open fiber francesco starace franco bassanini roberto gualtieri luigi gubitosi

SE PASSA UN ALTRO PO' DI TEMPO, OPEN FIBER VALE 30 MILIARDI - MACQUARIE HA TRIPLICATO L'OFFERTA PER RILEVARE LA QUOTA POSSEDUTA DA ENEL, COSA CHE OVVIAMENTE SBILANCEREBBE I CONCAMBI IN CASO DI FUSIONE CON TIM - PATUANELLI PUNGE OPEN FIBER PER IL RITARDO SUGLI OBIETTIVI, L'AZIENDA RISPONDE: ''NESSUN OSTACOLO ALLO SVILUPPO PER IL 2023''

 

1.PATUANELLI, RITARDO SU FIBRA, NECESSARIA ACCELERAZIONE

 (ANSA) - ''Ieri Infratel ha fatto un giro di tavolo con gli operatori del settore per verificare le attuali condizioni di mercato: il quadro che è emerso è di un'accelerazione dello sviluppo della rete in fibra, ma ancora in ritardo rispetto agli obiettivi. Open Fiber come noto ha comunicato che il piano sarà completato nel 2023, in realtà i dati che Infratel ci dà rispetto ai progetti esecutivi ci dice che anche il 2023 non sarà raggiunto. E' necessario imprimere un'accelerazione e le dotazioni del Recovery sono un canale forte da utilizzare in modo incisivo per implementare il percorso di realizzazione della rete". Lo ha detto il ministro dello sviluppo Stefano Patuanelli in audizione alla commissione Trasporti della Camera.

LUIGI GUBITOSI FRANCO BASSANINI

 

2.OPEN FIBER,AVANTI PROGETTI,NON OSTACOLO FIBRA ENTRO 2023

 (ANSA) - "A oggi, nonostante le note difficoltà in cui versa il progettista incaricato, Open Fiber ha consegnato 3.045 progetti esecutivi, che garantiscono l'operatività fino a tutto il 2021. La progettazione non costituisce quindi un ostacolo o un impedimento alla realizzazione del progetto BUL entro il 2023". Lo afferma Open Fiber in una nota. Il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, aveva rilevato oggi in audizione ritardi nel raggiungimento degli obiettivi sulla fibra.

 

"Procede infatti il lavoro con Infratel per l'accelerazione in base al piano presentato al COBUL, che gode di totale copertura finanziaria e che prevede il completamento del Piano BUL in 16 Regioni nel 2022 e nelle restanti 4 Regioni (per un totale dell'8% delle UI complessive) nel 2023. Obiettivi che grazie a tutte le misure messe in campo confermiamo di poter raggiungere", spiega Open Fiber. "A oggi nelle aree interessate dai bandi Infratel - prosegue la nota - Open Fiber ha avviato lavori in circa 2.500 comuni, completato 843 comuni e reso disponibili agli operatori per la commercializzazione circa 950 mila UI in 828 comuni".

 

gualtieri conte patuanelli

 

3.IL FONDO AUSTRALIANO PUNTA LA RETE UNICA: IN 10 MESI TRIPLICA L'OFFERTA PER LA FIBRA

Claudio Antonelli per ''La Verità''

 

Si avvicina il D day delle rete unica. La prossima settimana il consiglio di Enel dovrebbe ricevere l'offerta vincolante sul proprio 50% di Open fiber, la società nata assieme Cdp per volere del governo Renzi. Con l'eventuale uscita dal business del Web, partirebbe il complicato iter della creazione della sola dorsale Internet prodromica al lancio di tutti i servizi 5G. Lo schema concordato dal governo con tutti gli attori in causa dovrebbe richiedere un po' di mesi e una serie di step.

 

Primo, nasce Fibercop, una joint venture composta da Tim, il fondo americano Kkr e Fastweb. Dentro ci finirebbe tutta le rete secondaria di Tim, la parte di fibra sviluppata negli ultimi anni in partnership appunto tra Tim e Fastweb. Secondo step, la nascita di Accesco che, stando alla lettera d'intenti tra Tim e Cdp equity (controllata dal Mef attraverso Cdp), dovrebbe unire l'intero pacchetto di Fibercop a quello di Open fiber. Se tutto filasse liscio l'operazione potrebbe avvenire fra sei mesi. Giusto per ripeterlo l'obiettivo del governo sarebbe quello di portare la rete veloce ovunque in Italia.

