weidmann della bundesbank e lagarde

NON CI SI PUÒ FIDARE PIÙ NEMMENO DEI TEDESCHI - ALTRO CHE LOCOMOTIVA D'EUROPA, LA GERMANIA RALLENTA ANCORA E ABBASSA LE STIME DI CRESCITA ECONOMICA PER IL 2021 AL +3,1% - AUMENTANO LE PREVISIONI INFLAZIONISTICHE E LIEVITA PURE L'INCAZZATURA DELLA BUNDESBANK, CHE DI CERTO NON DARÀ PIÙ CARTA BIANCA ALLA BCE DI CHRISTINE LAGARDE: UN PROBLEMA ANCHE PER L'ITALIA DI MARIO DRAGHI, CHE FORSE DOVRÀ RIVEDERE LE SUE PRIORITÀ...

Mauro Bottarelli per www.businessinsider.com

 

jens weidmann e mario draghi

La locomotiva rallenta. Inaspettatamente. E, soprattutto, molto più del previsto. I consulenti economici del governo tedesco, infatti, hanno drasticamente tagliato le previsioni di crescita dell’economia per il 2021, passando dal +3,7% dello scorso novembre all’attuale 3,1%, addirittura al di sotto del consensus medio di Bloomberg che ancora si attesta al 3,5%.

 

christine lagarde

Una doccia fredda. Di quelle destinate a sortire conseguenze pratiche a livello politico. La Germania, infatti, è ancora alle prese con un lockdown duro imposto prima delle festività natalizie e proprio in previsione di una contrazione economica, il governo aveva deciso un ulteriore scostamento di bilancio e soprattutto un primo round di parziali riaperture per il commercio dal 22 marzo prossimo.

 

Ora, il combinato congiunto e contrapposto di temporaneo stop alla campagna vaccinale con AstraZeneca, di fatto il driver principale per la ripresa e tracollo delle aspettative macro, rischia di complicare e non poco i piani.

 

weidmann della bundesbank e lagarde

Come se non bastasse, in pieno trend di aumento delle previsioni inflazionistiche e con la Bce costretta quindi a fare i conti con un ossimoro classico della teoria economica: se salgono i prezzi, tendenzialmente i tassi andrebbero infatti alzati. E se la limitata azione promessa da Christine Lagarde all’ultimo board, un aumento del ritmo di acquisti ma a saldi di controvalore invariati, tradiva una necessità di compromesso con il nervosismo crescente di una Bundesbank che per la prima volta dal 1979 non ha pagato un dividendo al Tesoro, ora la situazione rischia seriamente di avvitarsi. Con conseguenze che riguardano direttamente anche il nostro Paese.

 

christine lagarde con mario draghi

Ma partiamo dal fronte interno, alla luce anche della cocente sconfitta della Cdu alle regionali in Renania-Palatinato a Baden-Württemberg, sintomo di un malessere che più di un analista imputa non tanto alla gestione della pandemia quanto proprio alle eccessive concessioni in ambito europeo garantite dalla Cancelliera nella sua veste di presidente di turno.

 

Non a caso, nel Land più ricco del Paese insieme alla Baviera, il risultato che più ha stupito è stato quello dei Liberali, notoriamente contrari alle politiche espansive della Bce e proprio per questo in grado di attrarre delusi sia dal centro cristiano che dalla destra di Afd.

 

bloomberg

Questo primo grafico mostra una delle criticità principali legate alle politiche della Bce, insieme ai costi per i correntisti legati ai tassi negativi di deposito. La bolla immobiliare teutonica, figlia legittima dei timori degli aumenti sugli affitti alimentati dalle prospettive inflazionistiche, sta infatti crescendo in perfetto sincrono con lo stato patrimoniale della Banca centrale e nel mese di febbraio, ultimo dato disponibile, ha raggiunto il livello massimo tracciato dall’Europace House Price Index, salito del 3,5%, il maggior incremento sui 30 giorni dall’aprile 2013.

 

E per chi si ostina a definire il trend inflazionistico in atto meramente congiunturale rispetto all’emergenza pandemica, derubricandone in modo interessato la portata a fenomeno temporaneo, questo grafico di Nordea sembra indirettamente confermare i timori in senso contrario della Bundesbank: la massa monetaria M3 nell’eurozona è letteralmente entrata in orbita, replicando il poco edificante trend del 2007.

 

nordea:macrobond su inflazione ue

Di fatto, la correlazione storica – se confermata dai fatti – parla chiaro: al netto dell’anticipo temporale fra le due dinamiche, a fine anno l’indice HICP potrebbe arrivare in area 3,5-4%. Non a caso, la stessa Christine Lagarde ha sottolineato con l’evidenziatore il fatto che il tasso di inflazione potrebbe superare la quota obiettivo del 2% già nel 2021.

