romiti agnelli mattioli

ROMITI E MITI/2 – E NEI PRIMI MESI DEL '93 SI ABBATTE SU CESARONE IL CICLONE DI TANGENTOPOLI. DAL MEMORIALE DI PAPI (FIAT) 'CUCINATO' DAL 'CORRIERE' DI MIELI ALL’ARRESTO DI PAOLO MATTIOLI, L’UOMO CHE PER DUE DECENNI GUIDO’ LA FINANZA FIAT (LA FURIA DI ROMITI PER FOTO DI MATTIOLI, APPARSA SUL CORRIERE, CHE USCIVA DALLA GALERA DISFATTO E MESTO, CHE COSTÒ IL POSTO DA DIRETTORE A GIULIO ANSELMI) - E LA 'STAMPA' DIRETTA DA EZIO MAURO TOCCÒ IL FONDO PER SALVARE AGNELLI, ROMITI & C. DAL CARCERE. E DOPO L'ARRESTO DI MATTIOLI, MAURO SOSTENNE MANI PULITE FINO A QUANDO DI PIETRO NON ANDÒ A BUSSARE CON I PIEDONI L’USCIO DEI SUOI PADRONI: L’INTOCCABILE FAMIGLIA AGNELLI - GIUGNO '94, QUANDO ROMITI FU SOTTOPOSTO DALLA PROCURA TORINESE A UN INTERROGATORIO-FIUME DI 8 ORE

paolo mieli. -corriere-della-sera-

DAGOREPORT, 13 gen 2010 - ESTRATTO

 

Paolo Mieli ne avrebbe di cose da raccontare. Ad esempio, da chi e in quali stanze di via Solferino sarebbe stato scritto il memoriale - ufficialmente "uscito" dal carcere di S.Vittore, del manager Fiat Enzo Papi.

 

Confessioni che il Corrierone pubblicò in cultura con una prefazione del filosofo ex marxista, Lucio Colletti. Memoriale, va spiegato, venuto alla luce negli stessi drammatici giorni in cui i giudici di Milano tenevano recluso Francesco Paolo Mattioli.

paolo mattioli

 

Il numero tre della Fiat scomparso l'altro giorno, tenuto in gabbia al solo scopo di potergli estorcere il nome (meglio offrigli la testa) di Cesarone Romiti.

 

Dicevamo, neppure la scomparsa prematura di Francesco Paolo Mattioli, per vent'anni braccio destro di Cesare Romiti alla Fiat, l'altro giorno ha solleticato la casta dei mandarini dei media a una riflessione meno volgare e sempliciotta della stagione di Mani Pulite. Con i suoi tanti morti e feriti.

 

FRANZO GRANDE STEVENS MICHELE BRIAMONTE EZIO MAURO ALLO STADIO FOTO LAPRESSE

Eppure Paolo Mattioli (38 giorni di carcere nella stessa cella di S.Vittore già occupata da don Salvatore Ligresti) è stato uno dei pesci più grossi finiti nella rete della procura di Milano.

 

cosa accadde quel 22 febbraio del '93

Quando i carabinieri fecero irruzione ai piani alti di Corso Marconi (l'ottavo per l'esattezza) perquisendo gli uffici dell'Avvocato, di Romiti e di Mattioli. Il commento che nel giorno della profanazione del tempio Fiat diede alle stampe il suo giornale. Allora guidato dal tosto Ezio Mauro.

Ezio Mauro

 

Un giornalista, Mauro, impegnato a sostenere i pm di Mani pulite fino a quando Di Pietro non è andato a bussare con i piedi l'uscio dei suoi padroni di casa: l'intoccabile famiglia Agnelli.

mani pulite

 

Il gruppo che fino a quel momento, a dare ascolto all'Avvocato e a Romiti in processione dal card. Martini, aveva sempre negato di aver elargito tangenti a qualunque titolo. Anzi, a un certo punto, sostennero addirittura di essere stati concussi.

