ROYAL MAIL IN CRISI VA A LEZIONE DA POSTE ITALIANE - NIENTE PIÙ CONSEGNA DI LETTERE IL SABATO. NELL'EPOCA DELLE EMAIL APPARE SEMPRE PIÙ UN ANACRONISMO. IL MIX DI PANDEMIA, QUARANTENA E LAVORO DA CASA HA ACCELERATO LO SHOPPING ONLINE: LA CONSEGNA DI PLICHI HA AVUTO UN BOOM MENTRE LE LETTERE SONO CROLLATE. SERVONO PIÙ CORRIERI E MENO POSTINI. E PER GIUSTIFICARE IL CAMBIAMENTO, LE POSTE DI SUA MAESTÀ CITANO PROPRIO IL NOSTRO PAESE

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Simone Filippetti per ''Il Sole 24 Ore''

 

Per le strade di Londra, a ogni angolo, svettano cassette delle lettere, sempre pulite e scintillanti, di un rosso fuoco. Sono così un'icona della città che ne hanno fatto calamite, cartoline, soprammobili e gadget vari per i turisti. Appartengono tutte alla Royal Mail, le poste inglesi, un'istituzione sacra quanto la Corona della Gran Bretagna, vanto e orgoglio nazionale. Le origini delle poste reali risalgono indietro al 1516, sotto il regno di Enrico VIII, il sovrano dello scisma religioso con la Chiesa cattolica. Ma pure le prestigiose poste di Sua Maestà vanno a lezione dall'Italia.

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Con dieci anni di ritardo, Royal Mail "copia" Poste Italiane: niente più consegna di lettere al sabato. Con il loro tipico carrellino rosso e il logo giallo della Corona, i pantaloncini, rigorosamente corti anche d'inverno, i postini della Regina da quattrocento anni consegnano la corrispondenza anche nel fine settimana. Ma dal prossimo anno i postini della Regina più due volte; al sabato, neanche una volta. Per i sudditi di Sua Maestà è uno shock, un terremoto sociale e culturale. Eresia per i puristi della britishness e fine di una tradizione secolare.

 

Nemmeno un'azienda con mezzo millennio di storia può nulla contro il doppio attacco di internet e del Covid. Con gli smartphone, persone e aziende non hanno più bisogno di spedire lettere. Su questo trend di declino ormai decennale è poi caduta pure la tegola della pandemia, che ha fatto ancor di più diminuire il volume di posta spedita. A fine agosto, Royal Mail aveva consegnato 1,1 miliardi di lettere in meno rispetto all'anno prima, cosa che porterà l'azienda in perdita a fine anno (su un fatturato comunque monstre di 10 miliardi di sterline).

 

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Con questi numeri, ha poco senso e costa molto recapitare lettere anche il sabato: per legge regale che risale a Carlo I, però, le poste inglesi sono vincolate al servizio universale: ossia consegnare lettere a qualsiasi indirizzo nel paese sei giorni su sette e a un prezzo "standard". Ecco che allora il ceo, Stuart Simpsons fresco di nomina dopo la cacciata dello storico Rico Back, uno dei manager più longevi della corporate britannia, accusato di gestire la società dal suo chalet in Svizzera, ha dato il fatidico annuncio.

 

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Nell'epoca delle email la consegna delle lettere appare sempre più un anacronismo. Allo stesso tempo, il mix di pandemia, quarantena e lavoro da casa hanno accelerato lo shopping online: la consegna di plichi ha avuto un boom mentre le lettere sono crollate. Servono più corrieri e meno postini. E dunque, a distanza di quasi 10 anni, la posta di Sua Maestà segue le orme di Poste Italiane che, sulla scia della rivoluzione di internet e sull'altare del taglio dei costi, già nel lontano 2011 ha soppresso la corrispondenza al sabato.

 

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E per motivare una clamorosa e storica decisione, di fronte alle proteste, Royal Mail ha citato proprio il caso dell'Italia. Il presidente Keith Williams in assemblea ha nominato proprie Poste Italiane come l'esempio di un grande paese europeo. Per una volta è l'Italia che fa da pioniere e la Gran Bretagna, solitamente avanti, insegue.

 

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