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IN QUESTA CRISI NON ESISTONO BENI RIFUGIO - IL BITCOIN CROLLA DEL 50% IN UNA NOTTE, IL CROLLO PIÙ ESTREMO E REPENTINO DAL 2013 - L’INCERTEZZA DOVUTA ALL’IMPATTO DEL COVID-19 SUI MERCATI TRADIZIONALI HA CAUSATO UNA SVENDITA DELLE ATTIVITÀ PIÙ RISCHIOSE, BITCOIN INCLUSI. MA C'ENTRANO ANCHE LA COREA, LE TRUFFE E IL PETROLIO - I FAN DELLA CRIPTOVALUTA SONO SICURI: RISALIRÀ

 

Eugenio Spagnuolo per www.wired.it

 

bitcoin

Da 7.200 euro a 3.200 euro. In una notte. Quelli in corso passeranno alla storia anche come i giorni neri del bitcoin, che nel giro di qualche ora ha perso la metà del suo valore (per poi risalire un po’), sprofondando al punto più basso del 2020. Ma la madre di tutte le criptovalute ha anche subito il calo più repentino in sette anni, dopo che i timori per la diffusione del coronavirus hanno innescato un’ondata rapida di vendite di azioni e obbligazioni spazzatura e, di riflesso, di criptovalute.

 

Questo ha spazzato via i guadagni di un anno, facendolo scendere i prezzi al livello più basso dal maggio 2019. Non solo: l’evento ha anche minato la narrazione dominante secondo cui la madre di tutte le criptovalute va considerata un bene rifugio simile ai buoni del tesoro e all’oro. Ma cos’è successo? Davvero il bitcoin ha perso valore solo a causa del coronavirus? E, soprattutto, qualcuno lo aveva previsto? Andiamo con ordine.

 

Cosa è successo?

Stando alle cifre, tra il 12 e il 13 marzo la capitalizzazione di mercato di bitcoin è diminuita in un solo giorno di 48,3 miliardi di dollari, scendendo da 137,8 miliardi a 89,5 miliardi (fonte: Coinmarketcap): il crollo più estremo e repentino dal 2013. Nel pomeriggio di lunedì 16 marzo il valore è risalito a 5.100 dollari, più del 50% in meno in meno rispetto al suo massimo del 2020, 10.500 dollari, raggiunto meno di un mese fa. Secondo gli esperti questo significa che i guadagni del 2020 sono stati completamente spazzati via. Il bitcoin in pratica non ha resistito alla sua prima pandemia (l’H1N1 nel 2009 lo sfiorò solo, essendo appena nato).

 

 

Colpa del coronavirus?

Gli esegeti delle criptovalute proprio non se l’aspettavano: ma l’incertezza dovuta all’impatto del Covid-19 sui mercati tradizionali ha causato una svendita delle attività più rischiose, bitcoin inclusi. Il fatto che diversi paesi e stati americani abbiano dichiarato lo stato d’emergenza ha spinto molte persone a far cassa, liberandosi delle criptovalute: sebbene il bitcoin sia indicato come un bene rifugio sicuro, fino ad oggi non ha convinto il mercato di poter essere moneta di scambio utile ad acquistare beni essenziali in tempi di crisi. Il crollo è iniziato quando gli Stati Uniti hanno sospeso tutti i voli provenienti dall’Europa.

 

bitcoin e spacciatori

Se è vero che la Cina sta uscendo a testa alta dall’epidemia che, per un non breve periodo, ne ha messo in ginocchio l’economia, la Corea del Sud è ancora alle prese con il virus (sebbene da qualche giorno nel paese, come hanno reso noto le autorità di Seul, avvengono più guarigioni che contagi). E la Corea è il terzo paese al mondo per utilizzo del bitcoin, accettato anche in alcune importanti catene di negozi, e in assoluto uno dei paesi con il maggiore utilizzo di criptovalute in ambito finanziario e speculativo.

