RECOVERY FLOP – MENTRE CONTE FA FILTRARE IL RETROSCENA CHE LO VEDE IMPEGNATISSIMO AD ACCELERARE I TEMPI PER VEDERE QUALCHE SPICCIOLO, L’ALTO RAPPRESENTATE PER GLI AFFARI ESTERI JOSEP BORRELL CI TIENE A DIRCI CHE SENZA IL SÌ DI TUTTI E 27 I PARLAMENTI NAZIONALI NON SE NE FA NIENTE: “E NON È CHIARO CHE QUESTO AVVERRÀ” – TUTTO STO CASINO PER RICEVERE CIRCA 30 MILIARDI DI TRASFERIMENTI NETTI IN SETTE ANNI, A CUI NE ANDREANNO TOLTI 11 PER PAGARE GLI SCONTI DI OLANDA, AUSTRIA, DANIMARCA, GERMANIA E SVEZIA. UN AFFARONE

-

Condividi questo articolo

Fabio Dragoni per “la Verità”

 

JOSEP BORRELL JOSEP BORRELL

Per quanto prestigioso, è un ruolo di assoluta irrilevanza politica. Stiamo parlando dell' Alto rappresentante dell' Unione per gli affari esteri, colui che dovrebbe essere il ministro degli Esteri europeo. Ma non vi è una crisi internazionale che veda l' Europa inserirsi ai tavoli negoziali come protagonista.

 

CONTE E MERKEL CONTE E MERKEL

Una poltrona che conosciamo solo perché ricoperta dal 2014 al 2019 dalla piddina Federica Mogherini e del cui predecessore ignoravamo le generalità, così come del suo successore. Se non fosse che questo, il socialista spagnolo Josep Borrell, ha ieri deciso di uscire dal celeste anonimato per balzare agli onori delle cronache occupandosi di cose che esulano dal suo mandato.

conte rutte conte rutte

L' attenzione è ben meritata. Un commissario Ue che decide di parlare di Recovery fund può sempre distillare qualche notizia degna di nota.

 

Mentre Giuseppe Conte fa filtrare il retroscena che lo vedrebbe impegnato ad accelerare i tempi per vedere qualche spicciolo, Borrell intervenendo al Forum di Bled a Lubiana ci tiene a dirci che la priorità in Europa è completare il percorso di approvazione del Recovery fund perché, se non arriverà la luce verde da tutti i Parlamenti nazionali, sarà «un grande fallimento», infatti «viviamo in un sistema dove ci sono il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali.

VERTICE EUROPEO CONTE MERKEL MACRON SANCHEZ VON DER LEYEN VERTICE EUROPEO CONTE MERKEL MACRON SANCHEZ VON DER LEYEN

 

E abbiamo bisogno della ratifica di tutti Parlamenti nazionali e, in alcuni casi, dei Parlamenti regionali. E non è completamente chiaro che questo avverrà». La notizia non è di quelle da sottacere. Non solo e non tanto perché si contempla il fallimento (più teorico che pratico) nell' approvare uno strumento che invece ai fini della ripresa economica sarà praticamente e non teoricamente fallimentare. Non vi sono infatti dubbi che alla fine il topolino verrà dalla montagna partorito.

 

GENTILONI CONTE GENTILONI CONTE

Certo che il percorso per arrivarvi è tortuoso quasi quanto le gimcane che i vari Stati dovranno percorrere per accedere a quei pochi spiccioli. Si fa presto a mettere su i 209 miliardi dell' Italia contando i fondi che arriveranno (forse) in sette anni e mescolando le mele dei trasferimenti dagli Stati alla Ue e da questa agli Stati con le pere dei finanziamenti che l' Unione dovrebbe erogare alle diverse economie.

 

giuseppe conte meme 1 giuseppe conte meme 1

Un po' come mescolare quattro anni di stipendi di un operaio con un mutuo di 100.000 euro per arrivare a una cifra di 200.000 euro che per un operaio sono indubbiamente tanti. Ciascun Parlamento nazionale (e sono 27) dovrà dire sì allo stesso testo. E dovrà dire sì financo il Parlamento Ue che conta quanto il due di bastoni quando briscola è spade.

 

Il Recovery plan è stato «infatti approvato dal Consiglio europeo ma non basta» ammonisce il ministro degli Esteri. Tutto questo perché l' Italia riceva circa 30 miliardi di trasferimenti netti in sette anni, cui ne andranno tolti 11 per pagare gli sconti che Olanda, Austria, Danimarca, Germania e Svezia hanno ottenuto sui contributi che avrebbero dovuto versare all' Ue.

 

PAOLO GENTILONI PAOLO GENTILONI

Quelli sì che sono bei soldi. Quelli che invece l' Italia dovrebbe forse ricevere, 2,7 miliardi l' anno pari allo 0,15% Pil, dovranno derivare da proposte ufficialmente presentate l' anno prossimo e grazie alle quali potrà forse arrivare nel 2021 un prefinanziamento del 10% di quanto dovuto (da 8 a 20 miliardi a seconda che ci si mettano dentro pure i debiti), come ha comunicato ieri un portavoce della Commissione, e a patto che sia approvato un «piano di riforme» che piaccia a Bruxelles con tanto di programma vincolante per realizzarlo.

 

Le richieste dovranno arrivare entro il 15 ottobre, ma per avviare uno scambio con la Commissione europea ed evitare ingolfamenti i piani saranno considerati presentati formalmente solo dal 1° gennaio 2021. In pratica come donare mezzo piatto della nostra minestra in cambio di una forchetta con cui mangiarla. E domani Paolo Genitloni, commissario Ue all' economia, ci detterà la linea in audizione davanti alle commissioni riunite Politiche europee e Bilancio di Camera e Senato.

 

Condividi questo articolo

business