 

tribunale di milano mani pulite

Ed è lo o stesso Mauro-Tarzan che oggi, sbarcato alla Repubblica di paron De Benedetti, ha riabbandonato la liana garantista per tornare a spalleggiare (e incoraggiare) i giudici inquirenti in ogni loro iniziativa contro Berlusconi, il Pdl e, ovviamente, gli ex socialisti (da oltre dieci anni considerati come carne da macello).

 

Così, il giorno dopo l'incursione della Benemerita in corso Marconi, l'Enzino di Dronero scoprì che il pool di Mani pulite stava esagerando. Ma senza scendere personalmente in campo. Il commento (o pezza d'appoggio) come per il caso Papi di cui si è detto al Corriere (prefazione al memoriale di Colletti) fu affidato a un altro filosofo, sia pure del pensiero debole, Gianni Vattimo.

gianni vattimo 1

 

Vale la pena rileggere la sua prosa stupefacente: "Specialmente a Torino, arresti come quelli di Mattioli e Mosconi fanno un'impressione profonda, abissalmente diversa da quella che pure si è provata per gli avvisi di garanzia a politici di primissimo piano come Craxi...". Capito, cosa può produrre il pensiero filosofale debole (o Lebole)?

 

Romiti Agnelli

Nell'elenco degli intellettuali organici, allineati alle direttive del potere da Pigi Battista nel suo saggio i "Conformisti", ovviamente non figurano né il filosofo Vattimo, né il politologo Panebianco né l'ex collaboratore del socialista Claudio Martelli, Ernesto Galli della Loggia. Tutti autoassolti i compagnucci della parrocchietta di Paolino Mieli.

 

Giulio Anselmi

PS - La foto di Mattioli, apparsa sul Corriere, che usciva dalla galera con la faccia spettinata, disfatto e mesto, costò il posto da direttore all'allora vice-direttore Giulio Anselmi (Romiti furioso).

Romiti Agnelli

 

IL TANDEM DEI ROMANI ROMITI-MATTIOLI DAVA FASTIDIO SOPRATTUTTO A UMBERTO AGNELLI E MATTIOLI SI TROVÒ IN MEZZO NEL ’92 ALLO SCONTRO FURIBONDO CHE PORTÒ UMBERTO A SCRIVERE NEL GENNAIO DI QUELL’ANNO UNA LETTERA AL FRATELLO GIANNI IN CUI SFIDUCIAVA CESARONE ROMITI. VINSE IL CUCCIA-POWER E UMBERTO FINÌ KO

DAVIGO - COLOMBO - DI PIETRO

DAGOREPORT - 13 gen 2010

 

Salvo Montezemolo in prima fila, erano pochi gli esponenti della vecchia guardia Fiat che ieri mattina alle 10 nella chiesa di Santa Maria del Carmine hanno partecipato ai funerali di Francesco Paolo Mattioli, l'uomo che per due decenni ha lavorato alla corte di Giovanni Agnelli e ha guidato la finanza della Casa torinese.

 

Romiti Cuccia

Era assente Sergio Marpionne, il manager che dal Salone dell'Automobile di Detroit continua a ribadire la volontà di chiudere Termini Imerese con toni così aspri che nemmeno Romiti ha usato quando era al vertice della Fiat. La distanza tra il "nuovo corso" del Lingotto e l'epoca in cui il tandem Romiti-Mattioli ha guidato l'azienda non è soltanto fisica, ma profondamente simbolica, quasi a segnare il solco tra due mondi lontani di cui il 70enne finanziere appena scomparso rappresentava una delle ultime appendici.

paolo mattioli Romiti Franzo Stevens

 

Va detto subito che a molti esponenti della vecchia guardia Fiat, nella quale oltre a Romiti bisogna aggiungere i nomi di Cantarella, Garuzzo, Annibaldi e Paolo Fresco, non deve essere piaciuto il modo con cui i giornali hanno liquidato il profilo del "ragazzo Mattioli".

