coronavirus covid-19 lavoro recessione disoccupazione economia

UNA REPUBBLICA SFONDATA SUL LAVORO – NON APPENA CADRÀ IL BLOCCO DECISO DAL GOVERNO CI SARÀ UN’ONDATA INARRESTABILE DI LICENZIAMENTI – MENTRE I GRANDI GRUPPI STANNO FACENDO ACCORDI PER LE USCITE VOLONTARIE, PER LE PICCOLE INDUSTRIE DEL NORD SARÀ INEVITABILE LASCIARE A CASA IL PERSONALE O FALLIRE

 

 

giuseppe conte carlo bonomi

Gabriele De Stefani e Claudia Luise per “la Stampa”

 

Nei grandi gruppi manifatturieri iniziano a moltiplicarsi gli accordi per uscite volontarie dei lavoratori, in linea con le rassicurazioni di Carlo Bonomi, che nell'intervista a La Stampa di ieri allontanava gli scenari più neri. Ma è nella carne viva della larghissima fascia delle piccole industrie del Nord che si rischia la ferita di un'ondata di licenziamenti, non appena cadrà il divieto imposto dal governo per mitigare l'impatto della pandemia.

 

È qui che lo spauracchio minaccia di concretizzarsi. Ed è proprio da qui che iniziano a filtrare le voci dei tanti imprenditori che non potranno mantenere i livelli occupazioni del mondo di ieri, quello che non aveva ancora conosciuto il Covid. Un sentiment che, unito al crollo del terziario, disegna un quadro molto delicato.

 

Le uscite nei big

LICENZIAMENTO

Le trattative per piani di uscite volontarie avviate in molti grandi gruppi vanno nella direzione delle parole di Carlo Bonomi. Accordi di questo genere sono sul tavolo, per esempio, tra Avio, Piaggio e Tenaris, che ha appena proposto un piano di medio termine da 283 esuberi causato dalla riduzione dei carichi di lavoro (le parti si augurano di portarlo a casa con sole uscite volontarie).

 

cassa integrazione

Nell'automotive Sfk ha già chiuso un'intesa da 150 incentivi all'esodo in tutta Italia. Più ottimista chi sta beneficiando del rimbalzo che a luglio ha portato a un +7,4% di produzione industriale rispetto a giugno: «Noi esportiamo più del 90% dei nostri volumi, la ripresa c'è e stiamo assumendo - dice Massimo Calearo -. Non ci sarà una debacle, il blocco dei licenziamenti è una questione più politica che reale».

 

cassa integrazione

Dello stesso avviso Fabio Ravanelli, vicepresidente del gruppo novarese Mirato specializzato in prodotti per l'igiene personale: «Sarò ingenuo, ma credo che se un lavoratore porta valore aggiunto all'azienda, l'ultima cosa che un imprenditore vorrà fare è licenziarlo. Non mi aspetto grandi stravolgimenti quando verrà meno il divieto di licenziamento, ma che gli imprenditori riescano a mantenere un livello di occupazione accettabile. Il tema vero è la necessità di investimenti strutturali che possano assicurare competitività».

fabio ravanelli

 

La paura per i piccoli

«Sono tantissimi i colleghi di tutto il Nord in grande difficoltà e che saranno costretti a lasciare a casa personale. Per uscirne sarebbe ora di parlare di assunzioni, cioè di produttività e rilancio, ma non mi pare che il governo lo stia facendo» allarga le braccia Giordano Riello, sostenitore dello stop al blocco dei licenziamenti «che droga il mercato».

 

GIORDANO RIELLO

«Il rischio è alto, non per aziende come la mia che vende in mercati esteri dove le cose vanno bene - spiega Marco Marangoni, 150 dipendenti nel Veronese con la sua Madas che produce valvole per l'impiantistica per il gas naturale -. Molte piccole industrie che prima del Covid tolleravano qualche sacca di inefficienza ora non possono più permetterselo».

 

conte - cassa integrazione

Al di là delle crisi più pesanti - come la Semantic che vuole portare il 70% delle linee di produzione di ascensori dal Bergamasco all'Ungheria - è la generale riduzione dei volumi a spaventare, perché si viaggia su cali a due cifre.

 

La preoccupazione dei sindacati naturalmente è alta: il pericolo è il salto diretto dalla cassa integrazione Covid ai tagli, o peggio, ai fallimenti con annessa Naspi. «Tutte queste richieste di accordo per uscite volontarie sono una fase embrionale molto allarmante - denuncia Ferdinando Uliano, segretario nazionale Fim Cisl -. Temiamo un'ondata di licenziamenti e per questo nei contratti di categoria stiamo chiedendo piani sociali per mettere in sicurezza i lavoratori».