 

stefano patuanelli

Da qui la necessità di fondere gli sforzi in una sola grande società detenuta al 50,1% da Tim e per il resto da Cdp, che si dovrebbe fare garante nei confronti degli altri operatori. In pratica, oggi su circa 19 milioni di connessioni Internet, più di 12 sono Tim il resto se lo dividono Vodafone, Fastweb, Wind tre, Linkem, Tiscali ed Eolo. Ne consegue che da un lato va ampliato il numero di connessioni e dall'altro portato a termine il progetto originario di Flash fiber. Cioè estendere a circa l'80% della popolazione i collegamenti Fttc (fiber to the cabinet) e al 70% i collegamenti direttamente a casa (Fthh). Più o meno la stessa idea che ha portato alla nascita di Open fiber.

 

Solo che a detta di Mef e governo (almeno implicitamente) il progetto guidato da Franco Bassanini su cinque anni di lavoro ne ha accumulati almeno due di ritardo e il bilancio del 2019 da poco pubblicato traccia un forte indebitamento e una liquidità contenuta. Due articoli pubblicati da Business insider e Affari italiani hanno fatto le pulci ai conti di Open fiber, sottolineando che l'indebitamento verso le banche è destinato a salire a quota 4,5 miliardi, mentre i ricavi languono. Open fiber ha prontamente risposto che una start up non si valuta con il criterio classico dell'ebitda e del Mol, margine operativo lordo. Dal bilancio però si vede che i flussi di cassa sono in gran parte legati alle attività di investimento e non all'operatività. Tradotto - e qui torniamo al D day della prossima settimana - Enel dovrà valutare l'offerta per cedere la propria metà del progetto Open fiber.

 

Macquarie

Come valutare il tutto? La chiave sta qui. Al momento a farsi avanti c'è solo il fondo australiano Macquarie che come confermato da Enel lo scorso giugno ha pronta una offerta. Indiscrezioni di stampa parlano di 7 miliardi per Open fiber. Una cifra altissima che permetterebbe al player australiano di entrare nella partita a gamba tesa e al numero uno di Enel, Francesco Starace, di incassare una grande plusvalenza. Ad attendere con interesse ci sono mezzo Pd, i grillini e ovviamente il governo, che nel frattempo - tramite Cdp - deve avviare la valutazione della fibra e della rete secondario di Tim. A confondere le acque c'è però un documento di cui la Verità ha verificato l'esistenza datato novembre 2019.

 

All'epoca lo stesso fondo Macquarie ha stilato una decina di pagine dal titolo progetto Nsquare con cui ha proposto a Tim una valutazione della fibra di Tim, della fibra Flash fiber e di Open fiber assieme per un valore di 5,45 miliardi di euro. Di cui circa 1,9 di debito e il rimanente di equity value. Anche separando (cosa non corretta) la torta in due, significa che Open fiber era stata valutata dieci mesi fa soltanto 2,7 miliardi e adesso per lo stesso fondo varrebbe quasi tre volte tanto. Senza che nel frattempo sia accaduto nulla. A parte un aumento di capitale di 450 milioni circa.

 

Macquarie

Cifra che al tempo stesso risulterebbe stonare con la valutazione fatta da Kkr per Fibercop. È vero che in più avrebbe anche la rete secondaria, ma per il fondo Usa Tim potrebbe incassare 7,7 miliardi di euro. Quest' ultima offerta non è sovrapponibile a quella di Macquarie datata novembre 2019, ma chiarisce come alzare il prezzo possa essere una leva fondamentale per le trattative future. Tant' è che dentro tale valorizzazione secondo alcuni analisti potrebbe esserci la clausola di matrimonio con Tim. Un partner che è ben consigliato da Claudio Costamagna vicino all'ad di Enel, Fulvio Conti, e che con Enel collabora già all'estero tramite la controllata Mira, potrebbe dare filo da torcere alle future mosse di Cdp, cristallizzando il prezzo dell'intera rete.

 

Senza contare che sul progetto svolazza la Commissione Ue, Vodafone (ieri i vertici hanno apertamente criticato l'operazione accusando l'Italia di voler tornare al monopolio) e pende anche la sentenza definitiva dell'Agcom su Mediaset e Vivendi. Mentre aspettava l'esito dell'udienza dell'authority, il cfo di Mediaset, Marco Giordani ieri ha detto: «Potremmo considerare un investimento nella rete unica quando la situazione sarà più chiara». Più che una mossa strategica sembrerebbe in realtà una missiva a Vivendi che di Tim è azionista per circa il 23%. L'Agcom ieri ha preso altro tempo prima di scongelare le azioni dei francesi nel Biscione e ridare potere di mossa a Vincent Bolloré. In pratica tutti aspettano la prima mossa. E di capire quanto valga la rete di Open fiber al di là dei misteriosi cambi di valutazione di Macquarie.