 

All'Avvocato piaceva definire "ragazzo" questo romano elegante e dall'inglese fluente che solo dopo l'uscita da San Vittore dove fu rinchiuso per 38 giorni sfogava la sua rabbia concedendosi qualche raro turpiloquio. In particolare, alla vecchia guardia Fiat non deve essere piaciuta l'insistenza con cui il "Sole 24 Ore" di ieri ha ricordato la penosa vicenda di Tangentopoli con aneddoti che hanno messo in ombra la storia e il valore di questo manager.

cesare romiti agnelli

 

Eppure di Francesco Paolo Mattioli si potevano ricordare non solo il curriculum che inizia a 22 anni con l'attività di Procuratore alla Borsa di Roma e arriva in Fiat nel maggio '75 dopo cinque anni di lavoro al fianco di Romiti in Alitalia, ma le vicende che l'hanno visto al centro dei più importanti avvenimenti che hanno segnato la storia della Fiat negli anni ‘90.

 

romiti

Fu Romiti, romano d'origine, a formare nel 1985 la "squadra dei romani" in contrapposizione ai top manager torinesi che già nel '78, quando Cesarone approdò in Fiat per volontà di Cuccia, storsero la bocca di fronte all'invasione dei "capitolini".

 

Qualcuno dovrebbe cercare tra le vecchie annate del settimanale economico "Espansione", la mappa disegnata dal giornalista Roberto Ceredi, in cui le due "squadre" erano definite nei dettagli con estrema precisione e grande realismo. Appena il giornale uscì nelle edicole, Alberto Nicolello, l'uomo che dirigeva l'ufficio stampa e poi fu destinato a seguire l'editoria del Gruppo torinese, piombò a Segrate per ordine di Romiti mostrando una finta sorpresa.

 

UMBERTO AGNELLI CESARE ROMITI

In realtà il tandem dei romani Romiti-Mattioli dava fastidio soprattutto a Umberto Agnelli e agli uomini dell'Ifil, la cassaforte della Sacra Famiglia guidata da Gianluigi Gabetti. E Mattioli si trovò in mezzo nel '92 allo scontro furibondo che portò Umberto a scrivere nel gennaio di quell'anno una lettera al fratello Gianni in cui sfiduciava Cesarone Romiti.

 

Il fratello dell'Avvocato puntava alla successione, ma l'impresa era difficile in un momento in cui la Fiat aveva debiti per 3.849 miliardi e 1.800 miliardi di perdite. Fu Enrico Cuccia, lo sponsor di Romiti e di Mattioli a chiedere all'Avvocato di tenere a bada il fratello e così avvenne anche se Giovanni Agnelli negli anni non si stancò mai di ripetere che Umberto sarebbe stato il suo successore.

umberto gianni agnelli

 

Resta il fatto che nel novembre del '92 la guerra tra "romitiani" e "umbertini" finisce e si apre la strada al salvataggio della Fiat sotto la regia di Cuccia e delle banche. Francesco Mattioli diventa a pieno titolo il principe della finanza e siede al vertice dell'azienda accanto a Garuzzo, Cantarella, Quadrino, Callieri, e all'ambasciatore Renato Ruggiero al quale vengono affidati i rapporti internazionali.

 

Il vincitore della battaglia torinese è il supermanager dal medagliere pesante, Cesarone Romiti, che tiene a bada il "clan dei torinesi" e si ripropone come nel 1980 con la "marcia dei 40mila" salvatore della Fiat. Accanto a lui c'è Mattioli, ma nei primi mesi del '93 si abbatte su Torino il ciclone di Tangentopoli.

CESARE ROMITI CARLO DE BENEDETTI

 

Tutto ebbe inizio nel maggio dell'anno precedente quando a San Vittore finì Enzo Papi, l'uomo che guidava Cogefar Impresit, l'azienda di costruzioni del Gruppo, e che fu accusato di aver distribuito mazzette per il passante ferroviario di Milano.

