leonardo del vecchio nagel

LE MOSSE DI DEL VECCHIO SU MEDIOBANCA – IL PAPERONE DI AGORDO AVREBBE ATTUATO DEI SONDAGGI PRESSO BCE PER SALIRE FINO AL 24,9%. NEL CASSETTO HA SEMPRE IL PROGETTO PER FARE DI MEDIOBANCA-GENERALI UN COLOSSO DI NATURA EUROPEA, MODELLO ESSILUX. CHI POTREBBE PERÒ MUOVERE SU PIAZZETTA CUCCIA? DEL VECCHIO DA SOLO, O CON UNA BANCA, MAGARI ESTERA? LE IPOTESI SONO MOLTE, LE DIFFICOLTÀ IDEM – MARETTA IN CRT PER GENERALI

Gianluca Paolucci e Francesco Spini per “La Stampa”

 

Donnet Caltagirone Del Vecchio

Se riusciranno a fare meglio di Philippe Donnet, lo si vedrà a fine gennaio, quando i soci privati delle Generali - Francesco Gaetano Caltagirone e Leonardo Del Vecchio più la Fondazione Crt -, o meglio i loro candidati al vertice del Leone, contano di presentare il loro contropiano.

 

La squadra, assicurano, sta lavorando. La strategia vista ieri non li convince: «Tanto rumore per nulla», dice una fonte vicina al patto. E ancora: «Il mercato sta dando un primo commento», si fa notare guardando al +0,27% del titolo. Sul Leone la corsa comincia adesso. I pattisti studiano scatti in avanti ancora più decisi nel digitale, nell'asset management, nelle acquisizioni.

 

caltagirone donnet

Il Financial Times però si schiera con Donnet e nella Lex Column scrive che «a meno che Del Vecchio e Caltagirone non possano suggerire acquisizioni dai forti ritorni, ha ragione a remunerare i soci. Gli investitori indipendenti dovrebbero sostenerlo». Intanto il patto si rafforza e sale al 15,67% dopo che Caltagirone è arriva al 7,9%. Mentre si prepara la battaglia di Trieste, le suggestioni guardano anche a Mediobanca.

 

Caltagirone e Del Vecchio non hanno mai perdonato all'ad Alberto Nagel, tra le altre cose, l'indisponibilità ad aprire un dialogo per la lista per Generali, riconducendo tutto al cda. Del Vecchio, in particolare, che ha già il 19%, ha sempre nel cassetto il progetto per fare di Mediobanca-Generali un colosso di natura europea, modello Essilux. Chi potrebbe però muovere su Piazzetta Cuccia? Del Vecchio da solo, o con una banca, magari estera? Le ipotesi sono molte, le difficoltà idem.

 

LEONARDO DEL VECCHIO NAGEL

L'imprenditore ancora non avrebbe formalizzato - ma avrebbe attuato solo dei sondaggi - la richiesta alla Bce di salire fino al 24,9%, primo passo per andare oltre. Altro punto di domanda riguarda quanto sia coeso il patto sul Leone. I voti a favore del piano di Donnet dati da due consiglieri vicini ai soci privati come Paolo Di Benedetto (area Caltagirone) e Sabrina Pucci (che gravita in area Crt) secondo alcune ricostruzioni potrebbero avere motivazioni tecniche nell'ambito della costruzione della lista del cda. Ma in casa Crt, la situazione sarebbe complessa.

 

Milleri Del Vecchio Nagel

I conti si faranno il 21 dicembre, quando al tema Generali si dedicherà il consiglio di indirizzo della fondazione torinese. C'è una fronda interna ma quanto pesi è difficile dirlo. Di certo in Crt il clima non è proprio dei più sereni. Gli argomenti dei "frondisti" sono molti. Di modi e di metodi. Pesa la mancanza di collegialità nella decisione di aderire al Patto, intanto. E poi la redditività dell'investimento: quello in Generali dal 2016 ha reso poco meno di 100 milioni solo di dividendi.

 

FONDAZIONE CRT

Non è piaciuto inoltre il mancato coinvolgimento di altre Fondazioni nel Patto, coinvolgimento promesso al cda del 14 settembre scorso che ha deliberato l'adesione alla cordata Caltagirone-Del Vecchio e che finora non ha dato frutti. E, non ultimo, c'è pure il disappunto del Tesoro - che sulle fondazioni bancarie ha un potere di vigilanza e controllo - rispetto a una operazione tesa a cambiare la governance di un gruppo assicurativo quotato, non proprio coerente con la missione di una fondazione bancaria.

 

E che avrebbe avuto un peso nei silenzi di altri enti, che pure la Crt ha cercato di coinvolgere nel Patto. A favore dell'interventismo, resta un solo argomento: la speranza di poter avere un posto nel prossimo cda del Leone nel caso che i pattisti risultino vincenti. Argomento messo nero su bianco nel patto, nel passaggio in cui si fa riferimento alle «consultazioni» sulla composizione del prossimo cda.