 

 

Ultimi Dagoreport

gualtieri rocca metropolitan zingaretti carocci

DAGOREPORT - QUELLO CHE CAROCCI NON DICE! CI SONO PASSAGGI SOTTACIUTI, OMISSIONI E CLAMOROSI “NON DETTI” NEGLI AFFONDI DI VALERIO CAROCCI SULLA QUESTIONE DELLA RICONVERSIONE DELL’EX CINEMA METROPOLITAN, CHIUSO DAL 2010, CHE DIVENTERÀ UN'ATTIVITÀ COMMERCIALE. QUELLA CHE VIENE DESCRITTA PIGRAMENTE COME “UNA SPECULAZIONE”, PREVEDE IL MANTENIMENTO DI UNA SALA DA 100 POSTI, IL RECUPERO DI DUE CINEMA STORICI COME "L'AIRONE" E "L'APOLLO" E GARANTISCE 60 NUOVI POSTI DI LAVORO - ALLA FACCIA DELL’IDEOLOGIA, QUI SI PARLA DI CREARE LAVORO, RIQUALIFICARE AREE DEL CENTRO STORICO, TEMI CHE IL “PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, ORA CHE SI CANDIDA A UN RUOLO POLITICO SFIDANDO GUALTIERI, DOVREBBE AVERE A CUORE - VA INOLTRE RICORDATO CHE…

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- LA DUCETTA È NEI GUAI. VANNACCI STA RISVEGLIANDO L'ANIMA FASCISTA DI UN PEZZO D'ITALIA, A PARTIRE DAGLI ELETTORI DI FRATELLI D’ITALIA CHE SI SENTONO TRADITI DAL CENTRISMO DELLA MELONI PREMIER - CON LA LEGA AL 5% E FORZA ITALIA AL 7%, NEI PALAZZI ROMANI SONO TANTI CHE DANNO PER CERTO, O QUASI PROBABILE, CHE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE FINIRÀ NEL CESTINO - MELONI NON HA PERÒ ALTRA SCELTA CHE INTESTARDIRSI PER FAR PASSARE LO “STABILICUM”: CON IL SISTEMA ELETTORALE VIGENTE, LA BATOSTA SAREBBE NON PROBABILE MA CERTA - CHE FARE: PORTE APERTE ALLA “VERA DESTRA” DI VANNACCI PER NON PERDERE LA CUCCAGNA DI PALAZZO CHIGI? - INTANTO, UN INGRESSO NELLA MAGGIORANZA DI FUTURO NAZIONALE NON CONVIENE AL GENERALE. MA IL PIÙ GROSSO OSTACOLO PER MELONI SI CHIAMA…

riccardo chiaberge luciano canfora donald trump

AVANTI POPOLO, ALLA RISCOSSA! – RICCARDO CHIABERGE: “HA RAGIONE TRUMP, LO SPETTRO DEL COMUNISMO TORNA AD AGGIRARSI IN TUTTO IL MONDO. È A BARI CHE SI RINTANA IL GRANDE VECCHIO, LA GUIDA SUPREMA DI QUESTA BIECA CONSORTERIA IDEOLOGICA: IL PROFESSOR LUCIANO CANFORA. NEL SUO NUOVO LIBRO, ‘COMUNISMO. UN’ALTRA STORIA’, L’INSIGNE FILOLOGO ASSICURA CHE IL MOVIMENTO FONDATO DA MARX E LENIN È PIÙ VIVO CHE MAI, E STA RINASCENDO SU SCALA MONDIALE COME REAZIONE ALL’IMPERIALISMO. SI CAPISCE L’ALLARME DI DONALD: URGE ORDINANZA RESTRITTIVA CONTRO IL PROFESSORE. UN NUOVO FRONTE CHE TROVA NEL COMPAGNO PUTIN IL SUO LEADER NATURALE….“