 

Nel febbraio del '93 Mattioli, che di Cogefar era presidente, viene arrestato insieme al manager Antonio Mosconi e un ordine di custodia cautelare viene emesso anche per il direttore generale della Fiat, Giorgio Garuzzo, inquisito per una tangente di 1 miliardo e 400 milioni che l'Iveco avrebbe pagato nel 1986 alla Dc e al Psi per un'altra commessa pubblica.

gianni angelli cesare romiti

 

La storia di quei giorni è una storia drammatica che scuote la Sacra Famiglia degli Agnelli dove si comincia a pensare che il pool di Mani Pulite voglia abbattere l'impero torinese e il suo imperatore. Chi ha voglia di ricostruire quelle giornate non ha che da leggere le 2.094 pagine della "Storia della Fiat" curata dallo storico Valerio Castronovo, un libro che a Cesarone Romiti ha dato molto fastidio per il rigore e l'obiettività. In quel testo si legge che l'arresto di Mattioli nel febbraio ‘93 fu un colpo durissimo.

 

cesare romiti con gianni agnelli nel 1989

In aprile Gianni Agnelli durante un convegno della Confindustria Venezia ammise che la Fiat aveva sbagliato ("si sono verificati alcuni episodi di commistione con il sistema politico non corretti. Però il cuore della Fiat resta sano"). Poi Romiti si fiondò davanti a Borrelli e gli consegnò un memoriale che era un vero atto di contrizione, del tutto simile a quello pronunciato pochi mesi prima in un incontro con l'arcivescovo di Milano, cardinal Martini.

enrico cuccia cesare romiti

 

Fu l'inizio della collaborazione con Mani Pulite, un atto dovuto perché il cerchio si stava stringendo intorno a lui e rischiava di arrivare al tesoretto di fondi neri che l'Impresit aveva costituito per pagare le tangenti. La cronaca di quei giorni dice che nei 38 giorni a San Vittore, Mattioli non aprì bocca e non fornì alcuna conferma agli zelanti collaboratori di Saverio Borrelli.

 

E c'è ancora qualcuno a Torino che ricorda le malignità dell'epoca, quando nei corridoi di Corso Marconi e del Lingotto si diceva che il silenzio di Mattioli era stato pagato profumatamente con 1 miliardo per ogni giorno di detenzione.

gianni agnelli cesare romiti ciriaco de mita

 

Ecco, il Mattioli manager e finanziere è l'uomo che ha vissuto queste vicende trascinate fino al giugno '94 quando Romiti fu sottoposto dalla Procura torinese a un interrogatorio-fiume di 8 ore in cui disse che non poteva sapere tutto su un Gruppo come la Fiat con 1.000 società e 300mila dipendenti.

 

La storia è andata così, ed è una storia che è arrivata a sfiorare i Savoia dell'automobile e si può tranquillamente aggiungere al capitolo dei misteri italiani. Ma a chi ha conosciuto Mattioli da vicino non piace ricordare gli aneddoti di San Vittore (come ha fatto ieri il giornale di Confindustria) quanto piuttosto il ruolo che il nipote del grande banchiere Mattioli, ha avuto nell'establishment bancario, creditizio e finanziario.

DI PIETRO - COLOMBO - FRANCESCO SAVERIO BORRELLI

 

Nella holding di Corso Marconi era l'interfaccia e l'interlocutore di Gabetti, e nell'azienda il secondo pilastro della politica romitiana che ha portato a dilatare le attività finanziarie fino al punto di sminuire le strategie industriali. E accanto a questi ricordi bisogna aggiungere quello del Mattioli che seguiva ai tempi di Gemina le attività editoriali della Rizzoli di cui la Fiat era primo azionista.

 

Era lui che ogni mercoledì si spostava da Torino ed entrava in via Turati a Milano per fare il punto della situazione con il direttore generale Felice Vitali. Lo faceva con quella discrezione che nei necrologi gli è stata da tutti riconosciuta, ma dopo i 38 giorni di Tangentopoli non c'è dubbio che la sua personalità fu sconvolta. Anche se Romiti lo reintegrò subito e completamente gli strascichi psicologici non lo hanno mai abbandonato e chi l'ha visto negli anni successivi ha trovato un uomo ripiegato sugli affetti.

giuliano amato gianni agnelli cesare romiti

 