Ultimi Dagoreport

lovaglio meloni maione caltagirone mps mediobanca caltagirone

DAGOREPORT – POVERO LOVAGLIO, USATO E GETTATO VIA COME UN KLEENEX USATO. CHE FARÀ ORA L’AD DI MPS, (GIUSTAMENTE) FUORI DI SÉ DALLA RABBIA DOPO ESSERE STATO ESCLUSO DALLA LISTA PER IL VERTICE DEL “MONTE”, NONOSTANTE ABBIA PORTATO A TERMINE CON SUCCESSO IL RISANAMENTO DI MPS E IL RISIKO MEDIOBANCA ED OGGI SCARICATO A MO’ DI CAPRONE ESPIATORIO? IL “LOVAGLIO SCARICATO” È IMBUFALITO IN PRIMIS CON CALTAGIRONE, CHE GLI PREFERIREBBE COME CEO FABRIZIO PALERMO, MA ANCHE CON GLI “ANTIPATIZZANTI” SENESI ALLA SUA RICONFERMA: NICOLA MAIONE, PRESIDENTE DI MPS, E DOMENICO LOMBARDI, PRESIDENTE DEL COMITATO NOMINE – È UNA MOSSA INEVITABILE (AGLI ATTI DELLA PROCURA C'È L'INTERCETTAZIONE BOMBA CON "CALTA" IN CUI SI DANNO DI GOMITO: "MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE?"; "IL VERO INGEGNERE È STATO LEI"), MA RISCHIOSISSIMA: COSA USCIRÀ DALLA BOCCUCCIA DI UN INCAZZATISSIMO LOVAGLIO QUANDO SI RITROVERÀ SOTTO TORCHIO DA PARTE DEI PM DELLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGANO SUL “CONCERTONE”? AH, SAPERLO….

crosetto meloni mantovano mattarella caravelli

DAGOREPORT - SUL CAOS DEL VIAGGIO DI CROSETTO A DUBAI, SOLO TRE QUESTIONI SONO CERTE: LA PRIMA È CHE NON SI DIMETTERÀ DA MINISTRO, PENA LA CADUTA DEL GOVERNO (CROSETTO HA INCASSATO ANCHE LA SOLIDARIETÀ DI MATTARELLA, CHE OGGI L’HA RICEVUTO AL QUIRINALE) – LA SECONDA È LA GRAVE IDIOSINCRASIA DELLO “SHREK” DI CUNEO PER LA SCORTA: COME A DUBAI, ANCHE QUANDO È A ROMA VA SPESSO IN GIRO DA SOLO. LA TERZA, LA PIÙ “SENSIBILE”, RIGUARDA LA NOSTRA INTELLIGENCE: GLI 007 DELL’AISE, INVECE DI TRASTULLARSI CON GLI SPYWARE E ASPETTARE DI ESSERE AVVISATI DA CIA E MOSSAD, AVREBBERO DOVUTO AVVERTIRE CROSETTO, E GLI ALTRI TURISTI ITALIANI NEGLI EMIRATI, CONSIGLIANDO DI NON SVACANZARE TRA I GRATTACIELI DI DUBAI. E INVECE NISBA: SUL SITO DELLA FARNESINA, NON ERANO SEGNALATI RISCHI...

giorgia meloni trump iran

DAGOREPORT – GLI ITALIANI NON SOPPORTANO PIÙ IL BULLISMO DI TRUMP E SONO TERRORIZZATI DALLE POSSIBILI RIPERCUSSIONI DELLA GUERRA NEL GOLFO, TRA AUMENTO DELL’ENERGIA E L’ALLARGAMENTO DEL CONFLITTO. QUESTA INSOFFERENZA PUÒ FARE MALE A GIORGIA MELONI, CHE DI TRUMP È LA CHEERLEADER NUMERO UNO IN EUROPA, GIÀ CON IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO – LA DUCETTA SOGNAVA UNA CAMPAGNA ELETTORALE NON POLITICIZZATA, MA NORDIO E MANTOVANO HANNO SBRACATO TRA “MERCATO DELLE VACCHE”, “SISTEMA PARA-MAFIOSO”, “CATTOLICI CHE VOTANO SÌ”. ORA È COSTRETTA A METTERCI LA FACCIA, MA CON MODERAZIONE: UN SOLO COMIZIO, IL 12 MARZO, AL TEATRO PARENTI DI MILANO…

giorgia meloni nomine eni enel terna poste consob leonardo giuseppina di foggia paolo savona cladio desclazi cingolani del fante cattaneo

FLASH – CON LA SCUSA DELLA GUERRA, IL GOVERNO RINVIA LA DISCUSSIONE SULLE NOMINE NELLE PARTECIPATE! LA RIUNIONE TRA I DELEGATI DELLA MAGGIORANZA (LOLLOBRIGIDA-FAZZOLARI PER FDI, PAGANELLA-SALVINI PER LA LEGA E TAJANI-BARELLI PER FORZA ITALIA), PREVISTA PER OGGI, È STATA RIMANDATA A DATA DA DESTINARSI - GLI ADDETTI AI LIVORI MALIGNANO: È UNA BUONA OCCASIONE PER POTER FARE UN BLITZ ALL’ULTIMO MINUTO. IL TEMPO STRINGE: LE ASSEMBLEE VANNO CONVOCATE 30 GIORNI PRIMA PER POTER PROCEDERE CON I RINNOVI…