 

Tra l’altro proprio nei giorni precedenti al crollo, il governo della Corea ha approvato una nuova regolamentazione specifica per le criptovalute, che recepisce le raccomandazioni della Financial action task force (Fatf) del G20 e che permetterà alle autorità di monitorare il settore delle criptovalute secondo le linee guida globali antiriciclaggio (Aml), antiterrorismo (Cft) e il Know-Your-Customer (Kyc). Ma in realtà questo non è detto che abbia inciso.

 

La guerra del petrolio

bitcoin 2

Secondo Forbes potrebbe piuttosto avere avuto effetto lo scossone dato ai mercati dal ribasso del prezzo del petrolio. “Sabato – scrive la testata – il bitcoin era sembrato pronto per un rally, salendo fino a 9,192 dollari prima di iniziare la sua discesa costante. Nel frattempo, i prezzi del petrolio sono crollati del 30% ieri dopo che i membri dell’Opec, guidati da Arabia Saudita e Russia, non sono riusciti a concordare tagli più profondi della produzione per compensare la domanda più debole causata dall’epidemia di coronavirus, scatenando effettivamente una guerra dei prezzi”.

 

A detta di molti esperti, il sell off del bitcoin sarebbe però stato causato dagli artefici della truffa PlusToken che hanno tentato di riciclare 13.000 bitcoin, rubati qualche mese fa a un gruppo di incauti investitori. La notizia che una tale quantità di criptovaluta stava per arrivare sul mercato, potrebbe aver generato una prima ondata di panico con conseguenti vendite in massa di bitcoin, facendone precipitare il prezzo di diverse centinaia di dollari in poche ore.

 

Niente di nuovo sotto il sole: ogni volta che i portafogli PlusToken scaricano bitcoin e iniziano a vendere, il prezzo di mercato ne risente. Sfortunatamente, questa volta l’attività di riciclaggio è avvenuta nello stesso momento in cui la minaccia del coronavirus si profilava all’orizzonte. Ciò avrebbe (il condizionale è d’obbligo) dato il via al disastro.

 

Qualcuno lo aveva previsto?

bitcoin

Ebbene sì: Andreas M. Antonopolous, imprenditore e conferenziere del settore, due mesi fa asseriva: “Quel che la gente non capisce è che, perlomeno all’inizio di una crisi, anche i mercati delle criptovalute crollerebbero. Il motivo è che gli investimenti di molte società di venture capital, nonché di un gran numero di aziende e singoli individui, si basano su denaro sacrificabile, su liquidità in eccesso nei portfolio. E come qualsiasi altro settore dell’economia, anche quello delle criptovalute si prosciugherebbe”.

 

Il 5 marzo anche Andrew Bailey, governatore della Bank of England, ha affermato che chiunque investa denaro in bitcoin dovrebbe essere pronto a perdere tutto“Chi vuole comprare bitcoin dovrebbe essere pronto a perdere tutti i propri soldi… Non ha alcun valore intrinseco”.

 

Aveva detto parole simili anche a dicembre 2017, prima che scoppiasse la bolla. Last but not least c’è l’economista Peter Schiff, che in un tweet il 3 marzo avvertiva: “Se bitcoin non s’impenna nemmeno dopo una riduzione d’emergenza di 50 punti base al tasso d’interesse, per non parlare della recente volatilità dei mercati azionari, obbligazionari, valutari e dell’oro, in quale circostanza il suo prezzo aumenterà? E se non aumenta… perché possederlo? La risposta a questa domanda è una sola: vendere. Fate attenzione!”.

 

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E adesso? Attenzione a dare per morto il bitcoin: chiunque lo abbia fatto dall’inizio della sua avventura è stato sempre smentito dai fatti. Il crollo repentino, secondo alcuni osservatori potrebbe anzi dare un nuovo slancio al mercato delle criptovalute. Ne è convinta, tra gli altri, anche una celebrity come Peter Snowden, che in un tweet ha ammesso: “Questa è la prima volta da un po’ che ho voglia di comprare bitcoin. Il crollo è avvenuto troppo in preda al panico ed è troppo poco ragionevole”. Solo il tempo ci dirà se ha ragione.

 

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