La "nuova" Fiat, quella che sta spostando il baricentro a Detroit e che crede di nuovo nell'automobile, ieri non c'era nella chiesa romana, ma a ricordare il romano principe della finanza ci ha pensato l'86enne Cesarone Romiti con parole sobrie e struggenti.

cesare romiti

 

Ultimi Dagoreport

giovambattista fazzolari francesco filini gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT – FREGATO UNA VOLTA DAL CERCHIO MAGICO DI “PA-FAZZO CHIGI”, ORA CHIOCCI E’ PRONTO PER DIVENTARE PORTAVOCE DI GIORGIA MELONI – A FINE AGOSTO, LA SUA PROMOZIONE FU BRUCIATA DA UNO SCOOP DEL “FOGLIO” SU MANDATO DEI CAMERATI INSOFFERENTI PER IL SUO CARATTERINO, POCO INCLINE ALL’OBBEDIENZA - ORA PERO’ ALLA DUCETTA, CON UN 2026 IN SALITA, SERVE UN MASTINO PER GESTIRE IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, LA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE, LE NOMINE DELLE PARTECIPATE, CON LO SGUARDO ALLE POLITICHE DEL 2027 E AGLI SCAZZI QUOTIDIANI CON LEGA E FORZA ITALIA – SENZA CONTARE LA MINA VAGANTE VANNACCI – CHIOCCI, CHE DOVREBBE LASCIARE LA RAI A MARZO, ASPETTA DA PALAZZO CHIGI UNA PROPOSTA DI CONTRATTO BLINDATA (VUOLE CHIAREZZA SULLA RIPARTIZIONE DELLE DELEGHE PER EVITARE INVASIONI DI CAMPO DI FAZZOLARI E FILINI) – AL SUO POSTO, ALLA GUIDA DEL TG1, IN POLE C’E’…

fabrizio corona pier silvio berlusconi giampaolo rossi

FLASH – TENETEVI FORTE: ORA INIZIA UNA VERA GUERRA TRA MEDIASET E RAI! – NON SOLO GLI UFFICI LEGALI DELLA FAMIGLIA BERLUSCONI STANNO RIVEDENDO, FOTOGRAMMA PER FOTOGRAMMA, L’OSPITATA DI FABRIZIO CORONA A “LO STATO DELLE COSE”, ORA PIER SILVIO BERLUSCONI HA DECISO CHE LA RAI LA PAGHERA’ DURAMENTE PER TUTTO LO SPAZIO CONCESSO AI DELIRI DI “FURBIZIO” (CHE E’ STATO ACCOLTO IN PASSATO A “BELVE”, A “CIAO MASCHIO”, A “DOMENICA IN” E PIU’ RECENTEMENTE DA GILETTI ED E’ STATO VIDEOCHIAMATA DA FIORELLO A “LA PENNICANZA”) – LA VENDETTA DI “PIER DUDI” SI CONSUMERA’ NELLA SETTIMANA DI SANREMO, VERA CASSAFORTE DELLE CASSE RAI: CONTROPROGRAMMAZIONE AGGRESSIVA DA PARTE DI MEDIASET E, NEL SABATO DEL FESTIVAL, POTREBBE ANDARE IN ONDA MARIA DE FILIPPI - DALLA RAI SI CERCA UN ACCOMODAMENTO: LA SETTIMANA PROSSIMA, MASSIMO GILETTI DOVREBBE ANDARE IN ONDA CON UNA PUNTATA "RIPARATRICE" DOPO AVER DATO SPAZIO ALLE ESONDAZIONI DI CORONA...