 

PROTESTA DEI LAVORATORI DELLA SEMATIC

Una richiesta, quella di sostenere gli ammortizzatori, che trova sponde anche nel mondo dell'impresa: «Se non ci fosse la cassa integrazione il blocco dei licenziamenti sarebbe del tutto illegittimo - aggiunge Aldino Ballazzini, presidente di Sparco -. Ma l'importante è che ci sia un ammortizzatore».

decreto dignità licenziamenticarlo bonomi

 

Ultimi Dagoreport

fabio rampelli giorgia arianna meloni

DAGOREPORT: FRATELLI DEL KAOS - IL DISGREGAMENTO DI FRATELLI D’ITALIA, DOPO TRE ANNI DI MELONISMO SENZA LIMITISMO, SI AVVICINA SEMPRE PIÙ ALLA SOGLIA DELL’IMPLOSIONE - AL ROSARIO DI FAIDE ALLA FIAMMA, ORA SI AGGIUNGE UN’ALTRA ROGNA DI NOME FABIO RAMPELLI, FONDATORE NELLE GROTTE DI COLLE OPPIO DELLA SEZIONE “I GABBIANI”, CHE AGLI INIZI DEGLI ANNI ‘90 HA SVEZZATO, TRA CANTI DEL CORNO E ANELLI MAGICI, L’ALLORA QUINDICENNE GIORGIA CON LA SORELLINA ARIANNA, FAZZOLARI, MOLLICONE, GIULI, LOLLOBRIGIDA, ROSSI, SCALFAROTTO E MOLTI ALTRI CAPOCCIONI OGGI AL POTERE – MITO RINNEGATO DI MELONI, CHE HA PREFERITO CIRCONDARSI DI YES-MEN, RAMPELLI OGGI SI AUTOCANDIDA A SCENDERE IN CAMPO NELLA PRIMAVERA DEL ’27 CONTRO IL BIS CAPITOLINO DI ROBERTINO GUALTIERI - E ORA CHE FARANNO ‘’PA-FAZZO’’ CHIGI E VIA DELLA SCROFA CHE LO VEDONO COME IL FUMO NEGLI OCCHI? CONTINUERANNO A SBATTERE LA PORTA IN FACCIA AL LORO EX IDEOLOGO DI COLLE OPPIO? 

vladimir putin colpo di stato soldati militari.

DAGOREPORT – ORA PUTIN È DAVVERO TERRORIZZATO: PIÙ CHE I DRONI UCRAINI CHE BUCANO LE DIFESE AEREE OGNI GIORNO, A TORMENTARE IL CAPOCCIONE DEL “MACELLAIO RUSSO” (COPYRIGHT BIDEN) È UN POSSIBILE COLPO DI STATO – QUESTA VOLTA A INSORGERE NON SAREBBE UN GRUPPO DI SCALMANATI MERCENARI COME LA WAGNER GUIDATA DA PRIGOZHIN, MA L’ESERCITO. I COLONNELLI GLI RINFACCIANO L’UMILIAZIONE SUBITA IN UCRAINA (AVEVA PROMESSO DI CONQUISTARE KIEV IN TRE SETTIMANE, È IMPANTANATO DA 4 ANNI), E LUI REPLICA DANDO LA COLPA AI SOLDATI – L’OCCASIONE PERFETTA PER UN GOLPETTO? POTREBBE ESSERE DIETRO L’ANGOLO. DOMANI “MAD VLAD” PARTE PER LA CINA. E AL SUO RITORNO…

maurizio martina francesco lollobrigida elly schlein giorgia meloni

DAGOREPORT – LA STORIA DELLA CANDIDATURA DI MAURIZIO MARTINA ALLA FAO È STATO UNO “SCHERZETTO” BEN CONGEGNATO DALL'AZZOPPATA MELONI CON L'EX COGNATO LOLLOBRIGIDA, PER METTERE IN DIFFICOLTÀ ELLY SCHLEIN: LA SPAGNA HA PUNTATO DA TEMPO LA POLTRONA, TANTO CHE SANCHEZ HA PROPOSTO UN SUO MINISTRO, FEDELISSIMO, LUIS PLANAS. È QUI CHE I FRATELLI D’ITALIA HANNO INTRAVISTO L’OPPORTUNITÀ: SAPENDO CHE L’ITALIA HA POCHE CHANCE, HANNO MESSO SUL PIATTO IL NOME DI MARTINA, PER SPACCARE IL PD E ACCUSARE SCHLEIN DI “SUBALTERNITÀ” RISPETTO AL BEL PEDRO – VORACI COME SONO DI CARICHE E INCARICHI, TI PARE CHE RINUNCIANO A UNA POLTRONA PER DARLA A UN EX SEGRETARIO DEL PD? ERA TUTTO “SPIN”, E I RIFORMISTI DEM HANNO ABBOCCATO…