giorgia meloni donald trump

DAGOREPORT - CON QUALE FACCIA GIORGIA MELONI SI PRESENTERÀ AL SUMMIT NATO DI ANKARA? CHE FARÀ AL COSPETTO DEL TRUMPONE CHE L’HA SBERTUCCIATA CON UN TERRIBILE “MEME”, CHE È IL LIVELLO PIÙ BASSO DI PERCULAMENTO SOCIAL, COSA MAI SUCCESSA PRIMA CON ALTRI LEADER DI GOVERNO EUROPEI? - UN “MEME” CHE VUOLE DIRE “STAI LONTANO DA ME”, “NON SEI PIÙ UNA MIA FAN”, QUINDI NON CI PROVARE AD AVVICINARTI PER UNA FOTO ACCANTO AL PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI - SE NEL BREVE LO SCAZZO CON IL CALIGOLA POTREBBE ANCHE AIUTARLA NEI SONDAGGI, SULL’ALTRO PIATTO DELLA BILANCIA, L’ITALIA BASTONATA DA TRUMP VIENE PERCEPITA IN MANIERA COSÌ IRRILEVANTE CHE CI SI PUÒ ANCHE PERMETTERE QUESTO BULLISMO SOCIAL, CON MELONI TRASFORMATA IN PUNCHING-BALL DA PALESTRA - DAL MOMENTO CHE TRUMP TRADUCE IL RAPPORTO DI AMICIZIA IN “TU FAI QUELLO CHE TI DICO IO”, DA QUI AL VOTO, L'EX "GIORGIA DEI DUE MONDI" PUÒ PERMETTERSI MESI DI INSULTI E POLEMICHE CON IL PRESIDENTE DEGLI USA?

alfredo mantovano

DAGOREPORT - ALLA MALCONCIA MELONI NON BASTAVA L'''EMINENZA NERA'' FAZZOLARI: DIAMO IL BENVENUTO ALL'"EMINENZA BIANCA", ALFREDO MANTOVANO - IL PIO SOTTOSEGRETARIO DI PALAZZO CHIGI È STATO SILENTE PER DUE ANNI E MEZZO, POI IMPROVVISAMENTE HA APERTO LE VALVOLE: SABATO È ARRIVATO PERFINO A MINIMIZZARE IL VIAGGIO DI PAPA LEONE A LAMPEDUSA (MELONI CI E' ANDATA PRIMA!) – L'EX MAGISTRATO HA RITROVATO LA FAVELLA QUANDO E' FINITO SOTTO SCHIAFFO DELL'ARMATA BRANCA-MELONI PER LA DISASTROSA GESTIONE DEL CASO ALMASRI, SEGUITA DALLA PRIMA E PESANTISSIMA BATOSTA SUL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, DI CUI MANTOVANO ERA L’ARCHITETTO – IL SOTTOSEGRETARIO ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO È RIUSCITO A ENTRARE IN ROTTA DI COLLISIONE CON TUTTI: DAL VATICANO AL QUIRINALE, FINO AL  DEEP STATE (CORTE DEI CONTI) - E QUANDO ARRIVA IL MOMENTO DELLA REGIA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, MANTOVANO RIESCE A SCAZZARSI CON CROSETTO, SALVINI, PIANTEDOSI, ABODI, GIULI...

elly schlein giuseppe conte matteo renzi alessandro onorato silvia salis

DAGOREPORT – CON L'ARMATA BRANCA-MELONI TRAVOLTA DAL BOMBASTICO VANNACCI E DA MILLE PROBLEMI IRRISOLTI, CONTINUA L'IRRESPONSABILE TAFAZZISMO DELL'OPPOSIZIONE - LA DISFIDA TRA SCHLEIN E CONTE PER CHI SARÀ IL CANDIDATO PREMIER ALLE POLITICHE 2027: CHE FARE? PRIMARIE ''SECCHE'' O CON BALLOTTAGGIO? - RIPIENA COME UN BIGNÉ DI AMBIZIONE, ELLY SA BENISSIMO CHE SOLO VINCENDO LE PRIMARIE HA LA GARANZIA DI POTER UN DÌ TRASLOCARE A PALAZZO CHIGI. ALTRIMENTI, UNA VOLTA APERTO IL TAVOLO CON I LEADER DEL CAMPOLARGO, FINIREBBE SUBITO MESSA DA PARTE COME PREMIER, A FAVORE DI UNA PERSONALITÀ CON CAPACITÀ DI GOVERNO - RINGALLUZZITA DA FRANCESCO BOCCIA E DAL SUO CIRCOLETTO DEL NAZARENO (I VARI BONAFONI, TARUFFI, BRAGA, FURFARO), ELLY NON SI RENDE CONTO DI POTER VANTARE, COME SUA UNICA ESPERIENZA POLITICA, IL RUOLO DI ‘’ASSESSORE CON DELEGHE AL WELFARE E AL COORDINAMENTO DI UN NUOVO PATTO PER IL CLIMA’’ DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA: UN PO' POCO PER OCCUPARSI DELLA GOVERNANCE DI UN PAESE ALLA FRUTTA - A FAVORE DI ELLY: L'ALLEANZA CON M5S E LA NECESSITA' DI DAR VITA ALLA ''TERZA GAMBA'' CENTRISTA - IL CASO SALIS - RENZI, "IL MALE NECESSARIO" PER MANDARE A CASA I MELONI MARCI...