john elkann andrea agnelli ardoino devasini juventus

FLASH – VOCI DA TORINO: JOHN ELKANN POTREBBE PRENDERE IN CONSIDERAZIONE L’IDEA DI VENDERE LA JUVENTUS PER UNA CIFRA VICINA AI 2 MILIARDI DI EURO (DEVASINI E ARDOINO, I DUE PAPERONI A CAPO DI TETHER, IL COLOSSO DELLE STABLECOIN, AVEVANO OFFERTO 1 MILIARDO) - NEL CASO IN CUI L’AFFARE ANDASSE IN PORTO E I DUE CRIPTO-RICCONI RIUSCISSERO A PAPPARSI LA SOCIETA’, ANDREA AGNELLI POTREBBE ENTRARE NEL CAPITALE CON UNA PICCOLA QUOTA E AIUTARE NELLA GESTIONE DELLA SQUADRA: SAREBBE IL LINK CON LA FAMIGLIA AGNELLI E CON IL PASSATO "GOBBO”…

matteo salvini tedofori milano cortina

A PROPOSITO DI… SALVINI – IL CAPOSTAZIONE DELLA LEGA È ARRIVATO PUNTUALE NEL DIRE LA SUA SUI TEDOFORI DI MILANO CORTINA. UN CASO CHE HA PRESO “A CUORE” - PER LA CARNEVALATA ORGANIZZATA DA MALAGÒ, LO SPONSOR HA REALIZZATO ALTRETTANTE TUTE TERMICHE, BEN PRESTO FINITE IN VENDITA PER MIGLIAIA DI EURO NEI SITI DI “SECONDA MANO”. SE LA MORALE SPESSO NON URTASSE LE COSCIENZE, VERREBBE DA CHIEDERE AL MINISTRO SALVINI CON IL “CUORE IN MANO” SE QUELLE TUTE TERMICHE DATE AI TEDOFORI NON AVREBBERO POTUTO SALVARE LA VITA DEL VIGILANTE MORTO DAL FREDDO IN UN CANTIERE OLIMPICO A CORTINA…

donald trump free iran

DAGOREPORT – CHE CE FAMO CON KHAMENEI? TRUMP MINACCIA TEHERAN MA L’INIZIATIVA MILITARE SI ALLONTANA: GLI ALLEATI ARABI DEGLI USA (ARABIA SAUDITA E QATAR) SONO CONTRARI AL BOMBARDAMENTO E LE PORTAEREI AMERICANE SONO LONTANE DAL MEDIO ORIENTE – PIÙ PROBABILE, PER ORA, CHE GLI “AIUTI” PROMESSI DA WASHINGTON SIANO ATTACCHI CYBER E SABOTAGGI ENERGETICI, IN GRADO DI INDEBOLIRE IL REGIME DI KHAMENEI – IL PIANO “PSYOPS” DI GUERRA PSICOLOGICA, LE MOSSE SUL CAMPO DI CIA E MOSSAD E LA DURA REALTÀ: BUTTATO GIÙ KHAMENEI, NON C’È UN'OPPOSIZIONE PRONTA A PRENDERE IL POTERE O UNA FIGURA FANTOCCIO (COME IN VENEZUELA) PER LA SUCCESSIONE -RIMUOVERE L'AYATOLLAH PROVOCHEREBBE PIÙ INSTABILITÀ. E TANTI SALUTI AL FIGLIO DELLO SCIÀ, REZA PAHLAVI, E AI MANIFESTANTI CHE INVOCANO LIBERTÀ E VENGONO TRUCIDATI DAL REGIME - VIDEO

gio scotti

COME MAI LA BELLISSIMA GIO SCOTTI, MODELLA E INFLUENCER ITALIANA DI 19 ANNI, È DIVENTATA SUO MALGRADO UN’ICONA DELL’ALT-RIGHT AMERICANA? – LA RAGAZZA, CHE HA QUASI 3 MILIONI DI FOLLOWER SUI SOCIAL E A QUANTO PARE NON HA MAI ESPRESSO PUBBLICAMENTE OPINIONI POLITICHE, GRAZIE ALL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE, È STATA PRESA IN PRESTITO DA SUPREMATISTI, “INCEL” E “GROYPERS” COME SIMBOLO DELLA BELLEZZA “ARIANA” E OCCIDENTALE - A SUA INSAPUTA, LA RAGAZZA E' DIVENTATA STRUMENTO DI UNA "GUERRA CULTURALE" CHE DIFFONDE IDEE ESTREMISTE E INQUINA IL DIBATTITO FOMENTANDO ODIO