elkann lapo ginevra john gianni agnelli margherita agnelli poteri

DAGOREPORT - MENTRE LAPO SI RIAVVICINA ALLA MADRE MARGHERITA AGNELLI (“VOGLIO RICOMPORRE UN RAPPORTO DI AFFETTO E DI SERENITÀ”), SI AVVICINA L’UDIENZA DEL 22 GIUGNO A TORINO CHE POTREBBE PORTARE A UN RINVIO A GIUDIZIO PER JOHN ELKANN PER TRUFFA AI DANNI DELLO STATO - NELLO STESSO TEMPO COMINCIA A DIPANARSI L’INTRECCIO DELLE VARIE CAUSE CIVILI INCASTRATE L’UNA CON L’ALTRA TRA ITALIA E SVIZZERA CHE VEDE CONTRAPPORSI MARGHERITA AI SUOI TRE PRIMI FIGLI, AL FINE DI TOGLIERE AL PRIMOGENITO JOHN LA GUIDA DELL’IMPERO EXOR - MA DAGOSPIA PUBBLICA UN ATTO UFFICIALE RELATIVO AI POTERI DELLA "DICEMBRE", LA SOCIETA' CHE HA LA QUOTA PRINCIPALE DEL GRUPPO CHE CONTROLLA EXOR, SOTTOSCRITTO NEL 1999 DALLA STESSA MARGHERITA, IN CUI SI LEGGE: "QUALORA GIOVANNI AGNELLI MANCASSE O PER QUALSIASI RAGIONE FOSSE IMPEDITO, L'AMMINISTRAZIONE NELLA SUA IDENTICA POSIZIONE CON GLI STESSI POTERI E PREROGATIVE SARA' ASSUNTA DA JOHN PHILIP ELKANN..."

marina berlusconi antonio tajani giorgia meloni

FLASH – COM’È FRICCICARELLO ANTONIO TAJANI IN QUESTI GIORNI: PRIMA HA FATTO USCIRE SUI GIORNALI L'IPOTESI DI UNA POSSIBILE “MANOVRA CORRETTIVA”. POI HA RINFACCIATO ALL’OPPOSIZIONE LO STALLO IN COMMISSIONE VIGILANZA RAI, CHE BLOCCA LA NOMINA DI SIMONA AGNES A PRESIDENTE DELLA TV PUBBLICA (CANDIDATURA A CUI ORMAI NON CREDE NEMMENO LEI). IL MOTIVO DI TANTO PENARE? MARINA BERLUSCONI: TAJANI DEVE DIMOSTRARE ALLA “PADRONA” DI FORZA ITALIA DI NON ESSERE IL MAGGIORDOMO DI GIORGIA MELONI…

pier silvio berlusconi barbara d'urso

LA D’URSO VUOLE LA GUERRA? E GUERRA SIA – PIER SILVIO BERLUSCONI HA INCARICATO DUE AVVOCATI DI PREPARARE UNA CONTROFFENSIVA LEGALE ALLA POSSIBILE CAUSA INTENTATA DA “BARBARIE” - IL “SILENZIO” DI MEDIASET DI FRONTE ALLE SPARATE DELL’EX CONDUTTRICE SI SPIEGA COSÌ: MEGLIO EVITARE USCITE PUBBLICHE E FAR LAVORARE I LEGALI, POI CI VEDIAMO IN TRIBUNALE – A FAR INCAZZARE “PIER DUDI” COME UNA BISCIA, ANZI, UN BISCIONE, È STATO IL RIFERIMENTO DELLA CONDUTTRICE A PRESUNTE “CHAT” E CONVERSAZIONI PRIVATE, COME SE VOLESSE LASCIAR INTENDERE CHE CI SIANO REGISTRAZIONI E ALTRO... – I POSSIBILI ACCORDI DI RISERVATEZZA E LE LAGNE DELLA D’URSO, CHE DA MEDIASET HA RICEVUTO 35 MILIONI DI EURO...