI OBIETTIVI SONO OPPOSTI: NETANYAHU PER VINCERE HA BISOGNO DELLA GUERRA PERMANENTE, TRUMP DELLA PACE A TUTTI I COSTI