 

Ovviamente, impostazioni contrapposte. I tedeschi scontano oggettivamente l’ossessione weimariana per l’inflazione, mentre il nucleo dei Paesi più sensibili agli andamenti degli spread spingono per un aumento ulteriore dell’impegno monetario dell’Eurotower, minimizzando questi numeri. Tuttavia, quel dato allarmante sulla crescita economica fa il paio con un indice Dax in continuo rally, qualcosa che comincia a preoccupare in vista di una possibile correzione dovuto alla mancanza di ulteriore sostegno agli indici da parte della liquidità centralizzata.

 

bloomberg:die welt su spread vw

E questo grafico mette in evidenza il trend più seguito da analisti e regolatori da qualche giorno: l’aumento a dismisura dello spread fra azioni ordinarie e privilegiate di Volkswagen, entrate nel mirino degli investitori (speculatori) dopo l’annuncio dell’upgrade della profit guidance a seguito dell’intenzione del management di porsi in diretta concorrenza con Tesla sul terreno dell’auto elettrica. E proprio in perfetto stile Elon Musk, Volkswagen il 16 marzo ha tenuto il suo Power Day, nel corso del quale ha annunciato la costruzione di sei gigafactories da 240 gigawatt/ora e un margine operativo per l’anno in corso fra il 7 e l’8%. Paradossalmente, novità positive.

 

christine lagarde 1

Meno il trend di quello spread, invece. Poiché mostra plasticamente l’ingresso in grande stile nel gioco speculativo dei retail traders americani, i quali infatti operano sul titolo meno liquido – quello ordinario -, il 90% del cui pacchetto è infatti in mano a investitori istituzionali come Porsche, il land della Bassa Sassonia  e il fondo del Qatar. Detto fatto, l’operatività della cosiddetta Reddit Army sul titolo ordinario del gigante auto tedesco è tale da aver già innescato uno short squeeze in stile Gamestop proprio il 16 marzo, giorno durante il quale Volkswagen ha toccato anche il +30% intraday. Per quanto tutto il mondo sia Paese e il new normal da Qe perenne imponga di giocare secondo nuove regole, la Germania tendenzialmente vorrebbe evitare incursioni sul proprio mercato azionario da parte di soggetti in cerca di profitto a breve, soprattutto su titoli flagship.

 

Anche in questo caso, dinamica direttamente conseguente all’alluvione di liquidità in atto su entrambe le sponde dell’Atlantico. E che qualcuno vorrebbe aumentata nei controvalori e non solo velocizzata nei ritmi, in nome della lotta alla pandemia.

 

ahk italien

Ma ecco il risvolto italiano di quanto sta accadendo in Germania, sintetizzato in questo due grafici contenuti nel report che verrà presentato oggi (18 marzo) dalla Camera di Commercio Italo-Germanica (AHK Italien) e relativo ai dati della partnership economica fra i due Paesi nel 2020.

 

ahk italien 2

Se con la pandemia, il volume dell’interscambio commerciale tra Italia e Germania è sceso di 8,7 punti percentuali rispetto al 2019, attestandosi in base ai dati Istat su un totale di 116 miliardi di euro, Berlino rimane primo partner commerciale per il nostro Paese, superando nettamente la Francia, al secondo posto con “soli” 75,9 miliardi. “Dopo quattro anni consecutivi di record nella nostra partnership economica e un 2019 nel segno della stabilità, la riduzione dei volumi di interscambio è significativa. Ma, al tempo stesso, inferiore a quella subita da altri importanti partner europei per la Germania, oltre che migliore delle previsioni fatte poco meno di un anno fa. In questo senso la sostanziale tenuta dell’interscambio tra i nostri Paesi è la riprova di un rapporto solido e radicato che ha retto la prova della pandemia e che svolgerà una funzione centrale anche nel contesto di ripresa“, ha commentato Jörg Buck, consigliere delegato della AHK Italien.

 

MARIO DRAGHI JENS WEIDMANN

Quali ricadute per aree produttive fondamentali del nostro Paese, già fiaccate da estenuanti lockdown e con seri problemi di gestione delle catene produttive e di liquidità, se davvero le previsioni di drastico rallentamento dei tecnici del governo tedesco dovessero rivelarsi azzeccate? Forse, oltre alla vaccinazioni di massa, Mario Draghi dovrebbe rivedere un po’ le priorità di intervento industriale. Anche alla luce di una quasi certezza: la Bundesbank, ora più che mai, non concederà più carta bianca al board Bce.

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